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mercoledì 18 ottobre 2017

Il "rosatellum bis", che cosa è successo!

La Camera, l'11 Ottobre 2017, dà il via libera alla legge elettorale ribattezzata "Rosatellum bis" (da una proposta del politico Ettore Rosato) con 375 sì e 215 voti contrari. Dopo tre votazioni di fiducia, il testo viene approvato con voto segreto superando la barriera dei franchi tiratori. Il tour de force alla Camera lascia il segno con un carico di polemiche in cui a tenere banco sono state le proteste in piazza del Movimento Cinque Stelle e della sinistra. Con lo strascico della norma definita dai 5 stelle e da Mdp 'salva- Verdini' che consente a chi è residente in Italia di potersi candidare anche nelle circoscrizioni estere.
Il Rosatellum crea ulteriori spaccature nel centrodestra, con Lega e Forza Italia a sostegno della legge ed Fdi posizionato sul fronte del no. Pur senza entrare nei dettagli, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni guarda con attenzione all'approvazione della legge: "Non e' il tempo dell'irresponsabilità - osserva il premier - al di la' di ogni comprensibile tensione politica dobbiamo mettere al primo posto l'Italia. Per quanto riguarda il governo si farà ogni sforzo per giungere ad una conclusione ordinata della legislatura".
Sulle barricate il Movimento Cinque Stelle ed il suo leader Beppe Grillo, arrivato a Roma proprio per gestire la protesta che da due giorni ha radunato davanti a Montecitorio i militanti 5 stelle. Il 'no' al Rosatellum ha ricompattato il gruppo dirigente che all'unisono si è scagliato contro la legge. Roberto Fico, Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio si sono alternati in una sorta di maratona a cui hanno preso parte tutti i parlamentari pentastellati per criticare "una legge - dicono - infame e scandalosa". Una polemica che i deputati M5s hanno portato avanti anche dentro l'aula accusando la maggioranza di aver fatto una norma ad hoc per Verdini: ""E' la ciliegina sulla torta - osserva Danilo Toninelli - di una montagna di letame democratico fatto da questi quattro miserabili".
Cambiano le parole ma anche a sinistra del Pd non mancano le accuse. Parla di "schifezza" Massimo D'Alema. "E lo dimostra che una maggioranza che conta 476 parlamentari su 630 - aggiunge - ha paura del voto segreto, che e' uno strumento parlamentare riservato a pochissime materie, tra cui i diritti fondamentali e politici dei cittadini". Mentre Pier Luigi Bersani lancia un ultimo appello a maggioranza e governo. Il Rosatellum 2.0 e' "un marchingegno sconosciuto nel mondo" - spiega l'esponente di Mdp - che "con il cuore in mano" ha chiesto a chi sostiene la legge di "fermarsi a riflettere". A sostenere il sì alla legge è il partito democratico. Il 'padre' del nuovo modello elettorale, Ettore Rosato, se la prende con chi ha manifestato in piazza: ""E' comodo andare a protestare e dire tutti sono contro di noi. Pensano solo alle loro poltrone non agli interessi del paese". Chi considera invece il Rosatellum il male minore è da sempre Silvio Berlusconi. Il Cavaliere sin da subito ha deciso di sostenere la legge nonostante i mal di pancia interni al suo partito, in particolare tra le file dei deputati meridionali: E' una buona legge perchè scontenta un po' tutti", osserva il capogruppo azzurro Renato Brunetta che ha portato avanti la trattativa per raggiungere l'intesa sulla legge elettorale. Dello stesso avviso la Lega Nord che sin dall'inizio si era resa disponibile a sostenere qualunque modello. 

Da: Euroroma. net

mercoledì 13 settembre 2017

Che cos'è e che cosa fa il Movimento 5 stelle?

Per info generale a chi ancora getta del fango mediatico: Il Movimento 5 Stelle è un’idea buona e nuova, non un volto che deve rendere conto alle lobbies (gruppi di pressione/banche) che lo finanziano. Il candidato premier del Movimento 5 Stelle è stato scelto già parecchio tempo fa e si chiama Programma a 5 stelle. E’ scritto dagli iscritti sul portale Rousseau e non di notte tempo o dopo accordi, inciuci, scambi di favori e promesse di poltrone, vedi presunta poltrona a Crocetta. Nell’universo dei 5 stelle non interessa votare un nome, perché la persona dovrebbe incarnare una leadership, al movimento interessa solo che il nome di quella persona sia quello di una persona onesta, incensurata, che non faccia accordi sottobanco e che abbia come punto di riferimento il Programma 5 stelle ed i cittadini che glielo hanno affidato. Che si scelga Cancelleri o Di Maio o Di Battista nulla della precondizione cambia, questa è la differenza con gli altri partiti, ad personam. Ed a nessuno deve rendere conto se non a chi gli ha affidato il compito di portare avanti le idee. Questo è un meccanismo nuovo che mette davanti un’idea e non più i presunti cavalieri. Oltremodo per questo motivo il mandato viene ridotto a due legislature. Per esempio anche tu che mi leggi che sei una/o qualunque, con il requisito dell'onestà morale ed intellettuale, soprattutto giudiziaria e ti senti di poter rappresentare i cittadini sul Programma 5 stelle, nessuno ti vieta di candidarti a Premier. It’s very easy.

