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lunedì 4 novembre 2013

L'incitamento di Napolitano a fare riforme

Mentre il ministro Anna Maria Cancellieri si dice pronta a chiarire, anche in Parlamento, che la sua telefonata al Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) sulle condizioni di salute di Giulia Ligresti non voleva in alcun modo interferire nelle decisioni dei magistrati sulla scarcerazione.
Pretendere spiegazioni da Cancellieri, messa all’indice anche dall’Organismo unitario dell’avvocatura che denuncia “l’ennesimo episodio di “malapolitica” a tutela di un “potente” è il tema attuale della politica italiana.
La disponibilità del Guardasigilli non impedisce che la vicenda diventi una nuova grana per il governo, già in equilibrio precario causa decadenza di Berlusconi. E se il premier Enrico Letta tace, è il Pd a chiamare “in tempi rapidi” il ministro in Aula per “fugare ogni dubbio che in Italia ci siano detenuti di serie A e di serie B”.

Il M5S, sulle barricate già da giovedì insieme alla Lega, annuncia una mozione di sfiducia perché “mentre migliaia di persone soffrono per le condizioni carcerarie - attacca il capogruppo alla Camera Alessio Villarosa - lei si preoccupa della figlia di Ligresti, titolare della società ex datrice di lavoro del figlio che ha ricevuto una buonuscita di 3,6 milioni di euro”.
Accuse che imbarazzano il ministro che però ribadisce di aver segnalato il caso al Dap come fatto in tanti altri casi, pur confermando i rapporti di amicizia con Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti.

Il Pd non sembra disposto a lasciar passare la vicenda. “Nessuna strumentalizzazione ma il ministro riferisca in Aula e poi ciascun partito farà le sue valutazioni”, è la richiesta del responsabile Giustizia del Pd Leva Danilo. Una fermezza che accomuna il partito e tutti i candidati alla sfida congressuale, da Gianni Cuperlo a Matteo Renzi. D’altronde il ministro Idem si dimise per un episodio meno grave di questo.

Il segno della crisi non solo politica può essere racchiuso in una sola cifra: in Italia in cinque anni, tra il 2007 e il 2012, il numero dei poveri è raddoppiato fino ad arrivare quasi a 5 milioni di persone. I dati sono dell’Istat e fotografano gli individui entrati nella fascia della povertà assoluta, quella nella quale è davvero difficile tirare avanti. Un pensiero angoscioso che diventa realtà soprattutto per le famiglie nelle quali si è perso il lavoro, per quelle numerose, per quelle caratterizzate da un solo genitore con figli. E che sembra non finire: anche il terzo trimestre di quest’anno - ha chiarito il presidente Istat Antonio Golini - avrà il segno negativo, tanto che l’anno chiuderà con il pil a -1,8%.

Non parliamo della nuova tassa sulla casa al banco di prova del Parlamento.
La così  detta Trise - dicono le associazioni di settore - rischia di aumentare il conto delle tasse sull’abitazione. Se l’Ance conta aggravi fino al +72% rispetto a quest’anno, la Confedilizia fa presente che senza modifiche alla legge di stabilità i proprietari di immobili si troverebbero nel 2014 a versare 10 miliardi di euro in più rispetto sempre al 2013.

Per Confedilizia nella Legge di stabilità “non viene rispettato l’impegno del governo ad un alleggerimento del carico tributario sugli immobili o, almeno, ad un mancato aumento dello stesso, posto che, qualora il testo del disegno di legge non venisse modificato, esso determinerà aumenti di tassazione sugli immobili che potranno portare a quasi 10 miliardi di euro di gettito in più rispetto al 2013”.

Intanto che l'aggravio delle tasse è sempre al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica, al via c'è la rielaborazione al Parlamento sul costo del lavoro, cioè del cuneo fiscale. Una linea già annunciata dal presidente del Consiglio Enrico Letta ma che è stata rafforzata nel corso di un pranzo a Palazzo Chigi con il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, il ministro dei Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini e i viceministri al Tesoro. Sempre sul tavolo del governo poi un’altra questione delicata: il rifinanziamento della Cassa integrazione. Sul fronte del cuneo fiscale, il tema chiave della protesta sindacale, la disponibilità dell’esecutivo - viene riferito da fonti parlamentari - è totale: senatori e deputati potranno intervenire attraverso gli  emendamenti sulla divisione delle risorse non solo per quanto riguarda il capitolo dei lavoratori, ma anche per quanto riguarda quello delle imprese.
La palla passa dunque alle Camere, che su questo come su qualsiasi altro tema, potranno modificare la Legge di stabilità - è il leit motiv del governo - a patto di trovare le simili coperture.
In attesa di capire cosa accadrà durante l’esame parlamentare, intanto i sindacati frenano: la Cisl di Raffaele Bonanni fa sapere che di fronte a modifiche strutturali della Legge di stabilità è pronta "a smontare lo sciopero". Più cauti la Cgil e la Uil: “Quattro ore di sciopero – afferma Susanna Camusso - sono lo strumento per fare pressione”.

“Fosse per me, gli darei sette giorni”. E’ lapidaria la risposta del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a un cittadino che gli ha chiesto di dare al Parlamento una scadenza di trenta giorni per fare le riforme, “oppure li mandi tutti a casa”.

Segno di una personale impazienza frenata solo dal ruolo istituzionale che Napolitano vuole continuare a esercire senza smottamento. Anche di fronte a Grillo che lo attacca, ma al quale preferisce non replicare.

1 commento:

  1. L'effetto boomerang combinato da troppa vistosità e popolarità porterà la sinistra non più ad un incremento, sfiorando così il misfatto.

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