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mercoledì 28 gennaio 2026

Abbiamo una strategia sulla crescita?

I conti pubblici sono sotto controllo e il paese è stabile, ma l'economia è stagnante, in una trappola di bassa produttività, bassa tecnologia e bassi salari. È un problema noto. Tra il 1995 e il 2024 l'incremento medio annuo della produttività del lavoro è stato dello 0,2% contro l'1,2% nell'Unione europea a 27, l'1% della Germania e lo 0,8% della Francia. E se consideriamo gli ultimi due anni, è addirittura calata dello 0,9%. La produttività è il cuore della crescita economica di un paese, della sua capacità di generare risorse e ricchezza per i suoi cittadini. Questo quadro piuttosto desolante ce lo fornisce il Rapporto annuale preparato dal Comitato nazionale produttività, istituito presso il Cnel, per la prima volta attuando una Raccomandazione del Consiglio dell'Unione europea del 2016 che riguarda tutti i paesi membri. È un rapporto coraggioso e pieno di spunti utili, presentato a Torino al Collegio Carlo Alberto dal coordinatore del lavoro, Carlo Altomonte. Il paese dà apparentemente segnali di buona salute: negli ultimi anni l'occupazione è cresciuta più della media europea e le ore lavorate sono aumentate in media dell'1,2% all'anno tra il 2019 e il 2024. Il lavoro è fondamentale, ma sono lavori poveri. Se nello stesso periodo la produttività cala (-0,1%) questo significa che ogni nuova ora lavorata produce meno di quelle precedenti. Dipende da dove è la nuova occupazione, soprattutto concentrata in settori come le costruzioni, il turismo, la ristorazione, attività a bassa produttività. E da altri due elementi di carattere generale. Primo, gli investimenti in capitale. Secondo, quanto l'uso del capitale e di altri fattori produttivi sia in grado di generare produzione aggiuntiva. Sia l'uno che l'altro tra il 1995 e il 2024 hanno contribuito poco o nulla alla nostra economia. Il che, in sintesi, significa che non sono stati fatti investimenti adeguati, né in beni tangibili come macchinari, né in beni intangibili, come la ricerca e sviluppo, il digitale e la tecnologia. Ma un paese che ha bassa produttività e investe poco, è anche un paese che non è in grado di pagare bene i suoi lavoratori, ed ecco, di conseguenza, l'annoso problema dei bassi salari. Ad inizio 2025 le remunerazioni reali erano inferiori al 2021. Insomma, è il quadro di un'economia che si è strutturalmente impoverita allontanandosi dalla frontiera tecnologica e dalle attività ad alto valoro aggiunto, dove nei processi produttivi il capitale e la tecnologia sono stati gradualmente sostituiti da lavoro a basso salario e poco efficiente. Naturalmente queste sono dinamiche medie. L'economia del paese ha una grandissima eterogeneità sia a livello di impresa che a livello di territori. Non si spiegherebbe altrimenti la dinamica delle nostre esportazioni manifatturiere e il forte avanzo della nostra bilancia commerciale. Ci sono, come è ben noto, imprese leader, molto efficienti e tecnologicamente avanzate che contribuiscono a gran parte degli nostri scambi con l'estero. E territori, soprattutto al Nord, che concentrano attività ad alto valore aggiunto, con una trasmissione di tecnologie e pratiche manageriali alla frontiera tra gruppi di imprese. Purtroppo, però, queste eccellenze non riescono davvero a trascinare verso l'alto il resto del sistema produttivo che rimane fragile, soprattutto nel Mezzogiorno. Le ragioni di questo passo lento sono antiche e da anni le ricette per accelerarlo sono sul tavolo e se ne continua a discutere. Non sono ricette semplici e riguardano ambiti molto diversi della nostra economia e della nostra società. Dall'istruzione alla crescita delle imprese, dall'occupazione femminile alla fiscalità sul lavoro, dagli investimenti in tecnologia ai mercati dei capitali. Ma proprio per la complessità del problema, il governo non dovrebbe ignorarlo né crogiolarsi in un tutto bene Madama la Marchesa e dotarsi invece di una strategia a tutto campo per rilanciare crescita e produttività.