martedì 22 agosto 2017

In Sicilia...l'ombra del gattopardo

Non sto qui a sottolineare il fatto che in Sicilia ci possa essere un cambiamento, con le votazioni regionali, perchè sarebbe un pò troppo un cambiamento per chi ha visto cosa non è la Sicilia e cosa non riesce a sbloccare in sè stessa la Sicilia e i siciliani. Tuttavia un esempio lampante di cosa è la Sicilia lo so benissimo, ci sono nato e c'ho vissuto, ed è l'assenza di senso civico, il sole e il mare "picciotti" danno emozioni sì, ma il senso civico? E Il modo di pensare della gente, parlo anche dei giovani "vecchi", rimasti indietro nel tempo? Non vi offendete ragazzi, ma chi si sottomette ai ricatti del sistema lavoro siciliano è obbligato a incazzarsi. Probabilmente, e me lo immagino, alcuni si chiederanno e vorranno delle condizioni "speciali" per tornare, ma queste condizioni si possono avere prima del voto? Assolutamente No! Dall'altro canto c'è la rabbia di chi vede comparire un movimento nuovo e pieno di energia, gli animi si sconquassano. Così che alcuni giovani vecchi, infinocchiati da vecchi discorsi patriarcali, continueranno a sostenere correnti politiche incastonate in gerarchie "millenarie" dei vecchi partiti, oramai stramorti, e il "mio" bel mito gattopardesco risusciterà come non mai. Io spero che questo messaggio possa essere smontato con i fatti, cioè andando a votare. Con la complicità di andare a votare per il bene comune e non con il senso civico tipico siciliano: "ma tantu cu acchiana acchiana si fanno i fatti sò".. La speranza è l'ultima a morire ragazzi e infine morale della favola a cosa penso? Penso che in Emilia Romagna regione in cui voto il M5S funziona, nel Parlamento si fanno un mazzo così e dulcis in fundo, perchè non dovrebbe funzionare anche nella mia splendida isola? La Sicilia.

lunedì 21 agosto 2017

Elon Musk, l'automazione e il reddito universale garantito

Elon Musk: «I robot tolgono lavoro, si introduca il reddito di cittadinanza»
Il fondatore e CEO di Tesla e SpaceX è convinto che il reddito garantito dallo Stato sia la risposta alla perdita di posti di lavoro causata dalla tecnologia


...CI SARANNO SEMPRE MENO LAVORI AL MONDO CHE I ROBOT NON POTRANNO FARE MEGLIO DI NOI. VOGLIO ESSERE CHIARO: QUESTE NON SONO COSE CHE DESIDERO ACCADANO. SONO COSE CHE CREDO, PURTROPPO, PROBABILMENTE ACCADRANNO: E SE LE MIE PREVISIONI SONO CORRETTE, E PROBABILMENTE LO SONO, DOBBIAMO RIFLETTERE ACCURATAMENTE SU COSA FARE. CREDO CHE UN QUALCHE TIPO DI REDDITO MINIMO UNIVERSALE DIVENTERÀ NECESSARIO. LA PRODUZIONE DI BENI E SERVIZI SARÀ ALTISSIMA: CON L’AUTOMAZIONE VERRÀ UNA VERA E PROPRIA SOVRABBONDANZA CHE RENDERÀ MOLTISSIMI PRODOTTI DAVVERO ECONOMICI. LA DOMANDA CHE DOBBIAMO PORCI ORA È: COME TROVERANNO IL SENSO DELLA VITA LE PERSONE CHE OGGI LO ATTRIBUISCONO AL LAVORO? SE NON CI SARÀ BISOGNO DI LAVORARE, QUALE SARÀ IL SENSO DELLA LORO VITA? SI SENTIRANNO INUTILI? QUESTO È UN PROBLEMA MOLTO PIÙ SERIO DI QUELLI RAPPRESENTATI DALL’AUTOMAZIONE...

Elon Musk è per il reddito minimo universale. Questa la risposta del patron di Tesla e SpaceX, e SolarCity, all’emorragia di posti di lavoro innescata dalla rivoluzione tecnologica. Il problema non è nuovo e data in pratica dai primi vagiti della rivoluzione industriale quando i luddisti rispondevano all’avvento delle macchine che rimpiazzava il lavoro manuale distruggendole. Poi quelle stesse macchine, espandendo la produzione, allargarono la base produttiva creando eserciti di lavoratori, in seguito rimpiazzati dalle macchine utensili e robot. Ma con l’arrivo dell’Intelligenza Artificiale gli stessi robot non hanno più bisogno del controllo umano.

Ed ecco che Musk, in un’intervista alla CNBC, ha detto che se i robot e le tecnologie provano altri tagli all’occupazione la soluzione per sostenere redditi e consumi non è altro che un reddito pubblico garantito dallo Stato. “C’è l’opportunità che si approdi al reddito di base universale, o qualcosa di analogo a causa dell’automazione.

Non saprei cos’altro si potrebbe fare. Penso che è quello che accadrà”. Al momento però, benché la questione sia da tempo sul tavolo del dibattito politico-sociale in molti Paesi, il reddito di cittadinanza, o universale, ha trovato parecchie resistenze. In Svizzera il progetto di introdurre un reddito universale di circa 3000 euro è stato bocciato in estate dal referendum popolare.

Sempre la scorsa estate il presidente Obama aveva sollevato la stessa questione in un’intervista col direttore del Media Lab del MIT, Joi Ito, e Scott Dadich, direttore di Wired affrontando appunto il nodo delle resistenze ad accettarla: “Se il giusto modello sia il reddito universale – sarà accettato da un ampio ventaglio di persone? – è dibattito che ci porteremo dietro per i proprio 10 o 20 anni”. L’elettorato elvetico per ora si è mostrato maggioritariamente a sfavore. Per queste misure che determinano un dislivello anche tra nazioni confinanti, infatti, scatta il meccanismo la difesa dal cosiddetto effetto chiamata; andrebbero, in altre parole, adottate su scala molto più ampia, uniformando i regimi normativi/salariali/previdenziali di ampie regioni. In questo senso, sarà la stessa tecnologia a farlo sul piano della produzione, come per esempio accadrà secondo Musk quando camion e articolati si autoguideranno. Non ci sarà bisogno di tanti autisti, ma semmai di uno solo in sala di controllo. “Però la gente avrà tempo libero per fare altre cose – ha aggiunto il ceo di Tesla – più complesse e interessanti”. Purchè abbia un salario.

