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martedì 7 dicembre 2010

"Nuova fase politica? Sì, ma prima la fiducia"

"Vi è un solo modo di evitare le elezioni anticipate: che il governo Berlusconi abbia la fiducia anche alla Camera". Il vicepresidente del gruppo dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello spiega la sua tesi in questa intervista: "Se si hanno davvero a cuore le sorti della nazione, l’unica strada è che l’attuale esecutivo guidato dall’attuale premier passi la prova del 14 dicembre. Dopo, si può pensare a una base parlamentare più ampia, a rivedere qualche punto del programma, a una integrazione della compagine di governo. Ma se l’unico obiettivo è quello di scalzare Berlusconi da Palazzo Chigi, allora dopo non si può costruire nulla".

Senatore Quagliariello, a che punto è la conta dei seggi in vista della resa dei conti del 14 dicembre?

Il gioco dei numeri va avanti, inevitabilmente. Non è un argomento, però, che mi appassioni. Sarebbe molto più interessante discutere delle prospettive politiche.

Sgombriamo però subito il campo da un argomento: lei è ottimista o pessimista per il voto di sfiducia alla Camera?

Ho un ottimismo che non mi viene dal pallottoliere. Ma da due considerazioni: la prima è che se il governo ottiene due maggioranze diverse, al Senato e alla Camera, non vedo altra strada che le elezioni a marzo. E io so che ci sono moltissimi deputati che non le vogliono, per i motivi più diversi. La seconda: tra quelli che dovrebbero votare la sfiducia ci sono politici che hanno fatto la storia del centrodestra in Italia, dal 1994 ad oggi. Votare la sfiducia sarebbe come votare contro se stessi.

Dunque, lei si affida a qualche resipiscenza. Però anche se il governo superasse la prova del 14, non può pensare di andare avanti con qualche voto di margine...

Qui è il centro del mio ragionamento. Se si crede davvero, e non in senso solo strumentale, alla necessità di affrontare la crisi economica, si deve convenire che un eventuale governicchio di ribaltone con una "non maggioranza" al Senato, non sarebbe la soluzione adatta...

Sarebbe la situazione speculare del governo Berlusconi che ottiene una fiducia alla Camera per il rotto della cuffia.

Non esattamente. Nel senso che se Berlusconi prendesse la fiducia sia pure risicata, potrebbe essere la premessa per un appello alla responsabilità e ad allargare la base parlamentare di un governo che è legittimato dal popolo.

La fermo subito, ricordandole che Casini e Fini chiedono una cosa diversa: che Berlusconi lasci, magari prima del 14, e poi si può cominciare a ragionare. Senza nemmeno escludere un Berlusconi-bis.

Non è facile discutere con chi ogni giorno se ne esce con una proposta diversa. Se adesso vogliono un Berlusconi bis, mi verrebbe da commentare: tanto rumore per nulla? Ovvero c’era bisogno di fare tutto questo can can? Ricordo che i finiani votarono la fiducia due mesi fa. Vorrei però mettere bene in chiaro una cosa. Non si può chiedere alla classe politica del Pdl di adoperarsi per mettere da parte Berlusconi. O addirittura per sostituirlo. È inaccettabile per ognuno di noi.

Berlusconi o no, ma Casini, Fini e Rutelli chiedono comunque una svolta.

Svolta significherebbe ammettere che il governo finora ha fatto male: e anche questo, per noi tutti, è inaccettabile. Se si vuole invece, con sincerità e guardando ai problemi del Paese, rafforzare il governo allora il discorso cambia. E sono tutti benvenuti.

Tutti, anche i deputati di centrosinistra?

Io credo che l’appello alle responsabilità dovrebbe andare anche al di là del cosiddetto terzo polo, non certo per scavalcarlo. Ci sono moderati, nel centrosinistra, che credono nel bipolarismo. Ma che cominciano a chiedersi se sia più naturale stare in una formazione politica che occhieggia alla Fiom piuttosto che a Bonanni. Che sposa sempre sui temi etici le posizioni più estreme. O che, sulla riforma della giustizia, si accoda sempre a quello che dice Di Pietro.

Lei pensa che gli ex popolari di Fioroni e soci potrebbero accogliere l’appello, rompendo con il Pd e votando la fiducia al governo Berlusconi?

Non si può chiedere loro un’abiura della loro storia. Ma credo che, a partire proprio dall’appello alla responsabilità nazionale, si possa cominciare a vedere se si trovano i modi per dialogare e a darsi i tempi per capire se in futuro si possa collaborare.

(Tratto da Avvenire)

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