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martedì 7 dicembre 2010

Cristiani in Medio Oriente "affare interno" dell'Iraq.

E' evidente che i cristiani in Medio Oriente siano una “specie in pericolo”. Nei paesi arabi non sono più semplicemente perseguitati, ma vengono massacrati e cacciati dalle loro case e dalle loro terre. Coloro che per molti anni hanno chiuso un occhio sulle denunce della persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, devono alle vittime delle scuse. Ora è chiaro a tutti che queste accuse non erano "propaganda ebraica". La guerra genocidiaria contro i cristiani in Medio Oriente non può più essere trattata come un "affare interno" dell'Iraq, dell'Egitto o dei palestinesi. Ciò che l'Occidente deve capire è che l'Islam radicale ha dichiarato la jihad non solo contro gli ebrei, ma anche contro i cristiani. In Iraq, Egitto e nei territori palestinesi, i cristiani sono presi di mira quasi quotidianamente dai fondamentalisti islamici e dai dittatori laici. Decine di arabi cristiani in Iraq sono stati uccisi negli ultimi mesi in quella che sembra essere una campagna ben orchestrata con lo scopo di indurli a lasciare il paese. Molte famiglie cristiane hanno già iniziato a fuggire dall'Iraq per paura di mettere a rischio la propria vita. Alcuni hanno scelto di rifarsi una vita in Giordania, mentre molti altri sperano di poter essere accolti in Nord America o in Europa.

In Egitto, la situazione già difficile della minoranza cristiana copta sembra peggiorare. Qualche settimana fa, le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso un cristiano copto e ferito decine di altri che stavano protestando contro l'intenzione del governo di demolire una struttura di proprietà dei cristiani. Difficilmente passa giorno senza avere notizie sulla violenza che in varie parti d’Egitto viene usata sui membri della comunità cristiana copta. La maggior parte degli attacchi proviene da fondamentalisti islamici. Secondo il Barnabas Fund, un'organizzazione caritatevole che ha sede nel Regno Unito, "I timori per la sicurezza dei cristiani egiziani sono in crescita dopo una serie di false accuse, violente minacce e manifestazioni di massa nei loro confronti". La collera dei musulmani si è accesa in seguito ad accuse infondate riguardanti il fatto che i copti sarebbero d’accordo con Israele e che farebbero scorte di armi preparandosi a una guerra contro i musulmani. Il Barnabas Fund ha osservato che le autorità egiziane sono state accusate di complicità per motivi politici nella crescente crisi a sfondo settario.

Anche i cristiani palestinesi sono sotto pressione, ma le loro condizioni rimangono migliori di quelle dei loro fratelli e sorelle in Egitto e in Iraq. La scorsa settimana, l’Autorità palestinese nella West Bank ha arrestato un giornalista che ha fatto un servizio sulle differenze tra il presidente palestinese Mahmoud Abbas e il fondatore di Fatah Mohammed Dahla. Il giornalista, George Qanawati, direttore di Radio Betlemme 2000, è stato liberato cinque giorni dopo. Nella striscia di Gaza, controllata da Hamas, la piccola comunità cristiana sta vivendo nella paura in seguito ad una serie di attacchi da parte di alcuni fondamentalisti islamici. Il fallimento della comunità internazionale di prestare sufficiente attenzione ai pericoli che minacciano i cristiani ha incoraggiato i musulmani radicali e i regimi più corrotti ad intensificare i loro attacchi su persone e istituzioni cristiane. Quando i fanatici musulmani non riescono ad uccidere i soldati cristiani o i civili sulle montagne dell'Afghanistan o per le strade di New York, scelgono una facile preda: i loro vicini arabi cristiani.

Tratto da Hudson Institute

Traduzione di Giorgia Avaltroni

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