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mercoledì 15 novembre 2017

Acquisti online: il Parlamento rafforza la tutela dei consumatori

Il Parlamento europeo ha varato nuove norme per tutelare i consumatori europei quando effettuano acquisti online.

Il Parlamento ha approvato martedì in via definitiva le nuove regole UE che tutelano in maniera più efficace i consumatori da truffe sugli acquisti effettuati online. Le autorità nazionali disporranno di maggiori poteri per individuare e fermare le violazioni delle leggi a tutela dei consumatori che avvengono online, nel quadro del rinnovato regolamento sulla cooperazione per la tutela dei consumatori (CPC).

Le nuove norme mirano a colmare alcune lacune giuridiche e le difficoltà che derivano da 28 sistemi nazionali diversi.

Le autorità nazionali potranno:

·         imporre sanzioni, come ammende o penalità di mora,

·         informare i consumatori su come ottenere un risarcimento,

·         richiedere informazioni ai gestori di registri di domini e alle banche per identificare i commercianti disonesti,

·         acquistare beni o servizi per testare il rispetto delle norme da parte dei siti web, anche sotto copertura ("mystery shopping"),

·         imporre la visualizzazione di un'avvertenza rivolta ai consumatori o ordinare al provider di rimuovere il contenuto digitale o di limitare l’accesso allo stesso, nel caso non ci siano altri mezzi efficaci per fermare una pratica illegale.

La Commissione europea coordinerà le azioni nei casi in cui un'infrazione abbia arrecato, arrechi o rischi di arrecare un danno agli interessi collettivi dei consumatori in almeno due terzi degli Stati membri, che insieme rappresentano almeno i due terzi della popolazione dell'Unione.

Una delle richieste principali del Parlamento durante i negoziati con il Consiglio è stata quella di coinvolgere di più le organizzazioni dei consumatori. Queste svolgeranno un ruolo proattivo, segnalando le presunte infrazioni, poiché potrebbero venirne a conoscenza prima delle autorità ("segnalazioni esterne").

La relatrice Olga Sehnalová ha dichiarato: "Le nuove regole rafforzeranno e miglioreranno la cooperazione tra chi si occupa di tutela dei consumatori, in modo che si possa controllare più facilmente il rispetto delle leggi e affrontare le infrazioni transfrontaliere. Le autorità nazionali, la Commissione e le organizzazioni dei consumatori, lavorando insieme, creeranno un meccanismo efficace per combattere i commercianti disonesti sia online sia offline e per proteggere i diritti dei consumatori nel mercato unico".

Il testo, approvato dal Parlamento con 591 voti favorevoli, 80 voti contrari e 15 astensioni, sarà presto approvato formalmente anche dai Ministri UE. Il regolamento si applicherà 24 mesi dopo la sua entrata in vigore.

Una verifica effettuata nel 2014 ha rivelato che il 37% dei siti web per l’acquisto o la prenotazione online di viaggi, intrattenimento, abbigliamento, beni elettronici e servizi di credito violavano la legislazione UE per la protezione dei consumatori.

Alcuni esempi di pratiche che, grazie alle nuove regole UE, dovrebbero essere affrontate in maniera più efficace rispetto al passato:

·         una promozione transfrontaliera di breve durata da parte di una compagnia aerea che successivamente ha annullato i biglietti scontati,

·         un abbonamento a lungo termine nascosto dietro un'offerta per cercare di vincere un telefono a 1€,

·         un venditore online che non consegna i mobili di design che dichiara di vendere e che ha cambiato sede 4 volte in 3 anni

·         reclami relativi ai prezzi di noleggio delle auto presentati ai Centri Europei dei Consumatori, dai quali risulta che i consumatori sono discriminati in base al paese d'origine.

Stay tuned.

Unione dell'energia: la Commissione rafforza la leadership mondiale dell'UE nel settore dei veicoli puliti

La Commissione propone nuovi obiettivi per le emissioni medie di CO 2 del nuovo parco autovetture e veicoli leggeri dell'UE al fine di accelerare la transizione ai veicoli a basse e a zero emissioni.

Oggi la Commissione ha compiuto un decisivo passo in avanti nell'attuazione degli impegni presi dall'UE nell'ambito dell'accordo di Parigi per una riduzione vincolante delle emissioni di CO2 di almeno il 40% da qui al 2030 nell'UE. Mentre è in corso la conferenza internazionale sul clima a Bonn, la Commissione mostra che l'UE è l'esempio da seguire. Il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha dichiarato nel suo discorso sullo stato dell'Unione in settembre: "Voglio che l'Europa si ponga alla guida della lotta contro i cambiamenti climatici. L'anno scorso abbiamo fissato le regole del gioco a livello globale con l'accordo di Parigi, ratificato proprio qui, in quest'aula. Di fronte al crollo delle ambizioni degli Stati Uniti, l'Europa deve fare in modo di rendere nuovamente grande il nostro pianeta. È patrimonio comune di tutta l'umanità."

