L'intelligenza artificiale rappresenta oggi l'attuale, ma non ultima, fase evolutiva di quella trasformazione digitale, cominciata più di 30 anni fa e della quale utilizziamo quotidianamente strumenti senza ormai accorgerci che, come ogni innovazione tecnologica che abbiamo accolto, sta migliorando il nostro vivere se governata in modo consapevole. L'intelligenza artificiale, così attesa ma anche così temuta, ora è già realtà. STEFANO CORGNATI Alla rapidità con cui le innovazioni digitali penetrano nella società non corrisponde però una stessa velocità dell'adattamento normativo e legislativo. La tecnologia nasce all'interno del perimetro della scienza e del rigore metodologico, ma nel momento in cui esce dai laboratori di ricerca e si affaccia sul mondo produttivo, economico o sociale, l'adattamento ai bisogni della collettività - cittadini e cittadine, imprese, pubblica amministrazione diventa un processo più lento, che richiede comprensione, confronto e una doverosa contemperanza tra l'utile e il ragionevole. Ed è per questo che spesso le politiche e le leggi che vanno a regolamentare le trasformazioni tecnologiche sembrano sempre evolversi con lentezza. In realtà, negli ultimi anni, la pubblica amministrazione ha intrapreso un percorso profondo di rinnovamento e semplificazione a tutti i livelli amministrativi per essere più efficiente nell'erogazione dei servizi. Insomma, la pubblica amministrazione sta cambiando e sta cercando di tenere il passo rinnovando il suo personale e innovando i suoi sistemi. Sembra quindi naturale che dopo aver assistito alla nascita di Ministero e di Assessorati alla digitalizzazione, oggi si veda la nascita di quelli delegati all'Intelligenza Artificiale. In quest'ottica, l'ipotesi di un Ministero dedicato all'AI è una possibile soluzione per governare una tecnologia così complessa, dirompente e profondamente pervasiva, da declinare in termini di filiera e filoni applicativi. Governare una tecnologia significa innanzitutto comprenderla: conoscerne i benefici, ma soprattutto intercettarne gli impatti positivi e negativi, valutandone i risvolti sociali, economici e ambientali. Per questo la formazione di competenze tecniche e tecnologiche all'interno della PA è fondamentale. Allo stesso tempo, governare una tecnologia significa accompagnarne l'introduzione nella società attraverso norme e leggi capaci di semplificarne l'applicazione, orientarla al bene comune e rimanere flessibili per adeguarsi a una realtà in continua evoluzione. Infine, implica renderla accessibile a tutta la società attraverso servizi, processi e strumenti che generino valore pubblico, efficienza e benefici concreti. La realtà, naturalmente, è più complessa della teoria. L'organizzazione amministrativa italiana è articolata su più piani e le specificità territoriali sono molto diverse, talvolta persino tra comuni della stessa regione: i bisogni di un piccolo comune montano sono molto diversi da quelli di una grande città. Ma il supporto di un adeguato uso della tecnologia è comunque vitale a tutti i livelli. L'intelligenza artificiale rappresenta quindi un punto di svolta che richiede una vera e propria catena di governo: un insieme strutturato di competenze, funzioni e responsabilità capace di interpretare la tecnologia, trasformarla in policy e tradurla in norme e applicazioni concrete, dal livello nazionale a quello locale. Dai principi strategici delle grandi architetture di governance all'ultimo miglio dei bisogni della cittadinanza: è essenziale che l'intera filiera amministrativa sia preparata a utilizzarla e gestirla, perché la "granulometria" dello strumento varia profondamente in base a dove e come viene adottato. Servono quindi figure apicali in grado non solo di leggere e interpretare le strategie, ma anche di condividere metodi, linguaggi e criteri operativi per renderle applicabili su tutte le scale. È una necessità urgente: la velocità dell'evoluzione digitale richiede strutture pronte oggi e capacità anticipatorie. La sfida che abbiamo di fronte è straordinaria: dimostrare che la pubblica amministrazione può essere promotrice e motore dell'innovazione, capace non solo di gestire la rapidità dei cambiamenti tecnologici, ma anche di trasformarla in valore pubblico. La crescita esponenziale delle tecnologie digitali - e in particolare dell'intelligenza artificiale - offre l'opportunità di ribaltare la narrazione, mostrando una PA che si rinnova, che integra e guida la tecnologia all'interno dei processi amministrativi, garantendo ai cittadini e alle cittadine trasparenza e neutralità, principi cardine della sua missione. Questa non è solo un'occasione, ma una importante concreta possibilità: ripensare il rapporto tra innovazione e istituzioni, dimostrando che la velocità non è incompatibile con il settore pubblico. Può, al contrario, diventarne un tratto distintivo, se sostenuta da competenze, visione e una governance adeguata. - *Rettore del Politecnico di Torino
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