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venerdì 14 maggio 2010

L'intervista a Confalonieri: punire la corruzione I ministri facciano il mutuo!

«Berlusconi al Quirinale? Non ce lo vedo, lui è fatto per i ruoli operativi»

L'intervista

Confalonieri: punire la corruzione
I ministri facciano il mutuo

«Berlusconi al Quirinale? Non ce lo vedo, lui è fatto per i ruoli operativi»

«Quando una persona che conosci da sessant’anni riesce ancora a stupirti, dev’essere un fenomeno. Io ho conosciuto Silvio bambino all’oratorio, sono diventato suo amico al ginnasio, ma in questi giorni lui riesce ancora a stupirmi. Ha una resistenza alle pressioni quasi sovrumana. Uno dei suoi segreti è sempre stata la fisicità; come ha capito Belpoliti, che è di sinistra ma nel suo libro sul corpo di Berlusconi ha intuizioni giuste. Anche ora, che è sempre charmeur ma ha i suoi anni, Silvio ha una forte fisicità. Con qualche aiutino, d’accordo. Ma quando deve gasare qualcuno, ha un magnetismo che mi ricorda il Senofonte dell’Anabasi, o i condottieri raccontati da Tucidide. Del resto i leader naturali sono sempre stati molto fisici. Come Mussolini. De Gaulle. O il Fidel Castro che parlava otto ore di fila».

Presidente Confalonieri, Berlusconi parla di un’«entità esterna» che lavora contro il governo. Condivide?

«Ci hanno sempre provato. Fa parte del gioco. I magistrati — anche se non tutti—e la stampa di sinistra hanno sempre considerato Berlusconi un intruso. Non dico sia un complotto; è una coincidenza di strategie. Ovunque l’opposizione tenta di far cadere i governi; la differenza è che in Italia l’opposizione non la fanno i partiti di sinistra, che sono messi malissimo, ma una parte dell’establishment. Ero contrario alla discesa in campo proprio perché, siccome Berlusconi è un genio ma io non sono un pirla, sapevo che ci sarebbe successo tutto questo».

Che idea si è fatto dello scandalo delle case?

«Non è una bella cosa. Facessero un mutuo, come tutti... Scajola è un mio amico, non voglio dare giudizi. A Di Pietro, che restituì i soldi in una scatola di cartone, hanno perdonato tutto; ad altri no».

Nella lista Anemone ci sono anche i restauri di Palazzo Grazioli, dove lei dorme quando è a Roma.

«Bisogna distinguere. Se uno ha commissionato dei lavori, e li ha pagati, non c’è niente di male. Se li ha fatti in cambio di favori, è un altro discorso. Ma certo Silvio non ha bisogno di fare soldi con la politica: ne ha già tanti... A Palazzo Grazioli ha fatto fare molti lavori, e ha speso parecchio; anche se non è casa sua, è in affitto dal duca».

Nessun problema, quindi?

«No, il problema c’è. Alla politica un tempo si avvicinavano uomini mossi da grandi ideali: il cattolico solidarista, il comunista che voleva cambiare il mondo, il liberale con il culto della libertà. Valori che non ci sono più. La rivoluzione di Berlusconi ha dato un’occasione agli agnostici della politica: uomini sempre rimasti ai margini, esasperati dal politichese e dalle formule astruse, stufi dall’austerità e dal cattocomunismo, naturalmente di destra anche perché considerati dalla sinistra come baluba, ignoranti, stupidi, mentre erano in realtà disimpegnati, un po’ egoisti, al limite un po’ gretti. Tra loro ci sono quelli che vogliono il Suv e l’orologio firmato, il che non è un male: "Enrichissez- vous!". È un male l’eccesso. È un male cedere al vizio capitale dell’avidità. E la corruzione va punita».

Ce ne sono anche nell’entourage di Berlusconi?

