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mercoledì 16 maggio 2012

Spiegata la crisi: dopo la Grecia, la Spagna e l'Italia.



Ci sono e ci sono stati molti fallimenti di Paesi sovrani dal punto di vista economico nel passato. Negli ultimi vent'anni si sono verificati gravi default che hanno messo in ginocchio paesi come il Messico, la Russia, l'Argentina e l'Uruguay. Oggi l’ultima paura, ricordiamo che per entrare nell’euro il paese ellenico ha truccato i bilanci, è la Grecia quella stessa che rischia seriamente di allungare l'elenco dei paesi finiti in bancarotta. Dopo la Grecia, la Spagna corre il rischio di non avere più accesso ai mercati per finanziarsi. A lanciare l'allarme è lo stesso primo ministro Mariano Rajoy il premier al parlamento di Madrid che ha detto: Al momento c'è un rischio concreto di essere tagliati fuori dai mercati, oppure dover pagare tassi astronomici. Se fallisce un Paese quali sono gli effetti e qual è il prezzo da pagare per i cittadini dell’Unione e tra cui la stessa Spagna e l’Italia? Un paese va in default, o fallisce, quando è insolvente ovvero non ha più la liquidità necessaria in cassa per ripagare i propri debiti. Rimborsare il valore dei titoli di Stato e dei relativi interessi diventa dunque impossibile, con la conseguenza che da quel momento i bond emessi diventano carta straccia. L’esempio cruciale è quello dei Tangobond argentini, che hanno coinvolto milioni di italiani. In Argentina, colpita da una profonda recessione, alla fine degli anni Novanta si innescò una spirale di aumento del deficit insostenibile. Il paese perse rapidamente la fiducia degli investitori con relativa fuga di capitali stranieri. Nel 2001, temendo il peggio, la popolazione iniziò a ritirare i risparmi dai conti bancari, convertendo pesos in dollari e mandandoli all'estero. Il debito argentino non fece che aumentare, spingendo alla fine le autorità ad uno scambio volontario di titoli di stato, prendendo degli impegni che tuttavia non riuscirono a rispettare. Poco dopo il governo si dichiarò insolvente sul totale del debito. Come è evidente l’impatto sull'economia reale e sui cittadini è devastante. A questo punto, lo Stato coinvolto nel default non è in grado di pagare i salari, le pensioni, le spese sociali o garantire i servizi. Nel caso di un default gli istituti di credito rischiano però di trovarsi a corto di liquidità anche a causa delle possibili richieste dei risparmiatori di disinvestire o ritirare il cash per portarlo in lidi più sicuri. Le tensioni sulla Grecia spingono al ribasso le Borse europee e nel mirino degli investitori finiscono i titoli di Stato di Spagna e Italia. Per la Grecia sembra essere arrivati alle battute finali. Il governo di Atene ha fatto sapere che potrà attendere al massimo fino a metà novembre per ricevere la prossima tranche di aiuti Ue-Fmi, dopodichè andrebbe in default. Un default non organizzato di questo Paese potrebbe scatenare il panico sul mercato dei titoli pubblici, provocare il cedimento di altri Paesi, soprattutto quelli più deboli come il nostro. L’effetto domino provocherebbe nuove tensioni sulle banche europee, creando una instabilità sui mercati finanziari mondiali che avrebbe effetti considerevoli su tutti i sistemi economici per molto tempo. Ora la Grecia è precipitata nell'incapacità di formare un nuovo Governo, quindi la Grecia deve tornare alle urne. E, a questo punto, l'uscita di Atene dalla moneta unica non è più una semplice ipotesi. Le Borse cadono, lo spread torna pericolosamente ad alzarsi, questo cavolo di spread che fa aumentare spaventosamente i mutui dei poveri cristiani che devono pagarsi la casa, l’automobile ecc… l'euro scende sotto 1,28 sul dollaro. Quali contromisure può adottare l'Europa per impedire un collasso della moneta unica e il contagio incontrollato ai Paesi del Mediterraneo, dalla Spagna all'Italia? Lo si vedrà in questi giorni. Intanto, durante la notte un colloquio tra Obama e Monti rinsalda l’asse Washington-Roma per la crescita e l’occupazione. Durante il colloquio i due leader hanno discusso dell’attuale situazione economica in Europa e si sono detti d’accordo sulla necessità di intensificare gli sforzi per promuovere la crescita e l’occupazione. La speranza degli Stati Uniti è che con la fine “Merkozy” (asse Franco tedesca Merkel Sarkozy) e quindi con l’arrivo di Hollande in Francia, anche la Merkel possa ammorbidire la linea del rigore e premere di più sull’acceleratore della crescita. Un cambio su cui l’amministrazione Obama è in pressing da mesi. L’alleato Monti in questo quadro viene visto come fra i più fidati e attendibili. E il tutto e la telefonata tra i due leader arriva anche nel giorno in cui la Grecia annuncia nuove elezioni per l’impossibilità di formare un governo e nella possibilità di un nuovo G8. La crisi della Grecia è cruciale per esaminare come le autorità politiche e monetarie gestiranno i problemi strutturali che affliggono (o che potranno affliggere in futuro) Paesi dell'area euro. Essa ha origine nell'esplosione del debito pubblico del Paese ellenico che è cresciuto al di là di ogni limite fino a compromettere la solvibilità del Paese stesso. E magari se non ci sta attenti L’Italia, messa non tanto bene, potrebbe andare allo sfascio seguendo la sua collega del mediterraneo.

1 commento:

  1. Bravo come hai impostato articolo! Meriti tuo spazio giornale più grande!

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