Con l'entrata in vigore dell'accordo di Parigi la comunità internazionale si è impegnata a procedere verso un'economia moderna a basse emissioni di carbonio, mentre l'industria automobilistica sta attraversando una fase di profonda trasformazione. L'UE deve cogliere l'opportunità di diventare leader mondiale, con paesi come gli Stati Uniti e la Cina che avanzano a grandi passi. Ad esempio, le vendite UE di autovetture nuove rispetto alle vendite globali sono scese dal 34% prima della crisi finanziaria (2008/2009) al 20% di oggi. Per mantenere la quota di mercato e accelerare la transizione verso veicoli a basse e a zero emissioni la Commissione ha proposto oggi nuovi obiettivi per le emissioni medie di CO2 del nuovo parco autovetture e veicoli leggeri dell'UE, che saranno rispettivamente applicabili dal 2025 e dal 2030.

La proposta di oggi stabilisce norme ambiziose, realistiche e applicabili per contribuire a garantire condizioni di parità fra i diversi soggetti del settore operanti in Europa. Il pacchetto definirà anche un chiaro orizzonte verso il quale avanzare per conseguire gli impegni presi nell'ambito dell'accordo di Parigi e incoraggerà sia l'innovazione nelle nuove tecnologie e nei modelli di business, sia un uso più efficiente di tutti i modi di trasporto di merci. Queste iniziative saranno rafforzate dall'impiego di strumenti finanziari mirati in modo da garantirne un'agevole applicazione.
Gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 che la Commissione propone oggi si basano su un'analisi approfondita e su un ampio coinvolgimento delle parti interessate, dalle ONG all'industria. Tanto per le autovetture quanto per i veicoli leggeri nuovi, nel 2030 le emissioni medie di CO2 dovranno essere inferiori del 30% rispetto al 2021.

Il Vicepresidente Maroš Šefčovič, responsabile per l'Unione dell'energia, ha dichiarato: "Siamo entrati in un'epoca di trasformazione economica ecologica. L'insieme delle proposte di oggi definisce le condizioni che permetteranno ai produttori europei di condurre la transizione energetica mondiale anziché seguire gli altri. Li spronerà a fabbricare i veicoli migliori, più puliti e più competitivi riguadagnando così la fiducia dei consumatori. Si tratta di un importante passo nella giusta direzione: un'economia europea moderna e sostenibile, con aria più pulita nelle nostre città e una migliore integrazione delle risorse rinnovabili nei sistemi energetici di oggi e di domani."

Il Commissario responsabile per l'azione per il clima e l'energia, Miguel Arias Cañete, ha dichiarato: "La gara mondiale per lo sviluppo di auto pulite è stata avviata e non si può fermare. L'Europa deve però mettersi al passo se vuole condurre e guidare questo cambiamento globale. Dobbiamo individuare obiettivi e incentivi adeguati, ed è ciò che stiamo facendo con queste misure per le emissioni di CO2 per autovetture e veicoli leggeri. Abbiamo obiettivi ambiziosi, ma attuabili e con un ottimo rapporto costi-benefici. Gli investimenti partiranno già ora per gli obiettivi intermedi del 2025. Con gli obiettivi del 2030 daremo stabilità e guida per assicurarne il mantenimento. Oggi investiamo nell'Europa e tagliamo l'inquinamento per rispettare l'impegno preso con l'accordo di Parigi di ridurre le emissioni di almeno il 40% entro il 2030."

Violeta Bulc, Commissaria per i Trasporti, ha dichiarato: "La Commissione interviene in maniera decisiva per rispondere a una sfida sempre più importante: riconciliare le esigenze di mobilità degli europei con la protezione della loro salute e del nostro pianeta. Tutti gli aspetti di questa sfida sono presi in considerazione: promuoviamo veicoli più puliti, rendiamo l'energia da fonti alternative più accessibile e ottimizziamo i nostri sistemi di trasporto. Ciò permetterà all'Europa e agli europei di muoversi in maniera più ecologica."

Elżbieta Bieńkowska, Commissaria per il Mercato interno, l'industria, l'imprenditoria e le PMI, ha dichiarato: "L'industria automobilistica si trova a un punto di svolta. Se vuole mantenere la leadership mondiale, salvaguardando l'ambiente e la salute pubblica, l'industria automobilistica deve investire nelle nuove tecnologie pulite. Favoriremo la diffusione dei veicoli a zero emissioni offrendo infrastrutture di ricarica di facile accesso e batterie di alta qualità prodotte in Europa."

