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lunedì 7 maggio 2012

“Voilà, Hollande le cambiament, "j'adore" le president!”

Il titolo del post sembra lo slogan rap di una nuova marca di un famoso profumo francese, e invece no! Il nuovo presidente della Repubblica francese, si chiama proprio Hollande. Tra ieri sera e questa mattina non mi tolgo questo rap dalla mente. Bando agli scherzi dopo 17 anni la Francia vira a sinistra: il candidato socialista François Gérard Georges Hollande vince con il 51,67%. Così che ieri notte si festeggiava la conquista socialista a Parigi, in piazza della Bastiglia. Tra gli slogan: '”Abbiamo vinto, abbiamo vinto” o anche “Nicolas Sarkozy è finita” “Francois presidente!, Sarkozy fuori di qui!”, così per l'infelicità dei giornali di gossip si conclude il capitolo “Carla Bruni”. Tutto avviene alla Bastille che festeggia la vittoria di François Hollande, il nuovo presidente della Francia, come fece per Francois Mitterrand quello storico 10 maggio 1981: 31 anni dopo, la piazza-simbolo di tante battaglie della gauche è esplosa di gioia, per il secondo presidente socialista della Quinta Repubblica. La domanda è lecita: La politica europea fare fede alla scelta dei cittadini della seconda più grande economia dell'eurozona, cioè la Francia? Credo che Hollande forse ha vinto per via della crisi, dello spettro che pesa sui paesi europei, per le paure del futuro che hanno già dato il via libera del voto estremista, in Francia e altrove. Sarkò ha sbagliato a non capire che stringersi troppo ad Angela Merkel, agli occhi dell’opinione pubblica la responsabile di una politica del rigore, lo avrebbe severamente condannato. Hollande, più a contatto con le fasce popolari, se n’è reso conto e ha sfruttato l’occasione questo è il punto, bisogna essere più vicini alla gente comune. Detto questo è difficile credere che la sua nomina all’Eliseo provochi chissà quali cambiamenti, mettendo a rischio l’alleanza Parigi-Berlino, il famoso asse franco-tedesco che è il perno dell’Europa e dell'economia dell'eurozona. Abile nella mediazione, Hollande chiederà più politica sociale e meno austerity, più crescita e meno rigore almeno speriamo lo faccia. Egli eserciterà un’ulteriore pressione sulla Merkel, che ha già iniziato a riflettere su questi temi grazie ai suggerimenti di altri leader, fra cui il nostro attuale presidente del consiglio “tecnico” Mario Monti. A voi i commenti, e che il corso della storia aiuti i cittadini dell'Unione Europea a superare le difficoltà delle famiglie, della propria classe politica, dell'economia in nome della fine della crisi. Così che si ritornerà al proprio lavoro, senza più pensare a fare antipolitica a causa del mancato progresso strutturale del sistema lavoro. Magari il nostro lavoro, il cambiamento sarà quello di promuovere quel profumo del titolo del post, senza rischiare di sentire solo l'odore e basta.

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