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venerdì 20 maggio 2011

Discorso sulla Politica Pop di Giacomo Palumbo Lorito


Caro lettore il processo a cui stiamo assistendo globalmente in questi ultimi decenni, e che solamente negli ultimi anni si sta affacciando anche nel nostro paese, ha fatto molto discutere gli analisti ed i professionisti della politica. Quella che all’inizio poteva sembrare una spaccatura netta tra chi si dichiarava a favore o contro il cambiamento di tecniche e mezzi della comunicazione politica, dettata soprattutto da appartenenze ideologiche di base, si sta, poco alla volta sfumando sempre più.
Ormai gli schieramenti sono trasversali, o, come è in voga ultimamente chiamare questo fenomeno in Italia, bipartisan. La divisione, ora che le grandi narrazioni ideologiche sono cadute, esiste tra chi sostiene un certo ideale della politica, più romantico e idealista, e chi invece vede di buon occhio questa ibridazione tra tecniche legate al mercato e la politica.
Questo processo è visto da molti come qualcosa di inevitabile ed endemico: l’allontanamento della popolazione da tutto ciò che è discorso politico, anche considerato in senso lato, è un fenomeno che sta crescendo in tutto l’Occidente, e la prima conseguenza pratica è un sentimento antipolitico diffuso. L’attenzione dedicata dal cittadino a questo campo della vita quotidiana, non più considerato primario, è sempre più labile; questo porta ad una semplificazione del messaggio politico, che non può più permettersi di essere ostico e di parlare una lingua diversa da chi ascolta. L’aspetto appena enunciato, unito al fatto che nella nostra società sempre più complessa, l’individuo è bombardato da messaggi ed informazioni come se fosse immerso in un flusso comunicativo perenne, fa si che il messaggio politico, per essere in prima istanza assimilato, debba rendersi appetibile e seducente, sia per il cittadino, che lo stesso mondo dei media, unico gate tra l’informazione e il ricevente.
I programmi televisivi che veicolano informazione politica si trovano a dover competere con format commerciali per la stessa audience. Questo fa si che la politica adotti la logica ed i canoni comunicativi dei media per potere sopravvivere all’interno di tale mondo, e che nascano nuovi generi ibridi di informazione, come per esempio l’infotainment e il politainment. Questi nuovi generi sono portati naturalmente a veicolare il messaggio più semplice possibile, che in questo caso stringendo all’osso il messaggio politico, è l’immagine del politico stesso. Niente è più facilmente memorizzabile da parte del telespettatore e manipolabile da chi costruisce il messaggio. Ormai tutto è immagine: il contenuto è passato in secondo piano. Non conta più il “cosa” si dice, ma solamente il “come” viene detto. Il processo può essere visto sotto due punti di vista differenti, uno positivo e l’altro negativo. Chi è a favore, sostiene che questo abbassamento della complessità della discussione politica non può che essere positivo in quanto fa si che larghe fasce di popolazione che si erano allontanate, spaventate dal così detto linguaggio “politichese”, si riavvicinino a tematiche di interesse pubblico. Il punto di vista di chi è contrario punta proprio sul fatto che queste informazioni diano solamente un’infarinatura; che i cittadini credano di assimilare notizie politiche di primaria rilevanza, mentre sfiorano solamente la superficie dei problemi. I telespettatori vengono sviati su tematiche di risibile importanza, ma che posseggono immensamente più “appeal” rispetto a notizie più complesse. Il puntare sulla semplificazione a tutti i costi ha portato la comunicazione politica a ridursi a una riproduzione continua di “sound bites”: semplici slogan che giungono immediati ai cervelli degli elettori, non più abituati a confrontarsi con discussioni profonde e complicate.
Questo porta alla trasformazione dei programmi elettorali, in piattaforme programmatiche dove i concetti portati avanti dai partiti e le coalizioni non sono più esposte in lunghe dissertazioni al limite del filosofico, ma che diventano un elenco di slogan, più facilmente assimilabili da parte dell’elettore. Questi slogan sono immensamente più semplici da comunicare, e si fissano con più immediatezza nella mente di chi li ascolta. Tale processo spiana la strada non solo ad una nuova concezione politica, ma anche ad una classe di politici completamente differenti dal passato. Chi vuole provare l’impresa politica, non potrà più permettersi di non possedere perlomeno un livello minimo di conoscenza delle tecniche di comunicazione. La nuova politica sa che se si vuole riuscire a conquistare il voto degli elettori è più importante conoscere quali sono i loro bisogni e le loro aspettative, piuttosto che affannarsi a convincerli che le proprie idee siano quelle giuste per il loro bene e quello comune. Questo fa si che le indagini di mercato proliferino e che i sondaggi assurgano al ruolo di portavoce infallibile dell’opinione pubblica. Negli ultimi tempi chi voglia candidarsi non ha a disposizione solamente la strada della affiliazione partitica, o la militanza di lungo corso, per poter emergere. Sempre più politici provengono dagli ambiti più disparati: da quello economico, allo spettacolo.
L’esempio di Tiziano Motti di Reggio Emilia è, da questo punto di vista, emblematico e simbolico dei concetti appena spiegati: egli è un imprenditore che non ha mai avuto in passato esperienze politiche, che è stato in grado di farsi eleggere al Parlamento Europeo nella tornata elettorale del 2009, contando solamente sulle sue risorse finanziarie e le proprie capacità comunicative e conoscenze tecniche. Tutto questo senza appoggiarsi ad alcun partito politico per buona parte della campagna elettorale, e addirittura sopravvivendo, politicamente parlando, ad un cambio di partito e schieramento a campagna ampiamente avviata. Motti è stato in grado di farsi eleggere utilizzando uno stile di campagna che fino a qualche anno fa sarebbe stato assolutamente impensabile: serate in discoteca con comizi annessi; bombardamento mediatico attraverso il web; sovraesposizione personale attraverso una candidatura che si incentrava totalmente sulla sua immagine personale. E tutto questo non in un’elezione di basso profilo, bensì in una campagna elettorale per il Parlamento Europeo. Questo dimostra che queste tecniche e queste modalità di comunicazione non sono solamente folklore: i risultati sono oggettivi e davanti agli occhi di tutti. La “Politica Pop” è anche questo: da un lato da democraticamente la possibilità a chiunque voglia intraprendere la carriera politica, di farlo. Però alcune importanti barriere di ingresso rimangono comunque: la spesa sostenuta dal candidato Motti in campagna elettorale (700.000 € attinti interamente da risorse finanziarie già in suo possesso), per esempio, non può in nessun modo essere considerata alla portata di qualsiasi cittadino.