Il pacchetto mobilità pulita comprende i seguenti elementi:
- nuove norme in materia di emissioni di CO2, che aiutino i fabbricanti a innovare e a proporre sul mercato veicoli a basse emissioni. La proposta prevede obiettivi sia per il 2025 sia per il 2030; l'obiettivo intermedio per il 2025 garantisce che gli investimenti comincino sin da ora, mentre l'obiettivo per il 2030 darà stabilità e un orizzonte a lungo termine che ne assicuri il mantenimento. Tali obiettivi incoraggiano la transizione dai veicoli convenzionali con motori a combustione interna a quelli puliti;
- la direttiva sui veicoli puliti, che promuove soluzioni per una mobilità pulita negli appalti pubblici, offrendo così un forte stimolo alla domanda e all'ulteriore diffusione di soluzioni di mobilità pulita;
- un piano di azione e una serie di soluzioni di investimento per la diffusione a livello transeuropeo di un'infrastruttura per i combustibili alternativi, con l'obiettivo di accrescere il livello di ambizione dei piani nazionali, aumentare gli investimenti e fare in modo che i consumatori li accolgano con favore;
- la revisione della direttiva sui trasporti combinati, che promuove l'uso combinato di diversi modi di trasporto delle merci (ad es. Tir e treni), e che faciliterà la richiesta di incentivi da parte delle imprese stimolando così l'uso combinato di camion, treni, chiatte o navi;
- la direttiva sui servizi di trasporto passeggeri effettuati con autobus, che incoraggia lo sviluppo di collegamenti effettuati in autobus su lunghe distanze attraverso l'Europa e offrirà alternative all'uso delle auto private, e che contribuirà ulteriormente a ridurre le emissioni dovute ai trasporti e la congestione stradale. I viaggiatori, in particolare quelli con redditi bassi, beneficeranno così di una scelta di opzioni di mobilità più ampia, migliore e più accessibile;
- l'iniziativa sulle batterie, che riveste un'importanza strategica per la politica industriale integrata dell'UE affinché i veicoli e altre soluzioni di mobilità del domani e i rispettivi componenti siano concepiti e prodotti nell'UE.

Prossime tappe:
Le proposte per una mobilità pulita saranno adesso inviate ai colegislatori; la Commissione auspica che tutte le parti interessate collaborino strettamente per garantire che le varie proposte e misure siano rapidamente adottate e attuate, in modo da massimizzare e generare al più presto i benefici attesi per l'industria, le imprese, i lavoratori e i cittadini dell'UE.

Contesto
Il pacchetto odierno è parte di un insieme più ampio di proposte politiche volte a rendere l'industria europea più forte e più competitiva. Come annunciato nella nostra nuova strategia per la politica industriale dell'UE presentata nel settembre 2017, l'ambizione della Commissione è aiutare le nostre industrie a rimanere o a diventare leader mondiali nell'innovazione, nella digitalizzazione e nella decarbonizzazione.
Il pacchetto odierno è il secondo pacchetto sulla mobilità che la Commissione presenta quest'anno. In maggio 2017 è stato presentato il pacchetto "L'Europa in movimento", che comprende un'ampia serie di iniziative volte a rendere il traffico più sicuro, a incoraggiare l'adozione di sistemi di pedaggio intelligenti, a ridurre le emissioni di CO2, l'inquinamento atmosferico e la congestione del traffico, a ridurre gli oneri burocratici per le imprese, a combattere il fenomeno del lavoro nero e garantire ai lavoratori condizioni e tempi di riposo adeguati.
Sulla scia dell'accordo di Parigi, il mondo si è impegnato a procedere verso un'economia a basse emissioni di carbonio. Molti paesi stanno attuando politiche volte ad agevolare la transizione a economie più pulite. Nel marzo 2016 la Commissione ha presentato una comunicazione sull'attuazione degli impegni dell'accordo di Parigi e nel giugno 2016 una strategia europea per una mobilità a basse emissioni.
Quest'ultima ha definito azioni concrete da intraprendere per aiutare l'Europa a rimanere competitiva e a rispondere alle crescenti esigenze di mobilità delle persone e delle merci. La strategia sulla mobilità a basse emissioni, che contribuisce al perseguimento degli obiettivi dell'Unione dell'energia, stabilisce principi guida chiari ed equi affinché gli Stati membri possano prepararsi ad affrontare il futuro. La proposta di oggi è l'ultimo passo mosso per trasformare questi principi in azioni concrete.

europa.eu

La politica di coesione investe nel meridione

L'UE ha investito più di 124 milioni di EUR provenienti dal Fondo europeo di sviluppo regionale in due progetti di linee ferroviarie e un progetto di infrastrutture per la gestione delle risorse idriche nel meridione, in Sicilia, Campania e Puglia.

La Commissaria per la politica regionale Corina Crețu ha dichiarato: "Questi tre progetti della politica di coesione rappresentano altrettanti esempi di un'Europa che ha a cuore il benessere dei propri cittadini e la protezione dell'ambiente." Per la costruzione e il rinnovo della rete fognaria attorno ai Campi Flegrei lungo la costa campana sono stati inizialmente stanziati 38,3 milioni di EUR. I Campi Flegrei sono una zona vulcanica del golfo di Pozzuoli, a nord-est di Napoli. I comuni in prossimità di questo parco naturale beneficeranno di una rete fognaria migliorata, accessibile a ulteriori 9 000 persone. Il progetto include anche la decontaminazione dei laghi della costa. Altri 72,7 milioni di EUR saranno investiti in Puglia per ammodernare il collegamento ferroviario verso la città di Bari. Il progetto include dei lavori nella stazione dell'aeroporto di Bari-Palese nonché la costruzione di collegamenti stradali che serviranno a raggiungere la linea ferroviaria dai comuni limitrofi. Infine, 13,4 milioni di EUR finanzieranno in Sicilia dei lavori sulla tratta ferroviaria che collega la città di Palermo al suo aeroporto, in modo da aumentare la capacità della linea, ridurre i tempi di percorrenza e decongestionare la periferia della città. Per ulteriori informazioni sulla politica di coesione in Italia è possibile consultare la Piattaforma Open Data.

ec.europa.eu

venerdì 10 novembre 2017

Le elezioni regionali siciliane in vista delle nazionali

Il 5 novembre 2017 si è conclusa la votazione in regione Siciliana, il voto è stato espresso per eleggere Presidente dell’ARS uno dei cinque candidati tra cui Musumeci, Micari, Cancelleri, Fava, e La Rosa. In particolare si evince, guardando ai risultati, la vittoria del centro destra coalizzato, in particolare Noi con Salvini/Lega nord e fratelli d’Italia con schieramenti di centro come UDC e liste civiche #diventeràbellissima, sviluppando un particolare interesse per lo scenario politico, e soprattutto per percepire quali strategie dovrebbero utilizzare i partiti e schieramenti nelle prossime elezioni nazionali. 

