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martedì 18 maggio 2010

L'insuccesso dell'UE-crisi

Siamo in un periodo di rievocazioni risorgimentali. I versi de L’Orlando Furioso sono relativi alla conquista dell’Italia, dovuta a litigi interni. Lodovico il Moro si sentiva attaccato dal re di Napoli e chiamò in aiuto Carlo VIII di Francia. Era il 1495. Gli italiani formarono invano una Lega contro gli stranieri, e restammo sotto il “giogo straniero” per molti secoli.

Cos’è l’Europa di oggi?
E’ sempre la figlia di un re libanese, rapita da Zeus travestito da toro, con una vocazione mediterranea? Oppure è figlia della ostpolitik russotedesca? E’ ancora figlia di Cristoforo Colombo, atlantica e occidentale?

E’ il tema economico, a ossessionare le nazioni.
Il quadro internazionale è dominato da due epidemie: l’influenza suina nordamericana (finanziaria) e la nube islandese-greco-spagnola (che riguarda economie nazionali e debiti statali).
Le due pesti si sono diffuse ovunque, escluso in parte il Bric –le economie emergenti di Brasile, Russia, India e Cina.

E’ stata un’invasione barbarica globale. Quali sono le cause?
Uno dei peccati originali europei è –secondo Murray N. Rothbard- il mercantilismo, la credenza che il sistema economico debba essere funzionale a un impero nazionale o sovranazionale. La cifra del successo consisterebbe nella prevalenza dell’export di beni rispetto all’import. Dal punto di vista logico è un ragionamento ineccepibile, e infatti sembra la chiave vincente di Cina, India e Germania, indipendentemente dai governi. Dal punto di vista politico però il mercantilismo è un must socialista e keynesiano, opposto al libero mercato, in quanto mira al protezionismo se non all’autarchia. In sostanza il liberalismo di molte economie sarebbe una truffa: oggi il ruolo della politica consiste nel proteggere i mercati nazionali, pur adorando a parole il libero commercio. Gli stessi no-global opposti al liberismo in realtà si opponevano al mercantilismo, senza saperlo.

Il nodo del centrodestra
Si tratta di capire che cosa convenga di più ai cittadini: un orizzonte fatto di regole condivise e di libero mercato, nella consapevolezza che il commercio è fonte di pace e sviluppo, oppure un modello fondato sui monopoli, sull’iperlink tra Stati e mega-aziende (col rischio di corruzione), sul nazionalismo mascherato.
Il nodo dev’essere risolto dai partiti del centrodestra europeo (Cameron in testa, la Merkel in coda, Medvedev alla finestra, Tremonti al bivio), visto che dominano la scena, oscillando tra modello liberale, neoprotezionismo, e un ritorno allo Stato-nazione dovuto non solo alle celebrazioni del Risorgimento, ma soprattutto ai disastri della UE.

La posta in gioco
I vincoli di Maastricht non sono stati rispettati dagli stati “pigs”, e la Grecia ha falsificato i conti, prima della crisi, col risultato di arrivare a un deficit non più finanziabile dalle banche internazionali. La gestione dell’euro come una “carta di credito” ha portato alcune nazioni al mercantilismo passivo praticato dalla Spagna dei secoli d’oro e dalla Russia e dagli arabi di oggi, grazie alla rendita fondiaria gratuita, proveniente dalle miniere d’oro del Perù, dal gas siberiano, dal petrolio, dalla gestione allegra dell’euro. Ma il mercantilismo passivo provoca la fine della produzione e dello sviluppo: perché mai creare dei modelli “lombardo-veneto”, se si può campare lo stesso coi finanziamenti europei, statali, e coi Titoli di Stato? Così come la regione Campania, la Grecia è naufragata con gli stipendi pubblici che raggiungono il 40% del Pil; con il Bonus per chi arriva in orario al lavoro; con “l’indennità per i forestali che lavorano all’aria aperta”; con l’Ente per la salvaguardia di un lago prosciugato nel 1930. Sono versailleate note anche a noi italiani, che cerchiamo invano di ridurle da decenni.

