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venerdì 15 novembre 2013

Nessuno mi può giudicare nemmeno tu!

Per uscire dal forte “scompenso di liquidità sul mercato” = Crisi, non esiste un antidoto, quindi se si vuole stabilire l’operato del governo occorrerà farlo dandogli ancora un po’ di tempo? Quello necessario per completare il percorso avviato? Quantomeno fino alla fine del prossimo 2014, quando saranno manifestate con cura anche gran parte degli effetti della Legge di stabilità. Così dicono dai palazzi.
Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, garantisce così che onorerà gli impegni presi ma, di fronte a incredulità e disapprovazione, prima tra tutte quella dei sindacati, chiede apertamente in tv “di essere giudicato alla fine del 2014”. Gli investitori esteri ricominciano ad acquistare i titoli di Stato italiani e, anche se sul fronte dell’economia reale e dell’occupazione i numeri fanno ancora soffrire, solo il presidente del Consiglio ci crede e invita a crederci.

E mentre il vicepremier Angelino Alfano invita a non passare i limiti nelle richieste di modifica, sia da parte del suo partito che del Partito democratico, Silvio Berlusconi parla di una legge che “va cambiata profondamente” perché “serve uno choc positivo, una frustata che ci aiutasse a cogliere la ripresa”.

La strategia del premier per affrontare quella che ancora una volta viene descritta come la peggiore crisi del dopoguerra è quella del “step by step”. Per arrivare al traguardo dunque bisogna sopportare le varie ingiustizie sociali, lavorative, di esclusione e continuare sulla strada intrapresa?

Il Pd come il M5s pensano ad una limitazione dei sacrifici andando a toccare le pensioni d’oro, ma proprio lì, ha ricordato lo stesso Enrico Letta, esiste un limite imposto dalla Corte costituzione di cui senza ombra di dubbio bisognerà tenere conto. Come si raggirano le ingiustizie sociali? Con l'approvazione forzata e con meccanismi contorti delle autorità istituzionali.

“L’importante ora”, come spiega anche il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, “è mantenere i nervi saldi” e “portare a casa” il risultato della legge di stabilità “che non è il vangelo” dice, al di là del destino, della decadenza, di Silvio Berlusconi.

Si pensa tanto alla legge di stabilità che si è lasciata l'Italia, quella dei giovani, in ultima fila senza risolvere il problema della disoccupazione. Cioè l’incubo di sei milioni di giovani europei. “Ma anche il grande tema europeo”.

La disoccupazione è alta, anzi altissima, al 12,2%, di nuovo al primo posto dal 1977; a livelli da record storico per quella giovanile, 15/24 anni, che per la prima volta sfonda anche la soglia del 40%, balzando al 40,1% ad agosto, dal 39,7% di luglio cioè sono 667 mila gli under 25 in cerca di lavoro, pari all’11,1% dei ragazzi nella stessa fascia d’età. Così che il numero dei disoccupati continua infatti a crescere e arriva così sui valori massimi, superando i 3 milioni 127 mila.

Il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, ha invitato gli Stati membri a indirizzare i loro piani di azione sulla “garanzia giovani”, e in particolare ha “auspicato iniziative suscettibili di avere efficacia immediata”. Dal vertice di Parigi non si erano prefissati di aggiungere nuove iniziative ma di fare il punto ed accertarsi che tutti gli Stati membri stessero mettendo in pratica le decisioni assunte a Berlino.
Tra gli strumenti più importanti, Francois Hollande e Angela Merkel hanno confermato “l’impegno” a garantire che dal primo gennaio 2014, in quei Paesi che hanno presentato il piano garanzia giovani, per ogni under 25 sia trovata una soluzione di avviamento all’impiego o una formazione a quattro mesi dal termine degli studi. La Merkel ha confermato che “faremo tutto quello che è in nostro potere per rafforzare l’Europa, e a cent’anni dallo scoppio della Prima guerra mondiale diciamo sì all’Europa, perché è l’unica garanzia che questi drammi non si ripetano”.

Così debito troppo elevato, povertà e disoccupazione che crescono, export che soffre e competitività quasi ai minimi: sono questi gli squilibri che hanno spinto la Commissione Ue ad aprire per la seconda volta un’analisi approfondita sull’economia italiana per evitare che la situazione precipiti e rimetta a rischio la tenuta delle finanze pubbliche.

L’Italia era già stata esaminata una volta nel 2012, per le stesse ragioni, e lo scorso aprile l’Ue aveva chiesto al governo un intervento incisivo per rimediare. E l’azione non è stata efficace: la disoccupazione continua a salire e quella giovanile è ancora alta, la povertà e l'esclusione sociale sono aumentate in modo eloquente.

“Non si può continuare a pretendere dalla famiglia senza garantirle gli strumenti per andare avanti. Dunque ora o mai più bisognerà scommettere sulle famiglie”. Lo afferma il Forum delle associazioni familiari a proposito delle votazioni, in commissione Bilancio al Senato, degli modifiche presentati alla Legge di stabilità. “Sappiamo bene”, dice Francesco Belletti, presidente del Forum, “che non sarà possibile nella situazione complessiva introdurre tutte le novità che sarebbero necessarie”. “Ma sono irrinunciabili detrazioni per le tasse comunali, Tari, Tasi, Trise e non facoltative ma obbligatorie e calcolate in base ai carichi familiari e alle situazioni di disagio”.
“Sempre che i Comuni potranno fissarne importi e modalità con una soglia minima corrispondente alle detrazioni previste per l’Imu, e interventi mirati sul cuneo fiscale che concentrino i benefici a favore dei lavoratori con redditi bassi e con carichi familiari”.

Mentre il ministro del Tesoro Saccomanni rassicura che il debito italiano è elevato per colpa delle recessione e dei pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione non per politiche devianti dalle norme europee.
Insieme all’Italia, l’esame parte per la prima volta anche sulla Germania, perché per Bruxelles il suo surplus commerciale rende difficile il tentativo di risollevarsi dei Paesi periferici della zona euro.
Bruxelles ritorna sulle difficoltà italiane perché così è previsto dal “semestre europeo”, cioè il percorso di controllo delle economie Europee influenti pensato per individuare gli squilibri, segnalarli ai governi e affrontarli prima che diventino gravi.

Bruxelles vede pochi progressi anche su riduzione della burocrazia, efficienza del sistema giudiziario, utilizzo dei fondi Ue, sostegno e defiscalizzazione alle imprese. Né va bene l’azione sul fronte delle liberalizzazioni dei servizi per esempio, i prezzi dell’energia si mantengono alti, e infine rimane una sfida, la più decisiva, la modernizzazione delle infrastrutture.

Si risolleverà mai questo nostro caro Paese?

1 commento:

  1. Con la scissione consumatasi tra Silvio Berlusconi e Alfano sabato, col il nuovo centrodestra che si contrappone a forza italia, è probabile che si sia chiusa la vicenda del berlusconismo politico. O forse è da considerare come un altro evento politico.

    Paul Lark

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