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domenica 23 gennaio 2011

Commento sul "caso" Mirafiori.


I lavoratori dello stabilimento Mirafiori di Fiat hanno detto sì al piano di Marchionne, al referendum che si è concluso con una maggioranza del 54%, grazie soprattutto al voto favorevole degli impiegati. Soddisfazione da parte dei vertici del Lingotto: “Siamo lieti perché con il loro voto hanno dimostrato di avere fiducia in sé stessi e nel loro futuro. Non hanno scelto soltanto di dire sì ad una nuova possibilità per Mirafiori, quella di lavorare e competere tra i migliori. Hanno scelto di prendere in mano il loro destino, di assumersi la responsabilità di compiere una svolta storica e di diventare gli artefici di qualcosa di nuovo e di importante”, commenta Sergio Marchionne. Riflettendo a lungo sul caso Mirafiori e non riesco a capire una cosa. Sento sempre dire, soprattutto dal centro-sinistra, che gli operai della FIAT non possono non votare Sì al referendum, perché sono vittime di un ricatto. Ieri anche la Finocchiaro a Ballarò a fine trasmissione ha sostenuto che avrebbe votato No al referendum se non avesse dovuto campare con un salario di 1200 euro al mese. Insomma, è evidente, quasi dato per scontato, che nel centro-sinistra (con l’eccezione di Matteo Renzi che su La7 ha affermato di stare con Marchionne senza se e senza ma, io concordo con un sindaco che gestisce le risorse di Firenze come uno di centro-destra) la posizione univoca è: gli operai non possono non chinare il capo. Ora, a me sembra addirittura una posizione intollerabile.
Mi hanno insegnato, spesso con dosi eccessive di retorica, che bisogna lottare per i propri diritti, trattenere con le unghie e con i denti quanto si cerca di strapparci, che nessuno ti regala niente, insomma potrei continuare con tutte queste frasi che per la loro ovvietà sono addirittura volgari. Eppure, in questi giorni, senza che nessuno vi abbia fatto caso o ne abbia rilevato l’eccezionalità, mi pare stia passando una campagna politica totalmente opposta alle battaglie storiche, e cioè: rassegnarsi per forza maggiore, considerare di avere famiglia. Qua non si sta volutamente entrando nel merito della scelta di Marchionne e della reazione di alcuni sindacati rispetto ad altri, qua si sta cercando di analizzare la nuovissima posizione di una parte politica e sociale del paese, che pur considerando intollerabili le posizioni della più grande industria italiana riguardo ai diritti degli operai, non scende in piazza in loro difesa, non prende posizione davanti ai cancelli proclamando resistenza, no, si limita a sussurrare comprensione. Certo, la pietà, la comprensione bisogna sempre averle per qualunque scelta, ci mancherebbe, il problema però per me è un altro: quando mai è accaduto nella storia dell’umanità che non si sia dovuto rinunciare a parte importante, fondamentale delle esistenze, pur di ottenere maggiori ed essenziali diritti? Quale conquista importante è avvenuta senza avere corso il rischio di perdere tutto? Davvero non capisco perché e come si sia arrivati all’odierna pilatesca comprensione da parte della maggioranza del centro-sinistra su temi di importanza cruciale, senza scandalo o senza, almeno, dibattito. Dibattito clamoroso per comprendere se è in corso un mutamento antropologico o se si tratta di una rivoluzione sociale che investe più piani, dalla teoria alla pratica.
Scrivo tutto questo pensando che non siano stati lesi i diritti degli operai nel contratto firmato da CISL e UIL, pur pensando che sia più giusto votare Sì al referendum, ma senza mal di pancia, senza sentirsi umiliati, tutto questo è avvenuto per stabilire nuovi "record" aziendali, tutto qua senza se e senza ma.

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