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domenica 13 novembre 2011

Se Berlusconi si è dimesso noi tutti andremo nel c.... "commissariamento"- ora c'è Mario Monti.


Ho guardato in queste ore la frenesia della tv per le dimissioni di Silvio Berlusconi. Ho guardato e cambiato spesso su tutti i canali a me a disposizione sul digitale terrestre e mi frullava una matassa ingarbugliata per la quale mi sono deciso solo ora di scrivere due righe per questa faccenda politica che ringhia. 

Quindi pensando alle dirette sfrenate dei tg, ai tweet lanciati dai più, dalle "anse", da fbk, ai cortei e ai comitati farlocchi di "Alleluja" contro un presidente appena dimessosi e un pò a questi giorni di attacchi senz'anima mi torna in mente il discorso di Enrico Franceschini quindi del Pd (vedi il video sotto il post). Il quale e i quali in aula hanno fatto un intervento opinabile nel quale hanno detto tra l'altro che tutto questo si poteva evitare se Berlusconi si fosse dimesso il 14 dicembre.

 E' vero però forse tutto questo si poteva evitare se Berlusconi, in quanto presidente del Consiglio, avesse avuto il potere di scioglimento della Camere con la diretta conseguenza di andare al voto. E se, in quanto presidente del Consiglio, avesse avuto il potere di sfiduciare i suoi ministri. Questo non è avvenuto perchè non c'è stata una riforma costituzionale adeguata affinchè il presidente potesse rendere legittimo il suo potere di governare un paese forte come l'Italia. Sarà pure un problema per i prossimi premier e sarà evidente.

Questo non è avvenuto perchè non ha avuto gli stessi seguiti di De Gaulle, e nel suo capo più recente di Sarkozy presidente della Francia. Ciò nonostante La Signora Borsa e il Signor Spread hanno già preso il controllo della situazione e siamo nelle loro mani e in quelle di chi dice di rappresentarli. E non c'è niente da festeggiare per nessuno. La politica può però ancora limitare i danni con Monti, la politica può porre delle regole e delle condizioni. Alcune sembrano già state accolte con garbo e risolute ad un'ampia intesa.

Si chiacchera in giro, di qua e di là, che il governo Monti dovrebbe essere un governo dal profilo esclusivamente tecnico, confermato dal patto di non partecipazione alle elezioni di tutti i componenti di quel governo, dal premier all'ultimo dei ministri. Se è vero che questo governo serve a salvare l'Italia e in nome di questo pretende il sacrificio della politica, allora a emergenza finita spetterà ai tecnici fare il loro sacrificio per la Patria e uscire di scena. Sarebbe altrimenti evidente che sotto il mantello da tecnocrati si nascondono ambizioni personali a cui la crisi ha solo dato la grande occasione.

Così che si chiaccera in queste ore che il governo di Mario Monti deve avere un mandato circoscritto alla sola implementazione degli impegni europei necessari a assicurare i mercati. Non dispiacerebbe se si dicesse Sì alla riforma elettorale in questa fase sempre sotto il nome del popolo sovrano, Si ai tagli contro i privilegi della casta perchè solo i tecnici possono smuovere questo tassello e si slanci sui temi che siano puramente economici. Rigore e sobrietà devono fare rima con speranza e crescita soprattutto per i giovani.

Il governo di Mario Monti per la risoluzione e per il consolidamento delle istituzioni. Se al termine di questo periodo alcune delle misure previste non saranno state approvate, ad esempio quelle delle liberalizzazioni, il governo dovrebbe presentarsi in Parlamento a spiegarne i motivi e chiedere un'estensione del suo mandato.

I partiti "costituenti" di questo governo, Pdl, Pd, Udc dovrebbero concordare sin d'ora, e rendere pubblico, un percorso condiviso per l'uscita dalla fase dell'emergenza, la fine del governo Monti con risultati condivisi e l'approdo elettorale almeno in fase di disegno di legge o portando a compimento il referendum, su quei voti referendari contro il porcellum per capirci. Serve che quel passaggio non sia lasciato al caso o alle convenienze del momento, con il rischio di tornare a esporre il paese alla condanna dei seggi parlamentari emessi per scelta dei partiti e soprattutto quella dei mercati. Infine, rispetto per il bene comune, per le libertà e soprattutto per questa fase critica della politica italiana inserita in un "ricatto" dei titoli tedeschi. E soprattutto grande rispetto per l'autorevolezza per il governo eletto direttamente dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Chi vivrà vedrà.

1 commento:

  1. Giusta osservazione. Il più si deve fare ritoccando la costituzione.

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