Malati oncologici: permessi aggiuntivi per visite ed esami e politiche attive

Pieno di tutele per i malati oncologici e di malattie rare. Alle misure previdenziali, fiscali ed economiche riconosciute da tempo, infatti, si sono aggiunte di recente nuove forme a sostegno dei lavoratori. Dal 1° gennaio 2026 sono previsti permessi retribuiti per visite ed esami medici (10 ore annue, anche a colf e badanti) e strumenti per rendere meno onerosa la prestazione lavorativa per chi è occupato ovvero per facilitarne la ricerca attraverso l'accesso a «Garanzia occupabilità lavoratori» (Gol), «Fondo nuove competenze» (Fnc), «Assegno d'inclusione» (Adi) e «Supporto per la formazione e il lavoro» (Sfl). La platea dei beneficiari. Vecchie e nuove tutele interessano i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, e quelli autonomi, in presenza di specifici requisiti. Tra gli autonomi rientrano anche gli occasionali (di cui all'art. 2222 codice civile) e i professionisti (di cui all'art. 2229 codice civile). 

Per il riconoscimento delle nuove tutele, al lavoratore è richiesto il possesso di un requisito sanitario: essere affetto da malattia oncologica o invalidante o cronica, anche rara, che comporti un grado d'invalidità al 74% almeno. Le malattie croniche o invalidanti sono quelle che danno diritto all'esenzione dal ticket in base a «livelli essenziali di assistenza» (Lea). L'elenco ufficiale ne contiene 64 tra cui endometriosi; patologie renali; broncopneumopatia. Le malattie rare, comprese quelle di origine genetica, sono quelle che presentano una bassa prevalenza, cioè inferiore a 5 individui su 10.000. I tumori rari rientrano tra le malattie rare. Permessi per visite e analisi. Da gennaio il lavoratore dipendente, pubblico o privato, affetto da malattia oncologica, cronica o invalidante, anche rara, con invalidità almeno del 74%, ha diritto a 10 ore annue di permesso per visite e analisi mediche. In tabella la scheda sintetica della nuova tutela. I nuovi permessi si aggiungono a quelli già vigenti, previsti da legge o contratto collettivo, e sono indennizzati al 66,66% della retribuzione con indennità erogata dal datore di lavoro che, poi, la recupera dal conguaglio con i contributi pagati all' Inps. Ai dipendenti pubblici l'indennità è pagata da enti e p.a. I permessi spettano anche se le visite ed esami sono effettuati dal figlio minore; in tal caso i permessi sono riconosciuti a ciascun genitore, in modo autonomo e indipendente dall'altro (quindi in totale 20 ore tra i due), e per ciascun figlio. Per fruire dei permessi è necessario che: - il lavoratore o un suo figlio minorenne soddisfi il requisito sanitario; per i figli minorenni il requisito si considera soddisfatto in presenza di un verbale di accertamento dell'invalidità civile che attesti, almeno, il riconoscimento dell'indennità di frequenza; - un medico di medicina generale o uno specialista di struttura sanitaria pubblica o privata accreditata rilasci (per il lavoratore o per il figlio minore) la prescrizione di visite, esami o cure mediche; - il lavoratore abbia un rapporto di lavoro in essere al momento alla fruizione del permesso. Anche colf e badanti. Il nuovo permesso spetta anche gli operai agricoli a termine e ai lavoratori domestici (badanti, colf), con l'unica particolarità che interessa i datori di lavoro (le famiglie, per colf e badanti) e riguarda il recupero delle indennità erogate: sono rimborsate dall' Inps direttamente ai datori di lavoro, con modalità ancora da definire. Come si fruisce del permesso. Il lavoratore che intenda fruire del nuovo permesso deve farne richiesta al proprio datore di lavoro con le modalità stabilite dal datore di lavoro, dichiarando di avere i requisiti (invalidità di almeno il 74%; prescrizione medica). Dopo la fruizione, deve fornire al datore di lavoro l'attestazione rilasciata dalla struttura presso la quale ha effettuato le prestazioni sanitarie. Lo stesso in caso di permesso per il figlio minore. Lavorare con la malattia. Un'altra serie di nuove tutele - si tratta, in particolare, di alcune misure di politiche attive mirano a rendere meno oneroso il lavoro a chi è occupato ovvero a facilitarne la ricerca in caso contrario. Il fine è garantire, a ogni persona che sia stata affetta da una patologia oncologica, eguaglianza di opportunità nell'inserimento e nella permanenza nel lavoro, nella fruizione dei relativi servizi e nella riqualificazione dei percorsi di carriera e retributivi. Le misure sono destinate a coloro che siano stati affetti da patologia oncologica, da considerare sia i soggetti dichiarati guariti dal cancro sia i soggetti che, pur in assenza di evidenza attuale di malattia, sono sottoposti a trattamenti prolungati (adiuvanti o follow up), condizione che non consente di ritenere malati i soggetti ma non permette ancora di essere dichiarati guariti. Le misure previste sono il programma Gol (Garanzia di occupabilità dei lavoratori), che prevede uno specifico percorso «Percorso 4 Lavoro ed inclusione»; l'accesso al Fnc, con il riconoscimento di contributi economici a favore dei datori di lavoro privati che stipulano accordi per la rimodulazione dell'orario di lavoro al fine consentire percorsi di sviluppo delle competenze dei lavoratori; l'accesso all'Adi, con l'adesione a percorsi personalizzati di attivazione e inclusione sociale e lavorativa; l'accesso a Sfl, che prevede la partecipazione a progetti di formazione, di qualificazione e riqualificazione professionale, di orientamento, di accompagnamento al lavoro; diritto agli «accomodamenti ragionevoli», cioè alle modifiche e adattamenti necessari e appropriati a carico dei datori di lavoro, purché non impongano oneri sproporzionati o eccessivi, da adottare a richiesta del lavoratore. Per lasciare prima il lavoro. Alcune situazioni possono risultare più gravose di altre alla persona. In questi casi è possibile guardare a un'altra serie di tutele, già operative da anni, che hanno il comune denominatore di consentire di lasciare l'attività lavorativa. Vediamo le principali. Assegno d'invalidità (privati). È erogato a domanda a chi ha una capacità lavorativa ridotta a meno di un terzo per infermità fisica o mentale. Ne hanno diritto i lavoratori: dipendenti; autonomi; iscritti alla gestione separata. Altri requisiti: 260 contributi settimanali (5 anni) di cui 156 (3 anni) nei 5 anni precedenti la domanda. Pensione di inabilità (lavoratori privati). Spetta, a domanda, al lavoratore o al titolare di assegno di invalidità che, a causa di infermità o difetto fisico o mentale, si trovi nell'assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa. Comporta l'attribuzione di un'anzianità convenzionale come se l'iscritto avesse lavorato fino a 60 anni d'età oppure fino a 40 anni. Occorrono gli stessi requisiti per l'assegno d'invalidità (260 contributi settimanali di cui 156 nei 5 anni precedenti la domanda). Pensione d'inabilità (dipendenti pubblici). Spetta al dipendente pubblico per il quale è riconosciuto dalla commissione medica «l'assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa». Due le tipologie. In base alla legge n. 335/1995, comporta l'attribuzione di un «bonus» o di un'anzianità convenzionale come se il lavoratore avesse lavorato fino a 60 anni d'età o per 40 anni. Altri requisiti: almeno 5 anni di anzianità contributiva dei quali 3 almeno nel quinquennio precedente la pensione. In base al dpr n. 1092/1973 e alla legge n. 379/1955 (c.d. «pensione inabilità ordinaria») spetta a chi sia riconosciuto lo stato di «assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi proficuo lavoro ovvero alle mansioni svolte» e in presenza di un'anzianità contributiva di almeno 19 anni, 11 mesi e 16 giorni se il giudizio del verbale di visita medica è limitato alle «mansioni svolte»; di almeno 14 anni, 11 mesi e 16 giorni nel caso in cui l'inabilità sia «assoluta e permanente a qualsiasi proficuo lavoro»