Il dovere della paura

Ma è proprio obbligatorio, dopo ogni attentato, ripetere cazzate a macchinetta, tipo che “non cambieremo il nostro stile di vita” e continueremo a “non avere paura”? Non so voi, ma io da tre anni a questa parte ho una paura fottuta e il mio stile di vita l’ho cambiato eccome. 
Per esempio, quando vedo un tipo sospetto, cerco di memorizzarne il volto. E se, alla stazione o all’aeroporto o sul treno, noto un bagaglio incustodito, lo segnalo al personale. Non servirà a nulla, ma hai visto mai. Il guaio è che, prigionieri come siamo della retorica e dei luoghi comuni (a ogni attentato corriamo a cercare tutti gli scrittori, gli attori e i cantanti del Paese colpito, come se non bastassero le scemenze e le banalità che produciamo in casa nostra), confondiamo la paura dannosa che annebbia i pensieri e paralizza le azioni con la paura utile che sveglia le menti e attiva i corpi. Il guaio non è tanto per noi, che possiamo far poco.
Ma per i governanti di tutt’Europa: anche se non lo dicono, sono molto più terrorizzati di noi (anche perché un attentato in campagna elettorale può mandarli a casa per sempre, e Aznar ne sa qualcosa) e la loro paralisi danneggia noi. Che avremmo bisogno di fatti subito. E ben venga la paura, se serve a propiziarli.

Le cose da fare e quelle da evitare sono stranote, ce le ripetono puntualmente gli esperti (quelli veri) a ogni strage. E sono un insieme di piccole, medie e grandi scelte. Quelle grandi si chiamano guerre, alleanze, traffico d’armi e sono decisive per ingrossare o per prosciugare le file dello jihadismo. Forse ce lo siamo dimenticati: ma – lo ricorda Alberto Negri sul Sole-24 ore – tutto cominciò nel 1979, quando l’Armata Rossa di un’Urss già in piena crisi invase l’Afghanistan e in dieci anni fu sconfitta dai mujaheddin, appoggiati dall’Occidente e finanziati dall’Arabia Saudita, che iniziò a imporre in tutta l’area l’ideologia wahabita. La stessa ideologia prima politica e poi religiosa che, mutatis mutandis, fu poi propugnata da al Qaeda e ora dall’Isis, in una guerra santa che anzitutto spacca il mondo arabo-islamico e solo dopo l’Oriente e l’Occidente. Un Occidente che vi si è cacciato dentro col suo demenziale interventismo: prima usando i regimi islamici come pedine per i suoi doppi e tripli giochi nelle guerre per procura (tipo Iran-Iraq) e poi, dopo l’11 settembre 2001, scatenando conflitti senza fine (Afghanistan e Iraq). Senza dimenticare i disastri combinati in Africa, dalla Somalia alla Libia. Il tutto sempre col pretesto della “guerra al terrorismo”: perduta anche questa, visto che, da quando lo combattiamo armi in pugno, il terrorismo si è centuplicato.

E ora gli americani e gli inglesi, che hanno appiccato incendi un po’ ovunque, si ritirano in buon ordine lasciando a noi, fedeli zerbini, il compito di spegnere il fuoco. Cioè di contare i nostri morti.
E noi – i nostri governi imbelli, intendo – ce lo meritiamo pure, perché continuiamo a combattere il terrorismo come facevano loro: islamici buoni (perché momentaneamente e apparentemente amici) contro islamici cattivi (perché nemici o presunti tali), tutti peraltro armati fino ai denti con ordigni nostrani, di ultima o penultima generazione (a seconda delle “amicizie” del momento). 
Come se l’Isis non fosse nato proprio dal revanscismo dell’Iraq sunnita. E come se Al-Sisi o Assad e, dall’altra parte, Erdogan, i sauditi e il Qatar potessero essere nostri amici anche per un giorno. La scena si ripete in Libia, con Macron che ci sorpassa in curva annettendosi il governo Al Sarraj e noi subito riallacciamo i rapporti con l’Egitto (fregandocene di Regeni e delle altre migliaia di morti ammazzati come lui) che telecomanda l’altro capobanda Haftar.

Le piccole scelte, invece, sono decisive per agevolare o per ostacolare i terroristi già in azione. Se questi sono i testimonial pubblicitari della guerra santa e prediligono i luoghi simbolici per galvanizzare le truppe mostrandoun Isis trionfante e un’Europa in ginocchio, fargli trovare la Promenade des Anglais a Nizza, nel giorno della festa nazionale, senza posti di blocco, non fu proprio una grande idea. Come non lo è stato regalare loro la Rambla di Barcelona in pieno agosto pedonalizzata e dunque ricolma di gente, ma senza dissuasori anti-traffico, né barriere di cemento anti-tir, né cecchini pronti all’uso. Specie se la Cia da settimane avvertiva i Servizi spagnoli che Barcellona era tra gli obiettivi dell’Isis e che le Ramblas erano il bersaglio ideale. Specie se qualche giorno prima, nella stessa Catalogna, era stata smantellata una cellula jihadista. Certo, con quei piccoli accorgimenti la rete dei ragazzini, già ridimensionata dall’esplosione della bombola di gas, avrebbe magari ripiegato per un’azione più rozza e un bersaglio meno eclatante (e però anche meno affollato): tipo gli accoltellamenti alla finlandese. Ma almeno l’effetto-spot si sarebbe evitato e qualche vita in più si sarebbe salvata.

