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domenica 5 settembre 2010

La lunga notte di Shiva Nazar Ahari

In questi giorni in cui il mondo intero sembra essersi mobilitato per evitare la lapidazione all’iraniana Sakineh Mohammadi Ashtiani, ci sono altre donne che rischiano la loro vita, in Iran. E che aspettano una sentenza che potrebbe essere di condanna a morte. Shiva Nazar Ahari è una di queste. Ha solo 26 anni, scriveva su un blog e lavorava per il Comitato dei reporter dei diritti umani (Chrr). Dal 20 dicembre 2009 è in carcere e domani sarà processata.

La vera colpa di Shiva è di essere una giornalista e aver scritto articoli sgraditi al regime. Ma tra le accuse a suo carico c’è la “propaganda contro il regime” oltre al temuto “comportamento ostile a Dio”. Accusa che può portare alla pena di morte.
Shiva è stata arrestata il 20 dicembre 2009, mentre si recava al funerale del grande ayatollah Montazeri, un religioso che aveva criticato il governo per la risposta violenta alle manifestazioni seguite alle contestate elezioni del giugno 2009.
Arrestata, quindi, perché stava cercando di esercitare il suo diritto alla libertà di espressione. L’accusa mossa contro di lei è di aver partecipato alle manifestazioni del 4 novembre e del 7 dicembre 2009 “agendo contro la sicurezza nazionale” e solo ad aprile di quest’anno è stata accusata anche di “aver creato inquietudine nell’opinione pubblica scrivendo sul sito del Chrr e su altri siti”.
Domani sarà un giorno importante per Shiva, perché dopo mesi di carcere entrerà in tribunale e affronterà il processo che potrebbe anche chiudersi con una sentenza di condanna a morte.
Shiva purtroppo non è nuova al carcere, nonostante la sua giovane età. È stata tra i membri fondatori del Comitato dei Reporter dei diritti umani e proprio per il suo lavoro di giornalista e blogger non è mai stata ben vista dal regime. Il suo primo arresto risale all’11 settembre del 2002, ad appena 18 anni.
Human rights watch ha invitato la magistratura iraniana ad applicare un giusto processo nei confronti di Shiva, permettendole anche di incontrare un avvocato per il tempo necessario per costruire la sua difesa. E ha anche invitato a scarcerare la giovane donna, da un anno ormai in “detenzione temporanea”, in violazione del diritto internazionale e di quello Iraniano.
La ragazza ha negato tutte le accuse mosse nei suoi confronti e nonostante l’assenza di prove la giovane è stata costretta a restare in carcere tutti questi mesi in condizioni igieniche molto precarie.
In un’intervista ad un giornale iraniano, la mamma di Shiva racconta che la figlia ora condivide una cella con altre 26 carcerate. Nonostante nella stanza ci siano solo 21 letti. Shiva è quindi costretta a dormire sul pavimento. Le detenute devono affrontare condizioni molto difficili, ma questo è quasi nulla rispetto ai 33 giorni di isolamento imposti alla giovane in uno spazio talmente ridotto da non riuscire a muoversi. Ora con le 26 compagne di cella condivide la poca acqua, fredda, a disposizione massimo 3 ore al giorno.
Nel giugno di quest’anno, il Segretario di Stato Americano, Hillary Clinton, aveva chiesto il rilascio della giovane. Stessa richiesta avanzata anche da diverse organizzazioni dei diritti umani e dal Parlamento Europeo. Heidi Hautala, presidente della sottocommissione del Parlamento europeo sui diritti dell'uomo, aveva chiesto l’immediato rilascio di Shiva, presa di mira per la sua difesa dei diritti umani e arrestata solo per obbligarla al silenzio.
Domani i giudici decideranno cosa fare di questa giovane donna e questa sarà una notte ancora più lunga del solito per Shiva Nazar Ahari.

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