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venerdì 17 maggio 2019

Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) e il POS

Cosa è la valutazione del rischio?

La valutazione dei rischi è uno degli obblighi principali di ogni Datore di Lavoro (art.li 17, 28 e 29 D.Lgs 81/08). Per effettuare la valutazione dei rischi di una realtà lavorativa occorre individuare tutti i pericoli connessi all’attività svolta e quantificare il rischio, ossia la probabilità che ciascun pericolo si tramuti in danno, tenuto conto dell’entità del potenziale danno.

A quale sanzione incorre il Datore di Lavoro che non effettua la valutazione dei rischi?
La mancata valutazione dei rischi da parte del Datore di Lavoro è sanzionabile con arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da € 2.500 a € 6.400.

Cosa è il DVR?
Il Datore di Lavoro ha l’obbligo di effettuare la valutazione dei rischi in forma scritta, elaborando un
documento denominato “Documento di Valutazione dei Rischi” o “DVR”.

Cosa deve contenere il DVR?
Il Documento di Valutazione dei Rischi, anche detto DVR, non si deve limitare a riportare l’anagrafica aziendale, l’organigramma della sicurezza e tutti i pericoli relativi all'attività svolta, suggerendo semplicemente alcuni consigli per la gestione dei vari pericoli, ma deve calarsi nella realtà valutata. Occorre analizzare tutte le fasi lavorative interne all'azienda, individuando tutti i pericoli connessi a ciascuna fase e quantificando tutti i rischi derivati. E’ necessario dunque misurare ciascun rischio, non è sufficiente solo menzionarlo del documento. Nel DVR deve essere inoltre presente un programma di miglioramento della sicurezza nel tempo, dove vengono riportate tutte le misure di prevenzione predisposte, il soggetto responsabile dell’attuazione ed una programmazione temporale.Per poter redigere un DVR è indispensabile un sopralluogo da parte di un Tecnico della Sicurezza, che effettuando le registrazioni e le misurazioni necessarie, sarà in grado di valutare quantitativamente tutti i rischi. E’ per questi motivi che non è possibile redigere un DVR senza il sopralluogo tecnico. I cosiddetti “DVR on line”, ossia che vengono redatti senza la visita del professionista in azienda, risultano gravemente incompleti ed in caso di visita ispettiva da parte degli
organi di controllo generano immancabilmente prescrizioni e sanzioni.

Cos'è un Documento di Valutazione dei Rischi Standardizzato (DVRS)?

E’ il Documento di Valutazione dei Rischi redatto partendo da un modello di riferimento di base approvato dalla Commissione Consultiva e recepito con il decreto dei Ministeri del Lavoro e dell’Interno (Decreto Interministeriale del 30 novembre 2012). Può essere utilizzato da tutti quei Datori di Lavoro di aziende che contano fino a 50 lavoratori con esclusione delle seguenti: aziende industriali, impianti o installazioni con i lavoratori esposti a rischi chimici, biologici, da atmosfere esplosive, cancerogeni mutageni e connessi all'esposizione ad amianto.

Il DVRS prevede una struttura suddivisa in quattro fasi:

descrizione dell'azienda, del ciclo lavorativo, delle attività e delle mansioni;
individuazione dei pericoli presenti;
valutazione dei rischi associati ai pericoli individuati e misure di attuazione;
definizione del programma di miglioramento.

DVR standardizzato e i relativi allegati.

Esempio di DVRS
Allegato 01 - Programma di miglioramento
Allegato 02 - Verbale di consegna dei dispositivi di

protezione individuale
Allegato 03 - Elenco sostanze chimiche e schede di sicurezza
Allegato 04 - Stress
Allegato 05 - Elenco macchinari e schede tecniche
Allegato 06 - Assetto soc mansionario
Allegato 07 - Valutazione rischio incendio
Allegato 08 - Formazione e attestati
Allegato 09 - Valutazione esposizione al rumore
Allegato 10 - Tutela lavoratrici in gravidanza


Cosa si intende per “data certa” del DVR?
Il Documento di Valutazione dei Rischi (anche quello standardizzato) deve avere data certa, ossia si deve poter provare che il documento sia stato redatto con un preciso riferimento temporale. A tal fine è sufficiente che il documento sia sottoscritto dal RSPP, dal medico competente (se nominato) e dal RLS. In mancanza del medico competente o del RLS, si rende necessario documentare la data semplicemente inviandosi il documento in formato pdf tramite PEC. Per coloro che non avessero
la PEC è possibile ricorrere all'apposizione del timbro di un ufficio postale sul documento avente "corpo unico" (seguendo la procedura descritta nella disposizione delle Poste italiane 93/2007). Altra soluzione è quella di spedire per mezzo raccomandata il documento all'indirizzo della propria sede.

Piano Operativo di Sicurezza: contenuti minimi
Come stabilito dall’allegato XV del dlgs 81/2008, i contenuti minimi del POS sono i seguenti:

i dati identificativi dell’impresa esecutrice, che comprendono:
il nominativo del datore di lavoro, gli indirizzi ed i riferimenti telefonici della sede legale e degli uffici di cantiere
la specifica attività e le singole lavorazioni svolte in cantiere dall’impresa esecutrice e dai lavoratori autonomi subaffidatari
i nominativi degli addetti al pronto soccorso, addetti antincendio ed evacuazione dei lavoratori e, comunque, alla gestione delle emergenze in cantiere, del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, aziendale o territoriale, ove eletto o designato
il nominativo del medico competente ove previsto
il nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione
i nominativi del direttore tecnico di cantiere e del capocantiere
il numero e le relative qualifiche dei lavoratori dipendenti dell’impresa esecutrice e dei lavoratori autonomi operanti in cantiere per conto della stessa impresa
le specifiche mansioni, inerenti la sicurezza, svolte in cantiere da ogni figura nominata allo scopo dall'impresa esecutrice
la descrizione dell’attività di cantiere, delle modalità organizzative e dei turni di lavoro
l’elenco dei ponteggi, dei ponti su ruote a torre e di altre opere provvisionali di notevole importanza, delle macchine e degli impianti utilizzati nel cantiere
l’elenco delle sostanze e miscele pericolose utilizzate nel cantiere con le relative schede di sicurezza
l’esito del rapporto di valutazione del rumore
l’individuazione delle misure preventive e protettive, integrative rispetto a quelle contenute nel Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC) quando previsto, adottate in relazione ai rischi connessi alle proprie lavorazioni in cantiere
le procedure complementari e di dettaglio, richieste dal Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC) quando previsto
l’elenco dei dispositivi di protezione individuale forniti ai lavoratori occupati in cantiere
la documentazione in merito all'informazione ed alla formazione fornite ai lavoratori occupati in cantiere.