Infine ci sono le scelte intermedie, vedi alla voce “intelligence”. Anche stavolta, come in ogni strage dell’ultimo triennio, alcuni attentatori erano noti agli apparati come radicalizzati e pericolosi; e i Servizi alleati avevano lanciato l’allerta, puntualmente ignorata. L’impressione è che di informazioni ne circolino anche troppe, ma che nessuno sappia bene che farsene. Specie in Paesi a più antica immigrazione, impossibilitati a sorvegliare migliaia di radicalizzati (15mila in Francia, almeno altrettanti nel Regno Unito, 7mila in Germania, 800 in Spagna, molti meno fortunatamente in Italia, anche perché quelli con cittadinanza italiana sono pochi e gli altri possono essere espulsi al primo sospetto). Ma tra il non controllarli tutti e il non controllarne quasi nessuno, neppure quando scatta l’allarme, c’è un abisso. Chiamato, con rispetto parlando, Europa.

20 Agosto 2017 di Marco Travaglio.

La redistribuzione del reddito...

La redistribuzione del reddito per contrastare automatismo tecnologico e ondate migratorie.

“Mangiare a ufo” è un tradizionale modo di dire che si riferisce a chi vorrebbe mangiare “a sbafo”, cioè senza pagare. Il “reddito di cittadinanza”, un reddito elargito dallo Stato in forma completamente gratuita a tutti indiscriminatamente (o quasi, dipende da varie versioni o proposte) è, appunto, una forma di “welfare” generalizzato che è già in avanzata fase di studio e di sperimentazione presso diverse mature economie del globo.
L’idea di distribuire gratuitamente denaro allo scopo di contrastare gli scompensi creati dalle moderne forme di liberismo economico ampliate dalla contemporanea interazione dell’automatismo tecnologico e della globalizzazione selvaggia sembra proprio essere l’ultima speranza di salvare un sistema economico, quello del capitalismo liberista, finito nel vicolo cieco di una globalizzazione che, invece di creare vere opportunità per le popolazioni povere crea, in realtà, solo grave minaccia per quelle che, nel secolo scorso, dopo dure lotte e sacrifici, erano riuscite a creare, perlomeno a livello nazionale o locale, un discreto equilibrio sociale.

Le economie industrializzate vedono infatti, in tempi recenti, svanire con la rapidità della neve al sole, non solo quegli incerti equilibri, ma persino quelle volenterose, benché sempre insufficienti, forme  di welfare che consentivano alla società organizzata di superare gli alti e bassi di economie fondate più sulla concorrenza che sulla solidarietà umana.
Chi oggi non è ricco non vede solo svanire quel livello di minimo benessere che aveva raggiunto anche grazie all’operato e ai sacrifici delle generazioni che lo avevano preceduto, ma si vede ora persino seriamente minacciato dalla insostenibile concorrenza di ondate migratorie dai paesi poveri che, per una serie di fattori concomitanti, esercita una insostenibile concorrenza verso i fattori produttivi e la manodopera preesistente nei paesi a economia sviluppata.

Come già accennato sopra, però, non c’è solo la globalizzazione selvaggia ad assalire dall'esterno il malfermo sistema economico delle democrazie occidentali, basate sul liberismo capitalista. Benché l’avversario ritenuto più pericoloso dai capitalisti, quel socialismo democratico che non è riuscito a prendere il sopravvento nemmeno dopo il grave tonfo di tre “Grandi Recessioni” in meno di vent'anni (la quarta però è già in vista!), il pericolo maggiore appare essere frutto proprio del progresso creato autonomamente dal liberismo stesso. In America lo indicano con due sole lettere:Ai, Artificial intelligence, cioè l’intelligenza artificiale. Tutta la tecnologia, la robotica, gli algoritmi, ecc. che consentono una sempre maggiore automazione non solo nelle fabbriche ma ormai dappertutto anche nelle amministrazioni e negli uffici di ogni tipo, rendono il lavoro sempre meno affidato a persone fisiche e sempre più a robot, computerizzazione, automatismo al contatto a distanza.
Tutto questo se da un lato comporta meno fatica per l’uomo, genera peraltro un crescente e pesantissimo eccesso di lavoro manuale e intellettuale di basso livello, impietosamente sostituiti da marchingegni, programmi di ogni tipo e persino automi dotati di basilari livelli autodecisionali (nella foto il robot Teotronica dotato di 53 dita si esibisce al pianoforte in Cina, il 4 giugno scorso, insieme al pianista italiano Roberto Prosseda).

Un interessante articolo a firma di Roberto Cingolani su Il Corriere Economia del 3 aprile scorso raccomanda di non temere le “macchine intelligenti”, perché se da un lato cancellano posti di lavoro, dall’altro lato ne creano di nuovi. Il grafico che accompagna l’articolo evidenzia, però, un pesante scompenso tra posti creati e posti persi. Nel solo comparto dei “colletti bianchi” (gli impiegati), il deficit si conta in diversi milioni di posti persi. Vero che potrebbe essere solo un fenomeno temporaneo, ma è vero anche che, intanto, se non si fa niente per superare indenni la fase di transizione, il danno potrebbe diventare permanente.

Siccome le due problematiche automatismo tecnologico e ondate migratorie (galvanizzate dalla globalizzazione selvaggia) viaggiano di pari passo, appare evidente che in un sistema economico basato quasi esclusivamente sulla competizione, non c’è assolutamente spazio sufficiente, nei ristrettissimi tempi in cui il fenomeno si sviluppa, per la conservazione di un adeguato livello retributivo e occupazionale capace di garantire a tutta la popolazione dei paesi cosiddetti “ricchi” almeno il livello di benessere economico e di welfare raggiunto nel secolo scorso. Ecco quindi che si rende necessario pensare ad un modo nuovo di redistribuzione del reddito, gli studiosi lo chiamano già “Universal basic income” (Ubi, ossia Reddito minimo garantito).


mercoledì 28 giugno 2017

Papa Bergoglio: «Le pensioni d’oro sono un’offesa al lavoro»

Il Papa dice no alle pensioni d’oro, e rilancia un “nuovo patto sociale per il lavoro”, affinché i giovani trovino un’occupazione. Francesco ha ricevuto in Vaticano i delegati della Cisl, che da oggi a sabato sono riuniti a congresso, guidati dal segretario generale Anna Maria Furlan.
Il Papa mette l’accento sulla centralità del lavoro. Francesco afferma che “è una società stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga una intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti”.