Confindustria: export e consumi, economia quasi ferma

Economia «quasi ferma» per Confindustria. E non resta che aggrapparsi a quel «quasi». Il bollettino sulla congiuntura appena diffuso da viale Dell'Astronomia elenca tutto quello che fa da freno: il prezzo del petrolio che non scende più, il dollaro debole che compromette l'export, l'instabilità internazionale (vedi i dossier che si moltiplicano con Venezuela e Groenlandia) che spinge gli italiani a mettere soldi da parte invece di consumare. In positivo agiscono l'ultima accelerazione degli investimenti sul Pnrr, che però sta andando a esaurimento. Insieme con la riduzione dei tassi d'interesse e la risalita del credito. Partiamo dal prezzo del petrolio. In teoria l'intervento degli Stati Uniti in Venezuela avrebbe dovuto abbassare le quotazioni, ma in realtà la media in gennaio è stata di 65 dollari al barile contro i 63 di dicembre. La ragione secondo l'ufficio studi di Confindustria - è che il Venezuela ha sì le maggiori riserve al mondo ma è un produttore marginale (meno dell'1% del greggio mondiale). Anche il prezzo del gas non scende più (33 euro/MWh a gennaio dai 28 di dicembre) e si è stabilizzato su livelli più che doppi rispetto a quelli del 2019. 