Piano Operativo di Sicurezza: modello semplificato
Il Piano Operativo di Sicurezza con modello semplificato è stato introdotto dal Decreto Interministeriale 9 settembre 2014; si tratta di un modello standardizzato nato con lo scopo di semplificare gli adempimenti formali senza ridurre la tutela del lavoro.

La scelta di redigere il Piano Operativo di Sicurezza con modello semplificato o con metodologia classica è una facoltà del datore di lavoro dell’impresa esecutrice non condizionata né dal tipo di attività svolta dall'impresa né dalla tipologia di cantiere in cui è chiamata ad operare.

Il Modello semplificato di POS nasce con la finalità di essere il più possibile chiaro, facile da seguire e di aiuto nella corretta interpretazione di quanto previsto dal Dlgs n. 81/2008 senza ridurre in nessun modo i contenuti sostanziali previsti in materia di valutazione del rischio e di misure preventive e protettive da adottare.

giovedì 9 maggio 2019

Le norme guida del personale che Michele Ferrero scrisse oltre 40 anni fa

Massime da seguire nei contatti con il personale: “Quando parli con un individuo ricorda: anche lui è importante”
  • 1-Nei vostri contatti mettete i vostri collaboratori a loro agio:
    • -Dedicate loro il tempo necessario e non le “briciole”
    • -Preoccupatevi di ascoltare ciò che hanno da dirvi
    • -Non date loro l’impressione che siate sulle spine
    • -Non fateli mai sentire “piccoli”
    • -La sedia più comoda del vostro ufficio sia destinata a loro
  • 2-Prendete decisioni chiare e fatevi aiutare dai vostri collaboratori, essi crederanno nelle scelte a cui hanno concorso
  • 3- Rendete partecipi i collaboratori dei cambiamenti e discutetene prima della loro attuazione con gli interessati
  • 4-Comunicate gli apprezzamenti favorevoli ai lavoratori, quelli sfavorevoli comunicateli solo quando necessario, in quest’ultimo caso non limitatevi a una critica, ma indicate ciò che dovrà essere fatto nell’avvenire perché serva a imparare
  • 5-I vostri interventi siano sempre tempestivi: “Troppo tardi” è pericoloso quanto “Troppo presto”
  • 6-Agite sulle cause più che sul comportamento
  • 7-Considerate i problemi nel loro aspetto generale e non perdetevi nei dettagli, lasciate ai dipendenti un certo margine di tolleranza
  • 8-Siate sempre umani
  • 9- Non chiedete cose impossibili
  • 10-Ammettete serenamente i vostri errori, vi aiuterà a non ripeterli.
  • 11-Preoccupatevi di quello che pensano di voi i vostri collaboratori.
  • 12-Non pretendete di essere tutto per i vostri collaboratori, in questo caso finireste per essere niente.
  • 13-Diffidate di quelli che vi adulano, a lungo andare sono più controproducenti di quelli che vi contraddicono.
  • 14-Date sempre quanto dovete e ricordate che spesso non è questione di quanto, ma di come e di quando.
  • 15-Non prendete mai decisioni sotto l’influsso dell’ira, della premura, della delusione, della preoccupazione, ma demandatele a quando il vostro giudizio potrà essere più sereno
  • 16-Ricordate che un buon capo può far sentire un gigante un uomo normale, ma un capo cattivo può trasformare un gigante in un nano
  • 17-Se non credete in questi principi, rinunciate ad essere capi

martedì 7 maggio 2019

Interpelli del Ministero del Lavoro – Novembre 2014

 


In data 7 novembre 2014 il Ministero del Lavoro ha pubblicato le risposte a tre nuovi interpelli. Vediamoli nello specifico.

Lavoro intermittente – settori turismo, pubblici esercizi e spettacolo

Interpello n. 26/2014

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro ha inoltrato questo interpello per avere l’interpretazione del comma 2 bis art. 34 D.Lgs. n. 276/2003 riguardante il limite di 400 ore in tre anni per una prestazione lavorativa intermittente (lavoro a chiamata o JOB on call), in maniera particolare per il i settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo. La risposta arriva dalla Direzione generale della Tutela delle Condizioni di Lavoro e delle Relazioni Industriali e della Direzione generale dei Sistemi informativi, dell’Innovazione tecnologica e della Comunicazione la quale conferma che il limite di 400 ore non viene applicato per i citati settori (fer,mo restando le disposizioni presenti negli articoli dal 34 al 40 dello stesso decreto).
Pertanto i datori di lavoro interessati sono:
  • quelli iscritti alla Camera di Commercio con il codice attività ATECO 2007 corrispondente ai citati settori produttivi;
  • quelli che, pur non rientrando nel Codice ATECO corrispondente ai settori in questione, svolgano attività proprie del settore turismo, pubblici esercizi e spettacolo applicando i relativi contratti collettivi.

