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martedì 14 maggio 2013

Fondo di solidarietà: No grazie, dalla camera dei deputati!

                       La camera dei deputati boccia il fondo di solidarietà del Movimento 5 stelle.

Versare una parte degli stipendi dei deputati, da destinare ad attività virtuose? Non si può fare.

La Camera dei deputati non aprirà alcun conto corrente per raccogliere i versamenti volontari dei deputati. Questo pomeriggio l’Ufficio di Presidenza di Montecitorio ha bocciato la proposta del Movimento Cinque Stelle. Esclusi i grillini, al momento del voto si sono schierati contro l’iniziativa i rappresentanti di tutti i partiti.

I parlamentari del M5s avevano chiesto già da qualche settimana la possibilità di aprire un nuovo capitolo di entrata nel bilancio della Camera. Un conto su cui far confluire una quota degli stipendi dei deputati, da devolvere a iniziative virtuose (si era ipotizzato il finanziamento di un fondo per il sostegno e il rilancio delle piccole imprese). Niente da fare. Oggi il rappresentante del collegio dei Questori Stefano Dambruoso ha chiuso a ogni possibilità. Il motivo del rifiuto è stato spiegato ai presenti: «Per quanto provenienti dai compensi corrisposti in ragione del mandato parlamentare, le risorse cui fanno riferimento i deputati del Movimento 5 stelle sono già entrate nella loro disponibilità individuale». Insomma, ogni parlamentare può fare quello che vuole con i propri soldi. Ma privatamente.

Spiegazioni giuridiche che i grillini non riconoscono. All’uscita dalla riunione il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, esponente del M5S, non nasconde l’insoddisfazione. «Non mi interessa commentare le motivazioni di questa decisione. Ma incredibilmente non si vuole venire incontro a un simile atto di generosità». Una proposta che non riguardava solo il gruppo dei Cinque stelle. Il conto corrente, raccontano, sarebbe stato aperto a tutti i deputati, di ogni partito. Gli esponenti del M5S vi avrebbero versato la parte ritenuta “eccedente” dei propri emolumenti (i grillini hanno fissato la propria indennità netta a 2.500 euro mensili). Ma gli altri parlamentari avrebbero potuto ugualmente partecipare all’iniziativa, contribuendo il base al proprio buon cuore.

Qui è sorto un altro problema di tipo legale. Una volta attivato un nuovo capitolo di entrata nel bilancio della Camera, come decidere a chi destinare i finanziamenti? «In ogni caso - ha spiegato Dambruoso - non si sarebbe potuta immaginare altra destinazione che la restituzione al bilancio dello Stato. Una diversa destinazione, individuata dall’Ufficio di Presidenza, avrebbe infatti fatto carico all’istituzione parlamentare di finalità che l’ordinamento non prevede». I grillini non sono d’accordo nemmeno stavolta. A sentire loro, gli ex alloggi in dotazione a vicepresidenti e questori di Montecitorio sono già stati messi a disposizione di non meglio precisate finalità sociali. «E che la Camera può erogare aiuti solo quando vuole?».
Peraltro la destinazione di quel fondo sarebbe stata individuata in maniera collegiale. «Lo avremmo deciso tutti insieme - racconta ancora Di Maio - in uno dei prossimi Uffici di Presidenza». Ovviamente nessuno vieta ai deputati di rinunciare a una parte del proprio stipendio. Con il denaro corrisposto dalla Camera, ognuno potrà continuare a fare quello che preferisce. «Il problema è proprio questo - prosegue Di Maio - Non vogliamo essere noi a occuparci di questo fondo. Deve essere gestito da un ente esterno». La spiegazione è chiara. Molti parlamentari già si privano di una fetta del proprio stipendio per destinarla al proprio partito - una sorta di finanziamento pubblico parallelo - o ad altre associazioni. «Una forma di elemosina» denuncia il vicepresidente della Camere. «Noi invece crediamo che per accedere a quel fondo si debba vantare un interesse legittimo».

La questione resta aperta. «Noi non ci arrendiamo». I deputati del M5S promettono battaglia, l’ennesima. «Adesso studieremo altre ipotesi per aprire il fondo. Troveremo la soluzione migliore».
 
di Marco Sarti

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