Scrivo un appunto riguardo l’UDC, poiché a nessuno è importato dire, che la scorsa tornata elettorale l’UDC appoggiava il PD mentre in questo giro di voti ha appoggiato il centro destra e Forza Italia. Sennonché nella appena trascorsa campagna elettorale si è continuamente fatto riferimento agli “impresentabili”. Accuse date per certe dal M5S. Il caso più “divertente” ed eclatante è stato quello di Cateno De Luca candidato nelle liste del centro destra con 5.418 voti, arrestato per "associazione a delinquere" il giorno dopo le elezioni.

Riassumendo in breve, ha vinto, alla Presidenza della Regione Siciliana, Nello Musumeci, per il Centrodestra con il quasi 40% dei consensi, a seguire al 35%, l’avversario de facto, Giancarlo Cancelleri del M5S. Il movimento cinque stelle in questo caso può ritenersi soddisfatto del risultato, soprattutto per aver assorbito un panel di mezzo milioni di voti in più rispetto alle scorse elezioni.

L’unico partito che non ha sfiorato il 20% è stato il partito democratico, il quale è stato l’unico a uscirne sconfitto in termini di numeri di seggi cioè 11, per il movimento cinque stelle i seggi assegnati sono 20, mentre per la maggioranza sono 36. C’è da dire che per la prima volta, l’Assemblea Regionale siciliana sarà composta da 70 consiglieri, e non più da 90.

Rimane un problema da gestire, e i partiti lo sanno, quello del 53% circa degli aventi diritto che non è andato a votare, i quali per ragioni legate all’espatrio per lavoro, o domicilio in altre regioni o per studio o per altre ragioni di disaffezione alla politica si sono astenuti dal voto. A parte quindi i circa due milioni di votanti, ha di nuovo vinto il “partito degli astensionisti”. 

Come si fa a cambiare una regione se chi ci abita non ha voglia di sforzarsi?  Ricordo che il diritto al voto è l’unico strumento che ha a disposizione il cittadino, per dire la sua riguardo la rappresentatività nelle istituzioni dei politici e per cambiare il proprio futuro. E da siciliano passo e chiudo.

mercoledì 18 ottobre 2017

Il "rosatellum bis", che cosa è successo!

La Camera, l'11 Ottobre 2017, dà il via libera alla legge elettorale ribattezzata "Rosatellum bis" (da una proposta del politico Ettore Rosato) con 375 sì e 215 voti contrari. Dopo tre votazioni di fiducia, il testo viene approvato con voto segreto superando la barriera dei franchi tiratori. Il tour de force alla Camera lascia il segno con un carico di polemiche in cui a tenere banco sono state le proteste in piazza del Movimento Cinque Stelle e della sinistra. Con lo strascico della norma definita dai 5 stelle e da Mdp 'salva- Verdini' che consente a chi è residente in Italia di potersi candidare anche nelle circoscrizioni estere.
Il Rosatellum crea ulteriori spaccature nel centrodestra, con Lega e Forza Italia a sostegno della legge ed Fdi posizionato sul fronte del no. Pur senza entrare nei dettagli, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni guarda con attenzione all'approvazione della legge: "Non e' il tempo dell'irresponsabilità - osserva il premier - al di la' di ogni comprensibile tensione politica dobbiamo mettere al primo posto l'Italia. Per quanto riguarda il governo si farà ogni sforzo per giungere ad una conclusione ordinata della legislatura".
Sulle barricate il Movimento Cinque Stelle ed il suo leader Beppe Grillo, arrivato a Roma proprio per gestire la protesta che da due giorni ha radunato davanti a Montecitorio i militanti 5 stelle. Il 'no' al Rosatellum ha ricompattato il gruppo dirigente che all'unisono si è scagliato contro la legge. Roberto Fico, Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio si sono alternati in una sorta di maratona a cui hanno preso parte tutti i parlamentari pentastellati per criticare "una legge - dicono - infame e scandalosa". Una polemica che i deputati M5s hanno portato avanti anche dentro l'aula accusando la maggioranza di aver fatto una norma ad hoc per Verdini: ""E' la ciliegina sulla torta - osserva Danilo Toninelli - di una montagna di letame democratico fatto da questi quattro miserabili".
Cambiano le parole ma anche a sinistra del Pd non mancano le accuse. Parla di "schifezza" Massimo D'Alema. "E lo dimostra che una maggioranza che conta 476 parlamentari su 630 - aggiunge - ha paura del voto segreto, che e' uno strumento parlamentare riservato a pochissime materie, tra cui i diritti fondamentali e politici dei cittadini". Mentre Pier Luigi Bersani lancia un ultimo appello a maggioranza e governo. Il Rosatellum 2.0 e' "un marchingegno sconosciuto nel mondo" - spiega l'esponente di Mdp - che "con il cuore in mano" ha chiesto a chi sostiene la legge di "fermarsi a riflettere". A sostenere il sì alla legge è il partito democratico. Il 'padre' del nuovo modello elettorale, Ettore Rosato, se la prende con chi ha manifestato in piazza: ""E' comodo andare a protestare e dire tutti sono contro di noi. Pensano solo alle loro poltrone non agli interessi del paese". Chi considera invece il Rosatellum il male minore è da sempre Silvio Berlusconi. Il Cavaliere sin da subito ha deciso di sostenere la legge nonostante i mal di pancia interni al suo partito, in particolare tra le file dei deputati meridionali: E' una buona legge perchè scontenta un po' tutti", osserva il capogruppo azzurro Renato Brunetta che ha portato avanti la trattativa per raggiungere l'intesa sulla legge elettorale. Dello stesso avviso la Lega Nord che sin dall'inizio si era resa disponibile a sostenere qualunque modello. 