Passiamo ai consumi, che salgono a gennaio solo dello 0,1% perché, la propensione al risparmio è balzata dal 9,9% di dicembre all'11,4% di gennaio. L'export resta debole: a novembre è cresciuto dello 0,2% ma bisogna tenere conto che a ottobre era sceso del 3,1%. «Tra le destinazioni - dice il bollettino di Confindustria - resta debole la Germania, rallenta la Francia, cadono UK e Turchia, virano in negativo anche gli Usa, mentre sono positivi i flussi verso Spagna, Austria e Belgio». C'è da dire che questi ultimi Paesi non sono tra i nostri maggiori «clienti». Gli occhi sono puntati sul prossimo bollettino Istat dell' 11 febbraio in merito all'andamento della produzione industriale a dicembre dopo che a novembre era salita dell'1,5%. Ma il bollettino di Confindustria frena gli entusiasmi: «In dicembre l'indice Pmi sulla fiducia delle imprese torna in area recessiva». Affievolimento, infine, del ritmo di espansione dei servizi nel quarto trimestre.

Stop alla carriera, scatta il risarcimento del danno

Il datore risarcisce il dipendente perché il demansionamento è «visibile»: il quadro direttivo perde potere, perché viene meno la funzione di coordinamento, mentre altri colleghi fanno carriera, a differenza sua. Il danno, che ha natura patrimoniale, deve ritenersi sussistente sulla base di una serie di elementi presuntivi: pesa lo svuotamento progressivo del bagaglio professionale, dell'autonomia e della specializzazione. E il risarcimento può essere liquidato in via equitativa nella misura del 30% della retribuzione per tutto il periodo di demansionamento. Così la Cassazione civile, sezione lavoro, nell'ordinanza n. 1195 del 20/01/2026. 

Diventa definitiva la condanna al risarcimento a carico dell'azienda, una società finanziaria. Da responsabile dell'ufficio recupero crediti il quadro direttivo si ritrova prima progettista di formazione e poi assegnato alle mansioni di «specialista rischi Hr»: è nell'ultimo passaggio che scatta il vero demansionamento, anche se il precedente ruolo di team manager gli avrebbe consentito di arrivare al massimo al secondo livello, mentre il ruolo «professional» permetteva in astratto di progredire fino al quarto. Il punto è che la carriera dell'ex responsabile imbocca in concreto una traiettoria peggiorativa, tanto che non gli risulta riconosciuta alcuna promozione, ottenuta invece da due colleghi che lavoravano con lui al recupero crediti. Non c'è dubbio, poi, che basti la prova presuntiva a far scattare il risarcimento: il giudice può fare riferimento a elementi di fatto come qualità e quantità dell'esperienza lavorativa pregressa, al tipo di professionalità colpita, alla durata del demansionamento e all'esito finale della dequalificazione. La condotta del datore che impoverisce il bagaglio professionale del dipendente determina un danno patrimoniale perché preclude non solo le possibilità di carriera interna ma anche la ricollocazione sul mercato del lavoro. Confermata la valutazione del Tribunale che riconosce il solo danno patrimoniale e non quello non patrimoniale, anche se fa riferimento a uno stato di sofferenza e disagio del lavoratore che lo aveva indotto a chiedere un sostegno psicologico.