Somministrazione irregolare, distacco illecito e “lavoro nero”

Interpello n. 27/2014

La Confimi Impresa ha inoltrato l’interpello per avere un’interpretazione degli artt. 27, comma 2, e 30, comma 4 bis, D.Lgs. n. 276/2003 riguardanti le ipotesi di somministrazione irregolare e di distacco illecito, con particolare riferimento al riscontro della situazione di lavoro in nero nelle situazioni citate.
Il Ministero esclude la possibilità che vengano applicate le sanzioni per il lavoro in nero nelle ipotesi di somministrazione irregolare e di distacco illecito, poiché sono situazioni autonome del tutto distinte e peculiari che hanno una specifica disciplina sanzionatoria, diversa da quella per lavoro in nero o per quelle legate alla assenza di adempimenti di costituzione e gestione del rapporto di lavoro.

Dimissioni della lavoratrice madre-lavoratore padre

Interpello n. 29/2014

L’ARIS – Associazione Religiosa Istituti Socio-sanitari – chiede l’interpretazione dell’art. 55, comma 5, D.Lgs. n. 151/2001 che riguarda la possibilità per la lavoratrice madre o per il lavoratore padre di dimettersi senza il preavviso sancito dall’art. 2118 c.c..
L’art. 55, comma 4 del D. Lgs. n. 151/2001 è stato modificato dall’art. 4, comma 16, della L. n. 92/2012 il quale prevede che  la risoluzione consensuale del rapporto o la richiesta di dimissioni presentata dalla lavoratrice, durante la gravidanza e dalla lavoratrice o dal lavoratore nel corso dei primi tre anni di vita del bambino, deve essere convalidata dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro.
L’art. 55, comma 5 del D. Lgs. n. 151/2001 prevede che nel caso di dimissioni di cui al presente articolo, la lavoratrice o il lavoratore non siano tenuti al preavviso. Tale comma si applica solo per ciò che concerne il periodo di divieto di licenziamento, cioè finché il bambino non compie un anno. Questo perché l’estensione da 1 a 3 anni riguarda solo la convalida delle dimissioni.

lunedì 6 maggio 2019

Edili: il versamento dei contributi aggiuntivi ai Fondi da cumularsi con il contributo ordinario

La CNCE ha reso noto che il 12 marzo 2019 tra la Confapi Aniem e le segreterie nazionali delle associazioni sindacali dei lavoratori è stato sottoscritto un allegato al CCNL 12/11/2014 che regolamenta il versamento del contributo mensile al Fondo sanitario Sanedil, al Fondo prepensionamenti e al Fondo incentivo occupazione.
In particolare per gli operai deve essere versato un contributo pari allo 0,60% da calcarsi su minimo, contingenza, EDR, ITS per un minimo di 120 ore al mese.
Invece per gli impiegati è pari allo 0,26% da calcolarsi sulla retribuzione mensile costituita da minimo, contingenza, EDR e premio di produzione.
I contributi aggiuntivi previsti per i mesi di marzo, aprile e maggio 2019 sono da considerarsi cumulativi, ossia sommati sia al contributo ordinario del mese di riferimento sia al contributo aggiuntivo.
L'accordo specifica altresì che la base imponibile ai fini del calcolo delle aliquote contributive reattivamente a tutti i costituendi fondi risulta essere la seguente:
Sanedil e Fondo incentivo occupazione: minimo tabellare, contingenza, EDR e indennità territoriale di settore o premio produzione;
Fondo prepensionamenti: essendo confluito anche il Fondo lavori usuranti ha una base imponibile diversa ossia paga base, contingenza, EDR e indennità territoriali di settore.

L'INPS, con il messaggio 29/04/2019 n.1653, nell'ottica della semplificazione del processo di trasmissione del flusso DMAG/Unico, ha previsto che dal secondo trimestre 2019 non saranno più richiesti i dati relativi alla retribuzione teorica in assenza di retribuzione ordinaria e, pertanto, nella compilazione del flusso, il tipo di retribuzione "0" (zero) non dovrà più essere utilizzato.
Pertanto, per quanto riguarda gli OTI, dal secondo trimestre 2019, dovrà essere dichiarata la retribuzione teorica mensile (RTM), in luogo della retribuzione teorica giornaliera (RTG). L'INPS sottolinea che la retribuzione teorica mensile va dichiarata solo in presenza del tipo retribuzione "O" (ordinaria).
In associazione alla RTM dovrà essere compilato il campo "NMC", numero mensilità previste dal contratto, campo di nuova istituzione, che permetterà di calcolare la retribuzione teorica globale annua.
La retribuzione teorica mensile, rapportata a 26 giornate, non può essere inferiore al minimale di legge; nei casi di dichiarazione di importi inferiori a tale minimale, il flusso non verrà accolto.
In caso di part-time orizzontale il controllo del minimale orario mensile verrà effettuato sul rapporto delle ore e giornate dichiarate nel DMAG.
Invece, riguardo agli OTD, la RTG è richiesta solo in presenza di tipo retribuzione "O" (ordinaria) e continuerà ad essere calcolata secondo le istruzioni fornite con il messaggio n. 5085/2017.
L'istituto previdenziale definisce retribuzione teorica quella che il lavoratore avrebbe percepito (adeguata al minimale, ove inferiore) qualora non fossero intervenuti eventi tutelati che possono dar luogo ad accredito figurativo ovvero non tutelati, mentre la retribuzione persa è quella che il lavoratore ha perso per effetto di assenze intervenute per eventi tutelati che possono dar luogo ad accredito figurativo. Tale importo sarà quindi sempre rapportato alle effettive giornate dell'evento.
Infine, in materia di giornate e retribuzioni a decorrere dal secondo trimestre 2019 per OTI e per OTD, in presenza di tipo retribuzione O, P e M, si rende obbligatorio il campo "GG" del DMAG relativo alle retribuzioni dichiarate.
La trasmissione di sole retribuzioni in mancanza di giornate lavorate è una condizione che può verificarsi per particolari circostanze quali, ad esempio, la corresponsione di gratifiche, di premi, di conguagli di retribuzione, di emolumenti arretrati anche per i lavoratori licenziati.


