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martedì 7 dicembre 2010

Perchè Wikileaks? la democrazia di Wikileaks?

Ci si chiede se sia stato giusto oscurare il sito di WikiLeaks e con quale diritto possa farlo il Presidente Obama dopo che l'anno scorso gli Usa hanno pesantemente criticato la Cina per il suo atteggiamento ostile a Google. L'Hindustan Times parla di un nuovo "maccartismo digitale" e denuncia una limitazione della libertà di espressione in Occidente. Amazon, PayPal, il sito della Libreria del Congresso degli Usa, boicottano il network di Assange. Un professore universitario di Calgary evoca "l'omicidio mirato" del pirata informatico, precisando subito dopo che era uno scherzo. "Non sostengo che dovremmo riportare in auge le pratiche di quell’agente del KGB che, in una via di Londra, uccise un dissidente bulgaro con la punta avvelenata di un ombrello," rincara la dose Charles Krauthammer dalle colonne del Washington Post, "ma non dovrebbe dispiacerci se persone come Assange avessero un brivido lungo la schiena ogni volta che camminano sotto la pioggia". In realtà, fino adesso nessun sicario ha raggiunto il pirata informatico che continua tranquillamente a rilasciare interviste ai grandi quotidiani internazionali, ospite nella patria della libertà di parola, la Gran Bretagna; il suo sito, lungi dallo sparire, si riproduce in mille indirizzi-specchio puntellati dalle rete dei suoi fan in giro per il mondo. Se dovesse accadergli qualcosa, Assange promette di cedere il resto del suo materiale riservato ai paladini del web libero, aperto e in perenne condivisione. L'utopia di una conoscenza democratica, totale, senza barriere, attrae molta gente nel mondo ma probabilmente molti di noi non hanno mai pensato a cosa accadrebbe alla nostra vita privata se il modello culturale orizzontale e senza segreti di WikiLeaks diventasse l'unico criterio dei comportamenti sociali - uno stile di vita in cui, come si diceva un tempo "il privato è politico". Vi piacerebbe se sul vostro computer ogni giorno arrivassero informazioni condivise su cosa pensa il vostro capo del lavoro che fate, quel che si dicono i vostri colleghi conoscenti familiari quando voi non ci siete e non potete sentirli? Gradireste ricevere una bella newsletter su come vi vedono gli altri, con tanti link alle vostre debolezze e ai vostri scatti di umore? Per adesso sembra che tutti siano contenti di aver scoperto le dichiarazioni, off the records, dei grandi della Terra. Molto presto potremmo diventare ancora più curiosi, cercando di scoprire cosa dice di noi un rivale o un amico, in chat o durante uno scambio di email. Nell'epoca dell'assedio alla privacy, WikiLeaks è l'ariete che sfonda la porta di ogni riservatezza.

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