.

.

© - Home ufficiale - Il Blog di Giacomo Palumbo

sabato 21 agosto 2010

Il femminismo 'umanista' di Susan Moller Okin

Susan Moller Okin offre un importante contributo allo studio dei ruoli femminili nella società attuale statunitense. La sua analisi muove da due considerazioni tra loro legate.
In primo luogo, essa indica alcuni elementi concreti che mostrano come, a dispetto della proclamata parità di opportunità, le donne siano la parte debole della società: " Le donne" spiega, "sono rese vulnerabili dalla costruzione della loro vita sull'aspettativa che saranno genitrici primarie, diventano più vulnerabili nel matrimonio e sono massimamente vulnerabili in caso di separazione o divorzio" [Okin 1999:219]. Le conseguenze di ciò ricadono anche sui bambini, dove, in caso di divorzio, il diritto tratta come eguali persone che la pratica rende decisamente differenti.
In secondo luogo, Okin studia le teorie della giustizia contemporanee, con particolare attenzione alle donne e al genere e mostra come in esse sia presupposta una chiara suddivisione dei ruoli. Il problema delle teorie egualitarie infatti, rimane quello di mantenere la dicotomia pubblico - privato che tiene fuori la famiglia da ogni trattazione sulla giustizia.
In base a questa dicotomia, le famiglie sono costituite da una genitrice primaria che ha la responsabilità principale dell'allevamento dei figli, e da un capo famiglia maschio impegnato nel lavoro extra-domestico. Questo stato di cose permane nonostante "per le questioni di giustizia sociale, le scoperte e le conclusioni femministe sul genere sovvertano secoli di argomentazioni secondo le quali non solo la chiara differenza tra uomini e donne ma anche il dominio maschile essendo naturali, sono inevitabili" [Okin 1999:21] Le teorie della giustizia, escludendo la famiglia dalla sfera del loro dominio - quella pubblica e politica -, e relegandola al privato, danno per scontato e considerano quindi naturale che questa sia costruita in base al genere. In essa infatti si ha la radice delle diseguaglianze: l'iniqua distribuzione di lavoro non retribuito e l'istituzione dei ruoli genitoriali distinti che ne derivano.
L'autrice dunque si propone di costruire una teoria della giustizia femminista, che si applichi "a tutti e a tutta la vita umana, invece di assumere tacitamente che metà di noi si prendono cura d'intere aree vitali considerate fuori dell'ambito della giustizia sociale". Il femminismo non è stato sconfitto, e i suoi scopi non sono stati realizzati. Essa rifa proprio il celebre slogan femminista creato da Germaine Greer ,"il personale è politico": in primo luogo, perché il potere, spesso sotto forma di violenza, è di centrale importanza nella vita familiare [Okin 1999:209-211]; in secondo, perché la sfera domestica è creata da decisioni politiche; in terzo luogo, la famiglia è politica in quanto sede dove diventiamo sé dotati di genere; infine, perché la divisione del lavoro nella famiglia provoca conseguenze di ordine sia pratico sia psicologico, che si ripercuotono anche nelle altre sfere della vita delle donne.
"La famiglia è il fulcro del genere, che riproduce di generazione in generazione," scrive l'autrice. "Si tratta di un problema complesso, in particolare per questi tre motivi: perché attribuiamo un gran valore alla nostra libertà di vivere in modi diversi, perché non c'è attualmente consenso su molti aspetti del genere e perché abbiamo buoni motivi per sospettare che molte nostre convinzioni sulle differenze sessuali e sui ruoli sessuali appropriate siano state pesantemente influenzate dal fatto stesso che siamo cresciuti in una società strutturata secondo il genere" [Okin 1999: 219-220].
A suo parere, una soluzione al grave problema della vulnerabilità di donne e bambini che sia giusta ed equa, dovrebbe promuovere, attraverso azioni concrete anche da parte dello stato, una piena condivisione del lavoro retribuito e no, produttivo e riproduttivo fra uomini e donne.

Nessun commento:

Posta un commento

Pubblicità Impresa Edile e Stradale

Pubblicità Impresa Edile e Stradale

Pubblicità