Da: Euroroma. net

mercoledì 13 settembre 2017

Che cos'è e che cosa fa il Movimento 5 stelle?

Per info generale a chi ancora getta del fango mediatico: Il Movimento 5 Stelle è un’idea buona e nuova, non un volto che deve rendere conto alle lobbies (gruppi di pressione/banche) che lo finanziano. Il candidato premier del Movimento 5 Stelle è stato scelto già parecchio tempo fa e si chiama Programma a 5 stelle. E’ scritto dagli iscritti sul portale Rousseau e non di notte tempo o dopo accordi, inciuci, scambi di favori e promesse di poltrone, vedi presunta poltrona a Crocetta. Nell’universo dei 5 stelle non interessa votare un nome, perché la persona dovrebbe incarnare una leadership, al movimento interessa solo che il nome di quella persona sia quello di una persona onesta, incensurata, che non faccia accordi sottobanco e che abbia come punto di riferimento il Programma 5 stelle ed i cittadini che glielo hanno affidato. Che si scelga Cancelleri o Di Maio o Di Battista nulla della precondizione cambia, questa è la differenza con gli altri partiti, ad personam. Ed a nessuno deve rendere conto se non a chi gli ha affidato il compito di portare avanti le idee. Questo è un meccanismo nuovo che mette davanti un’idea e non più i presunti cavalieri. Oltremodo per questo motivo il mandato viene ridotto a due legislature. Per esempio anche tu che mi leggi che sei una/o qualunque, con il requisito dell'onestà morale ed intellettuale, soprattutto giudiziaria e ti senti di poter rappresentare i cittadini sul Programma 5 stelle, nessuno ti vieta di candidarti a Premier. It’s very easy.

martedì 22 agosto 2017

In Sicilia...l'ombra del gattopardo

Non sto qui a sottolineare il fatto che in Sicilia ci possa essere un cambiamento, con le votazioni regionali, perchè sarebbe un pò troppo un cambiamento per chi ha visto cosa non è la Sicilia e cosa non riesce a sbloccare in sè stessa la Sicilia e i siciliani. Tuttavia un esempio lampante di cosa è la Sicilia lo so benissimo, ci sono nato e c'ho vissuto, ed è l'assenza di senso civico, il sole e il mare "picciotti" danno emozioni sì, ma il senso civico? E Il modo di pensare della gente, parlo anche dei giovani "vecchi", rimasti indietro nel tempo? Non vi offendete ragazzi, ma chi si sottomette ai ricatti del sistema lavoro siciliano è obbligato a incazzarsi. Probabilmente, e me lo immagino, alcuni si chiederanno e vorranno delle condizioni "speciali" per tornare, ma queste condizioni si possono avere prima del voto? Assolutamente No! Dall'altro canto c'è la rabbia di chi vede comparire un movimento nuovo e pieno di energia, gli animi si sconquassano. Così che alcuni giovani vecchi, infinocchiati da vecchi discorsi patriarcali, continueranno a sostenere correnti politiche incastonate in gerarchie "millenarie" dei vecchi partiti, oramai stramorti, e il "mio" bel mito gattopardesco risusciterà come non mai. Io spero che questo messaggio possa essere smontato con i fatti, cioè andando a votare. Con la complicità di andare a votare per il bene comune e non con il senso civico tipico siciliano: "ma tantu cu acchiana acchiana si fanno i fatti sò".. La speranza è l'ultima a morire ragazzi e infine morale della favola a cosa penso? Penso che in Emilia Romagna regione in cui voto il M5S funziona, nel Parlamento si fanno un mazzo così e dulcis in fundo, perchè non dovrebbe funzionare anche nella mia splendida isola? La Sicilia.

lunedì 21 agosto 2017

Elon Musk, l'automazione e il reddito universale garantito

Elon Musk: «I robot tolgono lavoro, si introduca il reddito di cittadinanza»
Il fondatore e CEO di Tesla e SpaceX è convinto che il reddito garantito dallo Stato sia la risposta alla perdita di posti di lavoro causata dalla tecnologia


