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mercoledì 16 febbraio 2011

Il pensiero democratico nell'età moderna


Come ogni classificazione, la scansione della storia per grandi fasi rischia di risultare eccessivamente schematica e riduttiva generando il pensiero che l’incessante fluire degli anni sia invece un costante contrasto tra secoli "l’un contro l’altro armati". Detto questo è però vero che alcune fratture si verificano e che spesso idee e progetti obliati per secoli, riemergono contemporaneamente nella riflessione filosofica e nella pratica politica. L’ideale democratico scompare o almeno si attenua dopo il fallimento ateniese disperdendosi nell’incessante nascere e morire di imperi, come quello di Alessandro, e di regni. In seguito l’egemonia di Roma, sia nella sua esperienza repubblicana che nel successivo principato, pur influenzata dalla cultura greca (come testimoniano i celebri versi di Orazio "Graecia capta ferum vincitorem cepit"), resta sostanzialmente estranea ad essa nella riflessione e nella prassi politica. Polibio, che pure loda la costituzione romana, la definisce come mista, ovvero tale da costituire una sintesi, nelle sue istituzioni, di democrazia, aristocrazia e monarchia; lo stesso Cicerone, nel delineare il suo ideale di stato, parla della necessità di un moderatore e mediatore, una sorta di garante super partes della stabilità e della tranquillità della vita civile. Del resto anche gli storici dell’età imperiale, e Tacito in particolare, nel far riferimento alla repubblica come ideale polemico rispetto ala decadenza presente, non ne prospettano il ritorno né, tantomeno, esaltano di essa gli aspetti democratici, ma, piuttosto, il clima di libertà politico-culturale da cui era caratterizzata.
Il Medioevo si muove nella dialettica tra Papato e impero, troppo preoccupato, forse, di trovare un ordine e di conservare intatte le fragili strutture economico-sociali create nei secoli di particolarismo e assenza del potere centrale, per poter pensare alla riflessione o rischiare nuovamente una dispersione anarchica del potere.
L’ideale democratico rinasce dunque nell’età moderna nei "sogni" dei maggiori pensatori. E’ praticamente impossibile un percorso che tenga conto degli innumerevoli contributi a tale dibattito che riguarda non solo gli ideali democratici, ma anche la loro compatibilità con altri ideali, soprattutto liberali, con i sistemi esistenti, con le diverse concezioni dello Stato. Il percorso proposto si limita dunque a alcuni nodi fondamentali che, a partire dalla riflessione spinoziana, coinvolgono Montesquieu, Rousseau, Constant la rivoluzione francese come momento di discesa in campo, lotta concreta e reale di ideali contrapposti. Ci si è inoltre soffermati sugli sviluppi innescati da tale esperienza nella discussione politica del periodo in particolare nel clima dell’idealismo di Schiller e Hegel. Un’ampia trattazione ha investito infine i rapporti con l’altra grande tradizione del periodo, quella liberale, confrontando ideali, realizzazioni, punti di incontro e differenze tra le due dottrine e segnalando gli sforzi di conciliazione operati da personaggi del calibro di Mill e Tocqueville, nonché, brevemente, la particolare importanza e declinazione di liberalismo e democrazia nell’Ottocento italiano.

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