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venerdì 7 maggio 2010

La questione meridionale

La scomparsa della questione meridionale dal dibattito pubblico italiano, culminata con la riforma del Titolo V della Costituzione che ha eliminato ogni riferimento al Mezzogiorno, si è accompagnata ad un ulteriore aggravamento del dualismo economico del Paese. Sono sempre più urgenti momenti di riflessione pubblica che - mettendo a confronto studiosi, politici, esponenti della società civile, alla luce della più recente letteratura scientifica sul meridionalismo - giungano ad elaborare proposte per una nuova politica di sviluppo per il Mezzogiorno. Punto di partenza non può che essere l’individuazione dei limiti delle politiche economiche e sociali che sono state implementate in questi anni, tanto a livello nazionale quanto a livello locale, spesso sotto l’influsso di una ideologia che ha pervaso anche parte delle forze progressiste all’insegna della presunta necessità di esaltare il ruolo del mercato e ridimensionare sempre e comunque l’intervento pubblico. Ora si tratta di individuare i caratteri di una nuova strategia che, chiudendo qualsiasi spazio ad involuzioni separatiste, punti al rigore nelle responsabilità amministrative e politiche oltre che alla difesa e al rilancio degli asset strategici pubblici, riportando al centro i temi della gestione pubblica dei servizi fondamentali (in primo luogo le risorse idriche), nonché le questioni delle politiche industriali, della solidarietà sociale e della qualità del lavoro.

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