«Chi può escluderlo? I ministri non guadagnano molto, ma hanno uno status e soddisfazioni che dovrebbero bastare; che si accontentino. Detto questo, attenti a disconoscere il lavoro di un Bertolaso. Io non so se abbia frequentato queste signorine. So che in un anno ha dato casa agli aquilani. E ricordo le vergogne del passato. Ricordo il Belice. Quand’ero amministratore del Giornale sono stato in Irpinia, con Montanelli ed Egisto Corradi, a portare i primi prefabbricati, frutto della generosità dei lettori. Gettarci fango addosso da soli, evocare Dracula come fa la Guzzanti, è da vecchia Italia. L’Italia che chiama francesi e spagnoli per far guerra al vicino».

Veronica "guadagnerà" più di lei.

«È anche giusto. Io per Berlusconi sono come un fratello; lei è stata la moglie».

Con Veronica lei ha sempre tenuto i contatti, vero?

«La conosco da 25 anni, anche di recente l’ho sentita. Penso che se la coppia è bene assortita e dà vita a una famiglia sana questo sia un valore da difendere. Veronica non doveva presentare Silvio come una persona diversa da quella che è. Anche perché lui è stato un marito forse discutibile, ma un padre meraviglioso».

Ora nelle aziende entrano i figli. Non è pericoloso, quando a comandare si è in cinque?

«Nel gruppo c’è spazio per chi merita. Berlusconi è un uomo fortunato, anche con i figli: Pier Silvio è un imprenditore che crede nel prodotto, lo trova, lo crea (vedi la pay tv digitale); Marina è molto brava con la holding e in Mondadori, ha spiccato senso dei conti, ha fiuto per gli investimenti. Gli altri sono giovani. Barbara ha 25 anni, si sta laureando. Luigi, di cui dicono molto bene, ne ha 21. Sono già sparpagliati nei vari consigli. Veronica è stata una buona madre, ha insegnato ai figli principi sani. Se sono intelligenti, si accorderanno».

A Mediaset arriva Eleonora, vero?

«Per quel che ne so, sta facendo un giro di orizzonte nel gruppo. È molto preparata, ha girato, è stata in America. Parla molto bene l’inglese, come i suoi fratelli. Parlare le lingue è importante. Poi certo se non sei intelligente dirai sciocchezze in tre lingue. Se lo sei, puoi anche parlare solo in milanese; un interprete lo si trova sempre».

La Mondadori ha qualche difficoltà.

«La Mondadori è gestita bene. Le difficoltà le ha, in tutto il mondo, la carta stampata. Funzionano i periodici di gossip, meno gli altri. I quotidiani poi sono troppo "gonfi": hai la sensazione che non riuscirai mai a leggerli. Dovreste farli più smilzi, come il Foglio del mio amico Ferrara, che va sempre letto; anche se ora è diventato un po’ troppo prete».

E il Milan?

«Ci vogliono troppi soldi. È un’epoca difficile. Un’epoca per petrolieri: non a caso investono gli sceicchi. E il nostro sceicco è Moratti».

Il 22 maggio tiferà Inter o Bayern?

«Senta, io andavo a vedere il Milan di Nordhal, con Silvio e suo padre: tram fino a piazzale Lotto, poi a San Siro a piedi. Ho seguito il Milan in B, ho visto la Cavese espugnare il nostro tempio. E vuole che tifi Inter? Il tifo è anche gufare. Riconosco però che l’ultima campagna acquisti di Moratti è stata eccellente, e Mourinho è antipatico ma bravissimo».

Chi allenerà il Milan?

«Io avrei tenuto Leonardo. Ma Silvio sa scegliere gli allenatori. Sacchi lo prese dal Parma. Capello lo chiamavano il maggiordomo di Berlusconi, ora è il numero 1 al mondo».

Il governo dura tre anni? O si va a votare prima?

«Votare è sempre un rischio, l’elettorato è imprevedibile. E poi il senso di responsabilità lo impedisce: la crisi è ancora qui, ci sono cose da fare subito. So che Silvio aveva promesso molto: la defiscalizzazione, la semplificazione. Tutte le rivoluzioni del resto restano incompiute: è successo a quella francese e a quella russa; in Italia non si parla forse di Risorgimento incompiuto, di Resistenza tradita? Oggi tutti si riempiono la bocca con le riforme, ma alcune vanno fatte davvero, a cominciare dalla giustizia: non puoi aspettare dieci anni per riscuotere un credito».

