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lunedì 14 febbraio 2011

Pericle e la democrazia


Pericle e l'idea di democrazia

Pericle fu l'uomo che realizzò pienamente la democrazia in Atene e le diede un formamento teorico. Non a caso il termine stesso di democrazia comparve per la prima volta nell'età che da Pericle prese il nome.
Idea centrale di Pericle fu che l'assemblea di tutti i cittadini ateniesi, l'Ecclesia, avesse il diritto di decidere il destino di Atene senza altri limiti che quelli imposti da se stessa. Egli riteneva la democrazia la forma più evoluta di governo, per cui Atene, madre della democrazia, poteva e doveva considerarsi scuola della Grecia.
Sul piano culturale Pericle incentrò la celebrazione della democrazia intorno al concetto di kleos, cioè la fama che si riverbera nel tempo, dando luogo ad una memoria. Mentre precedentemente il kleos era raggiungibile solo dagli aristocratici, o da chi avesse i mezzi necessari per far celebrare le proprie gesta attraverso canti, monumenti e operein suo ricordo, la democrazia offrì al cittadino comune la possibilità di consegnare il suo nome alla storia attraverso la partecipazione attiva all'assemblea.
Pericle sosteneva orgogliosamente: "Noi spieghiamo a tutti la nostra potenza con importanti testimonianze e molte prove e saremo ammirati dagli uomini di ora e dai posteri senza bisogno delle lodi di un Omero o di un altro" (Tucidide II,41,4).
Nell'ottica di Pericle democrazia ed economia di mercato rappresentavano le due facce di una stessa medaglia. Egli riteneva che gli Ateniesi sviluppando l'economia di mercato si erano svincolati dalle rigide norme precostituite dalla tradizione, rendendosi individui liberi e in grado di far funzionare la libera assemblea democratica. Attraverso la partecipazione all'assemblea popolare i cittadini ateniesi gestivano il governo della cità in ogni suo aspetto. Le funzioni svolte nella democrazia moderna dai vari apparati governativi, amministrativi, giudiziari e militari erano prerogative dirette dell'Ecclesia, che sceglieva i cittadini destinati alle diverse mansioni, riservandosi il diritto di controllo permanente sulle loro attività e di revoca dalle loro cariche in qualsiasi momento.
La funzione giurisdizionale aveva una enorme importanza nella democrazia ateniese, perché non si limitava a risolvere le controversie tra i cittadini, ma stabiliva anche se essi avevano adempiuto alle loro mansioni pubbliche e ai loro doveri religiosi, oltre che deliberare sulla conformità delle decisioni popolari rispetto alla costituzione di Atene. Nell'età di Pericle l'attività giuridica era svolta dall'insieme delle giurie popolari: l'Eliea.

Pericle e la demagogia

Il passaggio da Pericle al dopo-Pericle non si presentò con la semplicità di un lineare processo di involuzione della democrazia. Il processo passò attraverso soglie diverse, per assestarsi in forme che ad Aristotele appaiono sempre più radicali. Riguardo Pericle la visione di aristotelica rivela forti analogie con quella di Tucidide. Per entrambi egli rappresenta una soglia di equilibrio instabile dopo la felice parentesi dell'areopagocrazia.
La figura di Pericle viene accostata da tutti e due gli autori, ed in particolare da Aristotele (cif. Costituzione degli Ateniesi cap.29), all'evoluzione, o meglio involuzione del significato di demagogo (dal greco demagogòs), originariamente semplicemente corrispondente a "capo del démos", che acquisì solo successivamente una accezione negativa. Pericle si trovò diviso tra una situazione di 'meglio relativo', favorito dalla sua posizione politica, e un 'peggio sicuro'.
Allo stesso modo, tra V e IV sec., considerando il clima di antidemagogia presente, il termine demagogo si distribuì equamente sul versante positivo e negativo: si avviòl già a diventare una parola negativa, ma mostrò pur sempre la sua neutralità originaria, la sua compatibilità con un senso positivo.

