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lunedì 11 gennaio 2010

C'è da scommetterci: il 2010 sarà l'anno dell'e-book

Tra qualche anno, il 25 dicembre 2009 sarà ricordato come una data campale nella storia dell’editoria: lo scorso Natale, infatti, Amazon ha annunciato che per la prima volta in assoluto le vendite di libri elettronici (e-book) hanno superato quelle dei volumi cartacei. Un sorpasso davvero sorprendente, legato anche al successo di vendita del lettore di e-book Kindle che, sempre secondo Amazon, nelle settimane prenatalizie è stato il gadget più regalato nella storia dei consumi: nella sola giornata del 14 dicembre, ne sarebbero stati ordinati 9,5 milioni di pezzi in tutto il mondo. Sia chiaro, anche negli Stati Uniti il mercato degli volumi elettronici resta al momento circoscritto – oltreoceano corrisponde all’1.5% delle vendite dei libri cartacei, in Italia allo 0.04% - ma le notizie che giungono da casa Amazon hanno già infiammato gli esperti. Una cosa è certa: nel bene o nel male, il 2010 sarà un anno decisivo per l’editoria mondiale, che si troverà a fare i conti con il mondo di internet e tutto ciò che ne consegue (e-book, distribuzione alternativa, print on demand e, come è stato per la musica, pirateria).

La scorsa settimana, su “La Stampa”, Francesco Semprini ha rilanciato le preoccupazioni dell’editoria tradizionale statunitense di fronte al boom del libro elettronico. La domanda è semplice: l’e-book è un’opportunità o una minaccia per le vendite? Ad oggi, la maggior inquietudine per gli editori è rappresentata dalla pirateria, che potrebbe trasformare uno strumento in grado di rilanciare la lettura come l’e-book “in un autogol per l’intero settore”. Lo scorso settembre “The Lost Symbol” – l’atteso sequel de “Il codice Da Vinci” di Dan Brown – è stato scaricato illegalmente più di centomila volte, andando incontro allo stesso destino del mercato discografico alle prese con mp3 e programmi di file sharing. Che fare, allora? Alcuni autori, come la madrina di Harry Potter, J.K. Rowling, hanno posto il veto alla pubblicazione dei propri libri sottoforma di e-book. Altri, a dispetto dei pericoli rappresentati dalla pirateria, credono che l’editoria tradizionale non possa non fare i conti con un formato destinato a crescere sempre più, in attesa che anche Apple sbarchi nel mercato dei supporti per libri elettronici.

Mentre in America si discute sui mezzi per contrastare l’illegalità, in Italia gli e-book non impensieriscono ancora: questo non significa, però, che internet non ponga delle importanti sfide anche alla nostra editoria. Sul fronte del libro elettronico, particolarmente attiva è la casa editrice Simplicissimus Book Farm, che offre ad ogni scrittore in erba la possibilità di pubblicare la propria opera sottoforma di e-book. Secondo Marco Croella, direttore tecnico di Simplicissimus intervistato da “BooksBlog.it”, l’elettronica non dovrebbe spaventare l’editoria tradizionale: “Qui non si tratta di tecnologie alternative, ma di tecnologie che possono convivere. Se fino a ieri la carta era l’unico mezzo con il quale fruire un libro, oggi ho semplicemente più scelta: posso scegliere la carta, oppure posso scegliere un ebook reader. Il lettore ha delle possibilità in più non in meno, e proprio non riesco a considerare questo un male”. Croella conclude poi ricordando ciò che davvero conta nella lettura: “Quello che mi appassiona quando leggo è il contenuto, il contenitore passa totalmente in secondo piano”.

Se gli e-book in Italia stentano ancora a decollare, negli ultimi tempi si è registrato un incremento del print on demand, un servizio che permette a chiunque di stampare il proprio scritto in un determinato numero di copie e di mettere in vendita la propria opera on-line. In questa direzione va ad esempio il sito “ilmiolibro.it”, lanciato dal Gruppo Editoriale L’Espresso: in cima alla lista dei titoli più venduti spicca una raccolta di racconti ambientati in Abruzzo e intitolata “Immota Manent”, opera di Enrico Cantalini (che scrive sotto lo pseudonimo di R. C. Manca). Nel caso del print on demand e degli e-book “artigianali”, per l’editoria (e per i lettori) si porrebbe un problema di ordine qualitativo: scavalcando il filtro della selezione editoriale, si rischia infatti di andare incontro ad una sovrabbondanza di libri mediocri, confezionati senza alcuna cura redazionale. A venir meno sarebbe allora la funzione stessa dell’editoria, mediatrice culturale tra scrittori e lettori.

Ma il futuro dei libri è davvero così nero? Davvero, nel giro di pochi anni, l’amata carta sarà sostituita da file elettronici e Kindle di ultima generazione? Al grido degli editori statunitensi ha risposto Umberto Eco, autore – insieme a Jean-Claude Carrière – di un volume dal titolo che suona come una minaccia: Non sperate di liberarvi dei libri. Secondo il semiologo, il libro cartaceo rappresenta la perfezione assoluta in quanto mezzo e contenuto coincidono: a differenza degli e-book, che necessitano di un lettore apposito, per fruire un libro basta semplicemente un po’ di luce. Se anche gli e-reader dovessero affermarsi, concludono i due studiosi, il libro come lo conosciamo non sparirà mai e andremo verso un regime di convivenza paragonabile a quello instauratosi tra radio e televisione. Sulla stessa linea si collocano molti altri analisti: se è impossibile prevedere come leggeremo fra venti o trent’anni, nel futuro prossimo vedremo realisticamente un trasferimento in digitale delle opere enciclopediche e da consultazione, mentre romanzi e saggi resteranno ancora legati alla carta. Per il momento, almeno in Italia, gli editori possono tirare un sospiro di sollievo.

www.locciedentale.it

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