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giovedì 28 ottobre 2010

La storia del piacere e/o del gusto del gossip.

Il termine inglese Gossip, che deriva da God-sib [1], ci rimanda all'origine di tutti quei pettegolezzi e dicerie che madrine, comari, vicine di casa, nonnine e donnette alimentavano insaziabilmente riunite in casa di una donna in procinto di partorire. Dal veneziano petègolo [2], al francese conmérage [3] e lo spagnolo comadreo [4], la definizione con il quale si designava quest'attitudine a fare un oziosa chiacchierata atta a soddisfare l'innato desiderio di giungere alla conoscenza della sfera privata dell'altro, sembrerebbe essere collegata alla figura della madrina. "Private dalla vita pubblica, le comari rendevano pubblica la vita privata"[5] e, anticipando la democrazia della trasparenza, estraevano il segreto dal mondo del focolare per riportare alla luce ciò che si celava al di sotto del tessuto sociale. Nonostante la tradizione storica ci rimandi al pregiudizio secondo cui sarebbe la categoria femminile a essere additata come più pettegola rispetto alla controparte maschile, il venir meno con il tempo dei rigidi ruoli sociali ha dimostrato come sia uomini che donne amino le chiacchiere allo stesso modo. Il "far gossip" è quindi una pratica sociale a cui nessuno si sottrae e questa pulsione a curiosare, penetrando sempre più nell'intimità della vita privata altrui, risponde ad una sorta di bisogno biologico.

Lo stesso Primo Levi parlò del pettegolezzo come una forza della natura umana, cui volontà di trasmetterlo ad altri accompagna il soddisfacimento di un nostro bisogno primario [6]. Nessuno rimane quindi estraneo a questa pratica, dalle tribù localizzate nei luoghi più isolati del pianeta, a tutte le civiltà coinvolte negli scoop più piccanti delle very important person che animano i media. L'uomo è dunque un animal curiosum [7], spinto dal continuo bisogno umano di conoscere, di prendersi cura di sapere un qualcosa e il piacere di far sapere a chi si cura di sapere, di alzare il velo non solo sui misteri che regolano la natura, ma anche e soprattutto su quello che intende sottrarsi al suo sguardo. Come meglio spiega Benvenuto, la curiosità scientifica è infatti gemella di quella pettegola e in ambedue i casi, l'uomo non tollera che eventi importanti o eccitanti rimangano nascosti e segreti [8]. L'essenziale come l'irrilevante devono trasparire all'interno di una società voyeuristica che, spinta da una vocazione analitica, scruta e penetra nell'intimità di ogni cosa. La molla della curiosità è quindi un aspetto fondamentale alla base della pratica sociale del pettegolezzo, o meglio, del chiacchierare attorno alla vita privata degli altri. La segretezza delle informazioni personali, attraverso il riconoscimento del diritto alla privacy, non fa altro che aumentare il nostro impulso curioso nei confronti di ciò che ci viene occultato. Questa nostra necessità di comunicare che ci spinge a mormorare, raccontare aneddoti, chiacchierare ed esprimere giudizi sugli altri, risponde all'esigenza di sapere "chi sta con chi", svolgendo un'importante funzione sociale, quella di collocare ciascuno nella rete di relazioni che ci circonda. Il pettegolezzo è quindi una pratica che implica un certo grado di desiderio della sua attuazione e s'inserisce nei discorsi come una sorta di ricamo su un vestito, proprio per la sua natura interstiziale [9].Si prova una sorta di gusto del pettegolare, ci si ritagliano spesso degli spazi nel quotidiano per "far gossip", per raccontarsi le novità relativamente alle persone che ci circondano, creando i presupposti per rafforzare il rapporto confidenziale che trova un certo grado di complicità. Il pettegolo si maschera spesso sotto le vesti di semplice traghettatore di un "si dice in giro che", sottraendosi da qualsiasi sua diretta responsabilità nella circolazione delle voci la cui totale infondatezza rappresenta non un limite, ma bensì un fascino [10].