Ne fanno le spese i giovani, circa il 40% di loro non ha un lavoro:
“Quando i giovani sono fuori dal mondo del lavoro, alle imprese mancano energia, entusiasmo, innovazione, gioia di vivere, che sono preziosi beni comuni che rendono migliore la vita economica e la pubblica felicità”.
Poi una critica alle pensioni d’oro:
“E quando non sempre e non a tutti è riconosciuto il diritto a una giusta pensione – giusta perché né troppo povera né troppo ricca: le “pensioni d’oro” sono un’offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perché fanno sì che le diseguaglianze del tempo del lavoro diventino perenni”.
Il mondo del lavoro è in rapida trasformazione, ecco perché bisogna rivedere gli schemi:
“È allora urgente un nuovo patto sociale per il lavoro, che riduca le ore di lavoro di chi è nell’ultima stagione lavorativa, per creare lavoro per i giovani che hanno il diritto-dovere di lavorare. Il dono del lavoro è il primo dono dei padri e delle madri ai figli e alle figlie, è il primo patrimonio di una società. È la prima dote con cui li aiutiamo a spiccare il loro volo libero della vita adulta”.
Francesco, poi, di fronte alla Cisl, mette in guardia dalle malattie che possono colpire il sindacato: “Nelle nostre società capitalistiche avanzate il sindacato rischia di smarrire questa sua natura profetica, e diventare troppo simile alle istituzioni e ai poteri che invece dovrebbe criticare. Il sindacato col passare del tempo ha finito per somigliare troppo alla politica, o meglio, ai partiti politici, al loro linguaggio, al loro stile. E invece, se manca questa tipica e diversa dimensione, anche l’azione dentro le imprese perde forza ed efficacia”.
E questo perché l’economia deve essere sempre e solo al servizio dell’uomo: “Diciamo economia sociale di mercato, come ci ha insegnato San Giovanni Paolo II: economia sociale di mercato. L’economia ha dimenticato la natura sociale che ha come vocazione, la natura sociale dell’impresa, della vita, dei legami e dei patti”
Fonte: radio vaticana

martedì 20 giugno 2017

Addio al roaming a pagamento

Il roaming a tariffa nazionale
Le norme dell'UE sul roaming a tariffa nazionale (" roam like at home") consentono di utilizzare il cellulare all'estero in qualsiasi altro paese dell'UE senza dover pagare tariffe aggiuntive di roaming. Le norme si applicano alle chiamate (a telefoni cellulari e fissi), all'invio di messaggi di testo (SMS) e all'uso di servizi di dati all'estero.
Per l'uso di questi servizi quando viaggi nell'UE paghi lo stesso prezzo che ti verrebbe applicato nel tuo paese. In pratica, il tuo operatore addebita o detrae il consumo in roaming dai volumi del tuo piano tariffario / pacchetto nazionale.
Se hai un contratto con un operatore di telefonia mobile che include servizi di roaming, questo sarà automaticamente considerato un contratto con roaming a tariffa nazionale. Ogni nuovo contratto di telefonia mobile dovrà applicare ai servizi di roaming la tariffa nazionale.

Condizioni
Le norme sul " roam like at home" sono intese per coloro che viaggiano occasionalmente al di fuori del paese in cui vivono o hanno vincoli, ovvero quello in cui lavorano o studiano. Non vanno interpretate come alternativa al roaming permanente. Per poter usufruire del roaming a tariffa nazionale quando si viaggia all'interno dell'UE occorre infatti trascorrere più tempo o utilizzare più spesso il telefono cellulare nel proprio paese che all'estero. Questo viene considerato un "uso corretto dei servizi di roaming".
Se usi il cellulare all'estero in modo permanente, il tuo operatore potrebbe applicare delle tariffe aggiuntive di roaming, che comunque prevedono dei massimali (vedere sotto "Politica dell'uso corretto").
Quando ti rechi in un altro paese dell'UE continuerai a ricevere dal tuo operatore di telefonia mobile un messaggio per informarti che sei in modalità roaming e ricordarti della sua politica dell'uso corretto.

Politica dell'uso corretto
Gli operatori di telefonia mobile possono applicare la cosiddetta "politica dell'uso corretto" per garantire che tutti i clienti abbiano accesso e possano beneficiare delle norme sul roaming a tariffa nazionale (vale a dire dei servizi di roaming regolamentati a prezzi nazionali) quando viaggiano nell'UE. Gli operatori sono tenuti ad applicare meccanismi di controllo equi, ragionevoli e proporzionati per evitare un uso abusivo delle norme.

Politica dell'uso corretto e limiti per i dati
Le norme sul roaming a tariffa nazionale prevedono l' assenza di restrizioni sui volumi per le chiamate vocali e gli SMS, ma il mantenimento di regole e limiti per l'uso dei dati a tariffa nazionale a seconda del tipo di contratto sottoscritto.
In alcuni casi specifici (vedere sotto), al di là di un volume ragionevolmente elevato di roaming dati a tariffa nazionale, potrebbe essere applicato un sovrapprezzo pari al massimale previsto per i prezzi all'ingrosso in tutta l'UE (per il 2017 7,70 euro per GB di dati, IVA esclusa). Il prezzo all'ingrosso per il roaming rappresenta il prezzo massimo che l'operatore nazionale deve pagare a quello estero quando usi i servizi di roaming dati.