UE e FMI hanno creato una specie di fondo sovrano per i paesi in deficit, mentre la BCE il debito comprando titoli di stato e pagando le banche commerciali venditrici con un assegno che resterà depositato “presso la banca centrale a rendimento zero”, secondo la lettura di Mario Seminerio.

Salvare la Grecia era fondamentale, la UE ha sbagliato a non intervenire subito. Se la peste dovesse raggiungere altre nazioni, i cui debiti sono posseduti da Francia, Germania e Regno Unito, collasserebbe l’intera Europa. Ma se collassa la UE, salterebbero anche l’economie di Cina, Russia e USAa. Ragion per cui il rischio non è il fallimento, ma il declino, o una ripresa lenta.

Secondo David Ignatius, columnist del Washington Post, “gli europei hanno solo rinviato il redde rationem”. Invece sarebbe stato meglio unificare le economie, dice Ignatius. Sì, ma come la mettiamo col mercantilismo di ognuno degli Stati?

Secondo Ignatius gli stati mediterranei (“Club-Med”) hanno usato l’euro come una carta di credito. Il danno aggiuntivo è costituito dalla socializzazione il debito.

La Gold rush
Investitori come George Soros comprano oro da un anno. Soros ha investito in Spdr Gold Trust e in azioni Citigroup per 313 milioni di dollari. Mentre in Cina arriva l’inflazione, non si punta soltanto sull’oro, tornato in auge dopo l’abbandono del gold standard (ecco un altro peccato originale: abbandonare l’oro come garanzia delle valute).

Molti dei timori e tremori di queste settimane potrebbero essere dovuti alla crescita del Forex (il mercato delle valute). Intanto le Borse e l’euro continuano a scendere, a causa dell'insufficienza delle misure prese a Madrid e a Lisbona. Per giunta il chairman di Deutsche Bank, Josef Ackermann, è incappato in una voce dal sen sfuggita, dicendo che la Grecia potrebbe non essere in grado di rimborsare tutto il suo debito.

E la NATO?
Oltre all’economia, c’è la crisi geopolitica, enorme. Il nuovo segretario generale della NATO, Rasmussen, ha parlato del nuovo ruolo dell’Alleanza, il 5 maggio scorso. Il punto di partenza è costituito dall’integrazione dell’Europa di Sud-est, a partire dalla Bosnia-Erzegovina. Il tentativo NATO di riposizionare la frontiera a sudest, potrebbe essere seguito dalla stessa UE, se questa avesse una programmazione strategica e politica. I fatti sono semplici: i russi hanno esteso la propria area di influenza all’Ucraina e (in parte) alla Turchia, ex baluardo occidentale andato a ramengo per l’islamismo crescente e per il gran rifiuto di Sarkozy (che doveva essere giocato meglio). Questa settimana l’Obama-Cameron russo Medvedev ha siglato con Erdogan accordi per 25 miliardi, ottenendo la fornitura del 70% del gas e del petrolio necessari ai turchi, e il free-pass navale dai Dardanelli, che arriva dopo gli accordi che hanno garantito le basi in Crimea della flotta del mar Nero.

Sul piano politico la Russia ha pianificato una modernizzazione della propria economia, con l’abbandono (a parole?) del mercantilismo e una industrializzazione crescente, cioè aprendo il proprio mercato agli investitori occidentali.

L’Italia diventerà una microcolonia?
Ho posto due domande a David Ignatius del Washington Post. La prima riguardava l’inclusione, nella sua analisi, dell’Italia tra le nazioni “Club-Med”, visto che l’economia reale italiana è più alta di quella ufficiale, a causa della presenza del sommerso, anche se il nostro debito resta mostruoso in termini assoluti. La risposta è stata secca: “Sapremo chi sono i pigs, quando vedremo chi chiederà aiuto”.

La seconda questione ci riporta all’inizio di questo articolo: Siamo sicuri che Francia e Germania stiano svolgendo il ruolo di San Francesco? Stiamo cedendo a loro, sotto la copertura della UE, fette di indipendenza e di libertà nazionale? Siamo oggetto di un microcolonialismo finanziario? Cos’è la Unione Europea? Sono domande che circolano in silenzio da anni, in Europa.
La risposta è stata secca: “I am intrigued by your comment about microcolonialism”.

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