...CI SARANNO SEMPRE MENO LAVORI AL MONDO CHE I ROBOT NON POTRANNO FARE MEGLIO DI NOI. VOGLIO ESSERE CHIARO: QUESTE NON SONO COSE CHE DESIDERO ACCADANO. SONO COSE CHE CREDO, PURTROPPO, PROBABILMENTE ACCADRANNO: E SE LE MIE PREVISIONI SONO CORRETTE, E PROBABILMENTE LO SONO, DOBBIAMO RIFLETTERE ACCURATAMENTE SU COSA FARE. CREDO CHE UN QUALCHE TIPO DI REDDITO MINIMO UNIVERSALE DIVENTERÀ NECESSARIO. LA PRODUZIONE DI BENI E SERVIZI SARÀ ALTISSIMA: CON L’AUTOMAZIONE VERRÀ UNA VERA E PROPRIA SOVRABBONDANZA CHE RENDERÀ MOLTISSIMI PRODOTTI DAVVERO ECONOMICI. LA DOMANDA CHE DOBBIAMO PORCI ORA È: COME TROVERANNO IL SENSO DELLA VITA LE PERSONE CHE OGGI LO ATTRIBUISCONO AL LAVORO? SE NON CI SARÀ BISOGNO DI LAVORARE, QUALE SARÀ IL SENSO DELLA LORO VITA? SI SENTIRANNO INUTILI? QUESTO È UN PROBLEMA MOLTO PIÙ SERIO DI QUELLI RAPPRESENTATI DALL’AUTOMAZIONE...

Elon Musk è per il reddito minimo universale. Questa la risposta del patron di Tesla e SpaceX, e SolarCity, all’emorragia di posti di lavoro innescata dalla rivoluzione tecnologica. Il problema non è nuovo e data in pratica dai primi vagiti della rivoluzione industriale quando i luddisti rispondevano all’avvento delle macchine che rimpiazzava il lavoro manuale distruggendole. Poi quelle stesse macchine, espandendo la produzione, allargarono la base produttiva creando eserciti di lavoratori, in seguito rimpiazzati dalle macchine utensili e robot. Ma con l’arrivo dell’Intelligenza Artificiale gli stessi robot non hanno più bisogno del controllo umano.

Ed ecco che Musk, in un’intervista alla CNBC, ha detto che se i robot e le tecnologie provano altri tagli all’occupazione la soluzione per sostenere redditi e consumi non è altro che un reddito pubblico garantito dallo Stato. “C’è l’opportunità che si approdi al reddito di base universale, o qualcosa di analogo a causa dell’automazione.

Non saprei cos’altro si potrebbe fare. Penso che è quello che accadrà”. Al momento però, benché la questione sia da tempo sul tavolo del dibattito politico-sociale in molti Paesi, il reddito di cittadinanza, o universale, ha trovato parecchie resistenze. In Svizzera il progetto di introdurre un reddito universale di circa 3000 euro è stato bocciato in estate dal referendum popolare.

Sempre la scorsa estate il presidente Obama aveva sollevato la stessa questione in un’intervista col direttore del Media Lab del MIT, Joi Ito, e Scott Dadich, direttore di Wired affrontando appunto il nodo delle resistenze ad accettarla: “Se il giusto modello sia il reddito universale – sarà accettato da un ampio ventaglio di persone? – è dibattito che ci porteremo dietro per i proprio 10 o 20 anni”. L’elettorato elvetico per ora si è mostrato maggioritariamente a sfavore. Per queste misure che determinano un dislivello anche tra nazioni confinanti, infatti, scatta il meccanismo la difesa dal cosiddetto effetto chiamata; andrebbero, in altre parole, adottate su scala molto più ampia, uniformando i regimi normativi/salariali/previdenziali di ampie regioni. In questo senso, sarà la stessa tecnologia a farlo sul piano della produzione, come per esempio accadrà secondo Musk quando camion e articolati si autoguideranno. Non ci sarà bisogno di tanti autisti, ma semmai di uno solo in sala di controllo. “Però la gente avrà tempo libero per fare altre cose – ha aggiunto il ceo di Tesla – più complesse e interessanti”. Purchè abbia un salario.

Il dovere della paura

Ma è proprio obbligatorio, dopo ogni attentato, ripetere cazzate a macchinetta, tipo che “non cambieremo il nostro stile di vita” e continueremo a “non avere paura”? Non so voi, ma io da tre anni a questa parte ho una paura fottuta e il mio stile di vita l’ho cambiato eccome. 
Per esempio, quando vedo un tipo sospetto, cerco di memorizzarne il volto. E se, alla stazione o all’aeroporto o sul treno, noto un bagaglio incustodito, lo segnalo al personale. Non servirà a nulla, ma hai visto mai. Il guaio è che, prigionieri come siamo della retorica e dei luoghi comuni (a ogni attentato corriamo a cercare tutti gli scrittori, gli attori e i cantanti del Paese colpito, come se non bastassero le scemenze e le banalità che produciamo in casa nostra), confondiamo la paura dannosa che annebbia i pensieri e paralizza le azioni con la paura utile che sveglia le menti e attiva i corpi. Il guaio non è tanto per noi, che possiamo far poco.
Ma per i governanti di tutt’Europa: anche se non lo dicono, sono molto più terrorizzati di noi (anche perché un attentato in campagna elettorale può mandarli a casa per sempre, e Aznar ne sa qualcosa) e la loro paralisi danneggia noi. Che avremmo bisogno di fatti subito. E ben venga la paura, se serve a propiziarli.

