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domenica 22 agosto 2010

Michel Foucault. Lo studio delle pratiche discorsive e della loro dipendenza dalle istituzioni sociali nella Storia della follia

La Storia della follia (1961) si apre descrivendo l'esclusione e l'internamento dei lebbrosi entro una vasta rete di lebbrosari, che comparvero ai margini delle città europee durante tutto il Medioevo. All'interno di queste strutture i lebbrosi venivano isolati dagli abitanti della città ma, allo stesso tempo, tenuti abbastanza vicini affinché fosse possibile osservarli. Posizione liminare quindi, che rispecchiava esattamente l'ambivalenza con la quale essi venivano considerati: esseri pericolosi e maledetti, puniti da Dio certo ma, per la stessa ragione, espressione della potenza divina e del dovere cristiano della carità.

Poi, all'improvviso, verso la fine del Medioevo, i lebbrosari di tutta Europa vennero smantellati. Tuttavia, spiega Foucault, questo luogo fisico di separazione sociale e di implicazione morale non era destinato a rimanere vuoto a lungo. Negli stessi luoghi, due o tre secoli più tardi, si ritroveranno stranamente simili gli stessi meccanismi di esclusione: poveri, vagabondi e "teste pazze" riassumeranno la parte abbandonata dal lebbroso. Con un senso tutto nuovo e in una cultura molto differente le forme resisteranno, soprattutto quella importante di una separazione rigorosa che è esclusione sociale ma reintegrazione culturale. Questi due temi paralleli, sui quali è strutturata tutta la Storia della follia, vengono affrontati fin dalla prime pagine1.


Con la sua analisi archeologica, che si serve spesso di descrizioni sorprendenti, Foucault mostra come il "discorso sulla follia" in Occidente a partire dal Medioevo abbia conosciuto quattro fasi distinte.

La prima di queste fasi viene esplicitata da Foucault attraverso un'accurata descrizione del topos del Narrenschiff, la Nave dei Folli, che ossessionava l'immaginazione popolare nel Rinascimento. Da una parte, attraverso il simbolismo della Nave dei Folli, l'Occidente pre-moderno esorcizzava la follia allontanando i propri pazzi. Dall'altra sembrava esservi una profonda percezione di queste "navi di pellegrinaggio", altamente simboliche, di insensati alla ricerca della loro ragione. Relegato sulla nave, il folle era "prigioniero nel mezzo della più libera, della più aperta delle strade: solidamente incatenato all'infinito crocevia"2.

Questa situazione liminare del folle esprime pienamente l'inquietudine dell'uomo medievale: il terrore della morte viene interiorizzato in una continua ironia, lo si disarma in anticipo. L'annientamento della morte non è più niente, "poiché la vita stessa non è che fatuità, vane parole, strepito di sonagli e scettri della follia". La follia è l'anticipo della morte, ma è anche la sua presenza sconfitta, schivata; nel riso del folle troviamo l'anticipo del riso della morte: "l'insensato presagendo il macabro l'ha disarmato".3

La sostituzione del tema della follia al tema della morte non segna una rottura, ma piuttosto una torsione all'interno della stessa inquietudine. E' sempre in causa il nulla dell'esistenza, ma questo nulla non è più considerato come termine esterno e finale: è sentito dall'interno come la forma continua e costante dell'esistenza.


Improvvisamente, verso la metà del XVII secolo, "la follia ha cessato d'essere un simbolo escatologico ai confini del mondo, dell'uomo e della morte"4. La nave immaginaria diviene un lugubre ospedale. Alle soglie dell'età classica (in senso francese, corrispondente ai secoli XVII e XVIII), l'Europa trasforma i lebbrosari da lungo abbandonati in case di internamento. Foucault si pone di conseguenza due interrogativi: anzitutto si domanda quali forze sociali attive in tutta Europa produssero un così improvviso intervento sui poveri, e, in secondo luogo, quale sistema di classificazione ha permesso di unificare tipi così diversi all'interno di un'unica categoria.

Foucault individua come evento storico di grande rilevanza la fondazione, da parte del re, dell'Hôpital Général nel 1656: dal quel momento un cospicuo gruppo di edifici parigini vennero unificati e destinati all'assistenza dei poveri, dei folli, dei senza tetto. L'editto del re stabiliva che tutti costoro dovevano essere ospitati, nutriti e, in generale, assistiti. Benchè i medici avessero ricevuto l'incarico di visitare periodicamente le diverse case di internamento, Foucault mette chiaramente in evidenza che esse non erano istituzioni propriamente mediche. Si trattava di luoghi dove folli, vagabondi e ribelli venivano messi tutti insieme: nessun fine psicoterapeutico, l'unico fine era la soppressione della differenza.

