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domenica 22 aprile 2012

No ai suicidi. In primo piano la gente comune.


In primo piano la gente comune ecco, questo è il punto.
Se la gente fuori è calma o silenziosa non è una questione di amministrative o di campagna elettorale, forse in giro la gente, quella che lavora, quella che non mormora subisce il vento dell'aumento delle tasse e si distrugge dentro dalla rabbia.
Tasse, sempre più alte, rate che devono infervorire i più gentili animi, sono gli argomenti di quest'oggi, argomenti seri e alquanto discutibili ma non parlerò specificatamente di questa tassa ma di una sua peggior affine. Tuttavia convinto che l'emergenza di ora è la crisi della politica e quindi quella dei partiti questa sera vi do il mio punto di vista sull'emergenza che trafigge sia noi giovani sia gli imprenditori con un'attività che non va avanti. Innanzitutto un garantista deve analizzare e farsi carico del quadro preoccupante in cui si colloca il quadro politico nazionale. E non si può non tenere conto del quadro nazionale delle piccole e medie imprese che subiscono il carico fiscale che imperterrito rincara la dose delle notti insonne. Forse il governo non tiene conto neanche dei morti suicidi, i quali a causa di una cieca e squilibrita governance sbagliata non riesce a favorire il congelo annuale delle tasse, annuale o biennale come succede in altri paesi. Il partito o i partiti sono in crisi perchè hanno perso le ideologie novecentesche, e questo per alcuni versi può avere dei vantaggi su certi aspetti, però delocalizza e deumanizza in un nuovo orizzonte senza colorito la vita lavorativa. Quelle ideologie partitiche del passato ormai si sono perse, questo è certo, siamo più partite iva, ergo operai, siamo più partite iva, ergo imprenditori. E se questo può dare spazio ad un nuovo “equilibrio” ora come ora i partiti non hanno più in senno quei sentimenti valoriali che fanno equilibrare le sorti insite nei tempi dell'uomo. Sia la famiglia sia la persona non sembra essere messa in primo piano.
Qui proprio di primo piano si parla, uno Stato che ritiene di frenare, se non fermare, una crisi economica, deve focalizzare la propria attenzione sull'aspetto finanziario delle piccole imprese che con le loro cartelle esattoriali da pagare non arrivano a completare il loro ciclo produttivo annuale. Più semplicemente, se non si interviene congelando quei “papelli” di cartelle SERIT, quindi di EQUITALIA, dell'Agenzia delle Entrate, non si riuscirà a fare “respirare” la gente comune, metterla in primo piano significa rilanciare le imprese, farle respirare nel loro piccolo, congelando se non annullando quei blocchi di numeri messi in serie che destabilizzano il sonno di molti imprenditori che scelgono nella loro fragile situazione la via della morte in alcuni casi. La crisi ha una tale dimensione che bisogna pensare anche a questo aspetto; e la risorsa carismatica di un singolo partito non ha più lo stesso valore di prima. Nell'epoca del debito pubblico, i partiti devono sacrificarsi allo stesso pari risanando le risorse. A questo punto la crisi dei partiti diventa un abbisso nel rincorrere il proprio consenso e gestendo il “tecnicismo”. Parola usata senza guardare al principio valoriale della vita. A mio avviso i partiti devono definire una propria identità. Il paradigma deve sostenere e portarci ad una riscoperta di senso, è innegabile che l'onda d'urto ha colpito la politica, i partiti e in primis i lavoratori e le imprese; ma non si devono perdere di vista sia il senso della vita sia i valori di sopravvivenza umana. I partiti ahimè devono trovare un loro profilo valoriale e parlare con il cuore e con le emozioni alla gente comune, spiegando di più e dando di più l'esempio. Magari partendo dai loro stipendi.

1 commento:

  1. gli stipendi dei politici, ma non solo...esitono comunque delle regole e delle mentalità da cambiare...non è possibile continuare a vivere in un sistema che crea solo debito e dove la moneta appartiene solo alla banca centrale europea che la dà solo alle banche e agli stati ma non al popolo

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