Le cose da fare e quelle da evitare sono stranote, ce le ripetono puntualmente gli esperti (quelli veri) a ogni strage. E sono un insieme di piccole, medie e grandi scelte. Quelle grandi si chiamano guerre, alleanze, traffico d’armi e sono decisive per ingrossare o per prosciugare le file dello jihadismo. Forse ce lo siamo dimenticati: ma – lo ricorda Alberto Negri sul Sole-24 ore – tutto cominciò nel 1979, quando l’Armata Rossa di un’Urss già in piena crisi invase l’Afghanistan e in dieci anni fu sconfitta dai mujaheddin, appoggiati dall’Occidente e finanziati dall’Arabia Saudita, che iniziò a imporre in tutta l’area l’ideologia wahabita. La stessa ideologia prima politica e poi religiosa che, mutatis mutandis, fu poi propugnata da al Qaeda e ora dall’Isis, in una guerra santa che anzitutto spacca il mondo arabo-islamico e solo dopo l’Oriente e l’Occidente. Un Occidente che vi si è cacciato dentro col suo demenziale interventismo: prima usando i regimi islamici come pedine per i suoi doppi e tripli giochi nelle guerre per procura (tipo Iran-Iraq) e poi, dopo l’11 settembre 2001, scatenando conflitti senza fine (Afghanistan e Iraq). Senza dimenticare i disastri combinati in Africa, dalla Somalia alla Libia. Il tutto sempre col pretesto della “guerra al terrorismo”: perduta anche questa, visto che, da quando lo combattiamo armi in pugno, il terrorismo si è centuplicato.

E ora gli americani e gli inglesi, che hanno appiccato incendi un po’ ovunque, si ritirano in buon ordine lasciando a noi, fedeli zerbini, il compito di spegnere il fuoco. Cioè di contare i nostri morti.
E noi – i nostri governi imbelli, intendo – ce lo meritiamo pure, perché continuiamo a combattere il terrorismo come facevano loro: islamici buoni (perché momentaneamente e apparentemente amici) contro islamici cattivi (perché nemici o presunti tali), tutti peraltro armati fino ai denti con ordigni nostrani, di ultima o penultima generazione (a seconda delle “amicizie” del momento). 
Come se l’Isis non fosse nato proprio dal revanscismo dell’Iraq sunnita. E come se Al-Sisi o Assad e, dall’altra parte, Erdogan, i sauditi e il Qatar potessero essere nostri amici anche per un giorno. La scena si ripete in Libia, con Macron che ci sorpassa in curva annettendosi il governo Al Sarraj e noi subito riallacciamo i rapporti con l’Egitto (fregandocene di Regeni e delle altre migliaia di morti ammazzati come lui) che telecomanda l’altro capobanda Haftar.

Le piccole scelte, invece, sono decisive per agevolare o per ostacolare i terroristi già in azione. Se questi sono i testimonial pubblicitari della guerra santa e prediligono i luoghi simbolici per galvanizzare le truppe mostrandoun Isis trionfante e un’Europa in ginocchio, fargli trovare la Promenade des Anglais a Nizza, nel giorno della festa nazionale, senza posti di blocco, non fu proprio una grande idea. Come non lo è stato regalare loro la Rambla di Barcelona in pieno agosto pedonalizzata e dunque ricolma di gente, ma senza dissuasori anti-traffico, né barriere di cemento anti-tir, né cecchini pronti all’uso. Specie se la Cia da settimane avvertiva i Servizi spagnoli che Barcellona era tra gli obiettivi dell’Isis e che le Ramblas erano il bersaglio ideale. Specie se qualche giorno prima, nella stessa Catalogna, era stata smantellata una cellula jihadista. Certo, con quei piccoli accorgimenti la rete dei ragazzini, già ridimensionata dall’esplosione della bombola di gas, avrebbe magari ripiegato per un’azione più rozza e un bersaglio meno eclatante (e però anche meno affollato): tipo gli accoltellamenti alla finlandese. Ma almeno l’effetto-spot si sarebbe evitato e qualche vita in più si sarebbe salvata.

Infine ci sono le scelte intermedie, vedi alla voce “intelligence”. Anche stavolta, come in ogni strage dell’ultimo triennio, alcuni attentatori erano noti agli apparati come radicalizzati e pericolosi; e i Servizi alleati avevano lanciato l’allerta, puntualmente ignorata. L’impressione è che di informazioni ne circolino anche troppe, ma che nessuno sappia bene che farsene. Specie in Paesi a più antica immigrazione, impossibilitati a sorvegliare migliaia di radicalizzati (15mila in Francia, almeno altrettanti nel Regno Unito, 7mila in Germania, 800 in Spagna, molti meno fortunatamente in Italia, anche perché quelli con cittadinanza italiana sono pochi e gli altri possono essere espulsi al primo sospetto). Ma tra il non controllarli tutti e il non controllarne quasi nessuno, neppure quando scatta l’allarme, c’è un abisso. Chiamato, con rispetto parlando, Europa.