Nella Storia della follia Foucault attribuisce esplicitamente la fondazione dell'Hôpital Général al potere dell'autorità regia: si trattava, insomma, di un'istanza dell'ordine monarchico e borghese che si organizza in Francia proprio in quest'epoca. I protagonisti vengono identificati, le azioni vengono considerate in maniera diretta, e vengono messi accuratamente in luce tutti gli effetti. A differenza di quanto accadrà nelle ultime opere, qui Foucault si mostra assolutamente esplicito nel fornire delle spiegazioni causali riguardo colui che agisce e le ragioni del suo agire, e ogni aspetto inerente al potere e alle istituzioni viene accuratamente esposto.

Foucault elenca le condizioni che resero possibile e necessaria l'apparizione delle case di internamento. Innanzitutto il lavoro, considerato come imperativo sia morale che sociale. Nello statuto dell'Hôpital Général venivano indicati i pericoli che la mendicità e l'ozio rappresentavano per la città. Ma mentre in passato durante i periodi di grande disoccupazione la città si proteggeva dai vagabondi mettendo delle guardie alle sue porte, ora erigeva delle case di internamento all'interno delle sue mura. "Il disoccupato non è più scacciato o punito; lo si prende a carico, a spese della nazione ma a scapito della sua libertà individuale"5. Questo legame tra benessere dell'individuo e controllo amministrativo dello stato, è il risultato di pressioni economiche e sociali. Così, "in tutta Europa l'internamento ha lo stesso significato, almeno se lo si considera nella sua origine. Esso costituisce una delle risposte fornite dal XVII secolo ad una crisi economica che colpisce tutto il mondo occidentale"6.


E' solo dopo la Rivoluzione francese che le riforme psichiatriche cominciarono a separare i folli da criminali e poveri; stava sempre più tenacemente emergendo una nuova sensibilità che faceva gridare allo scandalo per questa innammissibile violazione delle categorie. La moderna separazione dei folli dai criminali e dagli indigenti, e la loro assimilazione alla malattia appaiono, all'inizio, causate da un atteggiamento di accesa indignazione umanitaria. Ma Foucault asserisce con decisione che non si trattava di un semplice progresso in senso umanitario del modo di trattare l'altro, né tantomeno che esso avanzava sotto l'egida della scienza. E' dal fondo stesso dell'internamento che nasce il fenomeno ed è ad esso che occorre chiedere conto di cosa sia questa nuova coscienza della follia.

Sebbene si trattasse di un fenomeno all'apparenza quasi misterioso, Foucault gli attribuisce due cause dirette. Dapprima vi fu una protesta di alcuni esponenti della nobiltà e dell'intellighentia che, incarcerati per crimine, richiamarono l'attenzione sulla mescolanza di folli e criminali: essi chiedevano di non essere mescolati ai folli per timore di perdere anch'essi l'uso della ragione. La presenza dei folli nelle case di internamento appariva quindi un'ingiustizia; ma per gli altri.

In secondo luogo si stava verificando un mutamento della sensibilità sociale e anche dei rapporti economici. La povertà, che era stata vista come un vizio e una minaccia per il corpo sociale, veniva ora vista come un vantaggio nascosto ma essenziale per la nazione: i poveri avrebbero accettato di lavorare anche per bassi salari, e non abbisognavano di un gran dispendio di risorse. Nacque così l'idea che la popolazione costituisse una importante risorsa economica e sociale nella formazione della ricchezza, e che pertanto dovesse essere presa in considerazione, organizzata e resa produttiva (Foucault tornerà di nuovo e più diffusamente a trattare il tema della popolazione in parecchi altri suoi scritti, fino a giungere, in Sorvegliare e punire, alla nozione di bio-potere, quale forma di potere della nostra età moderna). L'internamento diventò così un "grossolano errore" e uno "sbaglio economico".
L'internamento generale venne abolito e sostituito da un internamento più scientifico e specifico. Quanto ai folli, si avvertiva ormai la necessità che essi fossero liberati dalle loro catene e riportati alla normalità .
Foucault concentra ora la sua attenzione sui riformatori quaccheri inglesi, associati al nome di Samuel Tuke, e sui medici razionalisti francesi guidati da Scipion Pinel. La descrizione delle tecniche e della strategia generale per il trattamento della follia, usate da queste due scuole, sono accostate a quelle che esse hanno utilizzato per il trattamento del comportamento criminale. Attraverso l'istituzione dell'asilo il folle - ora paziente posto sotto l'autorità del discorso psichiatrico - è sottoposto ad un "processo" profondamente psicologico "dal quale non ci si libera se non [...] con il rimorso"7. I folli devono essere messi nella condizione di riconoscere che hanno trasgredito le norme etiche universali dell'umanità. Devono essere riportati ad una riaffermazione delle norme sociali riconosciute, tramite una serie di tecniche di riaddestramento, di trasformazione della coscienza, e tramite una disciplina sia del corpo che della mente. Tra queste, l'estorsione sistematica della confessione che, secondo Foucault, svolge un ruolo centrale nella genealogia del soggetto moderno, come viene delineato a grandi tratti nella Storia della sessualità.