Rimpatrio, il costo sale a 3.638 euro

Sale a 3.637,87 euro (da 2.864,77 euro) la sanzione accessoria dovuta dal datore di lavoro che impiega un lavoratore extracomunitario privo di permesso di soggiorno per coprire i costi di rimpatrio. Lo stabilisce il decreto 21 maggio 2025 del Capo della polizia pubblicato in G. U. n. 15/2026. Il T.U. immigrati (dlgs n. 286/1998) stabilisce che il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori extracomunitari irregolari è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con una multa di 5.000 euro per ciascun lavoratore impiegato. Le sanzioni aumentano se i lavoratori irregolari sono più di tre, se sono minori in età non lavorativa ovvero nei casi di caporalato e sfruttamento. Inoltre, con la sentenza di condanna il giudice applica una sanzione accessoria: il pagamento del costo medio di rimpatrio del lavoratore extracomunitario assunto illegalmente. Il dlgs n. 109/2012 prevede, tra l'altro, che la sanzione accessoria a carico del datore di lavoro che impiega cittadini extracomunitari il cui soggiorno è irregolare corrisponde al costo medio del rimpatrio, calcolato in base all'anno in cui è pronunciata la sentenza di condanna. Il valore è ottenuto come media nel triennio precedente del rapporto tra il totale degli oneri sostenuti annualmente per il rimpatrio degli stranieri e il numero complessivo di rimpatri eseguiti nello stesso anno, maggiorato del 30% a titolo di oneri connessi ai servizi di accompagnamento e di scorta. Il costo medio è soggetto alla rivalutazione annuale sulla base dell'indice Istat. A tanto provvede il decreto aggiornando il valore del costo medio del 2024 da valere come sanzione per l'anno 2025. In particolare, stabilisce che il costo medio del rimpatrio, fissato per l'anno 2024 in 2.864,77 euro, è aggiornato per l'anno 2025 in 3.637,87 euro

Congedi parentali fino a 14 anni dei figli solo per i dipendenti

L'aumento dell'arco temporale di fruizione dei congedi parentali dai 12 ai 14 anni di età dei figli previsto dall'articolo 1, comma 219, della legge 199/2025 (Bilancio 2026) riguarda solo i lavoratori dipendenti. Lo ha sottolineato l' Inps nel messaggio 251/2026, pubblicato ieri, in cui ha fatto il punto sulle novità introdotte per questi congedi facoltativi dal 1° gennaio scorso. Si ricorda che i congedi con indennità previsti dagli articoli 32, 34 e 36 del Dlgs 151/2001 sono utilizzabili da entrambi i genitori. Più specificamente, la madre può usufruire di massimo sei mesi di congedo entro i primi 14 anni del figlio, mentre il padre ha diritto a un massimo sei mesi elevabili a sette per un totale complessivo massimo di 10 mesi (11 se il padre si astiene per almeno tre mesi). Il congedo può essere fruito entro i primi 14 anni di vita del figlio dalla fine del periodo di congedo di maternità obbligatorio per la lavoratrice dipendente e dalla data di nascita del bambino per il lavoratore dipendente padre. In caso di adozione o di affidamento/collocamento il congedo spetta, invece, entro i 14 anni di età dall'ingresso in famiglia del minore, ma non oltre il raggiungimento della sua maggiore età. Mauro Pizzin Come detto, la disposizione contenuta nella nuova legge di Bilancio riguarda solo i genitori dipendenti, mentre nulla cambia per i genitori lavoratori iscritti alla Gestione separata e per i genitori lavoratori autonomi. Più precisamente: per i primi il limite temporale di fruizione del congedo parentale rimane fissato ai primi 12 anni di vita del figlio nel caso di evento nascita e a 12 anni dall'ingresso in famiglia/Italia in caso di adozione: per i secondi il limite temporale di fruizione del congedo parentale resta fissato al primo anno di vita del figlio o a un anno dall'ingresso in famiglia in caso di azione o di affidamento/collocamento. A livello operativo nel messaggio l'Istituto ha comunicato che lo scorso 8 gennaio è stata aggiornata sul suo internet la procedura "Domande di maternità e paternità", che va utilizzata dai genitori lavoratori dipendenti per la presentazione telematica della domanda. Nel caso in cui tra la data di entrata in vigore della legge di Bilancio e quella di aggiornamento non sia stato possibile presentare la domanda di indennità prevista per il congedo, l' Inps ha fatto infine sapere che si potrà provvedere successivamente presentandola per i periodi pregressi che siano stati fruiti tra il 1° e l'8 gennaio. Le strutture territoriali dovranno quindi considerare per la definizione di queste domande l'oggettiva impossibilità di presentazione preventiva delle stesse da parte degli interessati.

lunedì 12 gennaio 2026

We are with Iran.