L'INPS, con il messaggio n. 1655 del 29 aprile 20198, ha comunicato che è stata ultimata una nuova elaborazione dell'imposizione contributiva per tutti i soggetti iscritti alla gestione in oggetto per l'anno 2019 e per eventuali periodi precedenti non già interessati da imposizione contributiva.
A seguito di tale attività, sono stati predisposti i modelli "F24" necessari per il versamento della contribuzione dovuta.
I suddetti modelli "F24" saranno disponibili, in versione precompilata, nel "Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti" alla sezione "Posizione assicurativa" > "Dati del modello F24", dove sarà possibile consultare anche il prospetto di sintesi degli importi dovuti con le relative scadenze e causali di pagamento.

martedì 30 aprile 2019

Bonus SUD: incentivate le assunzioni solo dal 1 maggio 2019

L'ANPAL, con il decreto n.178 del 19 aprile 2019, ha regolamentato l'Incentivo Occupazione Sviluppo Sud, spettante ai datori di lavoro che assumano, tra il 1° maggio e il 31 dicembre 2019, persone disoccupate con età compresa tra i 16 e 34 anni oppure con 35 anni di età e oltre, privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi, ai sensi del Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali del 17 ottobre 2017.
Inoltre queste persone non devono avere avuto un rapporto di lavoro negli ultimi 6 mesi con il medesimo datore di lavoro.
L'incentivo può essere riconosciuto per le assunzioni a tempo indeterminato sia a tempo pieno che part-time, anche a scopo di somministrazione, nonché per i rapporti di apprendistato e per i rapporti di lavoro subordinato in una cooperativa di lavoro.
L'agevolazione riguarda le assunzioni effettuate nelle Regioni Abruzzo, Molise, Sardegna, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia e l'attuazione è demandata all'INPS che fornirà i chiarimenti sulle modalità operative di attuazione della misura.
L'entità economica è pari alla contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro, per un importo massimo di 8.060 euro su base annua. Il termine per la fruizione dell'incentivo è il 28 febbraio 2021.

martedì 16 aprile 2019

Agenzia delle Entrate chiarisce il nuovo regime forfettario

L'Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 9 del 10 aprile 2019, ha fornito indicazioni in merito al nuovo regime forfettario con imposta sostitutiva del 15% per i titolari di partita IVA ex L. 145/2018.
In base alle modifiche introdotte dalla Legge di bilancio 2019 (L. 145/2018), i contribuenti persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni che nell'anno precedente hanno conseguito ricavi e compensi non superiori a 65 mila euro possono aderire al regime e applicare, ai redditi determinati forfettariamente, un'unica imposta, nella misura del 15%, sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell'IRAP. Per le start up che rispettano determinate condizioni la misura dell'imposta sostitutiva è ridotta al 5% per i primi cinque periodi d'imposta.
Possono applicare l'imposta, sostitutiva di IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP, anche le imprese familiari e le aziende coniugali, queste ultime a patto che non siano gestite in forma societaria. Ammessi al regime anche gli "ex praticanti" che iniziano una nuova attività, anche se la esercitano prevalentemente nei confronti dei datori di lavoro dove hanno svolto il periodo di praticantato obbligatorio.
Per calcolare il reddito imponibile è necessario applicare un coefficiente di redditività stabilito dalla legge in base al tipo di attività esercitata. Dall'Agenzia delle Entrate specificano che le spese sostenute nell'esercizio dell'attività rilevano in base alla percentuale di redditività mentre sono deducibili dal reddito i contributi previdenziali dovuti per legge. In particolare, la circolare chiarisce anche che l'eventuale eccedenza dei contributi previdenziali e assistenziali versati da un contribuente fiscalmente a carico può essere dedotta dai familiari elencati dall'art. 433 C.C.
L'Agenzia delle Entrate chiarisce, inoltre, che, grazie alle modifiche normative operate dalla legge di bilancio 2019, i contribuenti che erano in regime semplificato perché non presentavano i requisiti ai fini dell'applicazione del regime forfettario, a partire dal 2019 possono applicare questo regime poiché sono venute meno le cause di esclusione. Non occorre presentare nessuna opzione o comunicazione. Inoltre, i contribuenti che nel 2018 erano in regime ordinario, per opzione, possono passare al regime forfettario.
Il nuovo limite di ricavi e compensi si verifica in riferimento al limite dei ricavi conseguiti e dei compensi percepiti nell'anno precedente all'applicazione del regime. La circolare spiega che il contribuente che ha sforato la soglia di 30 mila euro complessivi al 31.12.2018, ma senza superare la "nuova" soglia di 65 mila euro, può rimanere nel regime forfettario. Per verificare l'eventuale superamento del limite si deve tenere conto del regime contabile applicato nell'anno di riferimento. Quando il contribuente esercita più attività, contraddistinte da più codici ATECO, ai fini dell'accesso al regime forfettario, occorre fare riferimento alla somma di ricavi e compensi relativi alle attività esercitate.
I contribuenti che aderiscono al regime forfettario non addebitano l'Imposta sul valore aggiunto in fattura, non devono osservare gli obblighi di liquidazione e versamento dell'imposta né gli obblighi contabili e dichiarativi previsti dal DPR 633/1972. Il regime prevede, inoltre, l'esonero dall'obbligo di fatturazione elettronica, con l'eccezione delle fatture elettroniche nei confronti della P.A. che rimangono obbligatorie. I contribuenti devono comunque assicurare alcuni adempimenti, devono infatti numerare e conservare le fatture di acquisto e le bollette doganali, certificare i corrispettivi e versare l'Iva per le operazioni in cui risultano essere debitori di imposta, dopo aver integrato la fattura indicando l'aliquota e la relativa imposta. Ai fini delle imposte sui redditi, invece, i contribuenti che rientrano in questo regime sono esclusi dagli indicatori sintetici di affidabilità (ISA), non subiscono ritenute d'acconto e sono esonerati dall'applicarle. Questi contribuenti sono inoltre esonerati dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili. Sono, tuttavia, tenuti a conservare i documenti emessi e ricevuti, a presentare la certificazione unica con le ritenute previdenziali e assistenziali operate.

