Alla ricerca delle coperture economiche, il governo prende ancora tempo sul taglio delle accise mobili per contenere i prezzi dei carburanti schizzati dopo la guerra in Iran. All'undicesimo giorno di conflitto, con il diesel "servito" che ha superato i 2,6 euro al litro in autostrada e quello "self" oltre i 2 euro in quasi tutta Italia, l'intervento promesso in gran fretta dalla premier Giorgia Meloni per arginare il caro carburanti non è entrato nel Consiglio dei ministri di ieri, desaparecido come il Piano Casa. Che il decreto per abbassare i prezzi dei carburanti fosse a forte rischio era noto, ma ieri - numeri alla mano - il governo ha dovuto anche ammettere che lo strumento delle cosiddette "accise mobili" cioè restituire, tagliando le accise, la maggior Iva incassata dallo Stato per gli aumenti di prezzo - è troppo lento e, di fatto, sarebbe solo un pannicello caldo. Quel meccanismo è infatti più adatto a reagire ad aumenti meno repentini dei prezzi. Allo stato attuale, anche se le accise mobili venissero applicate, avrebbero un impatto minimo sul prezzo finale: qualche centesimo al litro sulla benzina, qualcosa in più sul gasolio (tra i 6 e i 7 centesimi) che alla pompa dopo il riallineamento delle accise a gennaio inserito in manovra - ha subito il rialzo maggiore da inizio conflitto. Troppo pochi per incidere davvero sul prezzo pagato alla pompa dagli automobilisti: forse è per questo che il meccanismo delle accise mobili, rivisto dal governo Meloni nel 2023, non è stato ancora mai usato. È un cannone destinato a non sparare e, a fronte di uno choc come quello odierno, servirebbe a poco o nulla. È per questo, cioè per non rischiare di sbandierare una misura emergenziale che non potrà fornire immediato sostegno a famiglie e imprese, che il governo sceglie di rinviare ogni scelta e continua a studiare altre misure per interventi più corposi. La strada sarebbe anche tracciata: basta il confronto con quelle adottate all'indomani dell'attacco russo contro l'Ucraina. Lo sconto massimo applicato dal governo Draghi nel 2022 valeva 25 centesimi al litro ed è quello invocato anche oggi dalle opposizioni. Il problema è il costo per le casse pubbliche: basandosi sull'esperienza di quattro anni fa, circa 2,5 miliardi di euro a trimestre. Resta ancora nel limbo anche l'altro intervento annunciato dalla premier Meloni, ovvero una nuova tassa sugli extra-profitti delle società energetiche - come accadde in epoca Draghi - da cui ricavare risorse per gli interventi a favore di famiglie e imprese. "Una scelta francamente incomprensibile quella del governo, che dispone già di tutti gli strumenti per ridurre in modo immediato la tassazione sui carburanti", protestano le associazioni dei consumatori e le categorie produttive. A parole, però, quello delle accise mobili resta un intervento su cui il governo continua a puntare tanto più che la Lega ne ha fatto una sua bandierina: ieri il leader leghista e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha sostenuto che sul testo stavano lavorando i colleghi Giancarlo Giorgetti (Economia) e Adolfo Urso ( Imprese e Made in Italy) senza però dare indicazioni su tempi e contenuti; il suo partito ha invece presentato un emendamento al decreto Energia, all'esame della Camera, per chiedere di attivare il meccanismo delle accise mobili se il prezzo medio nazionale dei carburanti supera i 2 euro al litro per cinque giorni consecutivi. Insomma, anche se servono a poco non è escluso che le accise mobili finiscano in un nuovo Consiglio dei ministri già in settimana. Forse lo stesso in cui si tornerà a discutere del decreto Infrastrutture, quello che riscrive la procedura autorizzativa del Ponte sullo Stretto dopo la bocciatura della Corte dei Conti: era stato approvato in Cdm il lontano 5 febbraio scorso, ma da allora era parcheggiato al Tesoro. La Ragioneria dello Stato ne ha riscritto interi pezzi per chiarire che qualunque eventuale nuovo costo che emergesse nell'iter dovrà essere coperto con risorse già a disposizione del ministero di Salvini. Una figuraccia colta dalle opposizioni: "Il Ponte resta uno slogan elettorale che drena miliardi di euro pubblici senza risolvere nessuno dei problemi dei cittadini", ha attaccato Angelo Bonelli (Avs). In ogni caso, si è affrettato a sottolineare l'ad della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, a oggi "non sono previsti extracosti".
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