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martedì 25 maggio 2010

Napolitano: basta maxiemendamenti e fiducia, Interverrò su contenuti impropri.

Il presidente della Repubblica, nel promulgare la legge di conversione del decreto legge n° 40 del 25 marzo 2010 (il cosiddetto "decreto incentivi"), ha inviato al presidente del Senato e ai presidenti del Consiglio e della Camera dei deputati una lettera contenente alcuni rilievi. Appena ricevuta la lettera, il presidente del Senato, Renato Schifani, ne ha trasmesso copia ai presidenti dei gruppi parlamentari di Palazzo Madama.

«Non mi tratterrò più dal rinviare decreti alle Camere». «La preoccupazione per i rischi che può comportare la decadenza di un determinato decreto-legge non potrà ulteriormente trattenermi dall'esercitare la facoltà di rinvio alle Camere della relativa legge di conversione» ha scritto Napolitano, che il 31 marzo scorso aveva rinviato alle Camere la legge sull'arbitrato nelle cause di lavoro, ritenendola «incoerente» con la legislazione vigente. Nella lettera odierna spiega con quanta amarezza e con quali «dubbi» ha promulgato il decreto legge incentivi: quindi lancia un appello, accolto in silenzio dai destinatari e con entusiasmo dalle opposizioni. «Napolitano ha ragione, è necessario rivedere i meccanismi dei decreti legge» ha detto il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. «L'arbitro ha mostrato un ennesimo cartellino rosso al governo» ha aggiunto il senatore Gianpiero D'Alia (Udc).

Troppe modifiche e norme eterogenee. «Il decreto-legge - scrive Napolitano - che, nella sua formulazione originaria, conteneva disposizioni riguardanti esclusivamente la repressione delle frodi fiscali, la riscossione tributaria ed incentivi al sostegno della domanda e delle imprese, nel corso dell'iter di conversione è stato profondamente modificato, anche mediante l'inserimento di numerose disposizioni estranee ai contenuti del decreto e tra loro eterogenee». Tale tecnica, ricorda il capo dello Stato, è stata «criticata» sia da lui che dai suoi predecessori.

«Fiducia e maxi-emendamenti comprimono le Camere». «Inserire troppe norme eterogenee ha una «sua incidenza negativa sulla qualità della legislazione, per la violazione dell'articolo 15, comma 3, della legge n. 400 del 1988 e, infine, per la possibile violazione dell'art. 77 della Costituzione allorché comporti l'inserimento di disposizioni prive dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza, eludendo la valutazione spettante al presidente della Repubblica in vista della emanazione dei decreti-legge. Ho anche avuto modo di rilevare, più volte e in diverse sedi, che in presenza di una marcata eterogeneità dei testi legislativi e della frequente approvazione degli stessi mediante ricorso alla fiducia su maxi-emendamenti, si realizza una pesante compressione del ruolo del Parlamento, specialmente allorché l'esame da parte delle Camere si svolga con il particolare procedimento e nei termini tassativamente previsti dalla Costituzione per la conversione in legge dei decreti».

«Governo e Camere non alterino gli equilibri». «Fin quando non intervengano tali eventuali modifiche della prassi e delle norme vigenti - scrive Napolitano - si impone un richiamo al senso di responsabilità del governo e del Parlamento, e in particolare dei gruppi di maggioranza, affinché non si alterino gli equilibri costituzionali per quel che riguarda i criteri per l'adozione dei decreti-legge ed i caratteri di omogeneità che ne devono contrassegnare i contenuti, nonchè sotto il profilo dell'esercizio delle prerogative del Presidente della Repubblica».

«Governo e Camere facciano le correzioni». «Confido che Parlamento e Governo - dice Napolitano - converranno sulla fondatezza dei rilievi di carattere generale che ho ritenuto di sottoporre alla loro attenzione, nonché di quelli concernenti specifiche disposizioni del provvedimento da me oggi promulgato, anche apportando, nei modi opportuni, possibili correzioni».

«Interverrò sui contenuti impropri». «Ove si persista nella tendenza a caricare di contenuti impropri i disegni di conversione dei decreti-legge - avverte il capo dello Stato - la preoccupazione per i rischi che può comportare la decadenza di un determinato decreto-legge non potrà ulteriormente trattenermi dall'esercitare la facoltà di rinvio alle Camere della relativa legge di conversione».

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