Dopo Pericle: da democrazia radicale a moderata? Il giudizio

Secondo Aristotele la democrazia del V sec. è distinguibile da quella del IV sec. perché col 403 a.C. cominciò una nuova, e undicesima, fase costituzionale che, a suo giudizio, si protrasse fino ai suoi giorni; ma, per lui, questa fase non era diversa in quanto moderata. Egli sostiene che dal 403 a.C. in poi non ci fu uno strappo di tipo costituzionale, perchè anzi dice che si verificò una crescita del potere popolare: "Di tutto, infatti, il popolo ha fatto se stesso sovrano, e tutto è amministrato con decreti e con tribunali, in cui è il popolo a comandare" (42,2). Aristotele fa riferimento al rapporto tra bulé e ecclesìa da un lato, e agli istituti giudiziari dall'altro: sotto questo profilo, la continuità tra V e IV sec. è evidente." Infatti anche i giudizi della bulé sono passati alla competenza del demos": persino nel passaggio di un passaggio di una competenza dal Consiglio dei Cinquecento all'assemblea egli vede il rafforzamento della exousía ("potere") popolare, anche se all'interno della struttura democratica, il Consiglio dei Cinquecento sembrò un momento un po' meno "popolare" dell'assemblea.

Forme e uomini della politica tra V e IV sec.

Per i capi politici nel IV sec. era molto diffuso il termine rhétores, uomini politici che esprimevano - o cercavano di guadagnare - il loro potere, il loro prestigio, la loro influenza politica, sugli interventi in assemblea. Nel IV sec. la politica divenne professione. Il rhétor era, in definitiva, il politico professionale, che si formava nelle scuole di retorica , sia quelle formali, sia quella scuola "di fatto" che era la stessa partecipazione alle assemblee. Egli era il proponente di leggi e norme nell'assemblea, nel consiglio, nei tribunali ecc. e colui che contrastava o sosteneva iniziative prese da altri. Spesso tra i politici del V sec. Era più comune l'accostamento di rhétores kaì strategoí. Gli strategoí presiedevano i tribunali nei casi in cui entrano in vigore leggi militari o nelle dispute tra trierarchi; hanno il diritto di assistere alle riunioni della boulé e di rivolgersi ad essa senza un'autorizzazione speciale.
Nel cap. 28 della Costituzione degli Ateniesi i demagogoí sono ordinati secondo coppie, a volte claudicanti, non omologhe tra loro. Lo schema della coppia ha in realtà una valenza diversa nei diversi casi: ora si tratta semplicemente di una coppia di demagogoí che si succedono nel tempo, ora di una coppia di antagonisti che individua un bipolarismo molto preciso nella tradizione della democrazia radicale, ora, infine, di una coppia di persone che hanno operato nello stesso campo e in qualche modo sono state anche rivali tra loro, ma appartengono alla stessa matrice.
Tutto il sistema delle coppie prelude nel suo insieme alla nascita di qualcosa di nuovo facendo riferimento alla situazione creatasi ad Atene dopo le Arginuse ed Egospotami. Vi si individuano tre grandi correnti politiche: le due che riproducono in maniera rigida la dicotomia e il bipolarismo del V sec., e una terza posizione, intermedia, che si formò intorno all'idea di pátrios politeía, la costituzione attiva o dei padri.
Dopo Pericle nell'opposizione tra Nicia e Cleone, emersero connotazioni di ordine sociologico e comportamentale nel modo della demegoría: Cleone faceva i suoi discorsi al popolo tra urla e insulti, vestiva e gesticolava in maniera incomposta.
Il profilarsi sulla scena politica di personaggi come Teramene e Cleofonte fu il segno dell'emergere di nuovi ceti che ambivano alla leadership politica. Con ciò si assistette a un altro assestamento verso il basso, nel processo di declino già individuato da Aristotele, e al tempo stesso a un notevole cambiamento sociologico.
Cleofonte fu il primo a creare la diobelía . Da lui in poi, fu un susseguirsi di demagoghi che volevano thrasýnesthai (strafare) e charízesthai (guadagnarsi credito).Sembrerebbe, in sostanza, un continuo peggiorarsi della situazione fino al tempo di Aristotele. Pericle dunque rappresentò una soglia ancora largamente positiva: ma una nuova soglia, che segnò con sicurezza il declino, è rappresentata da Cleofonte. Dopo Pericle, e soprattutto da Cleofonte in poi, fu un acuirsi dei comportamenti demagogici, di prepotenza, corruzione e sobillazione della folla.

