Ci troviamo di fronte a un momento cruciale per la politica economica e sociale del nostro Paese. Da un lato, il quadro legislativo e fiscale si fa sempre più rigido e burocratico, imponendo nuovi vincoli e adempimenti alle aziende e ai lavoratori; dall'altro, i dati macroeconomici e sociali descrivono una realtà in cui la perdita del potere d'acquisto, la stagnazione salariale e la povertà giovanile rischiano di compromettere la tenuta del sistema produttivo.
Come professionista della gestione delle risorse umane, come attore politico e come osservatore delle dinamiche aziendali, ritengo fondamentale analizzare con pragmatismo e visione strategica quanto sta accadendo. La combinazione tra nuove regole sulla tracciabilità delle spese aziendali e la sofferenza strutturale del mercato del lavoro rappresenta un campanello d'allarme che nessuna classe dirigente può permettersi di ignorare.
Il nuovo regime di tracciabilità delle trasferte
1. Il quadro normativo e la decorrenza
A partire dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2024, il legislatore ha introdotto un profondo revisionismo delle norme inerenti alla tracciabilità dei costi di trasferta. Questa riforma, articolata attraverso il Decreto Delegato IRPEF (D.Lgs. 192/2024), la Legge di Bilancio 2025 (Legge 207/2024) e il Decreto Fiscale 2025 (D.L. 8/2025), ridefinisce le condizioni affinché i rimborsi non concorrano alla formazione del reddito da lavoro dipendente e risultino deducibili ai fini IRES e IRAP per l'impresa.
2. Ambito applicativo: territorialità e ratio anti-evasiva
Come evidenziato dalle analisi associative di settore (tra cui la Circolare Assonime n. 26 del 3 dicembre 2025), l'obbligo di tracciabilità è stato circoscritto alle sole spese sostenute all'interno del territorio nazionale. Sono state espressamente escluse le uscite effettuate all'estero, in considerazione delle rilevanti complessità operative inerenti alla tracciabilità dei pagamenti transfrontalieri e tenendo conto della finalità prevalentemente anti-evasiva della misura, rivolta al controllo dei fornitori e dei prestatori di servizi operanti in Italia.
3. Effetti sui lavoratori dipendenti e sui rimborsi
L'esenzione fiscale dei rimborsi per trasferta dei dipendenti e dei soggetti assimilati è condizionata all'impiego di strumenti di pagamento tracciabili per specifiche categorie di spesa:
Vitto e alloggio.
Viaggio e trasporto mediante autoservizi pubblici non di linea (quali taxi e noleggio con conducente - NCC).
Per il trasporto pubblico non di linea, l'obbligo sussiste sia per le missioni extra-comunali sia per quelle all'interno del territorio comunale. Per quanto riguarda le trasferte comunali, la normativa estende la non imponibilità ai rimborsi per spese di viaggio e trasporto, a condizione che siano debitamente provate e documentate.
Inoltre, come chiarito dall'Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 15/2025:
L'indennità chilometrica riconosciuta per l'uso del veicolo proprio, calcolata sulle tabelle ACI, resta non imponibile anche nei tragitti comunali.
Le spese per pedaggi e parcheggi rientrano nell'ambito della detassazione se regolarmente documentate.
I biglietti di trasporto pubblico di linea (autobus, treni, aerei, navi) non richiedono pagamenti tracciati per conservare la non imponibilità.
Il pagamento con strumenti tracciati prescinde dal sistema di rimborso adottato (analitico, misto o forfettario).
Per quanto concerne le spese minime o accessorie sostenute per trasferte fuori dal comune, resta confermata la soglia di franchigia per spese non documentate fino a 15,49 euro al giorno (elevata a 25,82 euro per le trasferte estero). Per l'imposta di soggiorno, essendo direttamente correlata all'alloggio, vige l'obbligo della tracciabilità.
4. Strumenti di pagamento e prova documentale
Gli strumenti idonei a garantire la detassazione comprendono bonifici bancari o postali e tutti i mezzi contemplati dall'articolo 23 del D.Lgs. 241/1997. La prova dell'utilizzo dell'operazione tracciata può essere fornita tramite ricevute di carte di credito o debito, bollettini postali, MAV, ricevute PagoPA ed estratto conto bancario (utilizzabile a titolo residuale e opzionale qualora manchino altre evidenze).
