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sabato 12 febbraio 2011

La democrazia della polis greca


Questo articolo e quelli a seguire sono dedicati alla democrazia nell'antichità, tratta dell'affermarsi del sistema democratico a partire dalla Grecia classica. Esso trovò la sua più piena e completa realizzazione nelle istituzioni della polis ateniese e non mancarono - sul modello di quest'ultima - altri esempi, seppur meno perfezionati e di dimensioni minori. Il processo che porta all'instaurazione di un regime democratico in Atene e alla creazione di organi di governo ad esso consoni non è repentino e nemmeno lineare. Già le riforme di Solone nel VI sec. a. C. vanno in una direzione che si potrebbe definire democratica e così anche le riforme dei legislatori a lui successivi, come quelle di Clistene.
La più compiuta espressione del sistema democratico ateniese si ha nel V sec. a. C. con Pericle, il cui ideale politico e civile è esposto nel celebre discorso che lo storico Tucidide gli attribuisce nelle Storie. Secondo lo statista, fondamenti della democrazia ateniese sono la libertà e l'uguaglianza. L'uguaglianza tra tutti i cittadini ateniesi risiedeva soprattutto nella possibilità che ciascuno aveva di prendere la parola in assemblea, anche riguardo a decisioni importanti per la vita della polis, e nel fatto che la maggior parte delle cariche pubbliche erano rivestite da cittadini estratti a sorte; la libertà si esprimeva soprattutto nella libertà di parola. Nel IV sec. a. C. le istituzioni democratiche, che già avevano subito in passato duri colpi ad opera delle correnti oligarchiche presenti nella città stessa e in seguito alla sconfitta nella guerra del Peloponneso, videro la loro degenerazione. La demagogia, rischio insito nel sistema democratico stesso, prese infatti il sopravvento e gli ideali periclei di uguaglianza e libertà furono intesi dai più come possibilità della massa di agire senza essere ostacolata nelle sue decisioni.

La parola, non casualmente, di origine greca "democrazia" nasce dalla fusione dei termini "demos" (popolo) e "kratos" (potere); essa indica dunque un tipo di organizzazione dello stato che consente a"tutti " di partecipare realmente alla sua amministrazione. Proprio in Grecia per la prima volta, l' assemblea dei cittadini divenne l' unica responsabile dell' amministrazione pubblica, dando vita ad un' esperienza radicalmente diversa da quelle che caratterizzarono le altre società del mondo antico. In democrazia, infatti, non si conoscono "sudditi" ma solo "cittadini". Tuttavia la piena partecipazione alla vita politica da parte di tutti i cittadini non fu un diritto acquisito subito nè ovunque: sulla decisiva questione della "cittadinanza"- su chi cioè potesse partecipare alle assemblee cittadine - nacquero nelle diverse città scontri tra chi voleva un regime democratico o chi invece voleva un regime aristocratico. I primi intendevano allargare il numero dei cittadini effettivi, i secondi restringerlo; in ogni caso si pensava che solo gli uomini liberi, maschi e adulti potessero godere dei diritti politici. In nessuna polis fu mai consentito agli schiavi e alle donne di accedere alla gestione del potere. Sopprattutto ai primordi della polis la concessione della cittadinanza rimase strettamente legata alla proprietà di terre e di beni: solo i liberi cittadini avevano il diritto al possesso della terra e d'altra parte chi non era proprietario non poteva essere cittadino. Per lungo tempo, inoltre, soltanto i cittadini nobili, grandi proprietari terrieri, assunsero nelle assemblee le decisioni fondamentali e questo rimase in molte città una condizione politica permanente.
Alla base della società greca primitiva intorno all'800 a.C. si collocavano le famiglie riunite in clan e in tribù. Durante i sec. IX e X a.C. con l’espansione commerciale e coloniale un gran numero di Greci si erano resi indipendenti dai legami terrieri arcaici, segnando l’inizio del declino della classe aristocratica. Nel 630 a.C. ad Atene venne suscitato un primo tentativo di tirannide da parte di Cilone che sfruttò una condizione di malcontento popolare.
In un passato mitico il primo sincretismo politico, di natura vagamente democratica, fu considerato attuato da Teseo. Costui, sette secoli prima di Clistene, si configurò come un basilèus a cui venne attribuita, in parte dalla tradizione, il ruolo di creatore di una prima democrazia, per aver ceduto almeno una parte dei poteri al démos. Il primo vero passo verso la democrazia può essere considerato l’opera attuata da Dracone (VII sec.a.C.) che mise per iscritto le leggi di una tradizione orale, per volere degli aristocratici. Quando però l’Attica fu scossa da una crisi agraria che causò disordini civili, venne nominato per la città di Atene un aisymnetes affinché regolasse la situazione politica e sociale. Essendo stato nominato Solone (ca.594/3 o 592/1 a.C.) per questa carica, dunque, si avviò l'arché democratico, ovvero l'inizio evolutivo di questa forma di governo.

