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domenica 5 settembre 2010

Famiglia Cristiana scomunica il governo

E’ lecito per un mezzo di informazione prendere posizioni antigovernative e condannare senza appello il Presidente del Consiglio, magari prendendo a spunto aspetti personali che investono la sfera privata? La risposta è certamente affermativa e, se le critiche non travalicano il buon gusto, sono certamente auspicabili perché aiutano a riflettere ed a crescere.

Ci si domanda perché, allora, tanto rumore sul caso “Famiglia Cristiana”. Penso sia utile, prima di entrare nel merito degli articoli contestati, sottolineare la differenza fra “Famiglia Cristiana” ed altri organi di informazione, incluso Avvenire. Come è noto, la rivista Paolina oltre agli abituali canali di diffusione, viene distribuita nelle Parrocchie, dove giovani cristiani volenterosi, ne promuovono la vendita. Tale circostanza conferisce grande autorevolezza al settimanale ed il fatto che molti parroci ne raccomandino l’acquisto, suggerisce l’dea che si tratti di un utile strumento, da leggere e condividere, quasi a completamento della liturgia domenicale. Per questa ragione ritengo che la posizione espressa da Famiglia Cristiana sia fuorviante rispetto ai propri obiettivi ed ai veri problemi che quotidianamente affollano l’agenda politica italiana.

Non riesco ad accettare che un organo di stampa così autorevole possa dedicarsi ad attacchi personali. Ho sempre ritenuto giusto rivendicare il diritto di giudicare i fatti alla luce della Fede e dei valori ad essa sottesi, ma non le persone (se non nelle sedi appropriate) e, soprattutto, non a mezzo stampa o in pubblici contesti. Forse sbaglio, ma sembra che Famiglia cristiana voglia seguire comportamenti tipici del passato con i quali si promuoveva la pubblica scomunica, rispetto ai quali, però, la Chiesa ha decisamente voltato pagina. Si sosterrà che le critiche, gli attacchi personali, il gossip, sono il pane quotidiano dei giornali moderni e che solo così è possibile garantire un’adeguata tiratura ed una buona penetrazione nell’opinione pubblica. A parte il dubbio gusto di tale posizione, si deve ancora una volta sottolineare che Famiglia Cristiana è distribuito in Parrocchia, e non può scendere al livello degli altri mezzi di comunicazione.

In secondo luogo Famiglia Cristiana dovrebbe aver ben presente l’insegnamento evangelico del “Dare a Cesare quel che è di Cesare”. Ciò implica che la libertà nelle scelte politiche e di Amministrazione della cosa pubblica è elemento acquisito nella dottrina cristiana.

La Chiesa, in tutte le sue articolazioni, è libera di pronunciarsi su temi politici e di orientare le coscienze, specie se si affrontano argomenti che hanno a che fare con l’etica. Anzi è sempre più importante la Sua autorevole voce ufficiale, ad evitare che falsi profeti e paladini del cristianesimo, che siedono nei banchi del Parlamento, confondano le idee su temi sensibili quali la difesa della vita dal concepimento alla morte, la Famiglia, ecc.. Ciò premesso, si deve ribadire che ciascun cristiano ha il diritto di far politica seguendo la propria coscienza, formata anche alla luce del Magistero della Chiesa: è per tale ragione che agli uomini di fede è data ampia libertà di scelta in merito agli schieramenti politici, tanto più ora che l’unità dei Cristiani in politica è stata superata, non per volontà di qualcuno, ma per precise ragioni storiche che qui non è il caso di richiamare.

Più volte autorevoli voci hanno sottolineato che l’unità dei cristiani in politica si manifesta sui valori e non su scelte opinabili che attengono altre sfere; il tentativo di orientare dal pulpito le scelte politiche è un retaggio del passato, peraltro sempre osteggiato dai “laici” che lo hanno bollato come Clericalismo ed intromissione illecita della Chiesa nella vita politica italiana.

Appare veramente originale il coro di consensi della Sinistra alla posizione antiberlusconiana assunta da Famiglia Cristiana, specie alla luce di recenti attacchi alla CEI che, a parere di autorevoli esponenti dell’opposizione, sarebbe intervenuta in modo illegittimo su temi sensibili, cari alla coscienza cristiana.