20 Agosto 2017 di Marco Travaglio.

La redistribuzione del reddito...

La redistribuzione del reddito per contrastare automatismo tecnologico e ondate migratorie.

“Mangiare a ufo” è un tradizionale modo di dire che si riferisce a chi vorrebbe mangiare “a sbafo”, cioè senza pagare. Il “reddito di cittadinanza”, un reddito elargito dallo Stato in forma completamente gratuita a tutti indiscriminatamente (o quasi, dipende da varie versioni o proposte) è, appunto, una forma di “welfare” generalizzato che è già in avanzata fase di studio e di sperimentazione presso diverse mature economie del globo.
L’idea di distribuire gratuitamente denaro allo scopo di contrastare gli scompensi creati dalle moderne forme di liberismo economico ampliate dalla contemporanea interazione dell’automatismo tecnologico e della globalizzazione selvaggia sembra proprio essere l’ultima speranza di salvare un sistema economico, quello del capitalismo liberista, finito nel vicolo cieco di una globalizzazione che, invece di creare vere opportunità per le popolazioni povere crea, in realtà, solo grave minaccia per quelle che, nel secolo scorso, dopo dure lotte e sacrifici, erano riuscite a creare, perlomeno a livello nazionale o locale, un discreto equilibrio sociale.

Le economie industrializzate vedono infatti, in tempi recenti, svanire con la rapidità della neve al sole, non solo quegli incerti equilibri, ma persino quelle volenterose, benché sempre insufficienti, forme  di welfare che consentivano alla società organizzata di superare gli alti e bassi di economie fondate più sulla concorrenza che sulla solidarietà umana.
Chi oggi non è ricco non vede solo svanire quel livello di minimo benessere che aveva raggiunto anche grazie all’operato e ai sacrifici delle generazioni che lo avevano preceduto, ma si vede ora persino seriamente minacciato dalla insostenibile concorrenza di ondate migratorie dai paesi poveri che, per una serie di fattori concomitanti, esercita una insostenibile concorrenza verso i fattori produttivi e la manodopera preesistente nei paesi a economia sviluppata.

Come già accennato sopra, però, non c’è solo la globalizzazione selvaggia ad assalire dall'esterno il malfermo sistema economico delle democrazie occidentali, basate sul liberismo capitalista. Benché l’avversario ritenuto più pericoloso dai capitalisti, quel socialismo democratico che non è riuscito a prendere il sopravvento nemmeno dopo il grave tonfo di tre “Grandi Recessioni” in meno di vent'anni (la quarta però è già in vista!), il pericolo maggiore appare essere frutto proprio del progresso creato autonomamente dal liberismo stesso. In America lo indicano con due sole lettere:Ai, Artificial intelligence, cioè l’intelligenza artificiale. Tutta la tecnologia, la robotica, gli algoritmi, ecc. che consentono una sempre maggiore automazione non solo nelle fabbriche ma ormai dappertutto anche nelle amministrazioni e negli uffici di ogni tipo, rendono il lavoro sempre meno affidato a persone fisiche e sempre più a robot, computerizzazione, automatismo al contatto a distanza.
Tutto questo se da un lato comporta meno fatica per l’uomo, genera peraltro un crescente e pesantissimo eccesso di lavoro manuale e intellettuale di basso livello, impietosamente sostituiti da marchingegni, programmi di ogni tipo e persino automi dotati di basilari livelli autodecisionali (nella foto il robot Teotronica dotato di 53 dita si esibisce al pianoforte in Cina, il 4 giugno scorso, insieme al pianista italiano Roberto Prosseda).

Un interessante articolo a firma di Roberto Cingolani su Il Corriere Economia del 3 aprile scorso raccomanda di non temere le “macchine intelligenti”, perché se da un lato cancellano posti di lavoro, dall’altro lato ne creano di nuovi. Il grafico che accompagna l’articolo evidenzia, però, un pesante scompenso tra posti creati e posti persi. Nel solo comparto dei “colletti bianchi” (gli impiegati), il deficit si conta in diversi milioni di posti persi. Vero che potrebbe essere solo un fenomeno temporaneo, ma è vero anche che, intanto, se non si fa niente per superare indenni la fase di transizione, il danno potrebbe diventare permanente.

Siccome le due problematiche automatismo tecnologico e ondate migratorie (galvanizzate dalla globalizzazione selvaggia) viaggiano di pari passo, appare evidente che in un sistema economico basato quasi esclusivamente sulla competizione, non c’è assolutamente spazio sufficiente, nei ristrettissimi tempi in cui il fenomeno si sviluppa, per la conservazione di un adeguato livello retributivo e occupazionale capace di garantire a tutta la popolazione dei paesi cosiddetti “ricchi” almeno il livello di benessere economico e di welfare raggiunto nel secolo scorso. Ecco quindi che si rende necessario pensare ad un modo nuovo di redistribuzione del reddito, gli studiosi lo chiamano già “Universal basic income” (Ubi, ossia Reddito minimo garantito).


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