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mercoledì 17 ottobre 2012

Perle del mutamento politico sociale e di una virtù civica spiccata

Se consideriamo il punto di vista della cultura politica tradizionale, spiegare la dottrina e l’azione politica attuale sembra cosa assai facile. La condotta o il comportamento, prima di tutto, sono azioni principe per tenere sotto controllo gli aspetti delle azioni politiche in generale, in specifico quelle attuali, in una fase di “Seconda Tangentopoli” in cui ci stiamo addentrando.
Gli stessi storici, “commediografi” e poeti nell’antica Grecia esprimevano il loro giudizio di parte sulla condotta tenuta in tempo di guerra. Attualizzando nello specifico per i tempi che corrono il “tempo di guerra” è mettersi in gioco in questa fase. Al momento riposizionarsi bene sulla scia di tematiche innovative e virtuose porterebbero il paese al suo “aggiustamento” sistemico. Le nozioni e le tipologie di lettura che utilizziamo nell’analisi della cultura politica, dell’élite e del suo mutamento sociale e culturale sono vive negli scritti dell’antichità classica. Le loro predisposizioni culturali politiche civiche e politiche sociali erano inserite nelle loro tradizionali, erano insite nel loro modo di mangiare, di vestirsi, nel loro modo di esprimersi, nella maniera e nel metodo di educare i propri bambini, nella loro formazione, nel loro modo di “presentarsi al pubblico”. Oggi diremmo che l’importanza della prima infanzia, dell’adolescenza, del luogo di lavoro degli adulti, nell’esperienza diretta dei media televisivi, di internet portano ad un altro livello la predisposizione culturale politica di ogni singolo individuo non di più efficace di quella del passato.

E il mutamento culturale politico è uno dei massimi temi della letteratura classica in riferimento alla stabilità, alla persistenza, alla cultura politica, alla fiducia verso i politici in carica e le istituzioni politiche e sociali. Ogni città Greca conservava la memoria del passato, per proporzionare la giusta pena da attribuire alla corruzione del loro presente. Tutti nell’antica Grecia avevano a mente la ciclicità del mutamento politico e del vero sentiero che portava alla virtù civica, ed essi nell’antichità spiegavano l’ascesa e la caduta delle costituzioni politiche in termini socio-psico-“logici”.

A ciò si riferisce Rousseau che parla di costumi, usanze e opinione per identificare la cultura politica. Mentre Tocqueville avendo una sensibilità spiccata per le culture “popolari”, e subculturali, per descrivere la “Democrazia in America” precisa che “comprende la disposizione morale e intellettuale di un popolo che utilizza vari costumi, e usanze. E attribuisce ai costumi la grande causa generale su cui si può attribuire la conservazione della repubblica democratica negli Stati Uniti.” Noi qui parlando di scorretta educazione politica, malaffare politico, mala-amminstrazione degli apparati statali, riusciamo a intuire quali siano gli usi e i costumi degli italiani in termini di rispetto verso la cosa pubblica ma non a capire o a giustificarli del tutto le loro azioni scorrette a discapito dei cittadini.

Riportandoci indietro, nello specifico, Platone, nella sua “Repubblica”, parlava di virtù civiche diverse, di temperamenti umani e di caratteri, come pesi che trascinano dietro tutto il resto e di tante specie diverse di ideologie tante quanto erano e sono le costituzioni.
Riferendoci al carattere, lo stesso Platone parla del "giovincello", il quale non avendo ancora una base di regole salde da seguire è ingovernabile. Per questo il giovane uomo è il più vivace, intelligente, sveglio e insubordinato degli animali. Nella politica odierna non si può tenere in considerazione una corrente di pensiero di questo genere proclamando la genesi della “rottamazione politica” come unica scelta politica. Avere come punto di riferimento quello di identificarsi come il rinnovamento, pensando di fare fuori tutti, nella tradizione classica viene punito e Aristotele ci spiega il perché. E’ vero che il sostegno della parte democratica e più giovanile è fondamentale, ma è anche vero che il sostegno della parte più aristocratica e meno giovane nella forma mista aristocratico-democratico, e junior-senior dovrebbe predominare su tutto. Esso dovrebbe intervenire nella stratificazione sociale regolata da un sistema politico strutturale corretto, efficace che dovrebbe dare lo slancio necessario ai più facoltosi di arrivare ai vertici allo stesso pari di chiunque altro. Specifico che non sempre si può accostare il termine aristocratico=senior democratico=junior poiché potrebbe essere viceversa o addirittura non sembrare assolutamente sinonimi. Non da meno però sono le menti sagge e con più esperienza che danno il loro contributo alle società. E come dice lo stesso Aristotele “dobbiamo tenere presente che quelli nati nella ricchezza non sanno obbedire così tanto facilmente alle regole e si intuisce il perché, e quelli nati nella miseria non sempre sanno controllarsi nella ragione per evitare di provocare danno allo Stato. Ed entrambe queste tendenze sono pericolose per gli Stati costituiti.”

Aristotele parlava in termini più moderni della nostra società, e dice che essa, “un’Italia”, un sistema lavoro, una struttura politico-amministrativa in cui la classe politica è rimpicciolita a una élite produce uno Stato “di servi e di padroni, non di uomini liberi, di gente che disprezza. Questa condizione è molto lontana dalla solidarietà e dalla comunità politica.”


Osserviamo che esse, la solidarietà culturale e lo sviluppo di una comunità politica informata, sono la rappresentazione massima del sistema culturale e della migliore forma di governo esprimibile. Quindi questi temi della cultura politica sembrano d’oggi giorno alquanto suscettibili di cambiamento, poiché variano a secondo dell’efficienza delle attività e funzioni dei leaders e delle élite politiche, economiche e sociali. E dovrebbero ri-legittimare il diritto di rappresentanza politica e partitica, riportando così il suo valore originario e inviolabile alla questione nazionale attuale.

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