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martedì 24 maggio 2011

Parlano di netvisione: sarà il futuro del consumo mediatico.


In attesa che un unico terminale diventi il luogo privilegiato della convergenza multimediale le applicazioni di programmi audiovisivi più interessanti si parla tanto e a questo proposito di televisione on line o più semplicemente di web-tv. Di che tipo di televisione si tratta? Possiamo ancora utilizzare il termine televisione per indicare una modalità comunicativa bidirezionale, personalizzata, interattiva, libera, diversa da quella monodirezionale e passivizzante della classica tv? La webtv è pubblicazione di video, videoblog, screencast, repository video, podcasting, video live con webcam, condivisione di file video, trasmissione in diretta di manifestazioni, sedute politiche, lezioni universitarie, eventi pubblici o privati, è mandare in rete il segnale proveniente da una telecamera accesa 24 ore al giorno su una piazza, una spiaggia, la propria stanza ecc. E' dare la possibilità ad aziende, università, associazioni, istituzioni, scuole, singoli individui, di creare la propria "televisione". Tutto ciò la tv che conosciamo non lo ha mai fatto, inoltre, forme, durate, linguaggi e contenuti della televisione online sono debitori del paradigma comunicativo imposto dalla rete e dalla cosiddetta clip culture. Proponiamo pertanto da un punto di vista terminologico l'utilizzo di netvisione (piuttosto che di webtv) per indicare forme di comunicazione a base di immagini in movimento e suoni presenti sulla rete. Crediamo del resto che vadano operate distinzioni rispetto alle diverse tipologie di immagini oggi esistenti:
1. Immagini spettacolari e coinvolgenti che si guardano preferibilmente da lontano, dalle poltrone delle sale cinematografiche o delle nuove sale digitali, fruite senza alcuna interazione fisica ma soltanto culturale.
2. Immagini che si guardano da vicino, dai divani delle nostre case, fruite in modo distratto, disordinato, passivo. E' la cosiddetta couch viewing. L'utente definito couch potato guarda la tv sprofondato nel divano a qualche metro di distanza dal televisore, in una mano il telecomando, nell'altra le patatine.
3. Le immagini che si guardano da molto vicino e che prevedono un coinvolgimento culturale e fisico (per navigare, approfondire, scegliere, intervenire, costruire ecc.). Questa tipologia di immagini che oggi possono essere fruite sugli schermi dei computer necessitano di uno spettatore esploratore, attivo. La visione, definita desk viewing, prevede un alto grado di partecipazione e si avvicina a quella dell'utilizzatore di Internet che ha lo schermo ad una distanza ravvicinata ed è costretto a continue operazioni di scelta attraverso mouse e tastiera.
4. Infine ci sono le immagini che si guardano da molto vicino e in movimento, quella della tv mobile. La televisione diventa attraverso il TVfonino o videofonino portatile e consente la fruizione dei programmi durante gli spostamenti, è come avere la tv in tasca: una tv da passeggio, con uno schermo piccolo, vista da vicino, spesso in piedi, nei luoghi e nelle situazioni più diverse.
Le immagini e le relative visioni che in questo contesto ci interessano sono quelle della netvisione, che più delle altre si prestano ad un contesto didattico per la possibilità che offrono di approfondimento, fruizione attiva e collaborativa.
La possibilità di approfondimento, di entrare nelle informazioni offerta dalla netvisione consente di andare oltre la tv che conosciamo (alla modalità push si sostituisce la modalità pull). La netvisione consente di superare i principali ostacoli legati all'uso della televisione sequenziale e lineare in ambito didattico quali la spettacolarizzazione degli eventi e l'informazione data sotto forma di spot. Benché la quantità di notizie prodotte negli ultimi trent'anni sia maggiore di quelle prodotte nei cinquemila anni precedenti, ciò non ha comportato un aumento di conoscenza. Lo spettatore televisivo è incessantemente bombardato da informazioni flash che si accavallano e si sovrappongono, tutte contraddistinte da una sorta di autoreferenzialità: il contesto è trascurato o trattato superficialmente, i nessi e i rapporti tra le parti rimangono in ombra. Inoltre la messa in scena televisiva indirizzata verso la spettacolarizzazione non favorisce l'apprendimento di nozioni complesse né il processo di analisi che una situazione di insegnamento-apprendimento richiederebbe. I tempi televisivi basati su tempestività e velocità poco hanno a che fare con i tempi del sapere.

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