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sabato 21 agosto 2010

Aeroporto Comiso. Antoci: “Un patto istituzionale per aprire lo scalo”

Aeroporto Comiso, si cercano le soluzioni per uscire dall’impasse burocratico che blocca l’apertura del nuovo scalo. Nel dibattito irrompe il presidente della Provincia Franco Antoci che a suo tempo, precisamente il 24 febbraio 2006, nel corso di una conferenza stampa, espose chiaramente le “anomalie” che avevano contraddistinto la procedura di acquisizione del sedime aeroportuale da parte del comune di Comiso. Ora torna ad occuparsi della questione e si auspica che di fronte ad un “palleggiamento” di responsabilità tra i vari enti preposti (Ministero dell’Economia, Regione Siciliana, Enac e Comune di Comiso) possa esserci un “patto istituzionale” per trovare una soluzione tecnica o addirittura legislativa per aprire lo scalo. Almeno questo è il suo auspicio di fronte al “tourbillon” di dichiarazioni e prese di posizione cui si assiste in questi giorni. Antoci parte da lontano, appunto dalla conferenza del febbraio 2006, per ripercorre le contraddizioni normative all’epoca denunciate che gli fruttarono una accesa polemica col sindaco di Comiso dell’epoca Giuseppe Di Giacomo. “Sono stato zitto per molto tempo – rivela Antoci - perché le verità che ho enunciato in quella sede sono state spesso vestite con l’abito di una presunta lotta politica tra la Provincia e il comune di Comiso ed io, che voglio sinceramente bene a questa provincia, non volevo che si frapponesse il minimo ostacolo alla realizzazione di un’opera fondamentale per lo sviluppo infrastrutturale della nostra comunità; sono arrivato al punto di dare la disponibilità del nostro Ente ad acquisire una partecipazione azionaria nella Soaco, la società che dovrebbe gestire l’aeroporto. Ho aspettato, così come tutti i nostri concittadini, che la struttura entrasse in funzione e mi sono fatto carico, per la mia parte, della responsabilità che tutti i cittadini attribuiscono alla classe politica ragusana per questo mancato decollo; nel frattempo ho lavorato con la mia Amministrazione per dotare l’aeroporto di un adeguato collegamento con la S.S. 514 e del relativo finanziamento. Oggi il progetto della strada è già pronto per l’approvazione ed il finanziamento è assicurato dai fondi ex Insicem e dal Cipe per un importo complessivo che supera il costo stesso della realizzazione dell’aeroporto. Mentre oggi finalmente l’infrastruttura aeroportuale appare completata, in questi ultimi anni abbiamo assistito a diatribe di ogni genere (per il nome dell’aeroporto, per chi deve sedere nel CdA della Soaco, per chi deve avere una quota azionaria nella stessa società e così via) e alle speranze deluse di migliaia di giovani che sono stati illusi dal miraggio di un posto di lavoro legato al decollo della infrastruttura. Si sono cercati e si cercano colpevoli ovunque, dalla Provincia che non acquista le quote azionarie della Soaco, alla Regione e all’Enac che frappongono ostacoli burocratici ed in ultimo il Ministro Tremonti che, secondo il governatore siciliano Raffaele Lombardo, ha combinato un’altra “porcata” ai danni del Sud. Leggendo le cronache degli avvenimenti e delle dichiarazioni di questi giorni, ho deciso di rompere il silenzio perché non voglio sentirmi corresponsabile di una infrastruttura che non parte o, peggio ancora, rischia di fermarsi prima di aver prodotto i frutti che il territorio aspetta. Ricordo che l’on. Di Giacomo, da Sindaco di Comiso, ha avviato concretamente la realizzazione dell’opera facendo però carico al suo Comune di oneri che non gli spettavano, ma certamente nell’interesse del comune stesso; poi il Sindaco Alfano ha cercato di gestire la difficile fase del completamento dell’opera e soprattutto la complicatissima vicenda della proprietà del sedime ed infine l’on. Nino Minardo, ha tessuto una fittissima tela di relazioni politiche per poter arrivare al concreto decollo dell’infrastruttura; il presidente dell’Enac, Vito Riggio, anche su mia sollecitazione ha sempre seguito con affetto tutto il complesso iter per arrivare all’apertura dello scalo. Ognuno ha fatto qualcosa, ma gli intoppi non sono ancora finiti! L’aeroporto come è noto è stato realizzato con fondi regionali ed europei e con un cofinanziamento del Comune di Comiso. Il Comune di Comiso, così come ebbi abbondantemente a esporre nella conferenza stampa del febbraio 2006, ha acquisito unilateralmente la titolarità del sedime e questa procedura non è stata mai riconosciuta dallo Stato. In virtù di questa presunta disponibilità del sedime aeroportuale che è invece dello Stato e si vuole oggi trasferire al Demanio Regionale e considerando quindi l’aeroporto “privato” il Comune ha bandito la gara europea per la vendita del 51% di azioni della società Soaco, che aveva in precedenza costituito a totale capitale comunale. La gara per l’acquisto della maggioranza delle azioni Soaco è stata vinta dalla Sac che ha acquisito così il 51% delle azioni della Soaco, ben sapendo che la futura gestione si riferiva ad un aeroporto “privato” e non quindi di interesse nazionale. La situazione era quindi ben nota e si è cercato in questi anni di risolvere la questione cercando attraverso appositi decreti di addossare allo Stato l’onere del controllo di volo (Enav). Questa situazione non ci sarebbe stata se la gara per la gestione fosse, a suo tempo, stata fatta dall’Enac, così come recentemente il presidente Vito Riggio ha avuto modo di riaffermare. Ed allora a questo punto non può essere mandato tutto all’aria se lo scalo viene declassato come “regionale”! Due sono le soluzioni: o si accetta questa situazione e si firma il protocollo “Tremonti” e la Soaco, che godrà già delle facilitazioni concesse per l’avviamento dello scalo nei primi 4 anni di vita (emendamento Minardo) viene ad agire così come programmato in sede di gara, assumendosi i relativi oneri; oppure si corre il rischio reale di vedere annullate le procedure sin qui seguite, con l’Enac che ritorna ad affidare, tramite gara ad evidenza europea, la gestione dello scalo. Comprendiamo bene di cosa stiamo parlando e delle conseguenze inimmaginabili che uno scenario di questo tipo aprirebbe. È questa quindi l’ora della responsabilità da parte di tutti e, pertanto, chiedo alle parti in causa di dare vita ad un vero e proprio “patto istituzionale” che possa consentire l’apertura della scalo, pretendendo intanto che l’Enac porti a termine nel più breve tempo possibile la certificazione dell’aeroporto. Non è mai troppo tardi per trovare insieme le soluzioni che, senza penalizzare nessuno, riescono a dare a questa nostra provincia l’aeroporto senza ulteriori indugi e difficoltà che nascono purtroppo dalla scelta di una “scorciatoia” che, con il tempo, ha mostrato tutti i suoi limiti. Subito dopo il periodo feriale appare opportuno realizzare questo “patto istituzionale” per arrivare alla concretizzazione degli atti necessari e utili a farci volare da Comiso anche per gettare le basi affinché, se non immediatamente, l’interesse nazionale dello scalo possa essere sancito nel tempo”.

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