C'è il bisogno di lasciarsi andare, di parlare tanto per parlare, di farsi portare dalla corrente del pensiero non verificato che esercita una certa curiosità, una certa attrazione, un certo divertimento. La gossip society è una specie di Second Life, siamo coscienti del fatto che non è reale, ma proviamo piacere nell'ascoltare storielle e finte notizie. Il termine pettegolo, nella definizione di colui che fa un discorso malevolo su altre persone, viene spesso considerato nella sua connotazione negativa, anche se è d'obbligo precisare che la "scandalosità" di quanto si afferma pettegolando non è sempre e solo all'insegna della diffamazione. Si può chiacchierare sulle qualità, sulle competenze, sulle prestazioni e sugli averi di una persona, tuttavia "si pettegola solo quando la predicazione di questi valori positivi può, in modo diretto o allusivo, essere scandalosa rispetto all'identità che il soggetto preso di mira normalmente cerca di contrattare pubblicamente". La pratica del pettegolare è sempre legata a una volontà di messa in scena dell'idea che si ha di sé; è una pratica che prevede un riequilibrio del proprio patrimonio valoriale rispetto a quello del personaggio mirato. Attraverso il gossip si riesce perfettamente a demolire una persona o almeno ad insinuare dubbi nell'opinione pubblica sull'immagine che una persona vuol dare di sé. Mettere il naso nell'intimità dei vip o in generale degli altri, può anche dare la sensazione di elevare il proprio raggio di conoscenze annullando le differenze di status sociale. "Il pettegolo è un essere-luna che grazie al pettegolezzo luccica di riflesso della luce dell'essere-sole, lo spettegolato", con queste parole Benvenuti fa coincidere il sole con la persona che irradia prestigio, la star, mentre la luna è la persona che brilla di luce riflessa. Ciò che contrattiamo pubblicamente attraverso la pratica del far gossip è dunque la nostra immagine, ma non un'immagine fedele a ciò che siamo realmente, bensì una somiglianza a ciò che vorremmo essere o diventare. A questo proposito è doveroso chiamare in causa la riflessione di Baudelaire, il quale, riferendosi al meccanismo della moda, ritiene che la nostra gestione delle apparenze riguarda soprattutto le opinioni sul modo di comportarsi e presentarsi, opinioni che si costruiscono osservando gli altri e osservando come si viene osservati dagli altri [11]. Entra così in gioco la reputazione e con questo termine s'intende comunemente la stima, l'opinione e la considerazione che ciascuno di noi gode nel contesto sociale e nei rapporti interpersonali e professionali.

Per quanto riguarda il gossip mediatico, la diffusione delle voci viene istantaneizzata in virtù di una distribuzione capillare, facendo sì che la ricezione non sarà più individuale, ma sarà già nella sua risonanza pubblica. La ragione principale per la quale i media ricorrono spesso e volentieri alla messa in scena del pettegolezzo è appunto quella di costruire un asse d'intimità tra i personaggi del testo, quando si tratta di una rivista di gossip, all'interno della quale si "sbircia" un pettegolare; oppure, nel caso della televisione viene allestita una sorta di conversazione "appartata" tra personaggio e ascoltatore. Le redazioni giornalistiche finiscono spesso per assumere il ruolo canonico del pettegolo che si situa nel mezzo tra due spazi sociali: quello istituzionale, dei produttori e dirigenti, da una parte e quello dei cittadini, consumatori e utenti, dall'altra. Secondo Ferragamo il pettegolo si pone come "colui che opera sui margini, [...] sulle aree di non prevista e quasi non concessa sovrapposizione tra circuiti comunicativi differenti" [12] , facendolo identificare con la figura della portinaia o della comare (da cui deriva appunto il termine) che vocifera sulla porta di casa al confine tra il pubblico e il privato. Alcune ricerche, improntate sul cambiamento dell'offerta del palinsesto televisivo delle maggiori reti nazionali, hanno dimostrato come il gossip sia divenuto il "nuovo oppio dei popoli" con la sua messa in onda circa ogni undici minuti [13] . Anche se in maniera diversa, il bisogno di entrare nella vita privata di personaggi famosi e divi era presente anche nel passato, divenendo un modo per fantasticare, proiettare i propri desideri e sogni. Come scrive Giséle Freund , "leggendo le storie d'amore, i particolari della vita intima di persone celebri e fortunate [le donne] possono sognare e dimenticare la propria esistenza, spesso mediocre. La stampa scandalistica è anche un mezzo per sfogare l'odio che nasce dalla difficoltà della vita" [14] .