L'emergere della figura del "personaggio medico" costituisce la tappa fondamentale: è attraverso la figura del medico che la follia diventa malattia mentale, ed è perciò integrata, in quanto oggetto di studio, nel campo della medicina. Nella Storia della follia è sottolineata l'integrità morale della figura del medico piuttosto che il suo status scientifico: non è come scienziato che egli acquista autorità nell'asilo, ma come saggio, come garanzia giuridica e morale 8. L'indagine sul perché e sul modo in cui questa
inconsistenza scientifica abbia potuto diventare una componente essenziale del potere moderno costituisce il centro tematico delle ultime opere di Foucault. Tuttavia nella Storia della follia egli si astiene dal rimarcare questo aspetto e, in un certo senso, riduce l'importanza e la funzione del sapere dicendo che "se il personaggio medico può identificare la follia non è perché egli la conosce ma perché la domina; e ciò che per il positivismo apparirà come oggettività, non è che l'altro versante, la ricaduta di questa dominazione [...]. Agli occhi del malato il medico diventa taumaturgo; egli detiene ora da solo l'autorità che attingeva all'ordine, alla morale, alla famiglia"9. Ciò che nella Storia della follia costituisce una maschera, verrà visto più tardi come parte di una complessa costruzione strategica, una componente essenziale della moderna forma di dominio.


Foucault indica nel lavoro di Freud la tappa successiva più importante nella storia della ragione e della follia. Freud, secondo Foucault, deve la sua importanza al fatto di aver isolato e posto in rilievo, in quanto oggetto di studio scientifico, il rapporto medico-paziente, inteso come la componente essenziale del trattamento della malattia mentale. "Freud ha demistificato tutte le altre strutture dell'asilo: ha abolito il silenzio e lo sguardo, ha cancellato l'autoriconoscersi della follia, ha fatto tacere tutte le istanze di condanna. Ma in compenso ha sfruttato la struttura che avvolge il personaggio medico; ha ingrandito le sue virtù da taumaturgo, preparando uno statuto quasi divino alla sua onnipotenza".10 Malgrado il decisivo superamento della mentalità dell'asilo Freud mantenne un fondamentale tratto autoritario affidando la persona mentalmente disturbata al fascino prestigioso del medico dell'anima.11


Foucault conclude la Storia della follia con alcuni riferimenti estremamente condensati, rivolti ad una forma fondamentale di alterità che sta al di là della portata della ragione e della scienza e che, seppure in modo misterioso, sembra essere all'origine della loro stessa possibilità. Poeti come Artaud, Hölderlin e Nerval sono in qualche modo sfuggiti al "gigantesco imprigionamento morale"12 e hanno, secondo Foucault, intravisto questa esperienza fondamentale della sragione, la quale esige di superare i limiti imposti dalla società. Foucault si domanda se questa alterità non sia l'inizio di una contestazione radicale della cultura occidentale.
Dice Maurice Blanchot che "Foucault qui si lascia sedurre dall'idea che vi sia una profondità della follia, che questa costituisca un'esperienza fondamentale che si colloca al di fuori della storia, e di cui artisti e poeti sono i testimoni, le vittime o gli eroi, Se questo fu un errore, continua Blanchot, gli è stato utile perché per suo tramite (e tramite Nietzsche) egli ha preso coscienza della sua scarsa attitudine per la nozione di profondità"13.


Successivamente Foucault abbandonerà infatti questo progetto di reperire un significato profondo al di là delle apparenze. Piuttosto egli cercherà di interpretare quelle apparenze come un insieme organizzato di pratiche storiche, che hanno determinato il contenuto delle scienze umane. Foucault si renderà quindi conto molto rapidamente del fatto che l'ermeneutica verso la quale stava scivolando non era altro che un aspetto della tradizione umanistica che egli stava cercando di lasciarsi alle spalle. Per cui, fino agli anni settanta, il profondo rigetto verso la ricerca di una verità profonda lo porterà a convergere con alcune posizioni e alcuni strumenti dello strutturalismo, imperante in Francia durante tutti gli anni '60.14

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