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venerdì 30 ottobre 2026

Campo Larghissimo: Il rischio delle alleanze matematiche, rischia la trasparenza?

Guardando al quadro politico in vista delle elezioni del 2027, emerge una tendenza preoccupante che non possiamo ignorare. Da una parte un centrodestra che cerca di consolidare le proprie posizioni, dall’altra un’opposizione che, nel disperato tentativo di costruire un’alternativa, sta trasformando il cosiddetto "campo largo" in un "campo larghissimo", quasi infinito.


Ed è proprio qui che sorge la domanda che ogni cittadino responsabile dovrebbe porsi: pur di mettere insieme i numeri necessari per vincere, si sta rischiando di mettere insieme tutto e il contrario di tutto?
Siamo di fronte al rischio concreto che la politica si trasformi in un mercato permanente di alleanze, veti incrociati, concessioni e ambizioni personali. Una corsa frenetica a reclutare sigle e protagonisti, dove la domanda fondamentale — "Che cosa vogliamo fare concretamente per l’Italia?" — finisce troppo spesso in secondo piano.
Quale progetto reale di governo può nascere da un’alleanza in cui convivono sensibilità e visioni profondamente differenti, se non divergenti, su temi cruciali come l'economia, la politica estera, l'energia e la sicurezza?
Non basta moltiplicare gli interlocutori per convincere gli italiani che esista una visione condivisa del futuro. Il pericolo è quello di un’operazione puramente matematica: sommare voti, distribuire candidature e rinviare a dopo le elezioni la soluzione dei problemi veri, quelli che dividono i partiti ma che affliggono i cittadini.
Un’alleanza che cerca di accontentare tutti, alla fine, rischia di non convincere nessuno e, soprattutto, di non essere in grado di governare.
Mentre i leader discutono di chi debba guidare la coalizione e di chi debba sedersi al tavolo delle trattative, gli italiani chiedono risposte concrete su temi vitali:
Stipendi adeguati e lavoro stabile
Una sanità efficiente e accessibile
Sostegno reale alle famiglie
Sicurezza nelle città e meno burocrazia
Maggiori opportunità per i giovani
Dov’è il programma dettagliato? Quali sono le priorità irrinunciabili? E soprattutto, chi si prenderà la responsabilità delle scelte quando le diverse componenti dell’alleanza entreranno inevitabilmente in conflitto?
Agli italiani non serve un campo largo o larghissimo. Serve una politica capace di assumersi responsabilità, di indicare obiettivi chiari e verificabili, ed di spiegare con trasparenza come intende raggiungerli.
Le elezioni del 2027 non devono essere una gara a chi colleziona più simboli sulla scheda elettorale, ma un confronto serio tra idee e proposte alternative per il futuro del nostro Paese. Chi aspira a governare deve avere il coraggio di dire chiaramente che cosa farà e quali impegni rispetterà.
Gli italiani meritano una politica che guardi al futuro dell’Italia, non una competizione permanente per stabilire chi debba comandare dentro una coalizione costruita solo per sommare consensi.

mercoledì 3 maggio 2017

La principale politica di investimento dell’Unione europea

La politica regionale è la principale politica di investimento dell’Unione europea

La politica regionale sostiene la creazione di posti di lavoro, la competitività tra imprese, la crescita economica, lo sviluppo sostenibile e il miglioramento della qualità della vita dei cittadini in tutte le regioni e le città dell’Unione europea.

Al fine di raggiungere tali obiettivi e di affrontare le diverse esigenze di sviluppo di tutte le regioni dell’Unione europea, per il periodo 2014-2020 sono stati destinati alla politica di coesione 351,8 miliardi di EUR, quasi un terzo del bilancio complessivo UE.

Erogazione dei finanziamenti

L’attuazione della politica regionale passa attraverso tre fondi principali: il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo di coesione (FC) e il Fondo sociale europeo (FSE).
Politica regionale e priorità politiche della Commissione
La politica regionale produce un notevole impatto in molti settori. I suoi investimenti contribuiscono all’attuazione di molti obiettivi della politica dell’Unione europea e integrano le politiche UE tra cui quelle che si interessano di istruzione, occupazione, energia, ambiente, mercato unico, ricerca e innovazione.
La politica regionale fornisce il quadro di riferimento necessario alla realizzazione degli obiettivi della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva in Unione europea.
I cinque obiettivi che l’Unione europea intende raggiungere entro il 2020 sono:
  1. Occupazione: il 75 % dei cittadini di età compresa tra 20 e 64 anni deve avere un impiego
  2. Ricerca e sviluppo: il 3 % del PIL dell’UE deve essere investito in ricerca e sviluppo
  3. Cambiamento climatico e sostenibilità energetica:
    • 20 % in meno di emissioni di gas serra in UE rispetto ai livelli del 1990
    • 20 % di energia da fonti rinnovabili
    • 20 % di aumento dell’efficienza energetica
  4. Istruzione:
    • riduzione dei tassi di abbandono scolastico prematuro al di sotto del 10 %
    • almeno 20 milioni in meno di cittadini in condizioni o a rischio di povertà o esclusione sociale
  5. Lotta alla povertà e all’esclusione sociale: almeno 20 milioni in meno di cittadini in condizioni o a rischio di povertà o esclusione sociale
Ogni Stato membro ha adottato propri obiettivi nazionali in ciascuno di tali ambiti.
La politica regionale sostiene la solidarietà europea
I fondi della politica di coesione sono per lo più concentrati nei paesi e nelle regioni in ritardo di sviluppo affinché possano mettersi in pari, riducendo le disparità economiche, sociali e territoriali tuttora esistenti in Unione europea.
La politica regionale ha salvaguardato le regioni e le città europee dagli effetti più gravi della crisi
Sostenendo gli investimenti pubblici e distribuendo gli investimenti UE con flessibilità, ad esempio con la riprogrammazione dei fondi o l’aumento del tasso di cofinanziamento in paesi quali Cipro, Grecia, Irlanda, Portogallo, Romania e Ungheria, la politica regionale ha attenuato l’impatto della crisi finanziaria iniziata nel 2008. In un periodo di intensa attività di risanamento dei conti pubblici, inoltre, la politica regionale dell’Unione europea ha assunto un’importanza determinante. Durante la crisi, in assenza della politica di coesione, negli Stati membri in ritardo di sviluppo i tanto necessari investimenti pubblici avrebbero subito un ulteriore calo del 45 %.
Impatto finanziario complessivo
La politica di coesione è un catalizzatore di ulteriori finanziamenti pubblici e privati, in quanto per un verso obbliga gli Stati membri al cofinanziamento attingendo ai bilanci nazionali, per l’altro suscita fiducia negli investitori.
Considerando i contributi nazionali e gli altri investimenti privati, si prevede un impatto della politica di coesione per il periodo 2014-2020 quantificabile in circa 450 miliardi di EUR.
Fonte: ec.europa.eu

UE

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Disposizione Partiti Parlamento Italiano

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