Non è il momento di spedire fregate italiane a Hormuz. Non adesso, senza una de-escalation. Giorgia Meloni lo ripete ai leader europei con cui è in contatto da 48 ore. Keir Starmer, Friedrich Merz. E pure a Emmanuel Macron, che è il primo a proporre la mossa. Per la premier sarebbe «rischioso» esporre i militari italiani mentre dall'Iran continuano a piovere razzi. Si metterebbe a rischio la vita dei soldati. Incidente dietro l'angolo, esiti imprevedibili. Per una scorta ai mercantili nel Golfo, è il ragionamento che circola a Palazzo Chigi, bisogna attendere un allentamento delle tensioni. Meloni condivide la linea con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. E sente pure il titolare della Difesa, Guido Crosetto, che nell'ennesima giornata tribolata riunisce insieme al sottosegretario Alfredo Mantovano i vertici militari e dei servizi. Un'altalena di discussioni, tra scenari di guerra e tormentate analisi sui contraccolpi economici. La premier non ha ancora sentito Donald Trump. Spinge adesso, invece, per un coordinamento Ue. Ma, a partire dalla strategia per Hormuz, l'Europa non suona con un solo spartito. LORENZO DE CICCO Secondo fonti italiane, sulle fregate nello Stretto la posizione di Meloni non sarebbe distante da quella del cancelliere tedesco, che sosterrebbe un approccio graduale. La Francia, invitata, non ha poi partecipato alla call di ieri sera sui riflessi economici della crisi. Macron era indaffarato nel vertice sul nucleare. Con Meloni, Merz e il belga De Wever si collegano invece von der Leyen (con cui la premier si è sentita anche separatamente) e i leader di altri 18 paesi. La richiesta su cui spinge di più Meloni è una: va «sospeso il meccanismo di tassazione del carbonio sulla produzione di energia», il cosiddetto Ets, in attesa di una revisione a tutto tondo. Consensi? La Germania apre, i paesi nordici frenano, insieme alla Spagna, ieri invitato al tele summit. Tutto rimandato al consiglio europeo del 19 marzo. La premier è convinta: così si abbassano i prezzi. Si vedrà. La richiesta è che al summit Ue vengano annotati «obiettivi concreti». Anche sul mercato unico e la semplificazione. Oggi per Meloni è prevista un'altra batteria di chiamate, forse una call formato E4 (con Macron, Merz e Starmer). Le comunicazioni della premier alla Camera sono state appositamente spostate un'ora avanti. Anche il fronte interno è concitato. Nella chat Whatsapp dei ministri qualche giorno fa Meloni è intervenuta in prima persona. Una strigliata, per chiedere di «coordinare la comunicazione» sull'Iran. Come dire: basta sortite in solitaria, fuori linea. Riproduzione autorizzata licenza Ars Promopress: 2013-2023 Stamattina, ore 9.30, Meloni sarà in Senato. Dalle 16 in poi, a Montecitorio. Il centrodestra ieri sera ha trovato la quadra sulla sua risoluzione. Nessuna condanna per i blitz di Usa e Israele, critiche solo agli attacchi «inaccettabili» iraniani. Nella bozza, si parla di uno scenario «estremamente imprevedibile», con l'auspicio di «un ritorno della diplomazia». Per i paesi del Golfo, è menzionata genericamente la possibilità di «forme aggiuntive di assistenza in materia di difesa e protezione delle infrastrutture». Per proteggere i confini europei, vedi Cipro, è ipotizzato un «adattamento e rafforzamento» delle missioni Aspides e Atalanta. In generale, la maggioranza impegnerà il governo a «intensificare gli investimenti» militari, a patto che l'Ue garantisca «la complementarità con la Nato». Sull'Ucraina, per non irritare la Lega, si parla di «sostegno multidimensionale». Non dell'adesione all'Ue, che per Matteo Salvini sarebbe «un suicidio» per gli agricoltori. C'è pure un paragrafo per difendere la presenza da osservatori al Board of peace. A parole, il centrodestra ha teso la mano all'opposizione, per un testo comune. Ma dalla minoranza hanno chiuso, anche perché avrebbe dovuto spendersi «in prima persona» la premier. Ammesso che ci siano smarcamenti dai dem, sarebbero pochi, dai riformisti. La minoranza invece non ha trovato un accordo per una mozione sola: divergenze su Kiev, non sull'Iran.
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