Limiti per i dati: carte prepagate
Se hai una carta prepagata (con un importo versato in anticipo per l'uso del cellulare) la tariffa del roaming sarà uguale a quella nazionale. Tuttavia, l'operatore di telefonia mobile può applicare un limite per il traffico di dati se il prezzo pagato è per unità e il prezzo unitario nazionale dei dati è inferiore a 7,70 euro per GB.
Se l'operatore applica un limite al volume di dati per il roaming a tariffa nazionale, tale limite deve corrispondere almeno al volume ottenuto dividendo per 7,70 euro il credito restante sulla carta prepagata. Otterrai lo stesso volume per il quale hai effettuato il pagamento anticipato. Naturalmente puoi aumentare il credito mentre usi la carta in roaming.

Esempio
Jana vive in Slovacchia e ha acquistato per il cellulare una carta prepagata da 20 euro (IVA inclusa) che include chiamate, SMS e servizi di dati. Quando parte in vacanza per la Spagna le rimane un credito di 12 euro (IVA esclusa). Ciò significa che durante le vacanze Jana potrà avere un volume di dati pari al valore del credito rimanente sulla carta prepagata. Avrà cioè almeno 1,5 GB per il roaming dati (12/7,70 euro = 1,5).

Limiti per i dati: pacchetti nazionali con un volume di dati illimitato
Se il tuo contratto prevede il pagamento di una tariffa mensile fissa e un pacchetto con un volume di dati illimitato, l'operatore di telefonia mobile è tenuto a fornirti un volume consistente di dati in roaming a tariffa nazionale. L'entità esatta dipende dal prezzo del pacchetto. Il volume dei dati in roaming deve essere pari almeno al doppio del volume ottenuto dividendo per il massimale previsto per i prezzi all'ingrosso (7,70 euro nel 2017, IVA esclusa) il prezzo del pacchetto di servizi di telefonia mobile.
Ad esempio: pagando 40 euro (IVA esclusa) un pacchetto con un volume illimitato di chiamate, SMS e dati, si ha diritto al roaming a tariffa nazionale con chiamate e SMS illimitati e almeno 10,3 GB di dati (2 x (40/7,70 euro) = 10,3)
L' operatore è tenuto a fornirti informazioni chiare su questo monte dati disponibile con il roaming a tariffa nazionale. Se lo superi in modalità roaming il sovrapprezzo corrisponderà al massimale previsto per i prezzi all'ingrosso, vale a dire 7,70 euro per GB di dati nel 2017 (IVA esclusa), 6 euro per GB (IVA esclusa) nel 2018. I massimali caleranno ulteriormente dopo il 2018.

Limiti per i dati: pacchetti nazionali con un volume di dati limitato
Se disponi di un traffico di dati mobili limitato o di tariffe molto convenienti (meno di 3,85 euro per GB nel 2017), l'operatore potrebbe applicare un limite di salvaguardia ("uso corretto") al roaming. Il limite viene calcolato sulla base del prezzo al dettaglio del pacchetto nazionale di servizi mobili, come nel caso dei dati illimitati (vedere sopra). L'operatore è tenuto a informarti preventivamente del limite e ad avvisarti nel caso in cui venga raggiunto. In caso di superamento, puoi continuare il roaming dati, ma l'operatore applicherà un sovrapprezzo, che corrisponderà al massimale previsto per i prezzi all'ingrosso, vale a dire 7,70 euro per GB di dati nel 2017 (IVA esclusa), 6 euro per GB (IVA esclusa) nel 2018. I massimali caleranno ulteriormente dopo il 2018.

Altri contratti
Gli operatori possono anche offrire contratti senza servizi di roaming, oppure appositi contratti alternativi per il roaming con tariffe che esulano dalla normativa sul roaming a tariffa nazionale (ad esempio per i paesi extra UE), ma queste opzioni vanno lasciate alla scelta del cliente. Poiché gli operatori sono liberi di offrire tariffe più basse, ti consigliamo di cercare l'offerta più adatta alle tue esigenze specifiche.

Politica dell'uso corretto: monitoraggio
Nell'ambito della politica sull'uso corretto, il tuo operatore ha la possibilità di monitorare e verificare la tua attività di roaming negli ultimi 4 mesi. Se, nel corso di tale periodo, hai trascorso più tempo all'estero che nel tuo paese eil roaming supera l'uso nazionale , l'operatore può contattarti e chiederti di chiarire la tua situazione. Avrai 14 giorni per farlo. Se continui a trascorrere più tempo all'estero e a ricorrere più al roaming che al traffico nazionale, l'operatore potrebbe iniziare ad applicare un sovrapprezzo al consumo in roaming. I sovrapprezzi sono soggetti ai seguenti massimali (IVA esclusa):
3,2 centesimi al minuto per ogni chiamata vocale effettuata
1 centesimo al minuto per ogni SMS
7,70 euro per GB di dati (nel 2017).
Il massimale per i dati verrà ridotto progressivamente dal 1° gennaio di ogni anno a partire dal 2018 come segue: 6 euro, 4,50 euro, 3,50 euro, 3 euro e 2,50 euro nel 2022. Dopo il 2019 il massimale verrà rivisto a seguito di un'analisi dei mercati all'ingrosso.

Politica dell'uso corretto: lavoratori transfrontalieri
Se vivi in un paese dell'UE, ma lavori in un altro, puoi scegliere un operatore di telefonia mobile di uno dei due paesi ed avvalerti del roaming a tariffa nazionale con una carta SIM del paese in cui vivi o di quello in cui lavori. In entrambi i casi si applica la politica dell'uso corretto, a condizione che almeno una volta al giorno ti colleghi alla rete nazionale, perché varrà come giorno di presenza (anche se il giorno stesso ti rechi all'estero).

