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mercoledì 9 marzo 2011

Il secolo delle tre guerre. Novecento: un secolo di democrazia?


I termini destra e sinistra hanno finito per coincidere negli ultimi cinquant’anni con i concetti di fascismo e antifascismo. Sinistra è divenuta quindi una parola virtuosa, destra un termine negativo rifiutato da chi voleva essere o sembrare politicamente corretto; anche gruppi e ceti sociali moderati e conservatori per essere accolti favorevolmente dall’opinione pubblica si proclamavano di sinistra. Esempio significativo è il fatto che gli industriali italiani hanno appoggiato per anni il Partito Repubblicano Italiano che, pur essendo moderato e filoindustriale, non nascondeva simpatie filocomuniste. Ora la situazione è cambiata, ma con un termine nuovo la destra viene definita impresentabile. Si tratta di un fenomeno che è frutto del secolo, la cui storia deve essere rivista per evitare e sanare le distorsioni. Il revisionismo storico si rivela funzionale ad una prospettiva di maggior democrazia in cui non è ammissibile bollare con attributi solo negativi uno dei due schieramenti e in cui è necessaria maggiore chiarezza per comprendere le reali differenze tra i due poli. Tuttavia tale revisionismo risulta difficilmente proponibile in paesi, come l’Italia, di forte tradizione marxista: i comunisti infatti lo associano alle tesi revisioniste di Bernstein che, alla fine dell’Ottocento, sottopose a esame critico alcune conclusioni di Marx sostenendo che numerose delle sue previsioni non si erano avverate e pertanto il socialismo scientifico e il materialismo storico andavano rinnovati e il socialismo non doveva più essere rivoluzionario bensì riformatore, ovvero socialdemocratico. Anche l’epiteto di socialdemocratico è stato per tutto il Novecento un marchio riservato dai comunisti agli avversari socialisti come socialfascista o socialtraditore.

Gli accordi di Versailles: l’illusione della Società delle Nazioni

A conclusione di un secolo tormentato da tre guerre, le due guerre mondiali e la guerra fredda, è opportuno analizzare il ruolo delle democrazie e quanto democratiche siano state le risoluzioni dei conflitti attuate dai vincitori. Al termine della seconda guerra mondiale le democrazie vincitrici individuarono e colpirono un solo colpevole, la Germania, attribuendo la guerra alla follia di un popolo e coprendo così i propri errori e le proprie colpe. Eppure errori ne commisero: dopo la prima guerra mondiale il presidente degli Stati Uniti Wilson, avendo combattuto e operato per l’autodeterminazione dei popoli contribuendo alla disgregazione degli imperi centrali su cui si basava la politica europea, propose la creazione di un’organizzazione internazionale, la Società delle Nazioni, per regolare i rapporti tra gli stati. Questo piano suscitò entusiasmi in quanti vi vedevano la proposta di eliminare la violenza e la sopraffazione dei popoli sostituendo la guerra con il dialogo e rispettando il desiderio di libertà dei singoli popoli. Tuttavia nel 1920 al momento di sancire l’entrata degli Stati Uniti nella Società delle Nazioni il Parlamento americano votò a sfavore nel timore che sarebbe stata limitata la libertà d’azione degli Stati Uniti. Gli ideali democratici dunque furono in realtà soffocati dall’egoismo e dal desiderio di punire l’avversario e la proposta wilsoniana della Società delle Nazioni finì per sancire il principio dell’autodeterminazione dei popoli solo all’interno dell’Impero austro-ungarico e di quello ottomano che erano stati sconfitti, ma già nella sua formulazione iniziale non avrebbe dovuto toccare le vicende dell’intero continente americano e neppure quelle dell’Impero inglese che continuava a negare l’indipendenza all’Irlanda.

Ancora gli Stati Uniti, dopo aver stretto alleanze durante il conflitto, trattarono, al momento di regolare i conti, quegli alleati come debitori costringendoli a rivalersi sulla Germania imponendole il pagamento di debiti e danni di guerra e causando così due processi di inflazione che contribuirono a creare il terreno ideale per la nascita e la diffusione del nazismo. Sarebbe un errore storico non valutare la portata di tali provvedimenti antidemocratici. Dopo la seconda guerra mondiale gli Usa, con il piano Marshall, non solo non richiesero il denaro dei debiti, ma ne concessero altro ai propri alleati e promossero la riabilitazione della Germania evitando di ripetere l’errore precedente ma non ammettendolo.

