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venerdì 4 ottobre 2013

Angelino favorito da un'inversione di marcia

Berlusconi, come è solito suo, in pochi minuti ha rovesciato alla camera la situazione della politica italiana. Bastava seguire tutte le reti televisive collegate in diretta, le dichiarazioni, per rendersi conto come il vero interrogativo della crisi di governo fosse esclusivamente sul Cavaliere.
“Berlusconi arretra nella crisi politica, si legge sul New York Times, inverte la sua posizione dopo essere stato sfidato da un’inattesa ribellione del suo stesso partito”.

Così che ha fatto il giro del mondo in pochi minuti “l’inversione di marcia” di Silvio Berlusconi, così definita dalla maggior parte dei siti di informazione esteri. Un dietrofront che ha spiazzato cronisti e osservatori internazionali, alle prese con l’ardito compito di spiegare i processi medioevali della politica italiana.

Un colpo di scena, da prestigiatore logorato dagli anni. Se l’intento era di spiazzare tutti, il Cavaliere c’è riuscito giocandosi la reputazioni oramai oggi “decaduta”. Ha sorpreso prima i suoi uomini tra Cicchitto e Giovanardi con tanti interrogativi sospesi qua e là.
Poi Alfano, ad esempio, considerato un traditore dal “Il Giornale” farà la volta buona per una svolta politica del centrodestra? Quindi ci sarà un nuovo gruppo all’interno del Pdl, oppure no?
Lo stesso discorso del presidente del Consiglio Letta ha avuto un sapore di democristianità. Aprire e chiudere l’intervento con due bellissime citazioni dei liberali Luigi Enaudi: “bisogna saper cogliere l’attimo” e Benedetto Croce:“ciascuno di noi nella profonda coscienza non si procuri uno struggente rimorso”, è quanto di democristiano si possa pensare.
Un invito a liberarsi da ogni convinto, se non propria invasata ideologia personalizzata.

A reagire c'è sempre lo zampino del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che dichiara: il «quotidiano gioco al massacro non sarà più tollerato». Basta perdere tempo, si governi e per il bene del paese si facciano le riforme e si facciano con la più ampia maggioranza possibile. Poi si vedrà come si comporteranno i partiti alla prova dei fatti.
Giorgio Napolitano tira le somme della giornata con un commento durissimo con il quale definisce
vinti e vincitori, alza un vero muro di protezione dai prossimi agguati confermando così, seppur tacitamente, che sono temuti pericolosi colpi di coda, e indica nella “fermezza” l’arma vincente che ha permesso al premier Enrico Letta di fare propria questa ennesima sfida.


In attesa di vedere se Angelino Alfano riuscirà a prendersi il partito. O come dichiara la pitonessa Santanchè se “non farà la stessa fine di Gianfranco Fini”.

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