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martedì 18 settembre 2012

Tra Ostriche e Champagne dei fondi pubblici

Da Lusi a Fiorito, per citare solo gli ultimi casi, «Un fulmine a cielo sereno» dice Angelino Alfano e si sorprende, si sta parlando del caso Fiorito ex An e pidiellino laziale e continua dicendo Alfano: «In un momento così delicato sono imprevedibili i danni che può portare questa storia delle spese in consiglio regionale. Dobbiamo andarci con i piedi di piombo. Fare tutte le verifiche possibili prima di prendere qualsiasi decisione sulle persone di cui si parla. Ora ci affidiamo alla magistratura e vediamo come procede l’inchiesta». Si infiamma anche Renata Polverini presidente della regione Lazio che durante il suo intervento alla riunione straordinaria del consiglio regionale del Lazio ieri dopo la vicenda dei fondi del Pdl, chiede scusa a tutti ma non si dimette, si proprio non si dimette e va avanti ammettendo che la vicenda dei fondi Pdl finiti in ostriche e champagne è «insopportabile e indecente» e «io non ho nessuna volontà di fare un passo indietro». Ormai è chiaro che la strada giusta per portare fuori la politica da queste storie da cartoni animati passa per l’abolizione di ogni forma di finanziamento pubblico ai partiti, o magari la ridistribuzione del capitale pubblico secondo la legge della trasparenza. E poi ce da dire che la regione Lazio a conti di bilancio costa due volte due regioni normali italiane.
Oggi per dirla francamente si usufruiscono dei finanziamenti pubblici a spese nostre. Finanziamenti dei quali poi si finisce per fare, come insegnano Lusi e Fiorito, un uso privato. E questo è una aberrazione che con la democrazia non ha nulla a che vedere.
Mentre Franco Fiorito detto «er Batman» si è autosospeso dal partito, nel quartier generale del Pdl c’è chi riservatamente dice di vedere aleggiare lo spettro della ripetizione del caso Lusi ed questo che sta succedendo. Non solo lo spettro dell'antipolitica diffusa in questa fase di pre campagna elettorale, ora ci si mette anche l'orribile posizione di alcuni che della politica ne abusano.
Il paradosso è che un partito sempre ossessionato dai complotti dei giudici, e abituato al garantismo come habitus culturale e politico, stavolta affida il proprio garantismo nelle mani dei magistrati e chiede aiuto a loro per salvarsi da eventuali complotti incrociati intessuti all’interno del proprio mondo ideoligico e “politico”.
Nel frattempo la paura svolazza nei piani alti del Pdl, legato al fatto che Fiorito vuole immolarsi con tutte le carte da giocare, e infatti si è dotato di un avvocato dello spessore di Carlo Taormina. Forse uno Tsunami? Ci dice il deputato romano Marcello De Angelis eletto in Abruzzo: «Non è in corso nessuno tsunami», «Il vero problema del Pdl, fin dalla sua nascita, è che non c’è il controllo centrale su nulla. Ognuno, nei territori, fa più o meno come gli pare. Questo è un partito mai nato e che ora, finita la legislatura e il suo compito da comitato elettorale, va a morire e sarà sostituito da qualche altra cosa. Anche perchè c’è ancora in Italia un elettorato potenziale del quaranta per cento che è privo di un partito che lo rappresenti». Il Cavaliere, che ama stare lontano dalle beghe della politica locale a Roma, mai come nella giornata di ieri aveva tutto l’interesse a tenersi a debita distanza. Ovviamente il suo timore principale era quello di dover rispondere a domande sulla propria ricandidatura a premier. Forse una delle ricandidature più incredibili e paradossali della repubblica italiana dopo la guerra.

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