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venerdì 24 aprile 2026

Deficit e Superbonus: il gioco dei decimali che maschera il nodo crescita

 L'obiettivo di riportare l'indebitamento netto entro la soglia psicologica e normativa del 3% — traguardo che avrebbe sancito l'archiviazione formale della procedura d'infrazione UE — è sfumato per una manciata di decimali. Secondo le ultime rilevazioni Istat, il deficit si è attestato al 3,07%, superando di appena 598 milioni di euro la previsione del 3,04% formulata dall'esecutivo lo scorso ottobre.

In un'economia da oltre 2.200 miliardi di PIL, una simile divergenza ha un peso economico trascurabile, ma assume una valenza politica di primo piano, mettendo a nudo le difficoltà della narrazione governativa.

La smentita dei numeri: non è (solo) colpa dell'edilizia

Contrariamente alla retorica del governo, che individua nel Superbonus il responsabile unico della tenuta dei conti pubblici, l'analisi delle poste di bilancio rivela una realtà più complessa. Sebbene i contributi in conto capitale (che includono i crediti edilizi) abbiano registrato uno sforamento di circa 6 miliardi, tale impatto era in larga parte già preventivato nelle manovre d'autunno.

Il "fallimento" del target è attribuibile a una combinazione di voci di spesa che superano complessivamente gli 8 miliardi:

  • Redditi da lavoro dipendente: +1,7 miliardi rispetto alle stime.

  • Consumi intermedi: +1,1 miliardi.

  • Investimenti fissi lordi: +3,4 miliardi.

  • Trasferimenti vari: +2 miliardi.

Il Superbonus come "capro espiatorio"

Il 110% sembra essersi trasformato da volano economico a strumento di battaglia politica. Si tende a dimenticare che la misura, nata con una scadenza definita, è stata alimentata sia dal governo Draghi sia dall'attuale esecutivo Meloni, che in campagna elettorale ne aveva promesso la tutela.

Emerge una contraddizione sistematica: dopo aver celebrato per mesi una crescita italiana superiore alla media europea — trainata proprio dal comparto edile — si tenta ora di scaricare sull'incentivo ogni responsabilità contabile, ignorando che il suo impatto nel 2025 risultava ormai residuale e gestibile.


Il vero allarme: una crescita allo stallo

Il dibattito sui decimali del deficit rischia di occultare la criticità principale: l'asfissia della crescita. Il PIL italiano è scivolato verso percentuali prossime allo zero, stretto tra variabili esogene e debolezze interne:

  1. Crisi tedesca: Il declino del modello industriale della Germania colpisce duramente l'export italiano.

  2. Demografia: Il calo delle nascite erode i consumi e la domanda interna.

  3. Geopolitica: Le tensioni in Medio Oriente introducono incognite pesanti sui costi e sulle rotte commerciali.

Tuttavia, dopo quattro anni di eccezionale stabilità istituzionale, il dato politico resta ineludibile: la mancanza di una strategia industriale chiara per condurre il Paese fuori dalle "secche" della stagnazione. In questo scenario, continuare a indicare il Superbonus come l'origine di ogni male appare sempre più come un alibi per celare fragilità strutturali non ancora affrontate.

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