Così facendo, la politica rischia di diventare un obiettivo ed un passatempo per facoltosi individui in grado di poter investire sulla propria immagine e popolarità ingenti capitali. Questo apre la strada a schiere di potenziali politici improvvisati, e con essi ad un certo numero di quesiti. Saranno in grado questi politici dell’ultima ora di garantire uno standard di professionalità minimo? Che motivazione potrebbe avere un professionista o imprenditore per scendere in politica? Il fatto che siano digiuni da qualsiasi rudimento politico è un bene o un male? Rispondere a queste domande senza utilizzare dei “frame”(clicca qui per capire che cosa sono) ideologici è alquanto difficile.
A proposito di frame i vari media competono tra di loro per ottenere prestigio utilizzando i frame, cioè fornire un'informazione politica di qualità adoperando diversi frames; secondo cui l’informazione piacevole e interesse per la politica è individuata nel l’infotainment, che si differenzia dal soft news cioè notizie di gossip e “varia umanità” fino ad arrivare al politainment “politica divertente” e “intrattenimento politico”.
L'infotainment è nato negli anni '90 come genere televisivo a sé stante, ma ormai ha acquisito lo status di genere televisivo vero e proprio. Il termine infotainment è una crasi tra informazione e intrattenimento: indica che l'informazione ha perso la sua funzione informativa per assumere i connotati dell'intrattenimento, come se fosse uno svago. Sono modi di divulgare la realtà extratelevisiva: appartengono a questa categoria i TV-magazine che affrontano argomenti di vario genere.
Gli adolescenti non riescono neppure a capire il concetto di una televisione guardata secondo la programmazione stabilita da qualcun altro. Per i teenager, ciò che importa non è avere quindici minuti, ma quindici megabyte di notorietà. Le comunità online stanno conoscendo un rapido sviluppo non come mondo virtuale ma come virtualità reale integrata con altre forme d’interazione in una vita quotidiana sempre più ibridata dai media. La comunicazione wireless è diventata la piattaforma di distribuzione principale per molti generi di prodotti digitalizzati.
Il carattere chiave della comunicazione wireless non è tanto la mobilità, quanto la connettività perpetua. Si potrebbe disquisire anni sui fallimenti della politica tradizionale e dei così detti politici di professione, sul degrado a cui hanno ridotto la politica attuale, sull’incapacità a calarsi nei problemi della società reale da parte di persone che non hanno avuto esperienze lavorative significative. E la risposta a queste domande potrebbero non portare, ad ogni modo, ad una conclusione univoca e pienamente razionale della discussione. Fatto sta che l’impoverimento dei contenuti della politica è un aspetto reale ed oggettivo. In un circolo vizioso, l’abbassamento qualitativo dell’informazione, votata alla conquista di audience potenziale, ha portato la politica a parlare degli argomenti e ad usare gli stili di comunicazione dell’informazione stessa. Questo ha portato i cittadini ad avere una conoscenza delle problematiche reali molto inferiore rispetto al passato, a fronte di un maggior numero di notizie diffuse dai mass media e ad una maggiore semplicità di ricezione di esse: un controsenso.
In Italia per esempio i media e la politica sono interdipendenti: la leadership politica si personalizza, il leader politico si assimila al consumo mediatico delle immagini e il discorso politico è spettacolarizzato. “L’immagine che conta è più l’immagine all’arrivo che quella alla partenza... L’immagine è innanzitutto immagine mentale.”
Il politico sa che comparendo in televisione può accedere a un pubblico più numeroso e variegato di quello che normalmente s’interfaccia con lui negli ambiti di propaganda tradizionali, comizi, meeting, eventi. Il leader politico è diventato una merce che si vende al miglior offerente, in questo caso al telespettatore-elettore. L’immagine del leader, di un uomo politico, di un candidato è piuttosto la rappresentazione cognitiva sintetica che l’individuo ne ha in mente.
Il discorso politico è intriso di semplicità del linguaggio (come superamento del “politichese”) ed è immediato perché, tante volte, il politico ha a disposizione poco tempo e quindi deve fare in modo che il messaggio sia recepito immediatamente. Quindi con il politainment ci riferiamo ai momenti in cui la politica entra in trasmissioni che normalmente non le apparterrebbero. É il caso, per fare qualche esempio, di quando Piero Fassino ha partecipato alla trasmissione di Maria de Filippi “C'è posta per te” per incontrare dopo molti anni la sua vecchia tata oppure l'intervento di Berlusconi al “Processo di Biscardi” per parlare del suo Milan. I programmi televisivi diventano una “terza palestra” in cui si può promuovere la leadership, dopo le prime due palestre che sono i luoghi istituzionali e le piazze.
La politica s’innalza a vero e proprio genere televisivo: la partecipazione, annunciata o meno, di un politico a un programma che con la politica non ha nulla a che vedere, suscita nei telespettatori esitazione. Il loro comportamento nella trasmissione è osservato con attenzione e può determinare anche le future decisioni di voto: per esempio, un politico che si fa prendere in giro in un programma satirico, ridendo delle battute che gli sono rivolte, mostrerà un’immagine di sé positiva, in altre parole di chi sa stare allo scherzo. Però non basta. Gli attributi politico-personali hanno quindi la duplice proprietà di essere allo stesso tempo personali e politicamente rilevanti. I tratti puramente personali, come il bell’aspetto o la simpatia o lo status coniugale sono qualità prive di un’appropriatezza politica. Serve quindi essere affidabile e credibile fornendo indizi sul piano politico dando l’idea generica di realizzare una buona performance in parole povere se il candidato sa “fare bene” il proprio mestiere nell’esercitare il potere concessogli.
Il processo appena illustrato è difficilmente reversibile, anche se spazi di miglioramento esistono e sono praticabili: quando la politica ritornerà a parlare alla testa e al cuore dei cittadini, e non solamente alla loro pancia; quando sarà in grado di dettare la linea e non solamente di seguire la voce dell’opinione pubblica dominante; quando si ritornerà a trattare di argomentazioni attinenti alla vita quotidiana dei cittadini tutti. Quando almeno alcune di queste prerogative saranno soddisfatte, si riuscirà nella conditio sine qua non per una rinascita della politica nel nostro paese: far appassionare nuovamente la popolazione alla politica e renderla coinvolta nelle scelte dei propri rappresentanti, facendo si che la fiducia per le istituzioni possa ritornare a livelli accettabili, così da trasformare il tutto in un circolo finalmente in virtuoso e moralmente accettabile. Grazie e al prossimo articolo.

