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domenica 5 settembre 2010

Giustizia. Ancora sul Processo Breve.

Mentre gli uomini di Gheddafi montavano la tenda del raìs nella residenza dell’ambasciatore libico, in casa Pdl il pentolone era già stato messo a bollire sul fuoco. A cuocere è il tema della giustizia, con un ingrediente che potrebbe risultare indigesto a molti: il processo breve. Proprio sul campo della giustizia, infatti, si giocherà il prossimo match tra maggioranza berlusconiana e dissidenti finiani. Il governo si aspetta una dimostrazione di lealtà dagli uomini vicini al Presidente della Camera ma quella sul processo breve non è una partita facile, visto che gli esponenti di Futuro e Libertà chiedono di aprire un confronto e di rivedere il testo già licenziato dal Senato. Lo aveva già spiegato con toni ultimativi il finiano Carmelo Briguglio: "Votare 'no' se il testo non cambia". Il motivo? Il provvedimento passato a Palazzo Madama nel gennaio scorso non sarebbe "compatibile con la linea di rigoroso rispetto della legalità che ha intrapreso il presidente Fini". Nella serata di ieri, il presidente del gruppo dei deputati Fli, Italo Bocchino ha chiarito: "Siamo favorevoli a uno scudo giudiziario per Berlusconi, che è vittima di una aggressione", aggiungendo che "non si può fare venire meno, dalla sera alla mattina, quattro-cinquecentomila processi". Il Governo ha comunque intimato l'alt alla "pattuglia" finiana. In un’intervista pubblicata ieri da Repubblica, il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi invitava i membri del Pdl ad assumersi le proprie responsabilità perché, a breve, c'è la fiducia sui "5 punti" programmatici e il voto non potrà che essere bianco o nero. "Non possiamo certo tollerare una continua e infinita trattativa, tornare al tempo della legge sulle intercettazioni". Insomma, taglia corto Lupi, si può discutere all’interno del partito, ma poi i finiani devono adeguarsi alle indicazioni della maggioranza. Per il vicepresidente della Camera bisognerebbe ricominciare a parlare dei temi che interessano davvero agli italiani: il Mezzogiorno, il sistema dell'istruzione e le politiche per la famiglia. Il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ritiene la situazione molto più semplice di quanto non si voglia far credere: "I cittadini hanno diritto ad una giustizia certa e rapida". Il processo breve rientra pienamente nel progetto di riforma della giustizia nei piani del Governo, quindi è necessario procedere diritti su questa strada. Ma i finiani non intendono mollare la presa, almeno finché non avranno messo la loro squadra al sicuro dal deferimento dei probiviri. A confermarlo è stata Maria Ida Germontani, senatrice del Gruppo Futuro e Libertà: "La revoca dell'espulsione di Fini è la pre-condizione per qualsiasi trattativa su qualsivoglia argomento". In casa centrista, intanto, si "chiacchiera". L’Udc dice no al processo breve pur rendendosi disponibile a valutare una qualche forma di tutela delle alte cariche dello Stato. Per Marina Sereni, invece, e veniamo al Pd, il processo breve serve solo a liberare il premier dai suoi guai con la giustizia. Ancora più deciso il portavoce dell'Italia dei Valori Leoluca Orlando che, nell'annunciare un'imminente guerra al provvedimento dagli scranni del Parlamento e nelle piazze, ha detto di voler impedire "l’ennesimo favore fatto alle cricche e a Berlusconi". Fra i critici si è alzata anche la voce del Procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri che, nel corso di un'intervista rilasciata al canale online KlausCondicio, ha detto di considerare la norma sul processo breve un regalo fatto a chi commette reati nei confronti della pubblica amministrazione (molto spesso la criminalità organizzata), e ha invitato il ministro dell’Interno Roberto Maroni a farsi sentire, visto che "complessivamente Maroni ha dimostrato di essere un buon ministro". Nel frattempo il segretario del Pd Bersani, ansioso di fare lo sgambetto a Berlusconi su un provvedimento cardine in questa fase difficile della legislatura, lancia una sfida ai finiani in vista del voto di fiducia previsto dal governo: "Per chi sostiene e difende certi principi di legalità, mi aspetto coerenza sul processo breve". Gli risponde il portavoce del Pdl Daniele Capezzone: "È davvero avvilente constatare che chi è contrario al processo breve prosegua in operazioni di totale mistificazione della realtà". Secondo Capezzone il provvedimento è "un primo atto di civiltà, a fronte di una durata dei processi che resterebbe comunque ancora troppo lunga rispetto ai migliori standard occidentali". I giochi restano quindi aperti. E il risultato finale si inizierà a delineare a partire da questo fine settimana, sabato prossimo, quando Gianfranco Fini convocherà i suoi per decidere la strategia da adottare alla ripresa dei lavori del Parlamento.

Processo breve ancora sotto i riflettori. E’ questo il nodo che il premier Silvio Berlusconi deve sciogliere prima di settembre.