Chiamate all'estero dal tuo paese / in roaming al di fuori dell'UE
Le chiamate effettuate dal tuo paese verso un altro paese dell'UE o extra UE non sono considerate in roaming e quindi non rientrano nelle norme sul roaming a tariffa nazionale. Non essendo regolamentati, i prezzi per queste chiamate possono essere elevati.
Il roaming (specie quello di dati) al di fuori dell'UE può essere costoso. Prima di recarti all'estero controlla quindi i prezzi applicati dal tuo operatore per evitare brutte sorprese in bolletta.

Roaming nei viaggi in nave o aereo
Quando viaggi in nave o aereo all'interno dell'UE hai diritto al roaming a tariffa nazionale se sei collegato a una rete terrestre di telefonia mobile. Quando i servizi mobili sono forniti tramite sistemi satellitari, il roaming a tariffa nazionale non si applica più e ti sarà addebitato il costo dei servizi di roaming non regolamentati (nessun massimale tariffario).

Protezione dei dati personali
Il tuo operatore è tenuto a osservare le vigenti norme sulla protezione dei dati personali e può avvalersi dei tuoi dati (di cui già dispone a fini di fatturazione) soltanto per verificare e confrontare la tua attività di roaming con il tuo consumo nazionale.

In caso di problemi: i tuoi diritti di consumatore
Se ritieni che il tuo operatore non abbia rispettato il tuo diritto al roaming a tariffa nazionale e ti abbia addebitato dei servizi in roaming mentre viaggiavi all'interno dell'UE, puoi contattarlo e avvalerti della procedura di reclamo esistente per contestare contestare i costi aggiuntivi.

Se non sei soddisfatto della sua risposta, puoi rivolgerti alle autorità nazionali di regolamentazione competenti (di solito l'ente nazionale di regolamentazione delle telecomunicazioni), che si occuperanno di dirimere la questione.

Fonte: Europa.eu

lunedì 19 giugno 2017

Gestire e curare la relazione con i clienti

Alla luce del fatto che le aziende, esposte on-line, devono far fronte a nuovi rischi informatici, alla violazione di dati e privacy, al furto di proprietà intellettuale e a guasti tecnici, c'è qualcosa di più da fare sul campo relazionale con il cliente.
Oggi la relazione con i clienti è a 360° e cioè significa capire al più non posso le loro difficoltà. E non è una cosa semplice. Eppure nella vasta gamma di quesiti capire i clienti per personalizzare l’offerta sta prendendo nuove strade e nuovi percorsi.
E’ questa la sfida che hanno di fronte le aziende, e per vincere sono chiamate ad aggiornare gli strumenti in uso. Le nuove strade del cambiamento si esprimono con nuovi linguaggi e scegliendo nuovi strumenti per affrontarli.
E’ certo che questo cambiamento è dettato dalla trasformazione digitale e dai continui cambiamenti tecnologici che “aiutano” il benessere lavorativo e personale.

Un esempio: al livello informatico per garantire la sicurezza alle aziende è fondamentale approcciare nella sua totalità i problemi, sapendo individuare le migliori tecnologie, per dare la giusta consulenza globale e gestendo il rischio analizzando le vulnerabilità.
Quello per cui tutti si dovrebbero spendere è per il cliente soddisfatto, questo implica anche che questo è il miglior rappresentante del proprio marchio o brand, il testimonial più credibile e ascoltato dalla sua cerchia di conoscenze. In poche parole è il nostro "pane quotidiano".
Una conquista che viene affrontata giorno dopo giorno.

Non mancano di certo le azioni di marketing e customer care necessarie e programmate per avvicinarsi al cliente, altresì c’è la necessità di dirigersi verso azioni sempre più personalizzate e avvincenti.
Il fulcro di ogni relazione con i propri clienti nuovi e “vecchi” è la seguente: bisogna emozionarli. Il customer experience si dovrebbe basare sull'interazione del rapporto con la gestione delle richieste di cambiamento e innovazione, agendo con affidabilità e precisione sull'intera catena dei valori che il cliente richiede. Significa anche vivere ogni giorno e in prima persona tutte le evoluzioni di ogni progetto e soprattutto fidelizzarlo e aumentare l’appagamento del cliente “fino alla fine”. Ogni cliente vive e si muove in una realtà particolare e ha una sua specifica personalità.

Ogni proposta avanzata deve dimostrare di tenerne conto, facendo tesoro delle esperienze vincenti per riadattarle al nuovo contesto in cui si trova ed adoperare nuove strategie per affrontare “collassi” e nuovi rischi.
Poiché le aziende dovrebbero dotarsi di strumenti in grado di soddisfare le esigenze per coordinare e governare i processi in maniera proporzionata agli attacchi dall'esterno, in ambito informatico, nel tempo, è la qualità che viene apprezzata di più.

Nel mondo del digitale molte aziende hanno accompagnato i propri clienti, che più delle volte sono anch'esse aziende, nel loro percorso di crescita e sviluppo fornendo soluzioni software e hardware per aiutarli a lavorare meglio, in modo efficace ed efficiente. Partendo da una attenta analisi delle loro esigenze di “gestione dati” a delle proposte di "pianificazione delle risorse d'impresa" (ERP) di ultima generazione.

La forza motrice del ciclo azienda- cliente sta nell'approccio di mercato che da un punto di vista funzionale, e lo vediamo nella telefonia e non solo, adotta la necessità di utilizzare nuovi modelli organizzativi e culturali basati sulla collaborazione e la condivisione delle informazioni.
Per esempio per aiutare chi legge a capirne di più sugli aspetti della sicurezza informatica dovrebbe aver chiaro che un’azienda fornitrice di cyber-sicurezza, per fornire alle aziende un supporto adeguato, deve avere alcuni elementi fondamentali da tenere presente: è determinante essere aggiornati sulle normative e sui processi di supporto per poter definire azioni successive. Deve avere grande esperienza sulle tecnologie e una linea di servizi, tra cui la cura del cliente, come valore aggiunto dei servizi professionali erogati. Poi immediatamente dopo ogni azione prende forma di uno o più progetti dove la tecnologia rappresenta uno strumento idoneo, e pertanto in un mercato così ricco di soluzioni è necessario avere una conoscenza approfondita (know-how) delle singole capacità di ogni strumento che le aziende informatiche in questo caso ci propinano.

