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giovedì 13 gennaio 2011

Fiat-Mirafiori contro Corte Costituzionale.

Percepire il mondo del lavoro in maniera differente: “Fino a quando non ci lasciamo alle spalle i vecchi schemi non ci sarà mai spazio per vedere nuovi orizzonti. Quella alla quale stiamo assistendo in questi giorni è la contrapposizione tra due modelli: uno che si ostina a proteggere il passato, l’altro che guarda avanti. Non siamo più negli anni ’60 e occorre abbandonare il modello di pensiero che vede una lotta fra capitale e lavoro e fra padroni e operai“.
L'esito del referendum Fiat sulla proposta Marchionne per Mirafiori non arriva mai come quella del legittimo impedimento del cavaliere. Qui si tratta di eventi in un caso dall’esito scontato, difficilmente 1600 operai decideranno di non tornare al lavoro dopo un anno di cassa integrazione.
Tuttavia una pronuncia negativa sulla legge risulterà dannosa per la sinistra e per i giudici costituzionali che alle sue logiche rispondono: regalerà un’ulteriore aureola di martirio e un’ennesima patente di perseguitato a un Premier oggi un po’ indebolito nei sondaggi ma domani in prospettiva vincente.
E Berlusconi consapevole di questo stato di cose ieri ha esorcizzato entrambi gli eventi parlando come al solito a braccio dopo l’incontro con la Merkel nel consueto faccia a faccia con i giornalisti.
Quanto alla consultazione sul piano Marchionne, interrompendo il proprio silenzio assenso sulla questione, si è limitato ad asupsicarsi “un esito positivo”.
Ovviamente per il modo di vedere la cosa che hanno Cisl e Uil. Perché “se ciò non dovesse accadere le imprese e gli imprenditori avrebbero buone motivazioni per spostarsi in altri paesi”.
Il Cav infatti crede “assolutamente positivo lo sviluppo che sta prendendo la vicenda con la possibilità di un accordo tra le forze sindacali e l’azienda”. E questo perché “la direzione che si sta prendendo deve per forza di cose essere quella di una maggiore flessibilità nel lavoro”.
E a proposito di Fiat, Marchionne e dintorni, ieri la Fiom ha fatto una mossa a sorpresa, si è recata di buon mattino davanti ai cancelli di Mirafiori e poco prima dell’inizio del primo turno ha interrotto la produzione per un’ora convocando delle assemblee (composte mediamente da una quarantina di operai, a seconda delle linee) nelle quali i caposquadra hanno spiegato ai lavoratori la versione dell’azienda sui contenuti dell’accordo.
Con supremo sprezzo del ridicolo la Fiom ha contestato anche questo metodo vista l’abitudine di vivere secondo i dettami del sindacalmente corretto.
Momenti di tensione si sono avuti dopo, all’alba delle 11, quando anche Nichi Vendola è andato a farsi la propria passerella pro Fiom, accolto però dai fischi e dalle urla di quegli altri lavoratori che non ne possono più della politicizzazione estremista di parte del sindacato.
La Fiat ha risposto alle grida manzoniane della Fiom che “è nelle sue prerogative spiegare un accordo che l’azienda ha firmato” e questo mentre la commissione elettorale, composta di soli lavoratori indicati dalle diverse sigle sindacali, ha confermato ufficialmente che il referendum sull’accordo a Mirafiori si terrà tra oggi e domani.
Infine, a proposito di referendum e “inutili attese”, il responso sui quesiti su cui la Consulta che ha detto “sì” a quello sul legittimo impedimento non cambierà le carte in tavola, poichè aleggia il fantasma di un quorum difficilmente raggiungibile: legittimo impedimento e acqua pubblica non mobilitano le "masse".

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