1 commento:

  1. Bell'articolo.
    Concordo pienamente sull'analisi.
    Aggiungo che l'efficacia della campagna elettorale di Tiziano Motti si basa non solo sulle strategie di marketing scientificamente pianificate e sul budget impiegato: il candidato ha sapientemente dosato in campagna elettorale i contenuti che l'articolo propone sul finale come ingrediente della possibile "reversione" del fenomeno della Politica Pop. Motti si è presentato come persona che parla al cuore della gente ("lavorare con il cuore" era peraltro un suo tormentone), si è impegnato a trattare i temi di vita quotidiana ponendo particolare attenzione ai più deboli e ai nostri consumi. Una specie di Robin Hood della politica, che di fatto è ciò che i cittadini si aspettavano e si aspettano dopo il fallimento dei politici "tradizionali" e che di certo ha premiato la sua campagna e il suo viso pulito, più che adatto ad interpretare questo ruolo. Mi sto divertendo a seguire il dopo-elezioni per verificare come razzolano i predicatori: Tiziano Motti è sempre in campagna elettorale: in completa sintonia con l'immagine che ha creato di se, ha proposto contenuti in difesa dei cittadini nelle Commissioni Parlamentari di cui è membro arrivando ad ottenere su un proprio progetto, pare in soli due mesi, una Risoluzione ufficiale del Parlamento Europeo sulla creazione di un'agenzia di allarme rapido contro molestatori sessuali e pedofili. Il deficit del dopo campagna per i politici Pop, a mio avviso, è la carenza di possibilità di comunicare tramite i media tradizionali con la stessa forza e lo stesso impatto utilizzati in campagna elettorale: una volta giunti a destinazione non è più questione di investimenti pubblicitari e i media, si sa, si disinteressano di ciò che realmente viene fatto nei parlamenti. Ciò vale soprattutto per Bruxelles e Strasburgo ed è un peccato, perché i cittadini/elettori avrebbero una cartina tornasole con cui fare crescere le necessarie difese immunitarie alle campagne di marketing protagoniste della Politica Pop o con cui misurare i candidati nel corso delle successive competizioni elettorali.

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