In Iran da quindici giorni, nonostante la repressione, nonostante gli arresti, nonostante i morti, centinaia di migliaia di persone continuano a scendere in piazza in tutto il Paese, da Teheran a Mashhad, sfidando apertamente il regime.
Regime che è arrivato persino a evocare la pena capitale per chi manifesta, definendo “nemici di Dio” uomini e donne, spesso giovanissimi, che chiedono libertà, dignità, autodeterminazione.
Queste proteste non riguardano solo il carovita o le condizioni materiali, che pure sono diventate insostenibili. 
Riguardano qualcosa di più profondo: il diritto di vivere senza essere sorvegliati, puniti, silenziati; il diritto di scegliere chi essere, come vivere, cosa pensare. 
Riguardano la libertà come fatto concreto, quotidiano.
Da tutto l'Iran sale il grido di un popolo che chiede libertà, democrazia, rispetto dei diritti fondamentali. 
Folle travolgenti di giovani, studenti, donne, attivisti, gente comune hanno riempito le strade, con coraggio, sfidando l’atroce repressione di un potere violento e crudele.
Il regime continua a macchiarsi del sangue di innocenti, di crimini indicibili, arresta arbitrariamente e giustizia i manifestanti, oscura la Rete per spegnere l’attenzione su un movimento che cresce in tutto il Paese. 
Siamo al loro fianco, al fianco del popolo iraniano. Ma la nostra non può essere solo una solidarietà a parole verso chi è disposto a morire per vedere la sua patria finalmente libera da una spietata autorità teocratica.
È necessario che l’Europa e la comunità internazionale sostengano con unità e fermezza quelle richieste con azioni diplomatiche che puntino a indebolire ulteriormente il regime di Teheran. Solo così aiuteremo davvero a fermare i massacri e a far nascere un’alba di libertà in #Iran. #freedom

lunedì 5 gennaio 2026

Venezuela libera

Sto con il popolo Venezuelano, festeggia la caduta di un regime che ha ridotto alla fame una delle nazioni più ricche del mondo. 
Dispiace vedere la sinistra in Italia,, che come al solito non sta con i popoli.
Sta con il potere quando il potere parla la loro lingua ideologica.
Non gli interessa del bene dei venezuelani: ma solo di salvare la loro irreale narrativa ideologica  della “revolution“ di Castro come di Maduro.

In Venezuela  esiste un’opposizione, che aveva vinto le elezioni e che ha il massimo riconoscimento internazionale e Maduro ha sovvertito con la forza il risultato democratico di quelle elezioni.

Trump ha agito solo per cacciare un dittatore e per debellare il narcotraffico? 

No, ha agito certamente anche per il petrolio ma al netto del rispetto del diritto internazionale e della sorte di Maduro  come si fa a cacciare con metodi democratici e non violenti un dittatore sanguinario che da anni truccava le elezioni, incarcerava gli oppositori e ha costretto milioni di venezuelani a  fuggire all estero ?

Trump ha promesso AMERICA FIRST e sta facendo esattamente questo, con una operazione militare chirurgica, ristabilendo la sua egemonia su una area, il sud america, considerata sotto la sua influenza fin dai tempi della dottrina elaborata dal presidente americano Monroe  nel lontano 1823.

 Gli Usa perseguono  dunque i loro interessi a livello globale. L’Europa come al solito e’ fuori da ogni ruolo, da protagonista.
Incapace di essere attore politico e militare degno di questo nome.  Piu’ che stracciarsi le vesti per un diritto internazionale che regolarmente viene calpestato dalla volonta’ di potenza delle nazioni piu’ forti, l’Europa farebbe bene a ritrovare il proprio ruolo, la sua identità e il proprio destino in un contesto internazionale  in rapida e profonda  evoluzione.

lunedì 22 dicembre 2025

IL MODO IN CUI VIVI - testo di JACK CARDIGAN

 IL MODO IN CUI VIVI

NON BASTA ASCOLTARE PER RISPONDERE IN FRETTA, CI VUOLE SPAZIO, CI VUOLE PAZIENZA,

CERCO CONFERME E VERITÀ,

ANCHE SE FA MALE, SE NON È NORMALE.

CI ALZIAMO OGNI MATTINA PER QUALCOSA, NON SEMPRE SAPPIAMO PER COSA,

CORRIAMO PER PAURA DEL VUOTO, 

SOLO PER AMORE MAI PER GIOCO.

LA FORZA PIÙ GRANDE NASCE DAL SENSO, NON DAL RUMORE O DALL’URGENZA,

QUANDO SEGUI CIÒ CHE TI SOLLEVA,

OGNI PASSO TROVA COERENZA.