La guerra fredda: le democrazie di fronte al comunismo

Altra fonte di equivoci nella storia del ventesimo secolo è il difficile rapporto della democrazia con il comunismo. La rivoluzione bolscevica russa del 1917 fu interpretata dalle democrazie occidentali come minaccia al mercato libero, agli ordinamenti democratici e all’ordine mondiale e per tutti gli anni Venti e Trenta prevalse una tale percezione del comunismo. Ogni altra considerazione finiva irrimediabilmente in secondo piano e in questo senso va interpretato anche il relativo favore dimostrato dai democratici ai fascismi. Significativo è, ad esempio, il mancato impegno delle democrazie nella guerra di Spagna, se si esclude un tiepido appoggio alla causa repubblicana, dovuto proprio al timore di giovare, seppure indirettamente, ad una penetrazione comunista in Occidente. Questa paura sembrò giustificata quando, nel 1939, venne ratificata l’alleanza tra la Germania hitleriana e l’Unione Sovietica stalinista con il patto di non aggressione e il patto segreto che stabiliva la spartizione tra i due Paesi della Polonia. L’Unione Sovietica costituiva un alleato fondamentale dal momento che copriva le spalle ai tedeschi. Tutto si rovesciò nel 1949 con l’invasione tedesca dell’URSS e fu allora che l’Europa democratica si chiese se, nell’immediato, fosse più pericoloso Hitler Stalin e si alleò con Stalin. La sconfitta del nazismo fece nuovamente del comunismo la vera minaccia ingigantita dal fatto che i sovietici erano anch’essi vincitori del conflitto e avevano ottenuto il dominio su gran parte dell’Europa orientale. Si trattava ora non solo di una minaccia ideologica, bensì imperiale e iniziò così la guerra fredda. Anche l’Italia "combatte" dalla parte del blocco atlantico, con le democrazie, come aveva fatto durante la prima guerra mondiale, ma con un’anomalia che condivide parzialmente con la Francia: la forza al suo interno del Partito Comunista che ha ormai acquisito meriti incalcolabili dal momento che ha promosso e combattuto nella resistenza ai tedeschi. L’Italia sceglie dunque un campo, ma con al seguito una forte fazione che, pur appartenendo ideologicamente agli avversari, continua ad essere portabandiera dell’antifascismo e pertanto simbolo stesso di democrazia. Il Partito Comunista diviene pertanto depositario del potere di distribuire marchi di fascismo e antifascismo. L’Italia ha vissuto fino alla fine degli anni Ottanta in una situazione contraddittoria di paese atlantico e alleato degli Stati Uniti ma con un linguaggio politico paracomunista tanto che ogni uomo politico di destra che appariva sulla scena internazionale (Charles De Gaulle, Margareth Thatcher …) correva il rischio di essere tacciato di fascismo.

Oggi anche la guerra fredda si è conclusa ed è dunque giunto il momento di riscrivere la storia del secolo riconsegnando a destra e sinistra il significato originario e più neutro di termini indicanti due forze che si confrontano, l’una più conservatrice e moderata, l’altra più progressista. In Italia questa revisione è più difficile che altrove: infatti, oltre alle tre guerre un’altra guerra ha percorso trasversalmente il secolo sin dal 1898, quella tra socialdemocratici o socialisti e comunisti. I socialdemocratici hanno vinto la guerra e sono al potere in molti paesi europei e sono uomini che si sono confrontati per tutta la vita con i comunisti. Anche in Italia i socialdemocratici sono al potere, ma sono i comunisti di ieri che hanno "perso la guerra e vinto la pace" e vorrebbero continuare ad argomentare un’opinione secondo cui l’URSS comunista ha commesso errori, mentre i comunisti italiani hanno sempre combattuto le battaglie più giuste. Essi operano dunque una censura per mantenere quell’immobilità necessaria per poter continuare a distribuire patenti di fascismo e di antifascismo.

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