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lunedì 28 dicembre 2009

Le lauree giuste per trovare lavoro!

Raggiungere traguardi nel più breve tempo possibile. Per essere spendibili nel mondo del lavoro, conta di più la regolarità negli studi di una laurea ottenuta, magari col massimo dei voti, ma anni e anni fuori corso. La pensano così i direttori del personale di 102 aziende italiane interpellati dalla rivista “Campus” in edicola venerdì e lo conferma Paolo Citterio, presidente dell’associazione Direttori Risorse Umane: “Regolarità e tipo di laurea sono gli elementi vincenti di un curriculum”. Meglio allora le facoltà scientifiche (Ingegneria meccanica, gestionale, elettronica e civile), ma anche Economia. Bene, tra quelle umanistiche, Giurisprudenza e Scienze politiche, assolutamente no Lettere e Comunicazione.
“L’unica eccezione – spiega Citterio – è Filosofia perché trasmette una grande cultura, ma per le aziende è interessante solo se abbinata a un buon master”. Di grande valore, prima ancora del voto di laurea o del titolo della tesi, l’esperienza Erasmus: “Almeno un anno all’estero conta moltissimo, per imparare l’inglese senza cui oggi non si fa strada”. E proprio la lingua straniera è assente, lamentano le imprese, dai banchi degli atenei italiani: “A parte alcune esperienze, come i politecnici di Milano e Torino e la Bocconi, tutti i corsi sono in italiano. E questo non va bene. Devono essere in inglese così Nei grafici i parametri dei capi del personale per le assunzioni su una valutazione da 1 a 10. Tramontato definitivamente l’interesse per le lauree brevi. come accade all’estero”.

Un fallimento anche l’esperienza delle lauree triennali: “Senza specializzazione o master dà scarse competenze tecniche ed è sfruttata poco dai direttori di personale che hanno avuto una cultura superiore”. Frequentare un ateneo privato, agli occhi delle imprese, non dà più valore al titolo in sé: ne è convinto oltre l’80% dei direttori del personale. Difficoltoso, da questa prospettiva, il processo di avvicinamento tra mercato del lavoro e università, troppo proiettata alla cultura e poco alla formazione pratica. “Per modificare i percorsi di studio e renderli più vicini alle nostre esigenze – continua Citterio – i tempi sono troppo lunghi, altrove non è così”. Il percorso post-laurea, come il master, si conferma una carta in più per il candidato: meglio quelli universitari rispetto a quelli promossi da enti privati secondo il 64% degli intervistati. Bene un tirocinio o uno stage: “È un valido strumento se dietro c’è un buon progetto. Dovrebbe essere obbligatorio per tutti”.

fonte:metro

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