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mercoledì 31 ottobre 2012

I "valori degli italiani" nel tempo della crisi economica.

Lavarsi le mani dalle responsabilità è sempre stato un antico vizio, vedi il “caso Pilato” ma la nostra immagine e le nostre azioni sono in leggero miglioramento sul piano umano ed è stato dimostrato. Siamo italiani, siamo brava gente, siamo simpatici, in una commistione tra idee irresponsabili e di solidarietà “infinita”. Il fulcro di questa “verità” è la famiglia d'origine che si conferma al centro degli interessi degli studi scientifici dei ricercatori. E’ quanto sostiene la ricerca del Censis intitolata “I valori degli italiani”. Effettivamente il nostro tasso di individualismo, che c'è sempre stato fin dal passato, ha portato gli italiani a un leggero isolamento delle proprie responsabilità sociali e della famiglia. Parlo di quel senso civico scarso che proviene dalle famiglie meno preparate a indirizzare i propri figli. Parlo del menefreghismo “assoluto” che ci attanaglia le vite.
I Paesi Europei con maggiore senso di responsabilità sono quelli scandinavi, quelli più al nord, quelli più freddi e forse è solo un caso quello della condizione climatica. Essi hanno un forte senso di identità e di avvedutezza sociale, in più sono sostenuti da un welfare capace di ridurre le distanze sociali.
Roberto Cartocci docente all'università di Bologna afferma che ha segnato positivamente sui Paesi Europei di confessione protestante il rapporto, il forte senso di responsabilità dato all'individuo nei confronti degli altri e di Dio. Lo diceva anche Max Weber nel suo libro “L'etica protestante e lo spirito del capitalismo” che l'influenza del protestantesimo e il suo modus vivendi aveva permesso un arricchimento “nobile” per chi seguiva quella religione, quei valori “diretti”. Si sa che nel protestantesimo ogni singola persona ha un rapporto diretto con Dio, a cui deve rendere conto, senza intercessori. Da un altro canto l'Italia ha valori moderni come gli altri europei, ma risentirebbe, si sente dire, dell'influsso della Chiesa Cattolica e della stessa struttura del Vaticano.
Ci accorgiamo che è riduttivo affermare questo in termini così poveri. Tuttavia il messaggio evangelico compenetra la nostra società da secoli, e richiama proprio alla fratellanza e alla responsabilità verso il prossimo, verso gli altri. E' dimostrato che il mondo cattolico è pieno di persone ad alto senso di responsabilità verso il prossimo e le istituzioni. Semmai, l'individualismo è di quelli che la fede se la portano ricucita addosso esteriormente senza farsela risistemare e riformare. Occorre una riproposta, una ri-educazione alla vita buona, alla vita onestà secondo le parole del Vangelo. E perchè non leggere la storia di questo nostro scarso senso civile? Siamo stati a lungo divisi e sottomessi al male. Non parliamo di come in questo periodo lo Stato si è presentato al popolo, ai cittadini, sempre col suo volto oscuro, il suo lato peggiore. Poi quando ci si sente dominati, e non governati, l'interesse individuale predomina su quello collettivo. Riferendoci alla considerazione teorica di Max Weber lo stesso dimostra le sue ragioni nell'indirizzo religioso e rispettoso di quei valori semplici, elementari.
Fin dal passato, si sono formati in Europa Stati nazionali e si sono diffusi nuovi valori, competenze che sono ordine, solidarietà e senso dello Stato. In Italia abbiamo avuto comuni, le lotte di classe, le lotte tra aristocrazia e borghesia, lotte tra famiglie e famiglie, tra diverse fazioni. Nella mole di teorie sociologiche diffuse si conclude sempre dicendo che da lì si è formata la nostra identità attuale e questo ce lo insegna anche la storia. E non ci si può giustificare solo attraverso questa considerazione. Si è plasmata la nostra identità individualistica rivolta all'interesse particolare e circospetta dell'autorità statale. La logica individualistica degli italiani in generale, applicata alla vita concreta cessa in disinteresse, indifferenza, negligenza collettiva per le cose pubbliche e in quel diffuso gioco lo scaricabarile, facilitato dalla burocrazia e da una legislazione confusa, pasticciata è la prassi. 
Ogni tanto o addirittura raramente è punito chi si lascia andare per scorciatoie illegali ma questa è l'eccezione. Che vi sia un gran bisogno di educare al senso civico e alla responsabilità è evidente agli occhi di tutti. Quando le televisioni si diffusero tra le case degli italiani, erano gli anni '50, ci fu chi disse che essa sarebbe stato il mezzo per portare alle famiglie italiane la cultura e la conoscenza degli altri, avvicinando i cittadini a una formazione comune e più “italianizzante”. Fu così in parte direi e quando la televisione entrò nelle case, ci fu qualcuno che pensò di usarla per fini commerciali e qui dovrei applicare sistematicamente spiegazioni che non sto qui a dimostrare per via del piccolo spazio che ho a disposizione in questo post.
Karl Popper capì l'andazzo di questo strumento subdolo, la televisione, e disse all'epoca: “la televisione produce violenza e la porta in casa dove altrimenti non ci sarebbe” e proponeva una riflessione esaudiente e benevola: “chi fa televisione deve sapere di aver parte all'educazione dei bambini e degli adulti”. Oltrepassando il discorso di Popper il solo sviluppo educativo dovrebbe venire dalla scuola cominciando fin dalle scuole elementari, anzi fin dalla lettura, dalla famiglia. Siamo cresciuti o no civilmente? Siamo inclini a questa educazione per il cambiamento sociale? Guardando ai dati del Censis, all'esposizione esaudiente di Giuseppe De Rita presidente del Censis, è incoraggiante notare che gli italiani più solidali, giovani generazioni dagli orizzonti ampi, scoprono il valore delle relazioni umane, mettono così in crisi l'individualismo che ha lacerato l'uomo e i suoi rapporti con il “mondo”. Questo ci permette di poter abbracciare una nuova cultura solidale, la cultura evangelica, un nuovo slancio culturale utile a ritrovare un nuovo senso, che riproietti questa fase delicata della storia economica mondiale verso la riscoperta di valori che permeano nell'uomo fin da sempre.

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