Questo bisogno di conoscere storie che appartengono ad altri, lo sguardo intrusivo, la volontà di far trasparire tutto, dimostra il bisogno della nostra società di consumare pubblicamente il privato. Barthes in La camera chiara osservò come la fotografia corrisponda precisamente all'irruzione del privato nel pubblico, attraverso "la creazione di un nuovo valore sociale, che è la pubblicità del privato: il privato viene consumato come tale, pubblicamente" [15]. Una pulsione voyeuristica che contagia tutte le forme espressive, dalla televisione con il repentino diffondersi dell'occhio del "Grande Fratello" [16] , presente nei reality show, ai film e romanzi che mettono in scena la trasparenza del privato dei loro protagonisti, alle fotografie di star che mostrano parti nude del proprio corpo che normalmente il pudore vorrebbe nascoste. Questo feticismo del dettaglio, il bisogno della gente di possedere una reliquia visiva del proprio eroe o eroina, viene considerato la diretta conseguenza dell'era del virtuale, caratterizzata da una riduzione del contatto con l'altro prediligendo un legame puramente elettronico. Una sorta di Piece of me , come canta una delle pop star più assediate dai paparazzi sempre sotto ai riflettori che ne mettono in scena eccessi e successi della sua vita da rich and famous in una raggiante Hollywood.[17]

NOTE
1 Parola composta da god che significa Dio e sib, che è la radice di sibling, ovvero legato da parentela.
2 Il termine petègolo è collegato a sua volta al termine peto, facendo allusione all'incontinenza verbale dei pettegoli. Nel dialetto veneto "raccontare i fatti proprio" si dice contar tutti i peti.
3 Il termine commérage proviene da commater, detta oggi commére. N. Elias, Remarques sur le commérage, in "Actes de la recherche", n. 60, 1985, pp. 23-30.
4 I termine comadreo viene da comare, comare o vicina di casa.
5 J. Kapferer, Rumeurs. Le plux vieux médiadu monde, Ed. du Seuil ; trad. it. Le voci che corrono, Longanesi, Milano 1988, pp. 116-17.
6 P. Levi, Babbo natale suppliziato, in "Razza e storia e altri studi di antropologia", Einaudi, Torino 1967, pp. 245-64.
7 Il termine curioso deriva etimologicamente dal latino curiosu(m), ovvero da cura "sollecitudine"; propr. "che si cura di qualcosa". Garzanti, 2007 p. 657.
8 S. Benvenuto, Dicerie e pettegolezzi, Il Mulino, Bologna 2000, pp. 24-27.
9 L. Thomas, The logic of gossip, in F. Robert Goodman - A. Ben-Ze'ev (a cura di) "Good Gossip", University of Kansas City Press, Lawrence 1994.
10 P. Basso, Doppia finta. La messa in scena del pettegolezzo, in U. Volli, M. Rivolsi (a cura di), "Rumor e pettegolezzi: l'importanza della comunicazione informale", Franco Angeli, Milano 2005.
11 Riflessione riportata nel testo di: E. Esposito, I paradossi della moda, Baskerville 2004, p. 23.
12 G. Ferragamo, Il privato in pubblico. Il pettegolezzo, dalla comunicazione faccia a faccia alla trasposizione su Internet, in "Versus, quaderni di studi semiotici", n. 79, 1998.
13 Comunicato stampa: Il Gossip in Tv: come cambia l'offerta del palinsesto televisivo delle maggiori reti nazionali e quanto spazio viene riservato al gossip. [http://www.etameta.com]
14 G. Freund, Fotografia e società, Einaudi, Torino 1974, p. 154-155.
15 R. Barthes, La camera chiara: note sulla fotografia, Einaudi, Torino 1980, p.98.
16 Il Grande Fratello è un personaggio immaginario creato da Gorge Orwell nel romanzo del 1984; prendendo il nome dall'omonimo personaggio di Orwell è nato il reality show Big Brother.
17 Piece of me è il secondo singolo tratto dall'album "Blackout" della cantante Britney Spears.

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