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venerdì 23 settembre 2011

Perchè la neutralità del PD nel referendum anti-porcellum?


Due referendum abrogativi del «porcellumm» per tornare al precedente sistema elettorale, il mattarellum, maggioritario ma senza liste bloccate e senza la forzatura del premio di maggioranza: è quanto vuole promuovere un folto gruppo di parlamentari del Pd che appartengono alle varie anime del partito e che ora intendono depositare i quesiti in Cassazione la prossima settimana, in aperta opposizione con il referendum «filo-proporzionalè promosso da Stefano Passigli.

L’iniziativa però non è piaciuta al segretario Pierluigi Bersani, che si è detto «stupito», perché i referendum sono un strumento della società civile. L’idea di un ritorno alla precedente legge elettorale attraverso un referendum abrogativo del «porcellum» è stata lanciata sin dal 2007 da Pierluigi Castagnetti. Tuttavia la Corte costituzionale, in varie sentenze, ha stabilito che un quesito puramente abrogativo della legge elettorale non è ammissibile perchè lascia un vuoto normativo. Ma diversi costituzionalisti, hanno sostenuto l’idea della «reviviscenza»: l’abrogazione pura e semplice della legge Calderoli, riporterebbe in vita la normativa precedente, appunto la legge Mattarella, senza alcun vuoto.

L’idea è stata rilanciata da Castagnetti alla Direzione del Pd del 24 giugno, ricevendo in quella sede l’appoggio di Arturo Parisi e del ’veltronianò Giorgio Tonini. Ora il fronte si è allargato e comprende anche Rosy Bindi e Sandro Gozi, il prodiano che al congresso si è schierato con Ignazio Marino. Comunque i due nuovi referendum messi a punto, come ha spiegato all’Ansa Stefano Ceccanti in Senato, vengono incontro alle due teorie: un quesito abroga "tout court" la legge Calderoli, permettendo la "reviviscenza" del mattarellum; l’altro interviene «chirurgicamente» sui vari articoli del porcellum, tornando così alla precedente legge. Insomma uno dei due dovrà per forza, così si spera, essere ammesso dalla Consulta. Il problema principale però, sottolinea Tonini, è di tipo organizzativo: «Occorrerebbe raccogliere mezzo milione di firme entro settembre, con agosto nel mezzo».

E così domani mattina, in una riunione allargata, sarà affrontato proprio questo tema. Incontro a cui sono attesi molti esponenti delle varie anime del partito. Ma Bersani ha gelato le tenui speranze di un appoggio organizzativo del partito. «Mi stupirei se dirigenti del Pd promuovessero un referendum», ha detto Bersani riprendendo concetti espressi in mattinata dal dalemiano Matteo Orfini. «Il Pd - ha insistito - non promuove i referendum, perchè si tratta di strumenti a disposizione della società civile». Rosy Bindi ha precisato che non sarà nel comitato promotore del referendum ma che se esso si terrà lei si «esprimerà chiaramente a favore». Durissimo con Bersani, non nelle parole ma nella sostanza, Arturo Parisi : «Invece di sorprendersi per la disperazione nella quale siamo finiti - ha detto il leader degli ulivisti - dica urgentemente Bersani di quale altra strada disponiamo dopo che per anni è stata rinviata ogni battaglia parlamentare preferendo subordinare questa battaglia alla costruzione di nuove alleanze e di nuovi governi». Ma Bersani non vuole irritare il possibile alleato centrista: in giornata il segretario del Pd ha avuto un lungo colloquio con Pier Ferdinando Casini che ha più volte detto di non volere un ritorno al collegio uninominale bensì al proporzionale puro. Una posizione dalla quale il leader dell’Udc non intende smuoversi: Casini ha respinto anche l’ultima proposta approvata dal «caminetto» del Pd, un sistema misto uninominale a doppio turno con recupero proporzionale. Figurarsi che cosa penserebbe di un referendum pro-maggioritario promosso dal Pd. La Stampa

Continuando il nuovo nemico, Pierluigi Bersani ce l'ha a non troppi chilometri da casa. E' Romano Prodi, emiliano come lui, che a72 anni suonati si diverte a fare il rottamatore come il giovincello Renzi. La picconata al leader democratico e a tutto il Pd il Professore la sferra a Bologna, sotto le Due Torri, dove ha aderito al referendum elettorale per l'abrogazione del Porcellum. Una firma contro il sistema elettorale, sì, ma soprattutto un frustata alla politica attuale, da destra a sinistra. "Ho firmato per dovere civico, cioè è una cosa che sento, per dare stabilità e forza alla nostra democrazia", ha spiegato Prodi, accompagnato a Bologna dall'amico ed ex sodale Arturo Parisi. Abrogare il Porcellum è, secondo Romano, un dovere civico. "Vedo che la gente si pone il problema di una legge elettorale iniqua che deve essere sostituita". Il Pd, però, nicchia: il referendum non si deve fare. "Se i partiti riuscissero a fare una riforma elettorale loro immediatamente, io sarei l'uomo più felice del mondo - risponde pronto Prodi -. Non abbiamo mica sposato il referendum per disturbare la gente. Quindi se i partiti si mettono in gioco per una buona legge elettorale va ancora meglio". Altrimenti sarà l'ennesima sconfitta della politica, ammonisce il due volte premier, nel 1996 e nel 2006. "Le sconfitte della politica sono purtroppo tante ed è per questo che bisogna rianimare e riprendere il senso del futuro. Con un Parlamento così distaccato dalla gente questo obiettivo è impossibile". Brutto colpo, per Bersani: la critica arriva direttamente dal padre nobile del Partito democratico. E in tempi di questioni morali, è un'altra tegola pesante. L'impegno in favore del referendum, però, "non implica nulla riguardo a protagonismi, rientri o cambiamenti nella mia vita", tiene a precisare Romano. "Tra pochissimi giorni parto per un periodo di insegnamento in Cina poi per gli Stati Uniti, poi per Addis Abeba - precisa il Professore, di soprannome e di fatto -, quindi la mia vita continua con il programma che mi ero fatto, ma ci sono dei momenti in cui un cittadino agisce come cittadino". E in quei momenti, Bersani trema un po'. Libero

"Se il PD non prenderà posizione a favore del referendum in maniera ufficiale, netta e forte, sarà accusato della morte della democrazia italiana per omissione di soccorso. Dobbiamo restituire dignità e legittimità al Parlamento e fare tornare gli italiani a credere nella politica: a questo serve il referendum anti-porcellum – è quanto afferma l’on. Gozi oggi dalle pagine di Europa - Il PD non può limitarsi ad una “neutralità” benevola. Quando si combattono battaglie fondamentali i neutrali perdono sempre, indipendentemente dall’esito del conflitto. Il Pd non può lasciare neppure al più lontano dei suoi simpatizzanti il dubbio che, come a tanti altri partiti, alla fine, dopo tutto il porcellum vada bene”.
Conclude Gozi: “Il referendum ha una duplice funzione: pistola alla tempia per obbligare il Parlamento ad agire, garanzia democratica se il Parlamento non agisse”. Pd


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