VIVIAMO NELL’ERA DEL SUBITO, TUTTO A PORTATA DI DITO E DI SCHERMO,

MA CIÒ CHE CONTA NON SI SCARICA, 

SI COSTRUISCE SOLO COL TEMPO.

È IL MODO IN CUI VIVI CHE CAMBIA IL MONDO,

IL MODO IN CUI SCEGLI, FINO IN FONDO,

PUOI DIRE di TUTTO E RESTARE VERO,

LA DIFFERENZA STA NEL TONO SINCERO.

È IL MODO IN CUI DICI CHE CAMBIA IL TEMPO,

PUOI SEMPRE SOGNARE ED ESSERE PROFONDO.

È IL MODO IN CUI AMI, NEL SILENZIO, 

CHE RISCRIVE IL TUO MOVIMENTO.

PUOI COMPRARE MILLE COSE, MA NON LA PACE CHE TI FA DORMIRE, E OTTENERE TUTTO CIÒ CHE VUOI,  

MA IL VALORE NO, DEVI COSTRUIRE.

SCEGLI SE VALE, ANCHE SE COSTA, NON LA PIÙ FACILE, MA QUELLA GIUSTA, CIÒ CHE CONQUISTI CON IL CUORE,

NON LO PERDERAI QUELLO È AMORE.

È IL MODO IN CUI VIVI CHE CAMBIA IL MONDO, 

NON È IL RUMORE, MA IL PROFONDO.

PUOI DIRE DI TUTTO E RESTARE VERO,

LA DIFFERENZA STA NEL TONO SINCERO.

È IL MODO IN CUI DICI CHE CAMBIA IL TEMPO,

È IL TONO CHE RESTA, CHE LASCIA IL SEGNO,

PUOI AVERE RAGIONE O AVERE TORTO,

DIPENDE DA COME TI METTI IN GIOCO.

SIAMO CIÒ CHE SCEGLIAMO OGNI VOLTA CHE LA VITA CI CHIEDE COERENZA,

RICORDALO CON GENTILEZZA, NON SERVE LA SCENA, MA SERVE PRESENZA

venerdì 19 dicembre 2025

Manovra: saltano le norme su pensioni, Tfr e assicurazioni con le opposizioni che accusano la Lega e chiedono le dimissioni di Giorgetti

Hanno commentato la decisione di far slittare le misure per le imprese e la revisione delle pensioni ad altri provvedimenti: il testo originario, infatti, è stato suddiviso tra un emendamento mantenuto parzialmente e un prossimo decreto.

Manovra: saltano le norme su pensioni, Tfr e assicurazioni con le opposizioni che accusano la Lega e chiedono le dimissioni di Giorgetti

È stato presentato presso la commissione Bilancio del Senato un nuovo emendamento del governo relativo alla manovra finanziaria. Il testo mantiene intatte le disposizioni sull’iperammortamento, confermando la proroga fino al 2028 e rafforzando le misure sugli investimenti green. Inoltre, è stata prevista una rimodulazione delle risorse legate al Pnrr. Tuttavia, come anticipato nella notte, sono state escluse tutte le norme riguardanti le pensioni.

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha spiegato durante alcune riunioni in Senato dopo la sospensione della commissione Bilancio:

“La maggioranza ha deciso di stralciare la maggior parte dell’emendamento 4.1000, mantenendo solamente la parte relativa al Pnrr e all’iperammortamento. Tutte le altre misure saranno trasferite in un decreto che sarà approvato la prossima settimana.”

Il nuovo decreto dovrebbe essere portato in consiglio dei ministri probabilmente entro la prossima settimana, ha aggiunto Ciriani.

Oltre all’esclusione delle modifiche sulle pensioni, confermata integralmente come annunciato, l’emendamento non contiene le disposizioni relative al Tfr per i nuovi assunti. Nella versione iniziale della proposta governativa era prevista l’adesione automatica alla previdenza complementare per i lavoratori dipendenti del settore privato al primo impiego.

I lavori in commissione Bilancio sono ripresi venerdì con l’obiettivo di chiudere l’esame nella giornata stessa; il testo della manovra è atteso in Aula al Palazzo Madama lunedì.