Schieramenti nella democrazia: da un polo al tripartitismo

Nella prima democrazia (da Clistene ad Efialte) non era ancora presente una radicale divaricazione nelle prospettive politiche, interne ed esterne, di Atene. Clistene, infatti, non ebbe un vero e proprio antistasiótes (oppositore/antagonista) dopo il confronto con gli oligarchi raccolti intorno a Isagora. Clistene restò senza rivali: lo schema bipolare dei due partiti non era ancora emerso in maniera chiara. La democrazia nacque come forma generalizzata, che unificava intorno a prospettive comuni un'intera città. Semmai l'avversario era la tirannide, che porta totalmente fuori dal campo della democrazia.
Solo con la coppia Santippo-Milziade l'unità "sociologica" di fondo della prima democrazia cominciò a incrinarsi ed articolarsi.
Altra coppia che si discosta dallo schema dicotomico/bipolare è quella formata da Temistocle e Aristide. In realtà, sul terreno della politica di impero, i due agirono nello stesso senso, Aristide con maggior rispetto per gli alleati, Temistocle facendo posto ad una certa aggressività: il loro, comunque si trattò di successione, più che di un vero e proprio antagonismo.
Poi, con l'evoluzione tipica dei processi organici si giunse al periodo della radicale contrapposizione, della classica divaricazione dei contrari. Il bipolarismo emerge con chiarezza nell’opposizione Efialte-Cimone; con Pericle-Tucidide il bipolarismo si affermò in maniera più netta.
Il personaggio che pose fine a questo processo fu Teramene. La storia del bipolarismo si concluse alla fine del V sec. quando si assistette al sorgere di un partito del centro che segnò la nascita di una nuova tradizione democratica.
Questo fu il segno dell'emergere di nuovi ceti che ambiscono alla leadership politica. Cleofonte, opposto a Teramene, era un esponente della nuova classe "borghese". Si assistette ad un altro assestamento verso il basso, nel processo già individuato da Aristotele, e al tempo stesso emersero, nuove connotazioni di ordine sociologico e comportamentali nel mondo della demagoría. Ad es. Cleone faceva i suoi discorsi tra urla e insulti. Teramene rappresenta quella posizione moderata intermedia che divenne, nella cultura politica del IV sec., la soluzione migliore. Cleofonte fu il primo a fornire la diobelía , l'indennità dei due oboli. Iniziò poi una successione di demagoghi che volevano thrasýnesthai (strafare) e charízesthai (guadagnarsi credito).

Passaggio tra V e IV sec.

Nel 403 a.C. avvenne la restaurazione della democrazia dopo i Trenta tiranni. Si diffuse una tripartizione in oligarchi, democratici, oligarchi democratici; questi ultimi finirono con l'identificarsi con i democratici moderati che vagheggiavano la pátrios politeía.
L'idea di tripartizione era intrinseca alla storia politica di Atene. Originariamente infatti vigeva quella tripartizione su base regionale che sottintendeva interessi economici diversi all'epoca di Solone: i Pediaci (della pianura), i Diacri ( della zona montuosa), i Paralii ( della costa).
La tripartizione è individuata da Aristotele come un processo in cui i due opposti si risolvono nella forma media. La patrìos politeia divenne infatti un momento di sintesi , un recupero della tradizione democratica clistenica che fece i conti con la situazione reale del momento.

Legislazione del V sec.

In questo periodo fu emessa una notevole quantità di leggi e decreti. La separazione tra queste norme non è del tutto rigida.
I decreti sono virtualmente norme individuali, o con un tempo limitato di validità, e quindi non possono essere estranei del tutto alla definizione di nòmoi. Inoltre un passo del IV libro della Politica di Aristotele ne dà una classificazione sociologica, ideologica e politica a seconda dei vari tipi di democrazia: dopo la seconda restaurazione democratica il problema della revisione delle leggi della "selva" legislativa è diventata fondamentale. Con l'esplosione legislativa del V sec., in piena corrispondenza con i caratteri della democrazia radicale, leggi e decreti si sono moltiplicati; quindi alla fine del medesimo secolo risulta necessario per la cultura dell'epoca una revisione delle norme.