giovedì 11 aprile 2019

Call Centers: LA MIA LISTA DI NUMERI BLOCCATI PER ECCESSO DI CHIAMATE COMMERCIALI

0110708617, 01119800250, 01711896782, 0221119161, 0237923283, 0237927437, 0237927479, 0240701978, 0240702721, 0240702984, 02500041274, 0250041276, 0282950902, 0282957222, 0283595129, 0287177380, 0287368754, 0289731852, 0292858702, 0292858713, 0292858768, 0292858795, 0292858797, 0296330019, 0457860182, 0510548916, 051263788, 05441766744, 0587390821, 0621129473, 0632114455, 0662279860, 0681156224, 06897308445, 0692914590, 0695550595, 0697630107, 0697858961, 0707040088, 07331876149, 08118401477, 08118401477, 08119019890, 08119041154, 0812134058, 0955183501, 09841640035, 0992219556, 90564354, 91959179, 93615753, 98700477, 0662279860, 0457860182, 0697630107, 0237901277, 08118658007.

Questa è la mia lista di numeri telefonici, bloccati sul mio cellulare.
Li ho bloccati perché continuavano a chiamare senza sosta, una vera ossessione.
Fate voi le vostre conclusioni.


Per chiarire come stanno alla frutta, o canna del gas, sotto vi indico i compensi: minimo orario dei lavoratori dei call Center.

CALL CENTERS (Assocall - Ugl)
Compenso Minimo Orario

Ai fini della individuazione del corrispettivo per l'attività di vendita di beni e servizi, di presa appuntamenti, di recupero crediti, telemarketing e teleselling, call to check, call to verbal orders, resa in modalità outbound, nel rispetto delle vigenti norme di legge e del presente Accordo, le parti convengono quanto segue:

a) al Collaboratore che svolga l'attività di cui sopra, verrà riconosciuto il compenso conseguente al raggiungimento degli obbiettivi prefissati dal Committente, qualora il predetto compenso risulti superiore a quello che spetta al Collaboratore in relazione al numero totale di ore di effettiva prestazione lavorativa, sulla base di quanto previsto alla successiva lettera b);

b) il compenso orario minimo di riferimento è quello indicato in appresso nella "Tabella Compenso", rapportato alle ore di effettiva prestazione lavorativa (ivi incluse le sospensioni richieste dalla Committente funzionali allo svolgimento dell'attività di vendita, di presa appuntamento, di recupero credito, telemarketing e teleselling, call to check, call to verbal orders, le pause previste dalla legge, le attività preparatorie, il tempo di contatto, il tempo di chiamata e le attività di after call work), nel periodo di vigenza del contratto di collaborazione.

Tabella Compenso Minimo Orario e decorrenze

- fino al 31/3/2019 nella misura di € 6,50;
- fino al 31/3/2020 nella misura di € 7,30;
- dall’1/4/2020 e fino alla scadenza del presente Accordo Collettivo Nazionale, nella misura di € 8,30.

Le parti convengono che almeno tre mesi prima di ogni decorrenza di cui sopra si incontreranno per valutare, in relazione alle condizioni di mercato la sostenibilità della suindicata progressione economica del compenso del Collaboratore.

La natura autonoma del rapporto preclude la maturazione a favore del Collaboratore di compensi straordinari, mensilità aggiuntive, ferie, indennità di fine rapporto o altri istituti riconducibili al rapporto di lavoro subordinato al di fuori di quanto specificamente previsto dalla normativa vigente, dal presente Accordo o dal contratto individuale.

Tutti gli importi indicati nel presente Accordo, si intendono al lordo delle ritenute fiscali, previdenziali e assistenziali previste dalla normativa vigente, escluse quelle a carico del Committente.

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CCNL 1/3/2018

ENPALS
ENPALS - VERSAMENTO CONTRIBUTI

Versamento

(Art. 28, D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241; circolare ENPALS 23 dicembre 1998, n. 37; D.Lgs. 19 novembre 1998, n. 422; guida normativa Spettacolo, guida normativa Sportivi).

I datori di lavoro che occupano lavoratori dello spettacolo o sportivi professionisti devono effettuare il versamento unificato dei contributi relativi alle retribuzioni corrisposte entro il giorno 16 del mese successivo a quello di riferimento.

I titolari di partita IVA, devono effettuare i versamenti fiscali e previdenziali, dovuti ai sensi degli artt. 17, comma 2 e 28, comma 1 del D.Lgs. n. 241/97, esclusivamente con modello F24 telematico, secondo le seguenti modalità (art. 37, comma 49 del DL n. 223/2006):

a) direttamente:

- mediante lo stesso servizio (Entratel o Fisconline) da utilizzare per la presentazione telematica delle dichiarazioni;

- ricorrendo ai servizi di home banking delle banche e di Poste Italiane, ovvero utilizzando i servizi di remote banking (CBI) offerti dalle banche;

b) tramite gli intermediari abilitati a Entratel.

Ai sensi dell’art. 37, comma 11-bis) del D.L. n. 223/2006 inserito dall’art. 3-quater) del D.L. n. 16/2012, gli adempimenti fiscali e il versamento delle somme di cui agli articoli 17 e 20, comma 4, del D.Lgs. n. 241/97, che hanno scadenza dal 1° al 20 agosto, possono essere effettuati entro il giorno 20 dello stesso mese, senza alcuna maggiorazione.

mercoledì 10 aprile 2019

APPRENDISTATO E FORMAZIONE ALL'OCCUPAZIONE DEI GIOVANI


Siglato il 4/4/2019, tra l’ANCE, la LEGACOOP Produzione e Servizi, la CONFCOOPERATIVE LAVORO E SERVIZI, l’AGCI Produzione e Lavoro e la FENEAL-UIL, la FILCA-CISL, la FILLEA-CGIL, il nuovo testo della disciplina contrattuale del contratto di apprendistato per il settore delle costruzioni industriali e cooperative, con decorrenza dall’1/4/2019.