Nel momento in cui la priorità è quella di instaurare relazioni durature con i clienti, la prima cosa da fare è conoscerli. Non si tratta solo di raccogliere dati e basta, ma di trarne un valore reale e di condividere ogni fase del processo della relazione, per riuscire a prevedere comportamenti ed esigenze future.
Grazie e buone vacanze.

mercoledì 17 maggio 2017

Non c'è più scampo per i cyberbulli!

L'aula della Camera ha dato il via libera definitivo alla proposta di legge contro il cyberbullismo. Il testo ha avuto il voto unanime dell'aula.
La legge opera in contrasto alle forme di cyberbullismo è stata approvata alla quarta lettura dalla Camera dei Deputati con 432 voti a favore e nessun contrario ed è ora legge dello Stato.
Il testo che ha avuto un percorso lungo e accidentato, è passato per tre volte dalle commissioni e le aule di palazzo Madama e di Montecitorio, ha avuto il definitivo lascia passare.

A chi è rivolto? E anzitutto chi è il cyberbullo?

Per la prima volta entra nell’ordinamento italiano una puntuale definizione legislativa di cyberbullismo.  Viene punita in sostanza la diffusione di contenuti online al preciso scopo di isolare il minore mediante un serio abuso, un attacco dannoso o la messa in ridicolo.

Tra le novità del testo di legge c’è la definizione del fenomeno e la possibilità, per il minore anche senza che i genitori lo sappiano, di sollecitare immediatamente il gestore del sito web o social network per l'oscuramento o la rimozione della “aggressione on-line”.

Questa legge va contro il bullismo telematico e identifica il soggetto che vìola con ogni forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, manipolazione, acquisizione o trattamento illecito di dati personali realizzata per via telematica in danno di minori.

Nel caso in cui il gestore ignori l'allarme, la vittima, stavolta con il genitore informato, potrà rivolgersi al Garante per la Privacy che entro quarantotto ore dovrà intervenire.

Il disegno di legge istituisce, tra l'altro, un Tavolo tecnico interministeriale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri con il compito di coordinare i vari interventi e di mettere a punto un Piano integrato contro il bullismo via web.

In caso di ingiuria, diffamazione, minaccia o trattamento illecito di dati personali via web, fino a quando non vi sia una querela o denuncia, il cyberbullo, sulla falsariga di quanto già  è previsto per lo stalking, potrà essere formalmente ammonito dal questore che lo inviterà a non ripetere gli atti vessatori. Insieme al minore sarà convocato anche un genitore. Gli effetti dell'ammonimento cessano al compimento della maggiore età.

In ogni istituto scolastico dovrà essere designato un docente con funzioni di referente per le iniziative contro il cyberbullismo, che collaborerà con le Forze di polizia, le associazioni e con i centri di aggregazione giovanile presenti sul territorio in caso di necessità. Le scuole sono chiamate a elaborare interventi di prevenzione e informazione, con la promozione dell'uso consapevole di internet.

(Di seguito la spiegazione della Onlus, Telefono Azzurro, che da anni lotta contro questo fenomeno.)

Che cos’è il Cyberbullismo?
Internet ha aperto nuove possibilità per tutti noi. L’altra faccia della medaglia è però rappresentata dai rischi legati ad un uso improprio di questo strumento: tra questi c’è il cyberbullismo.

Per i giovani che stanno crescendo a contatto con le nuove tecnologie, la distinzione tra vita online e vita offline è davvero minima. Le attività che i ragazzi svolgono online o attraverso i media tecnologici hanno quindi spesso conseguenze anche nella loro vita reale. Allo stesso modo, le vite online influenzano anche il modo di comportarsi dei ragazzi offline, e questo elemento ha diverse ricadute che devono essere prese in considerazione per comprendere a fondo il cyberbullismo.

Qui trovate le risposte alle domande che più frequentemente ricorrono su questo tema: avrete modo di capirne le cause e gli effetti e cosa fare per aiutare bambini ed adolescenti a mettere in atto comportamenti responsabili, senza essere autori, vittime o coloro che guardano senza reagire.

Si può definire cyberbullismo l’uso delle nuove tecnologie per intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, far sentire a disagio o escludere altre persone.
Tutto questo può avvenire utilizzando diverse modalità offerte dai nuovi media. Alcuni di essi sono:
  • Telefonate
  • Messaggi (con o senza immagini)
  • Chat sincrone
  • Social network (per esempio, Facebook)
  • Siti di domande e risposte
  • Siti di giochi online
  • Forum online
Le modalità specifiche con cui i ragazzi realizzano atti di cyberbullismo sono molte. Alcuni esempi sono:
  • pettegolezzi diffusi attraverso messaggi sui cellulari, mail, social network;
  • postando o inoltrando informazioni, immagini o video imbarazzanti (incluse quelle false);
  • rubando l’identità e il profilo di altri, o costruendone di falsi, al fine di mettere in imbarazzo o danneggiare la reputazione della vittima;
  • insultando o deridendo la vittima attraverso messaggi sul cellulare, mail, social network, blog o altri media;
  • facendo minacce fisiche alla vittima attraverso un qualsiasi media.

Queste aggressioni possono far seguito a episodi di bullismo (scolastico o più in generale nei luoghi di aggregazione dei ragazzi) o essere comportamenti solo online.  

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