Il premier ha convocato un vertice a Palazzo Grazioli per decidere che atteggiamento tenere con i finiani, con l'obiettivo di arrivare all’approvazione definitiva della norma a Montecitorio. Al brunch erano presenti il Guardasigilli Angelino Alfano, il responsabile giustizia del Pdl Niccolò Ghedini e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Dopo l'incontro Berlusconi si sarebbe convinto della necessità di una soluzione tampone: la modifica della "norma transitoria", quella più criticata dai finiani, allontanando così l’eventuale boicottaggio da parte dei falchi del Presidente della Camera. Ma cos'è la norma transitoria? Il ddl licenziato dal Senato prevede l’estinzione dei processi solo nei casi in cui i reati dibattuti siano avvenuti prima del maggio 2006 e se sono punibili con pene inferiori a 10 anni. E’ proprio su questo punto che la maggioranza cercherà di mediare per arrivare a un accordo. A questo punto bisognerà attendere il fine settimana per capire se il mese di settembre sarà più caldo di quello appena trascorso. La maggioranza dovrà giocare bene alcune carte: la prima sabato prossimo, quando Gianfranco Fini convocherà i suoi per delineare la strategia che Fli dovrà adottare quando il Parlamento riaprirà le porte dopo la pausa estiva. Il giorno dopo, il 5 settembre, il Presidente della Camera terrà il discorso conclusivo della "festa tricolore" di Mirabello e farà il punto sulle basi programmatiche del gruppo finiano. Per l’8 settembre è fissata la conferenza dei capigruppo della Camera per decidere la calendarizzazione del Governo sui 5 punti programmatici (e relativo voto di fiducia). Il 17, infine, sarà il giorno del redde rationem, una data temuta non solo da chi è superstizioso ma anche dai finiani che si troveranno ad affrontare il verdetto dei probiviri del Pdl.

Si avvertono comunque alcuni segnali di distensione tra il Cavaliere e la "pattuglia" del Presidente della Camera. Le avvisaglie c’erano state sin da stamattina, quando Roberto Calderoli (che insieme a Roberto Cota si è aggiudicato l’incarico di mediatore tra fronte berlusconiano e finiano), intervistato da Repubblica, ha lasciato intendere che si potrebbe arrivare a un armistizio: "Se il Pdl premesse il tasto ‘reset’ non sarebbe male, la ragion di Stato in certi momenti deve prevalere". Ma a patto – ha precisato Calderoli – che la pace sia bilaterale. Ovvero: Fli non metta i bastoni tra le ruote sul "processo breve" alla ripresa dei lavori a Montecitorio e, in cambio, otterrebbe il ritiro del deferimento dei finiani.

La giustizia, insomma, resta il tema decisivo per le sorti del Governo. Il presidente dei deputati Fli, Italo Bocchino, non avanza ancora delle proposte precise, mollando la patata bollente in mano a Fini che chiarirà la sua posizione a Mirabello. I finiani sembrano indecisi ed è questo l’appunto che gli viene rivolto dal vicepresidente vicario dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello ai microfoni di Radio Radicale: "Non mi nascondo dietro a un dito, e sulla giustizia dico che ci sono due problemi: assicurare una giustizia più veloce, perché i tempi processuali italiani sono scandalosi, ed hanno enormi ricadute. Altro problema è quello di garantire uno scudo alle alte cariche dello Stato, e in particolare al premier". "So che gli amici di Futuro e Libertà condividono questo punto di vista – conclude Quagliariello – e allora ci devono dire cosa si può fare, se non il processo breve". Una dichiarazione in linea con quella del presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto, convinto che Berlusconi ha il merito di voler ridimensionare la durata di processi che tengono vite e imprese sospese in una sorta di limbo per decenni, in attesa della sentenza, e che, per questo, "ci hanno fatto condannare dall'Europa".

Di "processo breve" il Pd non vuole neanche sentir parlare. Secondo il senatore democratico Giuseppe Lumia ciò che dura troppo in Italia non sono i processi, bensì l’impunità di Berlusconi che, facendo varare il provvedimento alla sua maggioranza, farebbe "sfumare qualsiasi speranza di giustizia" alle vittime dei reati. Perciò, secondo Lumia, il Governo dovrebbe stanziare "più risorse e strumenti ai vari organi della giustizia" e riorganizzare il sistema "in modo più semplice ed efficace". Lapidario il leader dell’Idv Antonio Di Pietro che ribadisce il suo impegno ad alzare un muro contro il provvedimento. Secondo l’ex magistrato il processo breve "violenta la Costituzione, umilia la giustizia e trasforma uno Stato di diritto in una Repubblica delle banane". Ferma opposizione anche dal leader Api Francesco Rutelli: "Voteremo senza dubbi e senza esitazioni 'no' al processo breve, come abbiamo già fatto al Senato". Alla bagarre si aggiunge una nuova incursione di "Famiglia Cristiana", diretto da Don Antonio Sciortino. Secondo il settimanale cattolico la politica, invece di affrontare temi importanti come quello della famiglia, è "alle prese con false priorità ed emergenze, come il cosiddetto processo breve". A parte gli attacchi, la maggioranza non fa retromarcia, contando sui possibili risultati della mediazione politica fra berlusconiani e finiani, prima che si spalanchino di nuovo le porte di Montecitorio.



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