La disciplina dell'apprendistato è regolata dalle norme di legge e dalle disposizioni del presente articolo.
L'apprendistato è un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e alla occupazione dei giovani, articolato nelle seguenti tipologie:
a) apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore;
b) apprendistato professionalizzante;
c) apprendistato di alta formazione e di ricerca.
Al patto di prova, che deve essere stabilito in forma scritta, si applica per gli impiegati di qualsiasi livello la disciplina dei qualificati, mentre il patto di prova degli operai di qualsiasi livello avrà una durata pari a 8 settimane di lavoro.
Il numero complessivo di apprendisti che un datore di lavoro può assumere, direttamente o indirettamente per il tramite delle agenzie di somministrazione autorizzate, non può superare il rapporto di 3 a 2 rispetto alle maestranze specializzate e qualificate in servizio presso il medesimo datore di lavoro. Tale rapporto non può superare il 100% per i datori di lavoro che occupano un numero di lavoratori inferiore a dieci unità. E’ in ogni caso esclusa la possibilità di utilizzare apprendisti con contratto di somministrazione a tempo determinato. Il datore di lavoro che non abbia alle proprie dipendenze lavoratori qualificati o specializzati, o che comunque ne abbia in numero inferiore a tre, può assumere apprendisti in numero non superiore a tre.
Le parti si danno atto che per "maestranze specializzate e qualificate" si intendono i lavoratori, sia operai che impiegati, con livello di inquadramento non inferiore al secondo.
Per le imprese che occupano almeno 50 dipendenti, l’assunzione di nuovi apprendisti con contratto di apprendistato professionalizzante è subordinata alla prosecuzione, a tempo indeterminato, del rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato, nei 36 mesi precedenti la nuova assunzione, di almeno il 20% degli apprendisti dipendenti dallo stesso datore di lavoro; a tal fine non si computano i rapporti di apprendistato cessati per recesso durante il periodo di prova, per dimissioni o per licenziamento per giusta causa.
La frazione eventualmente risultante da tali conteggi sarà arrotondata all'unità superiore qualora risulti pari o superiore a 0,5.


Apprendistato per la qualifica e il diploma professionale


Ai fini della stipula del contratto è necessaria la sottoscrizione di un protocollo tra il datore di lavoro e l’istituzione formativa cui è iscritto lo studente, secondo quanto stabilito con il decreto ministeriale 12/10/2015.
La durata massima della presente tipologia di apprendistato è pari a:
- 3 anni per il conseguimento della qualifica di istruzione e formazione professionale;
- 4 anni per il conseguimento del diploma di istruzione e formazione professionale;
- 1 anno per il conseguimento del certificato di specializzazione tecnica superiore;
- 2 anni per la frequenza del corso annuale integrativo per l’ammissione all’esame di stato.
All’apprendista viene attribuito convenzionalmente:
- il 2° livello di inquadramento nel caso di conseguimento di specializzazione tecnica superiore o conseguimento di diploma di formazione professionale o di istruzione secondaria superiore;
- il 1° livello di inquadramento in tutti gli altri casi.
In caso di trasformazione del contratto di apprendistato in contratto di apprendistato professionalizzante, la durata massima complessiva dei due periodi di apprendistato è di 5 anni, di cui almeno 2 anni di apprendistato professionalizzante.
Il trattamento economico degli apprendisti non può essere inferiore alle sottoindicate percentuali della retribuzione calcolata su minimo di paga base o stipendio mensile, ex indennità di contingenza, indennità territoriale di settore per gli operai o premio di produzione per gli impiegati, EDR, eventuale elemento variabile della retribuzione, riferita al livello di inquadramento del lavoratore:


Anno del contratto di apprendistato

% retribuzione della prestazione di lavoro in azienda

Primo    1° semestre 65% - 2° semestre 70%
Secondo 3° semestre 75% - 4° semestre 80%
Terzo    5° semestre 85% - 6°semestre 90%
Quarto dal 7°semestre 90%
Per le ore di formazione svolte nell’istituzione formativa il datore di lavoro è esonerato da ogni obbligo retributivo. Per le ore di formazione a carico dell’azienda è riconosciuta all’apprendista una retribuzione pari al 10% di quella che gli sarebbe dovuta.


Apprendistato professionalizzante


La formazione per l'acquisizione delle competenze tecnico-professionali e specialistiche viene effettuata in via prioritaria presso le Scuole Edili/Enti unificati oppure presso l’impresa. La durata della formazione per l'acquisizione delle competenze tecnico professionali non potrà essere inferiore ad 80 ore medie annue.
La formazione di tipo professionalizzante è integrata dall’offerta formativa pubblica, ove prevista, interna o esterna all’azienda, finalizzata all'acquisizione delle competenze di base e trasversali.
La durata massima della presente tipologia di apprendistato è pari a:
- Lavorazioni tradizionali e mansioni di natura tecnico/amministrativa, propedeutiche all’acquisizione delle qualificazioni contrattuali contemplate nel 2°, 3°, 4°, 5°, 6° e 7° livello della classificazione contrattuale: 36 mesi;
- Lavorazioni artistiche relative ai profili professionali contrattuali che integrano la figura dell’artigiano: 48 mesi.
Il trattamento economico degli apprendisti non può essere inferiore alle sottoindicate percentuali della retribuzione calcolata su minimo di paga base o stipendio mensile, ex indennità di contingenza, indennità territoriale di settore per gli operai o premio di produzione per gli impiegati, EDR, eventuale elemento variabile della retribuzione, riferita al livello per il quale è finalizzato il relativo contratto e in relazione alle diverse qualificazioni da conseguire:


Livelli

1° sem.2° sem.3° sem.4° sem.5° sem.6° sem.7° sem.8° sem.

dal 2° al 7°          72%        72%       78%       78%       85%       90%                        
Lavorazioni artistiche (fig. artigiani)         72%       72%       78%        78%       85%       90%       90%       90%

Apprendistato di alta formazione e di ricerca


Per le ore di formazione a carico dell’azienda è riconosciuta all’apprendista una retribuzione pari al 10% di quella che gli sarebbe dovuta.
Ai fini della stipula del contratto è necessaria la sottoscrizione di un protocollo tra il datore di lavoro e l’istituzione formativa cui è iscritto lo studente o l’ente di ricerca.
Il trattamento economico degli apprendisti non può essere inferiore alle sottoindicate percentuali della retribuzione calcolata su minimo di paga base o stipendio mensile, ex indennità di contingenza, indennità territoriale di settore per gli operai o premio di produzione per gli impiegati, EDR, eventuale elemento variabile della retribuzione, riferita al livello di inquadramento del lavoratore:


Livelli

1° sem.2° sem.3° sem.4° sem.5° sem.6° sem.7° sem.8° sem.

dal 2° al 7°          70%        70%       78%       78%       85%       90%                      

lunedì 8 aprile 2019

Assegni per il nucleo familiare, domanda online dal 1° aprile 2019

1)Assegni familiari, domanda ANF online dal 1° aprile 2019

Domanda assegni familiari esclusivamente online dal 1° aprile 2019: la novità che riguarda gli ANF è contenuta nella circolare INPS n. 45 del 22 marzo 2019.

I lavoratori dipendenti di aziende private non agricole dovranno richiedere l’assegno al nucleo familiare presentando il modello ANF/DIP (SR16) esclusivamente in modalità telematica, inoltrando la domanda online direttamente ovvero per il tramite del patronato o degli intermediari dell’INPS.

Non sarà più possibile presentare domanda per gli assegni al nucleo familiare al datore di lavoro, modalità di richiesta vigente fino al 31 marzo e che sarà superata per garantire un maggior rispetto della privacy dei lavoratori dipendenti e per garantire il corretto calcolo dell’importo spettante.
Resta inalterata invece la modalità di richiesta degli assegni familiari per i lavoratori agricoli a tempo indeterminato, che continueranno a richiederli direttamente al datore di lavoro presentando il modello “ANF/DIP” (SR16) cartaceo come attualmente previsto.
È con la circolare n.45 che l’INPS illustra le novità relative alle modalità di presentazione della domanda per gli assegni familiari che riguardano i lavoratori dipendenti di aziende private non agricole.
La richiesta per ottenere gli ANF, l’assegno nucleo familiare, il cui importo è erogato direttamente in busta paga, dovrà essere inoltrata esclusivamente in modalità telematica.

Riepilogando, a partire dal 1° aprile 2019 la situazione sarà la seguente:
Assegni familiari 2019
Come fare domanda dal 1° aprile
Lavoratori dipendenti di aziende private Modello “ANF/DIP” (SR16) online tramite il sito INPS
Lavoratori dipendenti di aziende agricole Modello “ANF/DIP” (SR16) cartaceo al datore di lavoro

La motivazione della novità è duplice: centra la privacy ma, parallelamente, l’INPS intende assicurare una maggiore correttezza nel calcolo dell’importo riconosciuto.
Le domande per la prestazione familiare sinora presentate dai lavoratori interessati ai propri datori di lavoro utilizzando il modello “ANF/DIP” (SR16), a decorrere dal 1° aprile 2019 dovranno essere presentate esclusivamente all’INPS.

Sarà l’INPS, una volta ricevute le domande, a calcolare gli importi giornalieri degli assegni al nucleo familiare e quelli mensili teoricamente riconosciuti in base:
alla composizione del nucleo familiare;
al reddito conseguito negli anni precedenti.

Il lavoratore, dopo aver fatto domanda, riceverà una comunicazione da parte dell’INPS soltanto nel caso di reiezione della richiesta di erogazione degli assegni familiari.
L’utente potrà prendere visione dell’esito della domanda presentata accedendo con le proprie credenziali alla specifica sezione “Consultazione domanda”, disponibile nell’area riservata.
In caso di variazione nella composizione del nucleo familiare, o nel caso in cui si modifichino le condizioni che danno titolo all’aumento dei livelli di reddito familiare, il lavoratore interessato deve presentare, esclusivamente in modalità telematica, una domanda di variazione per il periodo di interesse, avvalendosi della procedura “ANF DIP”.

2) Domanda ANF online dal 1° aprile 2019: le istruzioni INPS per richiedere gli assegni familiari
A partire dal 1° aprile 2019, le domande per l’assegno al nucleo familiare (ANF) dovrà essere presentata dal lavoratore in modalità telematica in una delle seguenti modalità:
WEB, tramite il servizio on-line dedicato, accessibile dal sito www.inps.it, se in possesso di PIN dispositivo, di una identità SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) almeno di Livello 2 o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Il servizio sarà disponibile dal 1° aprile 2019;
Patronati e intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi, anche se non in possesso di PIN.
Nel caso in cui il datore di lavoro non sia più attivo, in quanto cessato o fallito, il lavoratore dovrà fare richiesta di pagamento diretto all’Istituto, nel limite della prescrizione quinquennale.
In tal caso, bisognerà seguire il percorso:
“Invio OnLine di domande di prestazioni a sostegno del reddito” > “Funzione ANF Ditte cessate e Fallite”.
Questa procedura si applicherà anche a patronati ed intermediari INPS qualora la richiesta sia inoltrata mediante questi.