Dall’intermezzo costituito dalla tirannide di Pisistrato(561 a.C.) che donò splendore artistico alla città di Atene, si passò alla riforma di Clistene (508 a.C.) che rappresenta solo una forma più popolare (demotikoteria) rispetto a quella di Solone. Il momento della democrazia radicale venne contrassegnato dall'abbattimento dell'areopagocrazia, periodo centrale e di equilibrio politico nella concezione aristotelica. L'avvento della democrazia radicale (462/1 a.C.) fu segnato dalle figure di Efialte (fautore della riforma del 462) e Pericle.
Circa mezzo secolo più tardi (nel 411 a.C.) si arrivò al secondo grande trauma della democrazia, di segno opposto al precedente: il governo dei Quattrocento, favorito dai sostenitori della pátrios politeía, una posizione moderata e centrista che proponeva l'accostamento Clistene/Solone, tipico di una concezione politica che voleva salvare i tratti più moderati e conservatori della costituzione democratica. In forme assai più aspre si presentò il colpo di Stato dei Trenta tiranni, che da un lato ripeté, dall'altro aggravò, in senso negativo, l'esperienza dei Quattrocento.
La crisi del VI sec. a.C.

Si può ipotizzare che Atene nel suo processo di democratizzazione abbia preso spunto dal precedente impulso di Sparta; essa resta di fatto la prima città-stato con una costituzione definita e un sistema politico-sociale grazie alla legislazione di Licurgo di origini cretesi.Nel periodo di crisi del VI e VII sec. a.C. Atene non fondò nuove colonie nè leghe cittadine quindi il potere rimase nelle mani degli Eupatridi, che detenevano l'autorità nell'Aeropago.
L'Attica era una zona prevalentemente agricola, ma anche Atene entrò in contatto con la rivoluzione commerciale e ereditò da questa nuove culture che modificarono l' ordine di idee preesistente tanto da suscitare nel 630a.C. un primo tentativo di tirannide da parte di Cilone che occupò l'acropoli, ma decadde immediatamente perchè non era stato suscitato nessun malcontento dal demos.
Il primo passo verso la democratizzazione fu compiuto attraverso Dracone che mise per iscritto le leggi secondo il volere degli aristocratici, data la società arcaica esse furono rozze e severe, ma come inizio fu sufficiente la loro formulazione dato che per laloro esistenza potevano essere confutate e modificate.

La democratizzazione

Durante il VII sec a.C: esistevano moltissimi hektemoroi(agricoltori legati al vincolo della terra tramite il signore di cui erano dipendenti) costituiti per lo più da debitori. Nella società arcaica i debiti andavano a pesare sulla libertà personale in quanto gli indebitati arrivavano al punto di vendere se stessi e per ciò divenire schiavi.Per porre fine a questa situazione disperata si pensò di affidare le eventuali riforme ad un legislatore ed arconte poichè era presente una sorta di indebitamento generale fin dal Medioevo ellenico.Di fatto la terra era considerata famigliare de il povero era legato alla terra quindi l'associazione di idee hektemoros = debitore era abbastanza spontanea anche perchè molti altri fattori negativi incisero sulla situazionr dei debitori: ci fu la crisi agraria nel VII sec a.C da cui provenirono povertà e schiavitù.

* Le cause scatenanti del malcontento dei poveri potrebbero essere state:
* La paura dell' effettiva schiavitù formalizzata da Dracone;
* Le lotte intestine tra gli aristocratici e il crollo dei valori; diffusione dell' idea di indipendenza popolare greca a della concezione del gruppo demos.

Popolo e governo

I Greci furono i primi a riflettere ed a interrogarsi sui problemi sorti all' interno della città-stato e nello stesso tempo a scoprire il vero significato di democrazia, definendo la politica come l' arte di discutere in pubblico, e a stabilire le norme di vita comunitaria.
Fin dall' antichità il governo veniva affidato agli aristocratici e la maggioranza diffidava della capacità di gestione del popolo: lo stesso Aristotele scrisse che :"la reale differenza tra la democrazia e l' oligarchia è la povertà e la ricchezza. Dovunque gli uomini governano in ragione della ricchezza, siano pochi o molti, si ha un' oligarchia, e dove governano i poveri , si ha una democrazia.

Il ruolo del demos

Il demos ateniese costituiva una minoranza, da cui erano esclusi gli schiavi, di contadini e mercanti per lo più semi-illetterati che era in grado di comprendere le proposte, ma non di verificarle. Gli uomini sono cooperativi, per natura, in quanto posseggono filia e dike due elementi su cui si fonda la comunità e in Atene il senso comunitario era ben sviluppato anche grazie alla religione, ai culti tradizionali, ai miti di un popolo unito e alla base c'era un forte autocontrollo per impedire il caos e il ritorno delle tirannidi.
I primi passi compiuti verso la realizzazione concreta della democrazia furono compiute da Solone e Clistene nell’ utilizzazione della forma diretta, che comportava un controllo e un rapporto più stretto tra popolo e capi politici e nel dare a ogni singolo il diritto di partecipare all' assemblea.

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