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sabato 16 gennaio 2010

Haiti: "Italiani sotto le macerie".

Settemila cadaveri in una fossa comune. Decine di migliaia nelle piazze e ai bordi delle strade della capitale distrutta dal terremoto. Port-au-Prince è un obitorio a cielo aperto. L'unica speranza sono i sepolti vivi. Superstiti estratti dalle macerie tre giorni dopo il Grande Sisma.
Ad Haiti è buio pesto. Si scava a mani nude, mentre la terra trema ancora. Scosse di assestamento che dureranno mesi, avvertono i sismologi. È notte fonda quando l'ex hotel Montana, che sul sito Web promette ancora «relax e avventura», restituisce 23 sopravvissuti. La notizia diffusa all'alba dall’inviato cileno Juan Gabriel Valdes fa il giro del mondo. Non hanno nome, né passaparto, i superstiti. Ma i soccorritori assicurano: traloro nessun italiano. La via crucis degli inviati della Farnesina tra case accartocciate e ospedali semidistrutti sembra infinita.
Centosettantasei connazionali sono stati rintracciati, ventuno mancano all'appello. Per tre di loro, tra cui due funzionari dell'Onu e un uomo travolto dal crollo di un supermarket, FrancoFrattini esprime «serie preoccupazioni». Dal Cairo il ministro degli Esteri fornisce le coordinate ai sopravvissuti: correre al consolato e prepararsi all'evacuazione. Chi vorrà abbandonare l'isola potrà farlo sul C-130 dell'Aeronautica militare, impiegato per trasportare a Port-au-Prince un ospedale da campo. Qualche ora prima, il quotidiano La Gente d'Italia dà la notizia del primo morto italiano nel “ground zero” di Haiti. È la 70enne Gigliola Martino, nata e cresciuta ai Caraibi, ma con il cuore oltreoceano. Ne parla Margareth Porpiglia, nell'articolo online: «Faceva la pasta in casa e cucinava il ragù la domenica». Ha smesso di vivere nell'unico ospedale scampato al sisma. Era ferita e non ce l'ha fatta. Ma è la Francia, il Paese straniero con il più alto numero di vittime. Il Quai d’Orsai ha annunciato il decesso di sei connazionali e di aver perso le tracce di altri 60. Tra i più colpiti anche il Brasile con quattordici peacekeepers seppelliti sotto le macerie dell'hotel Christopher, sede della missione Onu. Alle Nazioni Unite le vittime accertate sono 37, oltre trecento i dispersi. Nulla in confronto ai numeri dell'apocalisse. Il bilancio del governo è drammatico: oltre 50mila morti, 250mila feriti e un milione e mezzo di senzatetto. Sull'isola infelice l'anno zero è cominciato.

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