I "nuovi" politici

Elementi della trasformazione democratica tra V e IV sec. consistettero nel cambiamento dei politici nell'estrazione sociale (che registra un notevole calo di livello), nella professione esercitata, nei comportamenti personali tenuti nella sfera delle attività pubbliche.
Nel testo di Aristotele viene indicato appunto un passaggio dall'antico al moderno. Gli archaîoi includono i politici fino a Pericle compreso , ma costui pur essendo tra gli epierkeîs, è pure il primo dei béltistoi o nuovi politici. La linea divisoria passa più o meno tra Pericle e Cleone, anche se non li divide quella bathytáte tomé (taglio profondissimo) che secondo Plutarco intercorre invece tra Pericle e l'oligarchico Tucidide di Malesia.
Cleone fu un personaggio nuovo nelle origini, nella professione, nei comportamenti, ma in sostanza, si differenzia di poco da Pericle in tema di iniziative politiche: egli continuò la politica bellicistica periclea anche se in toni più acuti e incrementa il sistema delle indennità dicastiche inventato da Pericle, usando non più solo i soldi della Stato, ma aggiungendo del suo.
Il cambiamento della struttura del conflitto politico si verificò anche nel modo diverso in cui si conseguì il potere. Alle coppie dei grandi rivali che si susseguirono per gran parte del V sec. segue la pletora, in parte anonima dell'epoca successiva; dai demogoghi si passò ai rhétores, ai demagoroûntes, ai politeuómenoi (intesi come politicanti).

Professionalizzazione della politica

Nel IV sec. si assistette, soprattutto per il grande ruolo dell'oratoria, a una specializzazione della politica.
Il V sec., sia da un punto di vista culturale sia politico, fu molto vivo per i grandi scontri di idee e di principi sottoposti ad una lacerante forza propulsiva. Nel IV sec. la fecondità del modello greco venne consolidata anche, se in forme più blande, attraverso la professionalizzazione.
In questo processo si affiancò alla coppia rhétores e strategoí un'altra categoria di personaggi politici, sono le nuove cariche finanziarie che vennero rivestite con le elezioni forse per quattro anni (il che costituisce una forzatura del principio democratico della rotazione annuale).Tutto questo significa che la scienza delle finanze progredì nel pubblico e nel privato, poichè si fece strada l'idea del guadagno e dell'imprenditoria. Ad ogni cosa si accostarono le idee di capitale e di interesse. Accanto alla professionalizzazione si assistette ad una concentrazione del potere che si riscontrò nella tendenza a rieleggere più volte uno stesso individuo.
Certamente nel IV sec. ci furono politici che si arricchirono e ricchi che presero parte alla vita politica. La struttura del conflitto politico cambiò, mentre si consolidò l'aspetto istituzionale: nuovi ceti in crescita economica raggiunsero il potere. La democrazia non si colorò di quella moderazione intesa come un ritorno indietro a livelli acquisiti di partecipazione a diritti e istituzioni.
D'altra parte però, si sviluppò l'idea di homónoia, cioè concordia che consistette nella rimozione di ostilità radicali, grazie all'assestarsi delle varie parti sociali in ruoli diversi; in tal senso si può parlare quindi di una democrazia in forma moderata in cui, però, il divario fra ceti abbienti e meno abbienti aumentò.

Economia del IV sec.

Nel IV sec. si registrò un crescente scontro e una marcata disomogeneità tra il gruppo dei ricchi, costituito dalla vecchia aristocrazia fondiaria e dagli esponenti del nuovo ceto borghese, e quello dei poveri invece piccoli contadini schiacciati dai debiti e artigiani, che in quasi tutta la Grecia portarono ad una forte crisi.
La democrazia ateniese offrì una soluzione a questo nuovo problema grazie allo sviluppo di ceti privi di proprietà che costituirono nuove situazioni economiche con l'affiorare di una mentalità imprenditoriale che risultò un prolungamento della mentalità periclea, ma che si presentò in forme talora degradate e con una non lieve sofferenza sociale.

Indennità e sussidi

Nel IV sec. si assistette alla crescita di una povertà non generalizzata, ma piuttosto ad una maggior lacerazione del tessuto sociale un maggior divario tra ricchi e poveri.
Il dikastés continuò ad essere pagato, ma la somma non era molto elevata. Si ebbe una sorta di divaricazione, di polarizzazione, per cui le forme assistenziali non vennero meno gli elementi meno abbienti accedettero con frequenza.
Una democrazia come quella dell'età di Pericle, che teneva continuamente occupati i cittadini nell'attività politica, doveva essere retribuita. La partecipazione all'Ecclesia e alle altre assemblee era pagata con due oboli per ogni giorno di seduta (quanto bastava per acquistare il minimo cibo giornaliero); mentre i marinai erano pagati tre oboli per ogni giorno di servizio sulle navi.

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