.

.

© - Home ufficiale - Il Blog di Giacomo Palumbo

mercoledì 9 marzo 2011

La crisi della democrazia parlamentare nella prima metà del Novecento


Nel 1914, alla vigilia del primo conflitto mondiale, la zona di applicazione della democrazia parlamentare era limitata sostanzialmente all’Europa settentrionale e centro-occidentale: in Inghilterra il parlamentarismo si affermò sotto Giorgio III e alla metà del XIX secolo l’annullamento della figura del sovrano dal punto di vista governativo è ormai un fatto compiuto; in Norvegia e Danimarca esso si affermò dopo una lunga lotta tra Parlamento e Corona, in Svezia la resistenza monarchica si protrasse sino al 1915; solo in Belgio il sistema parlamentare fu istituito espressamente con la Costituzione del 1831.
Al di fuori di queste regioni alcuni paesi (Spagna, Portogallo, Grecia) avevano costituzioni di tipo parzialmente parlamentare, ma scarsamente applicate: colpi di mano militari, rivolte popolari, interventi del sovrano assumevano un ruolo politico pari se non maggiore di quello delle assemblee elette e dei governi. L’Italia sembrava più vicina al modello parlamentare, ma l’assenza di partiti organizzati, il carattere personale delle lotte politiche, i favoritismi e la corruzione la allontanavano da esso.
Il 1919, con la chiusura del conflitto, sembra far registrare il trionfo del sistema parlamentare: i vinti imitano il regime dei vincitori, ma anche le nuove nazioni dell’Europa centro-orientale vi aderiscono con entusiasmo. Naturalmente le attuazioni del parlamentarismo sono diverse e, perlopiù, di breve durata: le costituzioni dei paesi orientali saranno presto rimaneggiate in senso autoritario o mai applicate; in Italia, Portogallo e Germania saranno sostituite da dittature di tipo nuovo, appoggiate al partito unico e alla propaganda; in Spagna, dopo il breve tentativo repubblicano (1931-36) la guerra civile porterà a un regime analogo. Momenti chiave di questo rovesciamento sono la crisi del dopoguerra (fascismo italiano) e la grande depressione economica (hitlerismo tedesco). In definitiva nel 1938 il parlamentarismo è ritornato sulle posizioni del 1914.
Nel 1945, al termine della seconda guerra mondiale, si assiste ala medesima espansione parlamentare del 1914 in Germania, Italia, nell’Europa centrale e orientale, esclusa la Jugoslavia, ma anche in tale occasione il riflusso sarà rapido: Polonia, Ungheria, Romania e Bulgaria si trasformeranno in democrazie popolari, trasformazione che si delinea più chiaramente nel 1947 con la divisione dei due blocchi politici; in questo movimento si inserisce per ultima la Cecoslovacchia. In ultima analisi il regime parlamentare guadagna in Europa solo Germania, Italia e Finlandia, con perdite ancor più limitate, Spagna e Portogallo, paesi dove peraltro esso non aveva mai funzionato. Tuttavia l’apparente stabilità raggiunta nasconde una profonda crisi: molto più grave del fallimento dei tentativi di estensione del sistema parlamentare a paesi impreparati appare il suo progressivo disgregarsi all’interno dei paesi in cui esiste ormai da mezzo secolo; tale crisi va spesso sotto il nome di crisi della democrazia dal momento che il parlamentarismo costituisce per gli Europei la sola forma storica in cui la democrazia si sia concretizzata nell’età moderna.

Nessun commento:

Posta un commento

Pubblicità Impresa Edile e Stradale

Pubblicità Impresa Edile e Stradale

Pubblicità