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lunedì 11 novembre 2013

L'Europa taglia i tassi e il governo taglia l'IMU

La Banca centrale europea taglia i tassi di interesse ad un nuovo minimo storico dello 0,25% dallo 0,50% e il presidente Mario Draghi non esclude ulteriori tagli nei prossimi mesi per “sostenere una crescita moderata” nell’Eurozona, con un’inflazione in salita che può trasformarsi nella temuta deflazione.
Il nuovo taglio dei tassi Bce è letto dagli investitori come il segnale di una economia europea che resterà debole per molto tempo e così le piazze del Vecchio Continente, dopo una breve accoglienza favorevole, hanno invertito la rotta chiudendo in negativo.

Enrico Letta è voluto intervenire per i dubbi sollevati da diversi quotidiani dicendo: “è una grande notizia, una dimostrazione che la Bce ha a cuore le sorti della crescita e della competitività dell’Unione europea”. Questa frase del presidente del Consiglio, Enrico Letta, basterebbe a commentare la mossa a sorpresa da parte di Mario Draghi, di tagliare i tassi di Eurolandia al minimo storico. Ma le Borse non festeggiano. Soprattutto Piazza Affari che, dopo una fiammata iniziale, si è sgonfiata al punto da chiudere con un calo del 2,07%.

Gli investitori temono che la scelta dell’Eurotower favorisca più che altro le imprese tedesche e non dia vero impulso all’economia delle zone periferiche, proprio quelle che versano in maggiore difficoltà. E, infatti, la Borsa di Francoforte è l’unica ad aver chiuso in rialzo.

Sul fronte della politica italiana Letta al termine del Consiglio dei ministri, ha voluto intervenire sui dubbi e dai falchi del Pdl, a seguito di una frase, per altro chiara, del ministro Fabrizio Saccomanni: “Non sarà facile evitare la seconda rata dell’Imu, ma si può fare”. La decisione che nel 2013 la prima e la seconda rata non sarà pagata è una decisione già assunta e non si torna indietro e ha detto che la copertura su questo tema è non semplice.

Il 16 dicembre 2013 tutti gli italiani, sia quanti abitano nei quartieri alti sia quelli che vivono nelle frazioni, non pagheranno la seconda rata Imu sulla prima casa.
Nelle tasche degli italiani rimarranno circa due miliardi di euro.
E' stato il premier Enrico Letta a dirlo, il quale ha confermato che la scelta politica era stata già presa e non c’era motivo di metterla in dubbio e rimangono da definire le coperture finanziarie.

Sul piano politico l’annuncio non ha placato i falchi del Pdl come Brunetta o la Carfagna, che hanno rilanciato e attaccato il ministro, mentre c’è anche Scelta Civica che fa sentire il proprio dissapore per le coperture ipotizzate dal governo.
In ogni caso la seconda rata dell’Imu rimarrà per un gran numero di contribuenti e possessori di case di lusso e di pregio: per chi possiede ville, o addirittura castelli. Di certo i proprietari di abitazioni di lusso accatastate nelle categorie A/1, A/8 e A/9, anche se si tratta di prima casa e in questo caso dovranno pagare l’Imu, ma con l’aliquota ridotta.

Bisognerà fare attenzione alle scelte dei comuni, invece, nel caso di abitazioni detenute da residenti all’estero iscritti all’Aire, alle case date in comodato ad un figlio o a un genitore, agli immobili posseduti da anziani in casa di riposo. In questo caso il Comune può decidere di equipararle alle prime case e quindi di esentarle dall’ultima rata dell’Imu.

Secondo il Pdl la Tasi dovrebbe essere calcolata in base all’effettiva produzione di rifiuti e non sui metri quadri. Dopo l’aumento degli ultimi anni della tariffa, si punterebbe ad imporre ai Comuni di non superare nel 2014 il livello del 2013, con una diminuzione del 10% a partire dall’anno successivo. L’idea del Pd è invece quella di introdurre delle detrazioni simili a quelle per l’Imu: 200 euro e 50 euro per ogni figlio.

Entrambi i partiti della maggioranza sono favorevoli a restringere la platea per aumentare lo sgravio.
Il Pd vorrebbe introdurre la soglia di 28.000 euro concedendo in un’unica erogazione circa 200 euro. Per gli anni a seguire si punta ad introdurre un “vincolo di destinazione” alle risorse ritrovate dall’evasione fiscale e dal rientro dei capitali dall’estero, rendendo lo sgravio più significativo.
Il Pdl punta invece a trasferire l’onere per la riduzione generalizzata del cuneo alla detassazione dei salari di produttività.

Sul piano delle vicende politiche a distanza di un anno dal primo tentativo fallito, Alfano ci riprova a rilanciare le primarie per la scelta del candidato premier, ma il primo a freddarlo è Fitto seguito dallo stesso Berlusconi che minaccia dicendo: “farete la stessa fine di Gianfranco Fini”.

Comunque vadano le cose si voterà il 27 novembre la decadenza a scrutinio palese di Silvio Berlusconi e i margini per un salvataggio sembrano risicatissimi. Neanche la grazia del capo dello Stato potrebbe incidere sull’applicazione della legge Severino che prescrive la decadenza per i condannati. Eppure, Berlusconi continua a sperare in un atto di clemenza. Ed è lui stesso a spiegarlo nel libro di Bruno Vespa. Lo ha deciso l’Aula del Senato confermando l’indicazione della capigruppo presa a maggioranza, contro la proposta del M5S di votare in brevissimo tempo. Ma il Pdl non getta la spugna e risolleva il problema della “invalidità” della seduta.
Così che la crisi del Pdl si avvia al punto di non ritorno e riprendono a rincorrersi le voci di una scissione imminente. Il conflitto, in realtà, riguarda anche la sostanza della linea politica dei moderati, come la Legge di stabilità che falchi e lealisti minacciano di cambiare “appieno” in senso di sviluppare leggi antitasse.

Berlusconi da un lato continua a cercare una mediazione con Angelino Alfano sicuro che un Pdl unito può condizionare molto di più sulle scelte di governo, ma, nello stesso momento, invita i suoi a non abbassare la guardia sui provvedimenti in Parlamento a partire dalla Legge di stabilità.
Ma è proprio sulla manovra che i lealisti richiamano l’attenzione dell’ex premier facendo notare che la decisione di votare la decadenza dopo il passaggio in aula della Legge di stabilità fa parte di un disegno ben preciso per mettere in un angolo il Cavaliere.

Sul altro lato dell'emiciclo, nel PD, il clima a livello nazionale non è migliore e dopo il caso dei numerosi tesseramenti al partito democratico si affretta a parare i colpi o ad attaccare. Ci sono quattro settimane per restituire all’appuntamento dell’8 dicembre la credibilità messa a rischio dagli episodi ora al vaglio della commissione congresso che valuterà se annullare o convalidare i congressi provinciali di Asti, Rovigo, Frosinone, Lecce, Siracusa. Questo l’obiettivo dichiarato del segretario, Epifani, che sulla proposta di fermare le iscrizioni auspicava il consenso di tutti i candidati.

C'è da “ammirare” che il Pd ha presentato la sua campagna a basso costo. Saranno primarie all’insegna del risparmio, con un budget di 250mila euro, il 15% di quanto investito nello scorso congresso. Una scelta sobria, in sintonia con il sentire comune. Niente a che vedere con l'invasamento dei tesseramenti che ha gettato un ombra sui congressi provinciali diventando presto un caso nazionale.

Di Giacomo Palumbo

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