Berlusconi punta al Quirinale?

«Sinceramente: non lo vedo. Non ne abbiamo mai parlato, anche perché parlarne prima porta un po’ sfortuna. Ma Berlusconi è fatto per i ruoli operativi. E al Quirinale non sono mai andati i leader, ma figure di compromesso. Berlusconi potrebbe essere un presidente alla Sarkozy; però la nostra Costituzione affida al presidente un compito diverso, per quanto importante. L’unico che giocò un ruolo in prima persona fu Cossiga. Ho detestato Scalfaro, non mi è piaciuto Ciampi; ora Napolitano sta facendo bene».

Volevate davvero vendere a Murdoch?

«Era il ’98, Silvio era in piena traversata del deserto. Voleva liberarsi delle accuse sul conflitto d’interessi. E non si era ancora accorto di quanto fossero bravi i suoi figli, che lo fermarono; con amore, ma lo fermarono».

Quindi riconosce che il conflitto di interessi c’è.

«Certo che c’è. Ma ormai è endemico: scegli Berlusconi e prendi tutto. E c’è anche la libertà di stampa. Questi poveri diavoli che gridano alla dittatura non fanno certo il gioco della sinistra. Perché un italiano legge queste classifiche, in cui il suo Paese viene dopo il Burundi, e gli girano ».

De Benedetti dice: «Berlusconi ha fatto mascalzonate incredibili, ma non è una cattiva persona».

«Da che pulpito! Mi disturba parlare di De Benedetti. Non doveva chiedere quei 750 milioni. La divisione della Mondadori è stata fatta vent’anni fa, d’accordo anche con le forze politiche».

Ma non avete comprato la sentenza?

«A parte il fatto che si parla di un giudice su tre, Berlusconi aveva comprato la Mondadori dai Formenton. Per fortuna De Benedetti riconosce che Silvio ha creato una grande azienda dal nulla. Repubblica invece non l’ha creata De Benedetti, ma Scalfari: che mi sta antipatico anche più di Mourinho, che quando parla con Dio è pretenzioso, ma è stato un grande giornalista e anche un grande imprenditore ».

Con Fini come finirà?

«Fini e Berlusconi hanno il dovere di andare d’accordo. Non devono amarsi; del resto neppure Forlani e De Mita si amavano; ma nessuno dei due metteva in discussione l’unità del partito».

La Milano di oggi come la trova?

«La mia città mi piace sempre. Milano non va mai in crisi, perché a Milano c’è tutto: la moda, l’editoria, la finanza... Gli intelligentoni vanno all’estero, tornano e sentenziano: Milano non è New York, non è Parigi. Bella scoperta! Neppure l’Italia è l’America. Ora ce l’hanno con gli alberi in piazza Duomo. A parte il fatto che ho nostalgia della piazza Duomo con i tram che sferragliavano, dico un paradosso sapendo di dirlo: se Milano ha il record degli ultracentenari, è perché l’aria è buona. Oppure gli anziani sono mitridatizzati ».

La Moratti com’è?

«Ancora? Ho già parlato di suo cognato... ».

E la nuova Scala?

«Non mi convince. La Scala è un tempio, ha bisogno di un sommo sacerdote: Toscanini, Abbado, Muti».

In tv cosa guarda?

«A 73 anni si ha paura di sprecare tempo. Vedo i cofanetti della Bbc con il teatro di Shakespeare, beninteso coi sottotitoli. I dvd di Wagner, Verdi, Mozart. La musica classica su Sky. Le news, il calcio e qualche bel programma di intrattenimento sulle nostre reti. Ma non confondo l’alto e il basso, non mi piace questo sincretismo banalizzante tra la grande cultura e il pop. Apprezzo Baglioni e Dalla, ma non li confondo con Chopin e Bach. Leggo volentieri Amis, Coetzee, McEwan, anche per tenermi in esercizio con l’inglese; mi è piaciuto il libro di Aldo Nove sui precari, ho trovato Gomorra un’opera coraggiosa, un utile choc. Ma Shakespeare è Shakespeare, Dostojevski è Dostojevski».

Tratto dal Corriere della sera.

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