Se quindi la Chiesa garantisce la libertà di scelta dello schieramento politico, stupisce il tentativo di alcuna stampa cristiana di promuovere surrettiziamente una nuova unità politica, peraltro con un baricentro spostato decisamente a sinistra. Infatti, se è vero che i cristiani sono liberi di scegliere il partito politico al cui interno manifestare il proprio impegno, è altrettanto vero che i partiti moderni hanno il dovere di lasciare quanto meno libertà ai propri aderenti su temi che coinvolgono la coscienza delle persone. Non mi pare che tale principio abbia diritto di cittadinanza in alcuni partiti della sinistra, pronti ad isolare ed estromettere autorevoli militanti impegnati su temi etici ed a trasformare posizioni relativistiche in vessilli a sostegno della propaganda elettorale. Come dimenticare le battaglie a favore delle famiglie di fatto, ovvero il tentativo di spostare dalla sfera privata a quella pubblica il tema della vita e della morte, che richiede ben altra attenzione etica e scientifica. D’altra parte, la Sinistra italiana non ha mai fatto mistero delle proprie idee, inneggiando al modello Zapatero che, come è noto, sta sistematicamente escludendo i valori inalienabili della persona dalla vita pubblica, con esiti catastrofici, non solo sul paino economico, ma anche della tenuta della Società.

Infine devo osservare come l’appello all’impegno dei cristiani in politica, al fine di formare una nuova classe dirigente di elevato profilo morale, è del tutto condivisibile e rientra nella sfera delle sollecitazioni possibili ed anzi doverose di un settimanale cristiano. D’altra parte, da Paolo VI in poi, sono innumerevoli i richiami della Chiesa all’impegno responsabile nella vita pubblica.

Ciò che lascia perplessi sono le motivazioni che sorreggono l’appello di Famiglia Cristiana, tutte improntate al pessimismo e ad un sentimento popolare che, al contrario, andrebbe contrastato. Secondo il settimanale, infatti, la Politica è marcia e tutti i politici, specie se schierati con Berlusconi, sono corrotti. Come è possibile sostenere l’appello all’impegno politico dei giovani in questo modo? Mi viene da riflettere che, se la premessa fosse corretta, gli unici a poter rispondere all’appello sarebbero quei giovani che cercano nella politica una scorciatoia per il successo, ovvero un tornaconto personale. I cristiani sanno che, per amore del prossimo, possono spingersi fino alle soglie dell’Inferno, ma se il mondo politico fosse come quello descritto da Famiglia Cristiana, non sarebbe azzardato descriverlo come struttura del Peccato, da tenere a debita distanza per coloro che credono nella Salvezza Eterna.
Al contrario, sono convinto che, pur fra politici corrotti e per nulla animati dalla ricerca del Bene Comune, siano presenti eccellenze in grado di proporsi come modelli in tutti gli schieramenti politici e, a maggior ragione, nell’attuale maggioranza. Su questi personaggi occorre fare leva per stimolare l’impegno dei Cristiani in politica e, prendendo a prestito un’espressione del Senatore Quagliariello, occorre convincere i giovani che per una Politica improntata alla ricerca del Bene Comune, si deve essere disposti ad immergere le mani nell’acqua sporca ed essere capaci di tirarle fuori pulite e che il mondo politico, pur con le sue miserie e con i suoi cattivi profeti, ha in sé un germe di pulizia che gli garantisce la sopravvivenza ed il suo impegno a vantaggio della Società. Insomma, il sistema nel suo complesso è sano ed è impegno di tutti individuare ed estromettere le pecore zoppe, sostituendole con persone capaci ed irreprensibili, con l’obiettivo di promuovere un processo di miglioramento continuo della classe dirigente.

Concludo con un personale appello a Famiglia Cristiana, affinché torni ad occuparsi di attualità e Politica alla luce dei valori unificanti e non a quelli che legittimamente dividono il Popolo Cristiano, senza scendere nella contesa politica, altrimenti eviti, con la sua presenza in Parrocchia, di confondere i cristiani, certi di trovare, in un giornale promosso dal Pulpito, una chiara spiegazione della modernità, illuminata dal magistero della Chiesa.

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