3) Domanda assegni familiari, autorizzazione ANF in modalità telematica
Nei casi previsti dalle disposizioni vigenti in materia di rilascio dell’Autorizzazione agli assegni per il nucleo familiare, il lavoratore, o il soggetto interessato, che presenta la domanda di “ANF DIP” deve comunque presentare la domanda di autorizzazione tramite l’attuale procedura telematica “Autorizzazione ANF”, corredata della documentazione necessaria per definire il diritto alla prestazione stessa.
In caso di accoglimento, a partire dal 1° aprile 2019, al lavoratore richiedente gli assegni familiari non verrà più inviato il provvedimento di autorizzazione (modello “ANF43”), come finora previsto, ma si procederà alla successiva istruttoria della domanda di “ANF DIP”, da parte della Struttura territoriale competente, secondo le nuove modalità operative.
In caso di reiezione, invece, sarà inviato al richiedente il relativo provvedimento (modello “ANF58”).

4) Domanda assegni familiari, le novità per i datori di lavoro a partire dal 1° aprile 2019
La circolare pubblicata dall’INPS illustra anche la procedura che dovranno seguire i datori di lavoro, tra i primi ad essere interessati dalle novità che saranno pienamente operative dal 1° aprile 2019.
Gli importi degli assegni familiari calcolati dall’Istituto saranno messi a disposizione del datore di lavoro, che potrà prenderne visione attraverso una specifica utility, disponibile dal 1° aprile 2019, presente nel Cassetto previdenziale aziendale, con specifica indicazione:
del codice fiscale del lavoratore;
del codice fiscale del richiedente, qualora i due soggetti non coincidano (ad esempio nel caso di madre separata senza posizione tutelata, che chiede la prestazione sulla posizione lavorativa dell’altro genitore).
Sulla base degli importi teoricamente spettanti, così come individuati dall’Istituto, il datore di lavoro dovrà calcolare l’importo effettivamente spettante al richiedente, in relazione alla tipologia di contratto sottoscritto e alla presenza/assenza del lavoratore nel periodo di riferimento.
La somma corrisposta mensilmente non potrà comunque eccedere quella mensile indicata dall’Istituto. Il datore di lavoro erogherà gli importi per la prestazione familiare con le consuete modalità, unitamente alla retribuzione mensile (in busta paga), e provvederà al relativo conguaglio con le denunce mensili.
Qualora il lavoratore abbia richiesto assegni per il nucleo familiare arretrati, il datore di lavoro potrà pagare al lavoratore e conguagliare attraverso il sistema Uniemens esclusivamente gli assegni relativi ai periodi di paga durante i quali il lavoratore è stato alle sue dipendenze.
Pertanto, le prestazioni familiari relative ad anni precedenti, per periodi lavorativi alle dipendenze di un datore di lavoro diverso da quello attuale, dovranno essere liquidate dal datore di lavoro presso cui il lavoratore prestava la propria attività lavorativa nel periodo richiesto.

5)     Domanda ANF, le istruzioni per i datori di lavoro fino al 31 marzo 2019
Per le domande già presentate fino al 31 marzo 2019, per il periodo compreso tra il 1° luglio 2018 ed il 30 giugno 2019 o a valere sugli anni precedenti.
I lavoratori non dovranno presentare, in tal caso, una nuova domanda INPS per gli assegni al nucleo familiare.
Nel periodo compreso fra il 1° aprile 2019 e il 30 giugno 2019, i datori di lavoro potranno erogare le prestazioni di assegno per il nucleo familiare, e procedere al relativo conguaglio, sulla base sia di domande cartacee presentate dal lavoratore al datore di lavoro entro e non oltre il 31 marzo 2019, sia di domande telematiche presentate all’INPS dal 1° aprile 2019.
Per gli assegni per il nucleo familiare le cui domande sono state presentate in modalità cartacea direttamente al datore di lavoro fino alla data del 31 marzo 2019, il datore di lavoro dovrà, secondo le modalità sinora utilizzate, calcolare l’importo dovuto sulla base delle dichiarazioni presenti nell’istanza, liquidare gli assegni ed effettuare il relativo conguaglio al più tardi in occasione della denuncia UniEmens relativa al mese di giugno 2019.
Dopo la predetta data non sarà più possibile effettuare conguagli per assegni per il nucleo familiare che non siano stati richiesti con le nuove modalità telematiche.

In G.U. la Legge su Reddito di cittadinanza e pensioni quota 100

E' stata pubblicata, sulla Gazzetta Ufficiale n. 75 del 29 marzo 2019, la legge 28.3.2019 n. 26, di conversione del DL 4/2019 recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni.
Tra le principali novità rispetto al testo originario del decreto legge, si segnalano le seguenti:
È stato eliminato il limite anagrafico di 45 anni per i riscatti della laurea da parte dei lavoratori in attività dal 1° gennaio 1996.
Ai fini del RDC il reddito di 6.000 euro viene elevato di 7.500 euro per ogni componente il nucleo familiare con disabilità o non autosufficiente.
La PDC può essere erogata anche se il componente con 67 anni di età convive con una o più persone che non hanno questo requisito ma sono in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza.
I richiedenti RDC extraUE dovranno certificare reddito e composizione del nucleo familiare tramite documentazione del Paese di origine, con traduzione in italiano e validazione del consolato.
Ai fini del RDC i genitori con minori dovranno esibire l'Isee dell'altro genitore anche se non sposato o non convivente
Per le separazioni ed i divorzi avvenuti dopo il 1° settembre 2018, il cambio di residenza deve essere certificato da un verbale dei vigili.
L'erogazione del RDC e della PDC viene sospesa a coloro che vengono sottoposti ad una misura cautelare o condannati anche con sentenza non definitiva.
Chi ha presentato la domanda per il RDC in base ai requisiti previsti dal DL 4/2019 (adesso modificati dalla Legge di conversione) potrà continuare a fruire dell'incentivo per 6 mesi, durante i quali dovrà aggiornare la propria documentazione.
L'erogazione delle pensioni sarà sospesa se il titolare risulta latitante per gravi reati.

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