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giovedì 13 gennaio 2011

"Io la legge sul legittimo impedimento non l’ho mai richiesta."


La giustizia ormai si domanda se una eventuale bocciatura a metà del legittimo impedimento possa intendersi come pasticciata. E’ probabile che la Corte costituzionale non bocci totalmente lo “scudo”, che del resto terrebbe lontano il premier Berlusconi dalle aule di giustizia solo fino al prossimo autunno.
Ed anche se il “legittimo impedimento” venisse totalmente respinto, comunque i processi sarebbero quasi tutti da rifare (almeno quelli riguardanti reati non ancora toccati da termini prescrizionali): si dovrebbero incaricare nuovi magistrati ed altro ancora.
Di fatto, si tradurrebbe in polvere pirica elettorale a favore del Cavaliere. Di questo particolare aspetto ne avrebbero preso coscienza i notabili dell’Udc di Casini che (almeno si mormora) avrebbero soffiato in sensibili orecchie costituzionali che “ci si potrebbe accordare su un giudice terzo che decida se l’impedimento addotto sia legittimo o meno”.
Una proposta a metà, ma anche una piccola modifica che farebbe passare il “legittimo impedimento”.
La Consulta boccia o promuove, ma se bocciasse a metà (o promuovesse a metà) indicherebbe alla politica la strada da percorrere. E si sa che nei palazzi romani del potere vige una sorta di principio dei vasi comunicanti.
Qualcuno sosterrebbe che qualche giudice costituzionale abbia prestato ascolto Michele Vietti (Udc, e vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura) che avrebbe dispensato il consiglio di mettersi d’accordo tirando in ballo il “giudice terzo”. Non è certo un mistero che Vietti sia stato l’autore della legge sul “legittimo impedimento” (nel lontano 2008) ed in buona compagnia di Enrico La Loggia, Giuseppe Consolo e Federico Palomba.
Poi, ogni argomentazione di chi vorrebbe la legge 51 dell’aprile 2010 bocciata per illegittimità, si spegne di fronte alla realpolitik: la bocciatura totale del legittimo impedimento permetterebbe un rinnovarsi del successo mediatico del Cavaliere. Di contro, se la legge passasse così com’è, sia l’Idv di Di Pietro che il Sel di Vendola e parte del Pd ne approfitterebbero per cavalcare elettoralisticamente i peggiori umori di piazza.
Il “giudice terzo” metterebbe per davvero tutti d’accordo, saprebbe tanto di bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto tanto per il Pdl che per l’opposizione. Che la Consulta intenda mediare emergerebbe anche dal fatto che Alessandro Pace (legale del comitato per il referendum promosso dall’Idv contro il legittimo impedimento) è stato ascoltato in camera di consiglio dai giudici costituzionali solo “sull’ammissibilità del referendum” e non certo su “argomentazioni sulla illegittimità della legge 51 dell’aprile 2010” (come lo stesso costituzionalista Pace ha confermato all’Ansa).
E se la Corte bocciasse solo in parte lo scudo? Il rischio è che il referendum, pur dichiarato ammissibile, non abbia più alcun valore. E perché subentrerebbe il parere vincolante dell’ufficio centrale della Cassazione, che potrebbe obiettare “essendo cambiata la legge quanto richiesto dal referendum non è più attinente”.
A questo punto i referendari contro il legittimo impedimento potrebbero rifare tutto (ed il tempo non c’è) o contestare la decisione della Cassazione sollevando un conflitto davanti alla Corte Costituzionale. Il clima di tensione non avrebbe pari, e dimostrerebbe al paese che Idv e sinistre vivono solo per odiare il Cavaliere.
Poi non dimentichiamo che Silvio Berlusconi (al termine della bilaterale con Angela Merkel a Berlino) ha ribadito: “Io la legge sul legittimo impedimento non l’ho mai richiesta. E’ un’iniziativa portata avanti dai gruppi parlamentari e io sono totalmente indifferente al fatto che possa esserci o meno un fermo di processi che considero ridicoli e inesistenti, come ho giurato sui miei figli e sui miei nipoti”.

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