5. Impatti per le aziende (IRES e IRAP)
L'introduzione del comma 3-bis all'articolo 95 e del comma 5-bis all'articolo 109 del TUIR stabilisce che la deducibilità IRES e IRAP delle spese di trasferta in Italia è subordinata all'utilizzo di pagamenti tracciabili. L'eventuale inosservanza comporta la punitiva indeducibilità del costo in capo all'azienda e la contestuale tassazione in capo al dipendente.
Simmetricamente, il comma 5-ter dell'articolo 109 estende la medesima regola ai compensi e rimborsi erogati ai lavoratori autonomi e agli amministratori non dipendenti. Sotto il profilo dichiarativo, in assenza di un codice specifico, la segnalazione del costo indeducibile nel rigo RF31 del modello Redditi può essere effettuata tramite il codice residuale «99» (altre variazioni in aumento).
L'emergenza salariale e il valore della risorsa umana
Se da un lato le imprese devono adeguarsi a complessi adempimenti fiscali, dall'altro la macroeconomia del lavoro evidenzia un progressivo impoverimento del capitale umano. I dati dell'Istat indicano che il recupero dei retribuzioni reali si è arrestato: a fronte di una crescita contrattuale prevista al 2,5%, l'inflazione acquisita supera il 3%, determinando una contrazione del potere d'acquisto reale delle famiglie.
Questa condizione non rappresenta un semplice elemento congiunturale, ma evidenzia i limiti di un modello economico basato esclusivamente sul contenimento dei costi. La riduzione della risorsa umana a mero fattore contabile da minimizzare ha generato crescenti disuguaglianze e una forte contrazione della coesione sociale.
Il ruolo della PMI e il modello di impresa partecipativa
Nell'esperienza concreta della gestione aziendale, emerge la necessità di superare la logica del puro rendimento di breve termine. L'innovazione e la sostenibilità economica nascono dove il lavoro viene riconosciuto come capitale relazionale e professionale.
In Italia, dove oltre il 90% del tessuto produttivo è composto da piccole e medie imprese, esiste un modello culturale e organizzativo in cui la vicinanza tra imprenditore e collaboratori favorisce la crescita del valore aggiunto per addetto. Esempi storici e contemporanei dimostrano che l'investimento nel benessere aziendale, nei servizi al territorio e nella formazione non costituisce un costo improduttivo, bensì la premessa indispensabile per la competitività e la continuità dell'impresa nel lungo periodo.
La frattura generazionale e le disuguaglianze economiche
I dati statistici più recenti evidenziano una marcata spaccatura generazionale:
Il 12,6% delle famiglie con persona di riferimento under 35 versa in stato di povertà assoluta (in aumento rispetto agli anni precedenti).
Il tasso di disoccupazione giovanile registra percentuali significativamente superiori rispetto a quelle delle fasce d'età over 50.
Quasi la metà dei giovani sotto i 35 anni percepirà redditi inferiori a 15.000 euro annui.
Questa cristallizzazione delle condizioni economiche limita fortemente la mobilità sociale, rendendo l'emancipazione dei giovani sempre più dipendente dal patrimonio familiare d'origine piuttosto che dai meriti individuali e dal percorso di studi.
Come blogger, politico e responsabile delle risorse umane, ritengo che la risposta a queste sfide non possa limitarsi all'ennesimo appesantimento burocratico delle procedure aziendali o a interventi assistenziali di breve respiro.
Per rilanciare il sistema paese occorre:
Semplificare il quadro fiscale e amministrativo, riducendo i costi indiretti di gestione che gravano sulle imprese.
Promuovere politiche retributive e di welfare aziendale capaci di restituire potere d'acquisto ai lavoratori, valorizzando la produttività e la contrattazione di secondo livello.
Incentivare l'occupazione giovanile di qualità, contrastando il precariato e favorendo la continuità dei percorsi professionali.
Ricostruire un'alleanza tra impresa, lavoro e territorio, superando la visione contabile delle risorse umane per rimettere al centro il valore della persona.
Solo coniugando il rispetto delle regole fisco-amministrative con una visione strategica del capitale umano sarà possibile garantire la crescita economica e la stabilità sociale del nostro Paese.