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domenica 23 novembre 2025

LGBT che costa caro

Genova: il sindaco Silvia Salis stanzia 156.000€ per un consulente LGBT esterno, incaricato di “progettare iniziative e misure per la comunità LGBTQIA+”.
Mentre i cittadini chiedono sicurezza, trasporti e servizi, il centrosinistra decide di destinare risorse a incarichi esterni legati a progetti ideologici.

Nessuno mette in discussione i diritti delle persone.
Ma quando si gestiscono soldi pubblici, le priorità devono essere chiare: prima i bisogni reali della città e delle famiglie, non consulenze che rispondono ad agende politiche.
Prima la città, prima i cittadini. 🇮🇹
Secolo d'Italia

Aggiungo che si potrebbe pagare anche un cittadino cattolico che faccia proseliti dell'etica religiosa alla metà dei soldi! 

Il sindaco di Genova Salis dichiara di voler far partire dei corsi di educazione sessuale per bambini di 3 anni nelle scuole di Genova, senza specificare di cosa si tratti, quali siano i contenuti, in che modo saranno coinvolti i genitori e se intenda rispettare le indicazioni nazionali del Ministero dell'Istruzione.

La Salis intende dunque fare concorrenza alla sua rivale Schlein sull'ideologia gender, peccato lo faccia sulla pelle delle famiglie genovesi e di bambini di appena 3 anni! Questa è la riprova dell'urgenza dell'approvazione della proposta della Lega sul consenso informato dei genitori e contro l'ideologia gender.

Un sindaco dovrebbe pensare a risolvere i problemi della propria città e non a fare propaganda politica nelle scuole per tentare la scalata al pd. 
Ci dica la Salis in che modo intende fare educazione sessuale a bimbi di 3 anni: sono molto curioso. 
Visto a cosa ci hanno abituato gli attivisti di sinistra nelle scuole, se fossi un genitore genovese sarei molto preoccupato.

 #SoldiPubblici #Priorità #SicurezzaPrima #PrimaICittadini #Genova #Italia

venerdì 17 ottobre 2025

La scuola come sostegno, non in sostituzione.

La famiglia è il pilastro fondamentale per l'educazione e la crescita dei figli, e questo ruolo è particolarmente cruciale quando si tratta di affrontare argomenti delicati e personali come l'educazione sessuale. Ritengo che sia corretto e necessario che la legge vieti l'insegnamento di lezioni sessuali esplicite a scuola fino alla scuola media compresa. Questa non è una chiusura verso l'educazione, ma un riconoscimento del ruolo primario dei genitori.

Il Ruolo Insostituibile della Famiglia

La decisione di introdurre o meno l'educazione sessuale e il modo in cui farlo deve rimanere una prerogativa della famiglia per diversi motivi fondamentali:
Rispetto dei Valori e della Maturità: Solo i genitori conoscono a fondo la sensibilità, la maturità emotiva e il contesto valoriale della propria famiglia. Sono i più adatti a scegliere il momento giusto e il linguaggio appropriato per iniziare a parlare di queste tematiche, in linea con i principi morali ed etici in cui credono.
L'educazione sessuale, a differenza di materie come la matematica o la storia, è profondamente legata alla sfera emotiva, all'intimità e alla costruzione dell'identità personale. Questi argomenti dovrebbero essere trattati in un ambiente di amore, fiducia e intimità, che è quello che la famiglia è in grado di offrire.
Personalizzazione dell'Insegnamento: Un approccio standardizzato imposto dalla scuola non può tenere conto della diversità delle famiglie e delle singole esigenze dei bambini e degli adolescenti. L'educazione in questo campo richiede un dialogo personalizzato, non una lezione di massa.
La Scuola come Sostegno, Non Sostituzione

La scuola deve concentrarsi sul suo compito primario: impartire un'istruzione nelle discipline accademiche, fornendo al contempo un'educazione civica e al rispetto. Può e deve affiancare i genitori su temi trasversali come l'affettività, il rispetto reciproco e la prevenzione del bullismo, ma non deve sostituirsi a loro nell'educazione sessuale vera e propria in età così precoce.
Mantenere l'educazione sessuale fuori dalle aule scolastiche fino alle superiori (o comunque a un'età più matura) preserva la sacralità del legame familiare e riconosce la responsabilità educativa esclusiva dei genitori. È una misura di tutela che garantisce che argomenti così intimi e formativi siano trattati con la cura, i tempi e i valori scelti da chi ha il diritto e il dovere di crescere i figli.
La responsabilità è della famiglia, ed è giusto che la legge lo riconosca.

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