Eliminazione del nuovo contributo sulle assicurazioni e assenza di misure per il piano 4.0

Il nuovo contributo da 1,3 miliardi di euro previsto inizialmente per le compagnie assicurative è stato escluso dal testo dell’emendamento governativo alla manovra. La disposizione, presente nella prima versione della proposta di modifica, avrebbe previsto un acconto pari all’85% del contributo sul premio assicurativo relativo ai veicoli e alle imbarcazioni versato nell’anno precedente.

Nel testo definitivo, inoltre, sono scomparse anche le risorse per 1,3 miliardi destinate a finanziare il credito d’imposta per la Transizione 4.0, i cui fondi risultano esauriti.

Modifiche alla ritenuta d’acconto per le imprese

Il nuovo emendamento prevede un cambiamento nella ritenuta d’acconto per le imprese: la misura sarà anticipata al 2028 con un’aliquota dello 0,5% – al netto dell’Iva – sull’importo da corrispondere. Dal 2029, invece, l’aliquota salirà all’1%. Tale disposizione comporterà un impatto finanziario di oltre 700 milioni di euro già nel primo anno, raddoppiando negli anni successivi.

Le opposizioni protestano: “Influenza della Lega, Giorgetti dovrebbe dimettersi”

Secondo i gruppi di opposizione, quali Partito DemocraticoMovimento 5 StelleAlleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva, il ritiro dell’emendamento governativo da 3,5 miliardi è frutto di tensioni interne alla maggioranza, in particolare all’interno della Lega.

Hanno commentato la decisione di far slittare le misure per le imprese e la revisione delle pensioni ad altri provvedimenti: il testo originario, infatti, è stato suddiviso tra un emendamento mantenuto parzialmente e un prossimo decreto.

Manovra: saltano le norme su pensioni, Tfr e assicurazioni con le opposizioni che accusano la Lega e chiedono le dimissioni di Giorgetti

La crisi politica interna alla maggioranza ha portato al ritiro di un emendamento fondamentale, suscitando dure reazioni da parte dei principali esponenti dei partiti coinvolti nel dibattito parlamentare.

Daniele Manca, capogruppo del Partito Democratico in commissione Bilancio al Senato, ha sottolineato che questa situazione non coinvolge né la Lega né il governo nel loro complesso, definendola piuttosto un “clamoroso autogol politico”.

Raffaella Paita, capogruppo di Italia Viva, ha commentato in modo netto:

“Se il ministro Giorgetti avesse un po’ di dignità, si dimetterebbe domattina; io, al suo posto, me ne andrei.”

Stefano Patuanelli, capogruppo del M5S al Senato, ha rimarcato come questo episodio non costituisca una novità, ma derivi da questioni politiche interne alla maggioranza e alla Lega.

Tino Magni di Avs ha invece spiegato che l’emendamento in questione, soprattutto nella parte riguardante la previdenza complementare (“5.0”), è stato ritirato completamente.

Daniele Manca ha aggiunto che l’emendamento sarà sostanzialmente svuotato nella sua interezza, senza la parte riguardante previdenza, Zes e caro-materiali, mantenendo soltanto la rimodulazione del Pnrr per garantire parzialmente la copertura della manovra economica. Egli ha sottolineato che questa versione rappresenta dunque un nuovo emendamento distinto da quello originario.

Raffaella Paita ha osservato come questa situazione rappresenti un’implosione della maggioranza e che ormai il ministro Giorgetti non abbia più alcuna forza politica: è intervenuta a manovra già chiusa, con un’altra manovra da 3,5 miliardi, ma senza la possibilità di mantenere gli impegni assunti nei confronti degli imprenditori, soprattutto riguardo alla previdenza.

Ha proseguito:

“Il diktat proveniente proprio dal suo stesso partito ha fatto decadere tutti gli obblighi previsti nei confronti di chi investe. Senza l’emendamento Giorgetti, non esiste più una vera maggioranza per questo governo: quando un emendamento così importante viene prima proposto e poi ritirato a causa di contrasti interni, significa che la crisi è profonda.”

Stefano Patuanelli ha poi precisato che il M5S non ha sollevato questioni relative a subemendamenti né intrapreso iniziative di ostruzionismo nelle aule parlamentari, ma ha semplicemente richiesto di visionare il testo, che sarà disponibile nella notte, per poi discutere di persona il mattino seguente.

Questi sviluppi mettono in luce le tensioni crescenti all’interno della maggioranza di governo, che appaiono destinate a influenzare significativamente il percorso delle prossime riforme economiche e le decisioni politiche sulle misure finanziarie.

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