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giovedì 21 gennaio 2010

Donne e lavoro

Per molte professioni, il riconoscimento dei titoli di studio e delle abilitazioni professionali si è rivelato del tutto impraticabile, a causa della mancata armonizzazione dei sistemi di formazione. Il Consiglio Europeo è intervenuto sulla materia con la direttiva 89/48CEE, che istituì il principio della fiducia reciproca, che gli Stati membri devono riporre, per le formazioni professionali, previste in ogni singolo Stato membro.
Secondo la direttiva del Consiglio, viene stabilito un sistema generale di riconoscimento dei diplomi d'istruzione superiore della durata di tre anni. Ci riferiamo ad un titolo, che conferisce l'idoneità all'esercizio di una professione.
E' necessario specificare la nozione di diploma. Nella direttiva, il diploma viene inteso come il possesso dei requisiti, richiesti nei vari Paesi membri, per accedere ad una professione regolamentata.
Il diploma corrisponde ad un ciclo di studi post secondari (il cui accesso è successivo al compimento degli studi secondari), dalla durata di almeno un anno, o dalla durata equivalente, nel caso di frequenza a tempo parziale. Rientra nella nozione giuridica di diploma, anche la formazione professionale, che può essere richiesta come requisito per l'esercizio di un'attività professionale oltre al diploma.
E', inoltre, assimilato al diploma, qualsiasi titolo di formazione, o qualsiasi insieme di tali titoli, che sia stato rilasciato da un'autorità competente di uno Stato membro, qualora sia sancito da una formazione , acquisita nella Comunità e riconosciuta, in quanto tale, da un'autorità competente in tale Stato membro, come titolo equivalente per l'accesso ad una professione regolamentata.
Per l'esercizio di alcune attività professionali, può essere richiesto un attestato di competenza, che differisce dal diploma. L'attestato, infatti, viene rilasciato dopo la valutazione delle qualifiche personali, delle attitudini, delle conoscenze del lavoratore, che sono ritenute essenziali per l'esercizio di una professione, da parte di un'autorità designata.
Di solito, si richiede che l'attestato confermi l'apprendimento della professione dopo un periodo di tirocinio pratico, il possesso di un diploma accademico, ed il titolo derivante dal superamento dell'esame di Stato.
La direttiva del Consiglio si rivolge alle professioni settoriali (professioni mediche, paramediche, farmaciste e architetti) ed alle attività salariate, quando esse consistono nel compimento di atti, per i quali vi è una disciplina nazionale, che istituisce un monopolio: ad esempio, la necessità che un progetto urbanistico o edilizio sia firmato da un ingegnere e/o da un architetto.
I titoli professionali, che hanno, quindi ottenuto un riconoscimento in base a questa direttiva, sono: gli agenti di cambio, gli assistenti sociali, gli avvocati, gli attori, i biologi, i chimici, i consulenti del lavoro laureati, i consulenti in proprietà industriale, gli agronomi, i commercialisti, i dottori forestali, i geologi, i procuratori legali, ed i docenti per le scuole non statali.

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